La violenza
A livello energetico, la violenza genera disordine (entropia) che non è un processo casuale che si alterna fra ordine e disordine, ma è un processo che si genera da azioni causative, volitive, degli esseri viventi con quote distruttive differenziate, di cui l’essere umano ha più potere distruttivo avendo in se la quota più alta.
La caratteristica della violenza è:
VOLIZIONE: un azione volitiva agita nella dimensione materiale, che può propagarsi nella dimensione intellettuale (stupidità, disordine associativo, perdità di consapevolezza di verità) e in quella spirituale (illusione, auto-ipnosi illusoria di aver raggiunto stati elevati di spiritualità, perdita di consapevolezza di realismo)
DISTRUTTIVITA’: un azione che produce nella dimensione materiale, una trasformazione il più delle volte irreversibile, sull’esistente materiale spontaneo (ambiente naturale, alterazione dei processi procreativi spontanei nelle forme viventi con maggiore potere distruttivo nell’essere umano)
PROPAGAZIONE: l’azione distruttiva non si conclude in un tempo-spazio (che in realtà non esiste in quanto è un nostro processo cognitivo di lettura dei fenomeni esperienziali che viviamo) ma da origine a un sistema entropico disordinato, privo di capacità autogenerativa (per esempio la costruzione di città che derivano un’azione distruttiva/sostitutiva dell’esistente, quindi contro la natura, artefatti che tendono a deteriorarsi sino a scomparite) che può estendersi per similitudine a processi biologici disordinati (per esempio il cancro, e la maggiore incidenza del fenomeno nelle città metropolitane dove l’azione distrutiva è stata massiccia)
TEMPI LUNGHI PER LA SUA ESTINZIONE per esempio construzioni di civiltà come quelle dei Maja (es Tikal in Guatemala) in altre parole la violenza lascia un impronta di se, significante, nella percezione fenomenica spazio temporale, con linearità causativa, per esempio l’essere umano riconosce l’artefatto umano che deriva da un azione violenta, cioè lo riconosce come propria (processo d’identificazione con gli antenati), l’espressione energeica nella dimensione materiale, dell’azione violenta anche la sua espressione energetica identitaria non ha partecipato o non ha memoria di aver partecipato.
Per capirci su quanto scritto sopra, le asserzioni si riferiscono a un costrutto teorico molto articolato e descritto nei precedenti appunti di “f-psicoarchitettura” cioè riassumendo l’ipotesi teorica è che:
il tutto è costituito da infiniti elementi dinamici, che danno luogo a espressioni energetiche, in base all’identità d’appartenenza dell’elemento dinamico, i collegamenti con altri elementi identitari e non, riconosciuti come self di risonanza, le attivazioni degli elementi energetici identitari in base alla risonanza danno luogo a espressioni/esperienze energetiche tipo memoria, esperienze vissute, esperienze condivise con simili, esperienze condivise con non simili (volute, e questo richiede reciprocità per stabilire risonanza) questo avviene nella dimensione mentale, sincronizzazione dell’espressione energetica identitaria e su tutte le dimensioni reali (materiale, mentale, spirituale) sia di tipo idenditario (con gli stessi elementi di espressione enrgetica identitaria presenti in tutte le dimensione reali) che di tipo condiviso (con altri individui animali, vegetali, presenti in una o più dimensioni reali) che di tipo cogenerativo (azioni verso la vita e l’ordine armonico delle cose) ma anche disgenerativo (con volizione identitaria o interferenza per propagazione ) non-generativo ( entropicamente totalmente disordinati, con orientamento verso la morte e l’estinzione). Ovviamente questa è un ipotesi teorica psicologica, lascio ai fisici l’onere di capire da loro punto di vista (quantistico) la realtà.
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