La psicosi “schizofrenica”: rimanere sulla soglia per conoscere l’Assoluto?
Nelle allucinazioni psicotiche, la persona è convinta di sperimentare la realtà, come anche quando si sogna siamo convinti che quella sia la realtà, è in effetti secondo la PAO, quando il campo in cui si trovano le nostre UEEI, non viene formalizzato dalla mente, la realtà energetica è probabilmente come appare a uno psicotico.
Nella mia esperienza come psicoterapeuta, sono rimasta sempre affascinata da quello che a me appariva come una sorta di iperrealismo dello “psicotico”, il quale non perdeva il senso della realtà formalizzata ma aveva anche una sorta di “realtà parallela” senza forma ma con forza propulsiva, che di solito la persona sapeva controllare.
Sembrava che rimanessero come su una soglia, su una linea in cui erano presenti due realtà, che di solito i curanti definivano una illusoria produzione della malattia, e l’altra realtà la più sana quando la malattia non si evidenziava nel sintomo “allucinatorio”.
Se si chiedeva alla persona, senza creare in lei la necessità di compiacere il curante, la persona, che non voleva che venisse farmacologicamente soppressa l’allucinazione, cercava di far capire che la realtà “allucinatoria” era la vera realtà, e quella che noi chiamiamo realtà era un illusione; da dire che sono in buona compagnia con i buddisti che sostengono più o meno una cosa simile.
Ora interpretando il fenomeno allucinatorio, che tra l’altro impedisce “il libero arbitrio” (Faggin), come un’eccitazione di un campo quantistico (Faggin) verso cui non si presta attenzione (Heisenberg), campo quantistico che quando si osserva darebbe una determinazione della realtà fra vari stati quantistici possibili, cioè quella realtà subatomica, che in questa teoria, si pensa sia decisiva per formalizzare, attraverso il campo P (psichico) quella che noi chiamiamo la realtà vera, e che i buddisti e gli psicotici pensano sia un illusione.
Partendo da questa ipotesi, l’ipotesi della soglia dove vengono percepite due realtà (onirica-percettiva per esempio, ma accade anche ad asceti, psicotici ecc..) non possiamo non chiederci se “l’osservatore” che determina (formalizza) la realtà sia solo uno degli esseri viventi con tutte le sue UEEI (unità di espressione energetica identitaria), o se esista un osservatore esterno agli esseri viventi, ovvero quell’entità che nelle varie culture viene formalizzata come “Dio” o individualità che in questa teoria esisterebbe nel campo T (trascendente).
Per fare un esempio nelle religioni monoteiste (ebraico-cristiane) i testi sacri fanno spesso riferimento allo “sguardo di D.” e lo descrivono come una grazia che determina nella vita dell’individuo eventi di vita, che non si aspetta, ma che concorrono a far si che il suo destino cambi.
Quindi il principio di indeterminazione andrebbe applicato anche a un’entità differente da quella di tutti gli esseri viventi? In altre parole “un collasso d’onda” formalizzerebbe l’energia sub-atomica, in un’illusione percettiva sensoriale ma anche esistenziale? Nella HT, teoria dell’abitabilità, su cui si radica la PAOn (psicoterapia abitativa omeopatico-naturale-quantistica) le cose starebbero in questo modo.
Per ogni essere vivente ci sarebbe la possibilità di formalizzare una pseudo realtà (la dove per realtà intendiamo solo quella energetica) sia in termini percettivi (vista, udito, olfatto, tatto, gusto, propriocettivi della corporeità in movimento ecc…) quindi nel campo F (fisico), ma anche in termini esistenziali (memoria, destino, libero arbitrio, consapevolezza, emozioni, sentimenti) quindi nel campo T (trascendentale), cioè nel campo trascendentale comune a tutti gli esseri viventi, ci sarebbe un’azione di una entità esterna (il Creatore di tutte le cose e sovrano su di esse) uno “sguardo” che ha come effetto la creazione di possibilità di vita alternative, che possono cambiare il destino di un essere vivente, ma che è vincolato alla volontà dell’essere vivente, se cioè aderire o meno a questa nuova possibilità.
Questo aspetto di qualcosa di esterno che interviene nel destino di tutte le persone è presente pressoché il tutte le religioni, ed è ciò che crea il comportamento religioso individuale e collettivo.
In una psicoterapia abitativa, sono necessari l’aspetto psichico ma anche quello trascendentale, in quanto è quello che sostiene l’etica della persona, etica che in se ha una base intangibile, quindi esistenziale non percepibile, ma sentita come reale e vera, di solito viene chiamata coscienza, o quella cosa che ha sede nell’anima.
Ora però resta da definire l’idea se: la “percezione esistenziale” sia in se formalizzata dal campo P, cioè dalla mente, oppure autosufficiente, cioè, affermato che la nostra mente crea (formalizza) il tempo, lo spazio, i colori, i suoni, i movimenti del corpo in uno spazio e in un tempo (cognitivismo puro) resta da capire dove nascono le idee, l’etica, la conoscenza, l’arte, e via dicendo, ovvero ciò che è psichicamente intangibile, cioè la mente fa nascere ciò che è tangibile, e fin qui questo è dimostrato, ma ciò che non lo è dove nasce? Nel campo trascendente o in quello mentale? Tenendo presente che in questa teoria il cervello è come un ponte, che fa transitare da un lato all’altro la formalizzazione delle diverse UEEI, ovvero diamo per scontato che se il cervello mancasse a un essere vivente, all’essere vivente mancherebbe la possibilità di formalizzare la realtà, ma continuerebbe a essere in possesso delle sue UEEI che però non potrebbero avere espressione energetica identitaria in quanto mancherebbe una conversione in UEEI specifiche di campo in cui avviene la loro espressione energetica identitaria. Ovvio questo non è scientificamente certo, ma nemmeno il riduzionismo è certo, è una scelta che si fa per poter procedere con una ipotesi teorica.
Ora quello che definiamo come “empirico” (tangibile) lo immaginiamo come un insieme di atomi legati fra loro come se fossero particelle.
Ma in chimica quantistica si definisce il legame fra atomi non come se gli elettroni si comportassero come particelle classiche, in questo caso la chimica non esisterebbe, in quanto occuperebbero posizioni definite, senza alcun meccanismo per legare gli atomi insieme, quale sarebbe la forza esterna che collocherebbe le particelle nelle posizioni giuste per determinare una molecola? La meccanica quantistica predice un comportamento diverso. Gli elettroni sono rilevati come particelle, ma sono descritti da funzioni d’onda che si estendono nello spazio. Queste onde possono sovrapporsi tra gli atomi. Quando lo fanno, l’energia totale può diminuire, stabilizzando il sistema. I legami chimici si formano perché gli elettroni si legano come onde, non come particelle classiche. Quindi il campo P (la mente) crea cognitivamente la realtà, che però è una realtà che si differenzia in base a legami come onde e non come particelle, questo rende la realtà della fisica classica, sostenuta da legami chimici uniti come onde e non come particelle, cioè fluttuano in un brodo semidenso di energia, fatto al 90% di un vuoto che però non esiste, comparendo e scomparendo come se fossero le onde del mare, e questo avviene sia nella realtà materiale (tangibile) che immateriale (pensiero, emozioni, etica….) e nel momento in cui uno o più osservatori prestano attenzione al fenomeno si estrinseca l’unità di espressione energetica sia che dia luogo a qualcosa che definiamo concreto sia che dia luogo a qualcosa che definiamo impalpabile.
Quindi potremmo ipotizzare che “lo sguardo di D.” (e relativa percezione esistenziale individuale identitaria) possa avvenire in tutti e tre i macrocampi FPT, non è poi cosi illogica la cosa se pensiamo alla casistica miracolistica che afferma fenomeni trascendentali che si estrinsecano nel materiale, come guarigioni che la scienza medica non saprebbe spiegare. Quindi la percezione esistenziale si forma in tutti e tre i campi FPT, avendo in se anche un aspetto fisico, se non altro nel ricordo di un sé corporeo del bambino trascorso, o adulto in un tempo trascorso.
Commenti recenti