F-Psicoarchitettura appunti

Carla Foletto studio in Mantova (e Torino) cell 3926255541

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DETERMINAZIONE DESTINAZIONE(4-5).Essere non essere (7) Analogia con la fisica quantistica? Polarità e destino.

Secondo la mia teoria “f-psicoarchitettura” le unità energetiche identitarie, potrebbero essere analogamente alla fisica quantistica, paragonate a “quanti” ma con un funzionamento a tre livelli, quello identitario “più interno” che permane come informazione ed è incancellabile, quello più “esterno” che permette di fare “esperienza energetica” con le altre unità identitarie e forse non identitarie (non viventi) e una intermedia che funzionerebbe da filtro nel senso che “l’esperienza” (livello esterno) può potenziare o depotenziare il livello “interno” (identità-coscienza) aumentando o diminuendo la forza, ma non può perturbare l’informazione (ritmo) identitaria. Nelle tre macro-dimensioni: materiale, intellettuale, spirituale, di “esperienza energetica” (vedi primi appunti della teoria) abbiamo 3 livelli “esistenziali” 1: materiale intellettuale spirituale (e solo qui si può fare esperienza pertinente alla dimensione materiale) 2 intellettuale-spirituale (qui le unità energetiche identitarie sono migrate solo in due dimensioni e non possono esprimersi nella dimensione materiale) 3 spirituale: tutte le unità energetiche dell’individuo hanno una loro espressione energetica solo nel campo spirituale. Ci sarebbe poi una quarta possibilità che riguarda l’involuzione dell’identità energetica, e si troverebbe sul polo opposto materico-anti-materico e senza connessione con i campi intellettuale e spirituale, che garantirebbero quello che chiamiamo “l’espressione ideica” (intellettuale) e “espressione spirituale” (emozioni-affetti). Per fare un’analogia con la fisica classica potrebbe essere utile riflettere sul concetto di termodinamica, entropia, nel momento in cui l’entropia aumenta l’espressione identitaria materica si dissolve, per trasmigrare nelle altre due dimensioni, le 3 dimensioni avrebbero 2 poli (7), ma qui dovremmo rifarci più ai testi sacri religiosi, che descrivono la realtà in modo spirituale, e parlano di due “tipi di termodinamica” un fuoco inestinguibile che è principio vitale, e un fuoco divoratore distruttivo che potrebbe essere di tipo entropico (totale disorganizzazione) ora come poterbbero comportarsi le unità energetiche identitarie che migrano verso un polo (vitale) o verso l’altro (non vitale)? E qui per cercare una qualche analogia con la fisica quantistica, potremmo avere un elemento non identitario (creatore?) che permette l’inversione della direzione da non vitale a vitale, (bosone di Higgs?) in altre parole nelle 3 dimensioni potrebbe esserci una permanenza di un “altro elemento energetico”, che cambia “il destino” (o contro-determinazione causale in termini di libero arbitrio) delle unità energetiche identitarie, che nelle religioni è “definito come principio divino? o D.?”

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Forza e resistenza

Immaginiamo in modo un po’ metaforico, che le nostre unità energetiche identitarie (dinamiche) siano in un attimo sospeso in cui “fanno esperienza” e che questo dia luogo a una propagazione ondulatoria che s’incrocia, nel momento in cui si incrociano nasce l’insiemi degli incroci che danno luogo a un ritmo.

Quindi abbiamo una dinamica dell’unità energetica costitutiva e un ritmo dato dall’incrocio del fenomeno ondulatorio questo ritmo potrebbe essere implicato in un sistema di “risonanza” coerente o incoerente che potrebbe dipendere dalla forza e dalla resistenza, la dove per esempio nell’esperimento della doppia fenditura dove passa la luce non c’è resistenza ma anche dopo la barriera la propagazione dipenda dalla forza, pertanto “l’esperienza” è data dal funzionamento energetico e dalla presenza o meno di elementi che fanno si che il funzionamento energetico trovi o meno “resistenza”, la resistenza o meno sarebbe quella cosa che modifica l’espressione energetica (il cambiamento, movimento… rilevato dalla nostra coscienza)

ritmo 1-2-1
ritmo 3-3
parete riflettente ritmo 5-7

quindi si tratterebbe di un “ritmo energetico” come nelle foto sopra (esperimento doppia fenditura) dove passaggio e riflettanza sono le “resistenze”, che si alternerebbero in “impedire” / “esperire” (riflettanza)

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RITMO

Premessa: f-psicoarchitettura sta per f: approccio fisico, psico: aspetti ipotetici immateriali (fisica immateriale) della realtà, architettura: aspetti ipotetici che possono essere tangibili (fisica materiale) della realtà, appunti: riflessioni in itinere e numeriazione: progressione delle riflessioni.

Unità energetica: la parte elementare che costituisce ogni essere vivente vegetale, animale, monocelulare. Ha 3 variabili: ritmo, intensità, resistenza, che caratterizzano la sua espressione energetica e la sua interazioni con le altre unità energetiche, in coerenza con “l’insieme dimensionale dimensione” (materiale, ideica, spirituale) e i loro molteplici sottoinsiemi.

Il cervello è visto come “un ponte” che permette il passaggio fra l’espressione energetica “immateriale” (molto dilatata) e quella “materiale” ovvero tangibile e intellegibile con il nostro sistema sensoriale (molto compressa).

L’unità energetica costitutiva è ipotizzata con una stringa (o complesso di stringhe chiuse ed aperte) ad anello cavo in cui agiscono “onde” omocentriche (verso l’interno) ed eterocentriche (verso l’esterno) Le onde omocentriche rappresenterebbero l’identità energetica di un solo individuo energetico, e permettono il collegamento energetico (sincrono o disordinato) solo con quel soggetto energetico (espressione energetica di riconoscimento di identità energetica) quelle eterocentriche (verso l’esterno) rappresenterebbero la relazione con altre unità energetiche di individui diversi da sè, la cui espressione energetica dipende dall’insieme dimensionale con cui sono in relazione. Per esempio cellula epidermica dell’indice destro in posizione x: insiemi dimensionali a) materiale: sottoinsieme: a) superficie corporea, collegamenti sensoriali, funzionamenti ghiandolari, b) cellula differenziata in, espressione energetica della membrana cellulare, trasporto proteico, citoplasma…., nucleo… espressione genetica di segmenti dna…. inibizione degli altri segmenti… adattamento in relazione ad altre unità energetiche di altri individui viventi (epigenetica)… cioè un’enorme numero di sotto insiemi, più o meno intersecati, in cui è possibile solo un’espressione enrgetica identitaria (specifica per quell’indivduo cui appartiene l’unità energetica)

Ogni unità energetica costitutiva di un solo individuo, ha un espressione energetica che dipende dal campo (insiemi e sottoinsiemi dimensionali) e un’espressione energetica soggettiva (identità energetica) le sui variabili sono RITMO (cioè a quale ritmo pulsa, si estende e si contrae….) INTENSITA’ (o forza come se fosse qualcosa di luminoso che ha più o meno intensità luminosa) RESISTENZA (cioè la capacità di non essere troppo vulnerabile nella relazione con altre unità energetiche, oggi è di moda utilizzare il termine resilienza) che porta il soggetto costituito da unità energetiche a uno stato di “ordine/disordine” evolutivo o involutivo.

Date queste premesse citate nei precedenti appunti, il ritmo

esempio a RITMO

esempio b RITMO

qui abbiamo un esempio grossolano a 3 e a 5 cioè lentissimo, ma va immaginato come se avesse una velocità altissima, con infinite combinazioni, tante quante sono gli individui esistenti (e specifico anche gli esseri monocellulari sono individui con una loro espressione energetica) e tanti quante sono le possibilità di “campo energetico” e relativi sottoinsiemi. Questo è il motivo per cui non essendo un “fenomeno quantificabile” sia meglio usare “l’insiemistica” per immaginare questo tipo ipotetico di approccio di studio alla realtà.

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Quindi in sintesi fra variabili intrinseche ed estrinseche potremmo avere:

1- il ritmo (o timbro-identità individuale di tutti i viventi)

2- la forza (la spinta al movimento/modifica )

3 – la resistenza (la contro spinta a non modificare)

4- la determinazione ( o libero arbitrio cioè l’orientamento della spinta, che non è la forza in se ma come si orienta)

5- la destinazione ( o contro-determinazione, cioè un’influenza probabilistica, o determinismo di altre espressioni energetiche, che influisce sulle variabili 3 e 4)

In queste 5 variabili si “muoverebbe” l’energia e si definirebbe l’espressione energetica individuale di ogni essere vivente, a cui andrebbero aggiunte:

6- la funzionalità: “acceso-spento”: avremmo cioè una sesta variabile che sarebbe lo stato: attivo-non attivo, di espressione energetica (in movimento, senza un tempo e uno spazio come concepito dalla nostra mente) o stasi energetica (in attesa di condizioni per una espressione energetica individuale)

7- il divenire: essere – non essere dell’universo : ovvero lo stato (“luogo”) energetico in cui si esprime l’energia o lo stato (“luogo2) in cui non si esprime (cioè lo stato qualitativo dell’essere e le condizioni per il divenire o per l’arrestarsi energetico).

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Se guardiamo all’universo, (inizialmente prima del cosi-detto big-bang), avevamo un funzionamento dell’espressione energetica, in termini di onde sonore, ma non in termini di “suono come noi lo percepiamo con l’udito” ma in termini di ritmo, un ritmo (oscillazioni) che non sappiamo misurare con precisione. Ogni, ipotizzo, individuo aveva e ha la sua espressione energetica e il suo ritmo. Le variabili in gioco sono:

1- il ritmo (il tembro energetico che caraterizza solo quella identità individuale),

2- la forza o intensità energetica con cui si propaga nel momento in cui accade l’espressione energetica,

3- la resistenza (in positivo o negativo, nel senso che favoriscono o impediscono l’espressione energetica e di conseguenza la forza o intensità) che è la relazione fra le varie espressioni energetiche individuali, si potrebbe dire l’ambiente relazionale energetico degli altri individui con espressione energetica.

Lo spazio in se non esiste, o meglio esiste solo nel momento in cui la nostra espressione energetica lo misura, e ne condivide con altri la misurazione, quindi l’universo è piatto (o meno) a motivo del nostro modo di misurarlo.

Le espressioni energetiche originarie sono sempre le stesse, che ci sono nel momento in cui c’è esperienza di ciò che accade adesso, e danno luogo a un’espansione dell’universo, nella misura in cui fanno esperienza del “proprio esistere” nei vari insiemi dimensionali. La memoria esce dall’accadere ora, e sarebbe come un’impronta energetica, di ciò che è accaduto, ma in una espressione energetica in cui la mente non costruisce il tempo, nel senso che solo nell’attuale c’è una percezione di tempo.

 L’espansione è in sè la direzione “espansione-contrazione energetica” la direzione potrebbe avere solo due variabili, si contrae in uno stato di “caos-distruzione” si espande in uno stato di “risonanza-ordine” (come sostengo nei primi appunti in cui inserisco un ipotesi etica verso “il bene-male”) Queste ipotesi fanno riferimento a come funziona la mente, e immagino che la mente per come è la sua natura intrinseca, elabori “rappresentazioni mentali” utili all’esperienza soggettiva (e soggettivo-condivisa) ma non reali, nel senso che è nel momento in cui la mente misura che esiste lo spazio ed è nel momento in cui l’espressione energetica modifica qualcosa nello spazio che ella stessa crea che esiste il tempo, sarebbe una nostra percezione energetica utile ma non reale, nel senso che si tratta solo di “funzionamento-espressione energetica” in “uno o più campi energetici” (dimensioni) che permetto l’esperienza e la relazione delle individualità energetiche di tutti gli esseri viventi.