Ipotesi teorica sull’approccio allopatico e psico-omeopatico in psicologia.
In psicologia l’approccio allopatico viene condiviso con gli psichiatri per quanto riguardano gli psicofarmaci che necessitano di prescrizione medica.
La differenza sostanziale è che l’approccio “psico-allopatico” si basa sul principio probabilistico e quindi sulla modalità concentrativa della sostanza (ad effetto inibente o attivante), in altre parole sia che si usino alimenti (esempio: soia, cioccolato, caffè….) o psicofarmaci presenti in commercio (esempio: sedativi, antidepressivi…) per contrastare un problema psio-patologico (esempio: ansia, depressione, psicosi) dal punto di vista allopatico dobbiamo avere alte concentrazioni di una molecola chimica o bio-chimica, in modo che maggiore sia la concentrazione e maggiore sia la probabilità che la molecola chimica o bio-chimica raggiunga il sito cellulare desiderato (i pochi neuroni che in realtà creano il problema psico-patologico, o l’eventuale ipo-iper produzione di un determinato mediatore chimico-sinaptico).
L’approccio psico-omeopatico si differenzia in qunato si basa sul principio di entanglement quantistico, e quindi sulla modalità precisativa, ovvero di “esattezza o precisione”(cit. Bellavite) dell’onda/particella di entrare in risonanza con l’onda elettromagnetica individuale (cioè UEEI, unità energetica di espressione identitaria problematica dal punto di vista psichico tanto da dare luogo a malessere psichico).
Queste due modalità, psico-allopatica e psico-omeopatica, non dovrebbero interferire fra loro, a meno che, l’onda particella, non costituisca una parte importante sub atomica, degli atomi che costituiscono il bersaglio chimicamente affine della cellula neuronale implicata nel problema psichico/azione farmacologica, o meglio non ci sono evidenze che i neuroni cerebrali siano la sovrapposta realtà funzionale quantica delle UEEI implicate, anzi sembrerebbe che in un ottica in cui non esistono spazio e tempo, che la localizzazione “neuronale” del recettore specifico di un dato psicofarmaco, non abbia un’influenza determinate, a meno che l’azione chimica non coinvolga un ampia fetta del funzionamento psichico, per esempio agisca sulla parte sub atomica per di più della metà delle UEEI (per esempio nelle anestesie)
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