RISONANZA EMILIO DEL GIUDICE

Allora, io sono stato molto felice oggi pomeriggio di sentire quanta risonanza c’era tra le cose che io penso e le cose che venivano dette e ho percepito anche che anche se in un modo non tecnico l’importanza di quello che è stato chiamato il paradigmo quantistico è stata percepita nei suoi termini reali. Devo dire che non tutti i fisici, anzi solo una minoranza di fisici hanno lo stesso tipo di percezione da cui si può evincere che di solito il reale significato delle acquisizioni di un certo ramo del sapere è percepito dai non esperti di quel ramo, mentre di solito gli esperti percepiscono soltanto, siccome sono attenti al particolare e non al generale, percepiscono soltanto gli aspetti tecnici e poi restano stupefatti quando sentono, ah, ma il campo in cui io lavoro ha queste possibilità.

Va bene, diciamo da un punto di vista così tecnico, cos’è il paradigma quantistico? Il paradigma quantistico nasce 110 anni fa nel 1900 e avviene in un’epoca in cui si preparavano a livello della società in generale grandi rivoluzioni che poi avranno luogo negli anni successivi. E qua colgo un punto che è stato sottolineato prima di me, cioè che gli avvenimenti che accadono nel mondo non sono indipendenti tra di loro, ma sono collegati tra di loro. Cioè la possibilità che accada un grande cambiamento in un qualsiasi campo non è un fatto casuale, è un fatto correlato al fatto che in quello stesso momento nella società stanno avvenendo altri cambiamenti.

Ed esiste, io amo usare, poi la spiegherò, la parola risonanza piuttosto che la parola imitazione, esiste una risonanza tra gli esseri umani per cui in certa epoca gli occhi di tutti si aprono e ovviamente chi vede una cosa chi ne vede un’altra e quindi non è un caso che negli stessi anni in cui c’è una rivoluzione nel campo della fisica c’è anche una rivoluzione nel campo della psicologia, pensate Freud, c’è anche una rivoluzione nell’arte, pensate all’arte astratta, alla musica dodecafonica, e più importante di tutti c’è anche una rivoluzione politico-sociale, pensate alla rivoluzione d’ottobre. Tutti quelli che hanno parlato prima di me hanno proprio sottolineato questo e sottolineando questo hanno mostrato di aver compreso la portata del paradigma quantistico che io riassumerò in una sola breve frase con la seguente frase non esiste nessun oggetto al mondo che sia isolabile. Mi spiego cosa vuol dire questo.

Il paradigma classico nasceva su, che non è solo Newtoniano è anche Galileano eccetera, questo paradigma nasce dall’esigenza, ecco fatemi usare una metafora che ho usato spesso, supponete che voi date a un bambino vispo e intelligente un giocattolo, lui all’inizio ci gioca con quel giocattolo così com’è e si diverte, in questo senso è un approccio olistico, cioè si gode il giocattolo nella sua interezza, però è un olismo statico perché il giocattolo è sempre quella, a questo punto lui può avere un’alzata d’ingegno e dire io adesso lo rompo perché voglio vedere come è fatto dentro, lo rompe tra la disperazione di chi gli l’ha regalato e lo riduce in pezzettini, ovviamente il giocattolo non c’è più, ha fatto un’azione distruttiva, se volete da un certo punto di vista, dal punto di vista di chi è legato alla fruizione ha fatto un passo indietro, è stato un regresso, prima avevamo un giocattolo, ora abbiamo tanti pezzi, ognuno dei quali separatamente non serve a niente, sì però serve a qualcosa, il bambino che ha rotto il giocattolo sa com’è fatto dentro, a questo punto viene la terza fase, rimontare il giocattolo e qua viene il bello, o meglio ancora con gli stessi pezzi fare un altro giocattolo, migliore magari di quello che c’era prima, questa è l’attuale fase, l’attuale paradigma, per cui bisogna passare per un tunnel, il tunnel della distruzione per poter avere un livello più alto, migliore, per passare dall’olismo statico del tempo antico all’olismo dinamico, variabile nel tempo, libero da precondizioni, da preconcetti, da condizioni stabilite che spero ci riservi il futuro. In questo senso il paradigma galileano-newtoniano ha avuto la sua grande funzione storica, cioè noi che oggi superiamo l’atomismo in nome dell’olismo siamo però figli dell’atomismo, perché? Perché il nuovo olismo emerge dalla possibilità che noi abbiamo di vedere le infinite unità che gli atomi possono formare, proprio perché li conosciamo come oggetti separati. Molte civiltà hanno visto appunto il divenire come l’unione di elementi contrastanti, abbastanza bene i cinesi, lo yin e lo yang, eccetera, anche qui, la distruzione è un fondamentale elemento di costruzione, e poi tornerò su questo argomento quando parlerò dei sistemi viventi.

Quindi nello schema galileano-newtoniano la natura è concepita come un insieme di corpi in principio isolabili, a patto di allontanarle indefinitamente e che interagiscono tra di loro soltanto dall’esterno, attraverso l’uso della forza, cioè scambiandosi energia. Un flusso di energia corrisponde all’applicazione di una forza. Quindi in questa concezione la materia è intrinsecamente passiva, cioè la materia fa qualcosa soltanto se qualcuno gliela fa fare.

Giustamente è stato osservato da Milton il ruolo di questo paradigma nelle scienze sociali, è presente quando di fronte a un qualunque avvenimento sociale si cercano i colpevoli, il terrorismo, il fondamentalismo e così via. Quindi in questo senso questo schema è lo schema che possiamo chiamare l’antiterrorismo, per cui si interviene sul divenire soltanto attraverso la circolazione dell’energia e l’uso della forza. Bene, anche gli esperimenti devono essere riproducibili, ma mai un evento umano, un evento naturale, un evento qualsiasi si può riprodurre qual è, perché interagisce con tanti fattori che non si ritorneranno mai alla condizione del precedente esperimento.

Però se uno immagina la natura come fatta di corpi isolati è concepibile, se io lo isolo un corpo tutto quello che ci sta all’interno non subisce variazioni, tra l’altro questo rende i calcoli molto facili, quindi tra l’altro l’enfasi sulla matematica è tutto calcolabile perché è tutto fisso, è tutto costante. Va bene, e questo era il postulato fondamentale della fisica classica, ma 110 anni fa questo postulato viene infranto e non ho il tempo, perché sarebbe stato tanto bello se io vi descrivessi su un caso specifico come il paradigma classico da luogo a una contraddizione, perché il paradigma classico crolla non solo ovviamente perché è in contrasto con i fatti sperimentali, ma perché è logicamente contraddittorio al suo interno, nel senso che la meccanica classica e la termodinamica classica entrano in contraddizione tra di loro, nel senso che in un mondo in cui gli oggetti fossero separabili, cioè in un mondo che potesse essere definito come una collezione di atomi interagenti attraverso le forze, nel limite della temperatura che tende allo zero assoluto, che vuol dire che tutti questi atomi si fermano, non si muovono più, l’entropia, che adesso vi dico cos’è, diventa infinita. L’entropia è la capacità di mutamento del corpo, per cui un’entropia infinita significa che la natura non diviene più, significa che la natura diventa uguale all’essere di Parmenide, bello, fisso e che non si muoverà mai più nell’eternità.

Questo si deduce proprio rigorosamente dalla matematica e questa fu l’origine della crisi, questo non è possibile. Allora, questo vuol dire che l’affermazione che la natura fisica può essere descritta come un insieme di atomi legati da forze è falsa. C’è qualcos’altro, cos’altro c’è? C’è un nuovo oggetto non localizzabile che si è convenuto chiamare il vuoto quantistico.

Dice, ma se il vuoto non esiste? Beh, anche l’atomo, la parola atomo viene da indivisibile, quindi se io dico i componenti dell’atomo dico una contraddizione in termini. Però per ragioni storiche lo si lascia, perché nella concezione in cui c’erano solo gli atomi e basta, e vabbè, il resto non esiste, quindi è vuoto. Il vuoto invece è qualcosa, cioè non è il nulla.

E che cos’è? È un oggetto suscettibile di oscillazione. Vorrei dirvi ancora che il vuoto non coincide con lo spazio vuoto, perché è una struttura anteriore logicamente allo spazio-tempo, quindi non può essere fatta coincidere con il vecchio etere-cosmico che era uno strato di materia, una sorta di oceano in cui i vari corpi esistenti galleggiavano. No, non è neanche così.

Il vuoto è una struttura da cui poi emergerà lo spazio-tempo, quindi è un oggetto, pensatelo, astrattamente capace di interagire con tutti i corpi. Quindi questo vuol dire che nella visione quantistica nessun corpo è mai isolabile, perché un corpo lo potete isolare dagli altri corpi, sempre, ma non lo potrete mai isolare dal vuoto. Ecco, posso usare una metafora sbagliata perché è spaziale.

Immaginate che i corpi siano come le barche nel mare, e poi c’è il mare, il mare è come il vuoto. Allora, se io so tutto del motore della barca, del timone della barca, dei piani di navigazione del capitano e così via, io posso fare un insieme di previsioni, cioè questa barca ci metterà tanto tempo per andare da qui a là, ma queste due barche hanno questa probabilità di collidere tra di loro. È un certo insieme di previsioni anche fondate.

Ma a un certo punto mi accorgo che una certa barca comincia ad oscillare. Perché oscilla? Perché ci sono le onde del mare. Ah, ma io il mare non l’avevo messo nella teoria, e quindi è un fenomeno incomprensibile fino a che ne lo metto.

Addirittura in certi casi la barca può affondare, se arriva uno tsunami gigantesco, quindi il vuoto è un oggetto fisico in questo senso, un oggetto fisico non spaziale. Allora, la forma di interazione di ogni corpo con il vuoto è il fatto che grazie all’interazione con il vuoto il corpo acquista una sua fluttuabilità intrinseca, cioè oscilla. In questo senso si può dire che non è vero quello che dicevano i latini, che la natura all’horror va qui, c’è l’orrore del vuoto.

No, innanzitutto il vuoto esiste e quindi non c’è horror. La natura lo vuole il vuoto, sennò l’entropia sarebbe infinita. Ma cosa ancora più importante, la natura c’è un diverso horror, c’è l’horror qui etis.

Cioè la natura non può stare ferma. Nessun oggetto fisico al mondo, incluso il vuoto medesimo, è libero di non oscillare. Allora questo ci apre delle grandi possibilità.

Noi possiamo, per esempio, due diversi oggetti, o molti diversi oggetti, possono oscillare in fase tra di loro. Naturalmente questi oggetti possono anche, perché mica è vietato applicare delle forze, possono anche esercitare delle forze tra di loro. E l’applicazione di una forza rompe l’oscillazione in fase.

Cioè immaginate un ballo, due ballerini danzano, si muovono a ritmo, però simultaneamente litigano tra di loro a un certo punto uno dà uno schiaffone all’altro e non danzano più a ritmo. E la dinamica della natura comprende entrambe queste forme di interazione. Quindi esiste il moto dal di fuori, che esiste, nessuno purtroppo può negare che esista la forza, però esiste anche il moto dal di dentro.

Cioè il moto per risonanza, il moto per il fatto che, fatemi usare una metafora sessuale, esiste sia lo stupro che l’orgasmo, che l’amore appassionato. Esistono tutte e due nel mondo e di solito si mescolano. Di solito c’è sempre qualche elemento di forza e però c’è sempre, anche nei casi peggiori della forza, qualche elemento di risonanza.

Adesso c’è un fatto però estremamente importante. Mentre il mondo della forza richiede lo spazio-tempo, nel gergo fisico, nel gergo tecnico, questa oscillazione si usa a chiamare fase, è un linguaggio molto chiaro ai radiotecnici per esempio, agli elettrotecnici, si chiama fase. Adesso nel mondo della fase, il mondo della fase è al di fuori dello spazio-tempo, quindi vuol dire che una relazione di fase si può propagare a velocità infinita, può connettere tra di loro due oggetti distanti tra di loro non solo nello spazio ma anche nel tempo.

Cioè io posso risuonare in questo momento, con la parola risuonare pensate alla telepatia per esempio, pensate a un rapporto telepatico con una persona che sta nella costellazione di Andromeda a 700 milioni di anni luce da me, e ce l’ho nonostante. E questo viola il principio di causalità. Il principio di causalità non si applica alla fase, si applica alla forza.

Cioè la forza, l’energia e la materia seguono il principio di causalità, nel senso che non si può avere un effetto prima che la gente causale sia presente sul luogo. Cioè io non posso vedere la mia testa fare così prima che lo schiaffone sia arrivato sulla mia guancia. Però posso risuonare, cioè posso avere un rapporto telepatico con un tizio che sta nella costellazione di Andromeda o, più stupefacente ancora, con uno che sia vissuto mille anni fa o che vivrà tra mille anni.

Io posso avere un rapporto risonante con Giulio Cesare o posso avere un rapporto risonante con un tale che non esiste ancora e che ci sarà. Queste sono le meraviglie del paradigma quantistico. Ecco, furono proprio davanti a queste meraviglie che Einstein si mise paura.

Cioè debbo dire che Einstein fu il primo a capire, e l’ho capito, questa implicazione. E la capì nel famoso paradosso di Einstein, Podolsky e Rosen, dove disse che se le leggi della fisica quantistica sono vere, se ne deduce che due particelle che sono in risonanza di fase tra di loro perché sono stati i frammenti di un’unica particella che si è separata e si sono allontanate, allora se io faccio qualcosa su una delle due, istantaneamente anche l’altra ne sente l’effetto. Ma questo viola il principio di causalità.

Non può essere. E quindi da questa conclusione Einstein dedusse che la fisica quantistica non poteva essere vera. Invece, simultaneamente ad Einstein, grazie all’amicizia col grande fisico Pauli, Carl Gustav Jung appresse di questa possibilità.

E invece di esserne spaventato, ne fu entusiasta. E se per bacco, allora la natura ammette la possibilità di comportamenti istantanei, sincronici, come disse lui, allora capiamo tante cose. Bellissimo, allora capiamo l’inconscio collettivo.

Cioè, in questo senso, che cosa diventa il vuoto? Diventa l’archivio di tutte le esperienze naturali che ci sono sfate, ci sono e ci saranno. Ogni cosa che avviene nell’universo corrisponde a una qualche fluttuazione. Questa fluttuazione va a riempire un reservoir, uso la parola non in un senso spaziale, però le parole sono quelle che sono, in un reservoir a cui chiunque può attingere.

E quindi chiunque si può mettere in relazione con chiunque altro. Normalmente può anche non farlo. E qua è l’importanza dell’esperimento che Piero Bonne ci ha suggerito.

Cioè, entrare in una risonanza di fase. E qua c’è un interessantissimo principio di indeterminazione che è utile apprendere. Non c’è solo l’indeterminazione tra posizione e impulso, o tra energia e tempo.

C’è anche un altro principio di indeterminazione meno noto, però identico, tra il numero di componenti di un sistema e la loro fase. Nel senso che l’incertezza sul numero dei componenti del sistema, moltiplicata l’incertezza sulla fase, cioè l’incertezza sul ritmo dell’oscillazione, non può essere più piccola della costante di Planck. Questo cosa vuol dire? Che se io voglio realizzare una musica perfetta, cioè l’incertezza della fase deve essere zero, l’incertezza sul numero dei componenti deve diventare infinita.

Cioè, se il numero di componenti è definito e finito, l’incertezza della fase non può essere più piccola dell’inverso del numero dei componenti. Quindi, siccome la… E qua possiamo avanzare subito. Siccome la felicità, usiamo questa parola, corrisponde proprio nell’oscillazione, nell’abbandonarsi a un ritmo, a un’oscillazione.

Schelling diceva che l’esperienza artistica è la risonanza di un soggetto con un oggetto e quindi per risuonare io debba avere una fase ben definita, vuol dire che l’unica vera felicità è quando il numero dei partecipanti diventa infinito. Sennò ci dobbiamo accontentare di una felicità relativa. Quindi, stasera eravamo tanti e quindi la nostra felicità è stata notevole.

Se fossimo stati di più sarebbe stata più grande, se eravamo di meno sarebbe stata più piccola. Questo è molto importante perché fa capire perché l’essere vivente, che è un organismo centrato sulla fase, ha questa passione espansiva. Perché tende a connettersi col maggior numero possibile di esseri in natura.

Da dove viene la curiosità, la conoscenza? Perché lui deve entrare in risonanza perché questa è la condizione per la sua salute. Quando è che uno invece sta con un piede nella fossa e l’altro a mezz’aria? Quando comincia a dire io non mi riconosco più in questo mondo. Allora vuol dire che non risuona più con nessuno e può prenotare i servizi di un’agenzia di pompe funebre a quel punto.

Ora, in questo senso, molte delle cose che ho sentito erano molto interessanti. Per esempio, Ida Castiglioni ha parlato del sistema imbettibile. Cos’è il meme a questo punto? Siccome Dawkins, che ha ispirato poi con la sua allieva questo concetto, è un meccanicista ancora, allora lui non l’ha messo né.

Ha parlato di imitazione, perché l’imitazione è ancora un’operazione che avviene nello spazio tecnico. Secondo me, il concetto più giusto non è quello di imitazione, ma quello che nel fatto molti esseri viventi risuonano in una data circostante. Perché a un certo punto tutte le persone intelligenti del Quattrocento vivevano a Firenze.

E insomma, che diavolo? Insomma, il principio è di probabilità. Insomma, qualcuno poteva pure vivere a Castiglione Messermarino. No, tutti a Firenze.

Perché? Perché a Firenze si era creato un ambiente risonante, per cui tutti, anche gli imbecilli, risuonavano. Perché poi non è vero che il genio è uno straordinariamente intelligente. Il genio è uno che ha la fortuna di risuonare con molte persone.

Quindi il genio è uno che è capace di esprimere le passioni, i sentimenti, i sogni di un grandissimo numero di persone. Ecco, siccome io sono un vecchio comunista, permettetemi di citare Lenin a questo punto. Lenin, nell’estremismo, dice le migliori avanguardie, i migliori partiti raccolgono i sogni e le aspirazioni di migliaia di persone.

Ma le rivoluzioni accadono quando questi sogni entrano in risonanza, lui non usa la parola risonanza, c’è un’altra parola, ma adesso non me la ricordo, entrano in risonanza con i sogni, le aspirazioni e le passioni di milioni e milioni di persone. Questo accade raramente nella storia. Però basta che accada una volta e la rivoluzione è fatta.

Quando non accade è pazienza. Insomma, bisogna aspettare. E adesso veniamo un momento, quindi chiudo su questa, però capite la potenzialità enorme che c’è in questo.

Nei paradigmi che Milton Bennett definiva Einsteiniano e Newtoniano, cosa c’era di sostanzialmente fondamentale? Il fatto è che entrambi questi paradigmi gli oggetti sono definiti all’equilibrio. Sono definiti. Esistono in quanto tali.

C’è quello che il mio amico Vitiello chiama il pregiudizio ontologico. C’è che un oggetto possa essere definito in quanto tale. Se l’oggetto si muove, oscilla, non è mai definibile.

Io quello che posso definire è il processo, non l’essere. Quindi in questo senso, solo di oggetti statici io posso pensare di dire a torto o a ragione chi è meglio e chi è peggio. Per oggetti che si muovono io l’unica cosa che posso dire è il sistema dove si va evolvendo.

Cioè questo sistema può rimanere identico a se stesso per un po’ di tempo o necessariamente si evolve verso un altro. Quindi io posso studiare in questo senso le leggi di evoluzione. Questa è la natura, altrimenti diventiamo moralismo.

Cioè come si fa a dire una cosa meglio di un’altra? Mi avvio alla conclusione dandovi una caratteristica dell’essere vivente. La caratteristica dell’essere vivente è l’automovimento. L’essere vivente si può muovere anche se nessuna forza è applicata su di esso.

Facciamo un paragone. Prendo con la mano sinistra una pietra, con la mano destra un gatto, li sollevo a uguale altezza sul pavimento, apro le mani simultaneamente e li faccio cadere. Uno scienziato positivista sta con il cronometro alla mano a misurare quanto tempo e scopre con sua soddisfazione che i due oggetti toccano terra simultaneamente e conclude.

Avete visto? La pietra e il gatto obbediscono alle stesse leggi della fisica. Eh sì, se l’esperimento finisce lì. Però una volta toccato terra la pietra resta dov’è? E il gatto o scappa a vari gradi di libertà.

Può scappare, può graffiarmi, può miagolare disperato, può fare varie cose. Altro esperimento sempre col nostro gatto. Invece che con la pietra lo confrontiamo con un’automobile.

Prendiamo un gatto che non mangia da una settimana e un’automobile che nel serbatoio ha qualche decilitro ancora di benzina. Voi non mica vedrete l’automobile che usa quelle poche gocce di benzina che gli sono rimaste per andare alla ricerca del più vicino distributore. O uno la spinge e c’è la porta e allora si può caricare.

Se no, lei non si muove. Il gatto invece usa quelle poche gocce di energia che gli sono rimaste per cercare il cibo. Quindi l’essere vivente è attivo.

Quindi la sua ragione di movimento gli viene dall’interno, non dall’esterno. Voi mi volete dire sì, però il gatto deve mangiare, deve essere illuminato dal sole tutto quello che vuole. Quindi il gatto deve accumulare energia dentro di sé.

Però questa energia lui la può conservare, la spende quando ritiene opportuno e nei modi in cui ritiene opportuno. Io posso dare uno spintone a una persona e se gli do uno spintone quella persona, seguendo le leggi della fisica, cade nella direzione in cui io l’ho spinta. Questo è un principio di causalità.

Ma se io do da mangiare a quella persona, quindi gli do energia in forma di cibo, questa persona può alzarsi, può stare seduto, può andare avanti, indietro, a destra, a sinistra. Cioè l’energia che riceve non ha una sua finalità. La finalità ce la mette dentro.

E allora come capiamo? Capite che questo è un problema per la fisica. Il problema è che stiamo cominciando a decifrare solo ora. E come lo decifriamo? Lo decifriamo in questo modo, in sintesi.

Che grazie al fatto che gli oggetti quantistici fluttuano, possono esistere dei regimi in cui le oscillazioni di molti componenti si mettono in fase. Si muovono a ritmo come i danzatori. Voi avete tante persone che si muovono tra di loro in modo incoerente.

E accendete la musica e vedete che queste persone cominciano a muoversi a ritmo con la musica. Questo fenomeno, nel gergo dei fisici, si chiama coerenza. Quindi qua è un corpo di ballo, è un sistema coerente.

A questo punto sarebbe stratanto bello se vi avessi mostrato un esperimento che però vi descriva parole. Quindi immaginatevelo. Supponete che io prendo alcuni metronomi, sapete, quelli che danno il ritmo ai pianisti, e li metto qui sul tavolo.

E questo tavolo è un corpo rigido, che non partecipa al movimento. Metto cinque metronomi qui sul tavolo, li carico e quelli partono. E ognuno partirà con la sua fase, che dipende dall’istante in cui ho acceso il moto.

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La frequenza è magari la stessa, però dato che l’inizio è diverso, i cinque metronomi oscilleranno ognuno con la sua fase, e questo continuerà per l’eternità. Secondo esperimento, metto qui sul tavolo quattro lattine vuote di Coca-Cola, o di aranciata fate voi, messe di fianco sul tavolo in maniera che possano rotolare così. Sopra le quattro lattine ci metto una striscia di legno, quindi con questo ho creato una piattaforma oscillante, non stabile.

I cinque metronomi li metto su questa piattaforma oscillante e li faccio partire. Nel giro di pochi secondi i cinque metronomi vanno esattamente tutti e cinque al ritmo. Perché si è creato un insieme coerente? Perché c’è un mezzo capace di dialogare con ognuno di essi.

Si crea quello che Larissa vi spiegherà domani, che si chiama l’autoconsistenza, il primo metronomo comunica la sua oscillazione alla piattaforma. Comincia un dialogo alla fine del quale stanno ballando al ritmo. Ecco la creazione spontanea di coerenza.

Si può dimostrare che la capacità di andare al ritmo dipende dal numero dei partecipanti. Se il numero dei partecipanti è alto a sufficienza, dopo un po’ queste molecole cominciano a risuonare tutti insieme. E siccome le molecole sono fatte di particelle cariche, un’oscillazione di particelle cariche produce un campo elettromagnetico, che è un campo elettromagnetico di forma ben definita, cioè un suono puro, non è un rumore.

È un suono puro perché tutti i componenti, come in un canto collettivo, nessuno è stonato e tutti vanno al ritmo. In questo caso si crea un dominio di coerenza, che ha una taglia e questa taglia è la lunghezza d’onda dell’oscillazione responsabile del mettersi insieme. Quindi capite come spontaneamente emergono le taglie in natura.

Perché io non posso avere un cuore di un metro? Ogni organo ha più o meno il 10% una taglia ben definita e questo è frutto della coerenza. Qual è invece l’oggetto biologico che non ha una taglia sua, ma può avere qualsiasi taglia? Il tumore. Il tumore cresce indefinitamente e non obbedisce a nessuna legge che ne fissa la dimensione.

Perché? Perché nel tumore non c’è coerenza. Nel tumore gli oggetti non risuonano tra di loro. Non esiste questa, quindi il cancro è sostanzialmente una malattia in cui le molecole, i componenti perdono, per qualche ragione da capire, la coerenza.

Sta bene. Adesso l’ultima cosa che vi dico. Gli esseri viventi, questo lo sapete, sono fatti principalmente di acqua.

Nel caso nostro il 99% delle molecole che ci compongono sono molecole d’acqua. Siccome le molecole d’acqua sono leggere e le altre molecole sono pesanti, in peso è solo il 70% d’acqua. Ma siccome per la chimica non conta il peso, conta il numero di molecole, il numero di molecole è il 99% del totale.

Perché c’è questa prevalenza dell’acqua? Perché l’acqua ha una caratteristica particolare. Che quando le molecole d’acqua diventano coerenti, l’oscillazione che fa una molecola d’acqua arriva fino al livello in cui un elettrone diventa libero. Allora questo vuol dire che nel dominio di coerenza dell’acqua si crea un insieme di elettroni pressoché liberi, i quali possono essere a loro volta messi in oscillazione.

Quindi posso creare una gerarchia di livelli di coerenza. Ho tante molecole che diventano un dominio di coerenza, tanti domini di coerenza che diventano coerenti tra di loro e così via. Partendo dalle molecole arriva all’ippopotamo, alla sequoia o agli ecosistemi.

In questo senso si crea questa gerarchia. Quando è che un essere vivente funziona bene? Quando questa gerarchia funziona bene. Nel senso che l’energia che io do a un certo livello va ad alimentare tutti i livelli di coerenza.

Permettetemi di usare la parola verticale, che non va inteso in senso geometrico ma in senso logico. Cioè verticale per me è quello che connette i diversi livelli di coerenza. Orizzontale invece è quello che rimane su un certo livello di coerenza.

Supponete che per partire dal basso, siccome i primi domini di coerenza hanno un’energia infinitesima, io devo dare un’energia infinitesima. Che succede se a un essere vivente gli do un’energia grande? Vuol dire che io posso alimentare soltanto i livelli intermedi di coerenza. Quello che sta al di sotto non lo alimento per niente.

Supponete per esempio che io eccito energeticamente il sistema muscolare. La persona farà circolare l’energia a livello dei muscoli ma nulla di questo si ripercuoterà a livello delle molecole. Per cui girando i muscoli magari le sensazioni di rabbia saranno eliminate ma il cancro gli viene lo stesso.

Invece è necessario che della coerenza è l’intera. Quindi bisogna passare da una dimensione orizzontale a una verticale. Quello che storicamente fece Reich quando abbandonò la vegetoterapia, che era un sistema orizzontale, passò all’orgone.

Lo capì quando scoprì l’orgone questo Reich. E scapì anche che l’orgone non era una forma localizzabile di energia ma era la partecipazione all’oscillazione dell’intero universo. Pensate al concetto di superimposizione cosmica.

Ancora oltre Wilhelm Reich è andato sua figlia, Eva Reich, che ha fatto un progresso ulteriore rispetto al padre quando ha enunciato il principio del minimo stimolo. Non so se l’ha enunciato comunque. Quello che ha fatto è consistente e coerente con l’esistenza di un principio di minimo stimolo di cui sentirete parlare domani.

Che significa? Significa che se io do un piccolissimo ammontare di energia i domini di coerenza in basso lo accumulano, cominciano a oscillare loro, fanno oscillare i livelli superiori. Se questo minimo stimolo dura per un po’ di tempo io ho che una grande energia caotica viene sommata e produce una grande energia coerente. Cioè in altre parole come fare un milione di euro tutti in monetine da un centesimo.

Capite? Se invece io do a uno una banconota da 500 euro e lui il parchimetro non lo può pagare se lo deve fare cambiare. Quindi capite come in questo senso il principio del minimo stimolo, che contrasta potentemente con l’ideologia della nostra epoca, perché l’ideologia della nostra epoca è che uno si vuole sentire forte, si vuole sentire potente e che impressione di potenza si ha quando sente l’energia che gli passa per i muscoli. Però questa energia non rende più coerente l’organismo.

Cioè non si ripercuote in un miglior funzionamento dell’organismo, che richiede invece attivare la dimensione verticale. Questa è una cosa importante che alcuni indirizzi terapeutici hanno compreso da molto tempo. Infatti di solito i fisici teorici sono quelli che capiscono per ultimo quello che le persone di buon senso avevano capito molto prima di loro.

Se l’hanno capito i fisici teorici vuol dire che l’hanno capito proprio tutti. Beh, non proprio tutti, perché ci sta ancora qualcuno che non lo capisce ancora. E in questo quadro allora, e concludo con questo, questa affermazione del principio del minimo stimolo che contraddice tutta la sapienza comune che vuole che per ottenere un grande effetto ci vuole una grande causa, mentre invece posso produrre un grandissimo effetto con una piccolissima causa, venne capito a metà dell’Ottocento da due grandi fisiologi tedeschi, Weber e Fechner.

Ed è importante che Fechner fu l’autore di un trattato di psicofisiologia, in cui lui connetteva i fatti fisiologici con i fatti psichici. E cosa dice questo principio? Che vale per tutte le specie viventi, anche quelle vegetali, anche le piante, che la risposta di un organismo a uno stimolo non è proporzionale allo stimolo, ma è proporzionale al logaritmo dello stimolo. Che cos’è il logaritmo? Il logaritmo è sostanzialmente l’esponente, vi dico subito, il logaritmo di 10 è 1, il logaritmo di 100 è 2, il logaritmo di 0 è 1, il logaritmo di 1000 è 3. Adesso se andiamo ai numeri piccoli, il logaritmo di 1 è 0, ma il logaritmo di un decimo è meno 1, il logaritmo di un centesimo è meno 2, il logaritmo di un millesimo è meno 3. Più piccolo fate lo stimolo, più grande diventa la risposta, però la risposta è con il segno meno davanti.

Che vuol dire con il segno meno? Che non è una risposta outbound, ma è una risposta inbound, cioè l’organismo risponde trasformando se stesso. È una gigantesca risposta. Quindi, siccome i terapisti di tutte le nature e religioni desiderano trasformare gli esseri umani, con una fè sugli esseri umani, devono applicare gli stimoli più piccoli possibili per avere una grande risposta trasformativa.