Esperienza energetica identitaria

Ora proseguendo l’analogia delle note musicali che si attivano sul pentagramma (appunti 45) cioè le unità energetiche identitarie, che in un determinato insieme “quantistico” (campo) si “accendono” scorrendo su un pentagramma, cioè fanno un’esperienza energetica in relazione “al campo” (insieme sottoinsieme intersezione di insiemi) che lascia un’impronta energetica che non si estingue, l’ipotesi teorica è che a livello di “campo” esiste un “ombra informazionale” associata all’unità energetica identitaria (per esempio la parte sub atomica di un atomo di idrogeno di un neurone nel cervello di Mario) che per cosi dire si accende quando l’ombra del campo e l’unità energetica identitaria specifica di quel neurone, vanno in risonanza energetica, tale risonanza determina un’esperienza energetica dell’unità energetica identitaria che lascia “un’impronta energetica” che resta “accesa” e che è sincronizzata con le altre unità energetiche “di Mario” corrispondenti per “similitudine di impronta energetica” questa impronta energetica è percepibile dal soggetto solo se il soggetto presta attenzione a quell’area costituita da un complesso di impronte di unità energetiche identitarie, paragonabili ai nostri concetti di “memoria-ricordo” che possono essere coscienti o meno, non esistendo nè tempo nè spazio queste “impronte” come anche l’associazione “ombra e impronta” sono come se fossero “accese-spente” dalla coscienza del soggetto, che decide di “auto-rappresentarsi energeticamente” in una variabilità di “pattern” complessi e distinguibili, paragonabili all’attimo ontologico di ogni vivente, interpretato in uno spazio-tempo nel macro insieme materico o in assenza di spazio tempo nei macro insiemi mentale e spirituale. Tutte queste unita energetiche identitarie avrebbero per cosi dire “una direzione” entropica verso l’ordine (organizzazione cosciente) o il disordine (disorganizzazione cosciente) da immaginare qualitativamente come “amore spirituale” concetto presente in tute le religioni, da non confondere con l’amore umano (sentimento), descritto analogicamente per esempio nelle religioni monoteiste come: “volgere lo sguardo verso D.” (direzione verso l’ordine) oppure dargli le spalle (disordine). (Questo viene concettualizzato nei primi appunti di questa teoria). Tale direzione entropica è da immaginare solo nel macroinsieme spirituale, nel macro insieme materiale l’entropia determina la malattia l’invecchiamento e la morte (disorganizzazione cellulare) nel macro insieme mentale: la malattia mentale e il comportamento non etico (desiderio, odio, mancanza di rispetto). Tale “destinazione” della direzione sarebbe determinata sia dal libero arbitrio identitario (il più determinante) sia dalla relazione con il contesto energetico di altri soggetti viventi (per esempio trasmissione di conoscenze/esperienze) e dall’energia non associata a espressione identitaria, sia in termini di “impronte” (attivazione) o “ombre” (ancora da attivare).