PAOn appunti 7

UEEI e particelle e onde La metafora dei pesci.

i pesci è come se fossero UEEI i quali nuotando creano movimenti ondulatori nell’acqua (qui siamo a Venezia, dove mi sono laureata in architettura e dove ho seguito alcune lezioni di psicoanalisi dell’architettura di Renato Rizzi) i movimenti ondulatori corrispondono all’espressione energetica delle UEEI nel micro campo fenomenico.

un po’ come in questa immagine creata con grok, dove ci sono onde (colorate) e pesci.

Per rappresentare visivamente la teoria dell’abitabilità e la PAO (psicoterapia abitativa omeopatica) associata, immaginiamo che la realtà sia fatta di campi energetici (gli oceani) che si differenziano per caratteristiche diverse (fondali marini, superficie acqua aria, ghiaccio…) in ogni campo o insieme di campi abitano pesci (UEEI) la cui forma rappresenta una specie caratteristica (espressione energetica) che dipende dal campo in cui si trova (fondali marini dove non c’è luce ci sono pesci adatti a questo, per esempio potrebbe essere il micro campo della funzione tattile ) ogni pesce è in contatto telepatico con i pesci fratelli (entanglement quantistico) che abitano in altre parti dell’oceano, quando il pesce si muove nell’acqua, crea delle onde “espressivo-informative” che vengono trasmesse per propagazione ai pesci fratelli (le altre UEEI dell’individuo che abitano altri campi) il pesce è la particella ma anche l’onda quantistica. E’ possibile che a un certo punto tutti i pesci concordemente finiscano dall’oceano atlantico all’oceano pacifica (dal campo F al campo P) dove per un certo periodo di tempo le due acque oceaniche si mescolano (morte fisica e trasmigazione delle UEEI nei campi intangibili) e che poi tornino nell’oceano atlantico (reincarnazione) le UEEI in un certo senso sono immortali (come l’anima) ma a secondo del campo in cui si trovano (oceano o canali di Venezia) hanno un’espressione energetica tipica del campo (come se i pesci dei canali a Venezia emettessero onde che parlano solo veneziano -iron mode). Questa vuole essere un po’ una metafora di questa teoria HT. A cosa serve la PAO? Per esempio a far tornare i pesci da dove stanno prosciugando il canale (quindi avrebbero vita breve) a dove l’acqua è un po’ più alta (per dirla con Silvio Fanti (1) che ha inventato la micropsicoanalisi, il pacchetto energetico “pazzo” che coinvolge i restanti pacchetti energetici che navigano nell’inconscio, è come se fosse nel canale veneziano a cui stanno prosciugando l’acqua) E questo sincronizzando l’onda del genoma energetico della determinata UEEI con un onda “similium” sia essa una verbalizzazione (empatica) o un rimedio omeopatico.

(1) negli anni ’90 al corso di Laurea in Psicologia clinica all’Università di Torino conobbi Silvio Fanti, in quanto faceva pare dei testi principali da studiare per l’esame di Psicologia Dinamica con Nicola Peluffo

PAOn appunti 6

Come si Associano le UEEI

La realtà potrebbe essere un magma a densità diverse, che si muove in parte casualmente e in parte non casualmente (libero arbitrio), in cui sono contenute delle unità energetiche UE. Queste UE in parte appartengono a individui (esseri viventi) e in parte no. La loro esistenza dipende dall’espressività energetica delle particelle che costituiscono gli esseri viventi, definendoli in individui UEEI di diverso tipo (vegetali, animali, esseri umani sono alcune delle nostre categorie che ci servono per distinguere questo fenomeno). 

Queste UEEI costituiscono ogni individuo, in base a dei principi frattalici (macro e micro si assomigliano), la cui esistenza non richiede un tempo né uno spazio, ma un alternarsi di movimenti ondulatori che si estrinsecano e scompaiono, in base alla presenza o meno di un “osservatore”. Non è chiaro se l’osservatore debba essere sempre fuori dal campo fenomenico o se possa essere anche parte del campo fenomenico. Probabilmente entrambi, e forse l’osservatore esterno potrebbe essere un’entità che fa esistere, un po’ come la nostra idea di D. Mentre il libero arbitrio di ogni creatura può orientare in una espressione energetica o un’altra, l’esistere individuale, un po’ come se lo spazio venisse creato “dall’osservare di D.” e il tempo “dall’osservare” individuale (mi riferisco al principio di indeterminazione). 

La dove lo spazio è infinito (cioè l’osservare di D.) il tempo è zero (per es. velocità della luce i fotoni hanno un tempo zero/sono energia pura forse questo è l’abitare di D. nella storia dell’uomo come sostiene il pensiero ebraico-cristiano) la dove il tempo è infinito lo spazio è zero (l’osservare degli esseri viventi) quindi quello che possiamo immaginare esserci nel nostro creare la realtà spazio-tempo, è immaginabile come un vecchio proiettore di film (spazio zero, ma anche il nostro sognare ha uno spazio reale zero) che proietta “immagini/temporali” in movimento (la durata del film), le quali vengono percepite dalle nostre UEEI ma noi è come se fossimo dentro a quelle immagini dello schermo (spazio fenomenico zero) in un tempo infinito (percezione di eternità della coscienza), e sarà infinito nei passaggi energetici delle nostre UEEI nei tre macrocampi energetici FPT(1). Noi creiamo il limite dello spazio (per esempio 1 kmq ) e del tempo (per esempio 1 ora) ma in se non esistono in quanto in realtà collocati nello spazio infinito di D. e nel tempo eterno della nostra coscienza.

L’osservare di una entità esterna al campo assoluto (D.) fa esistere sia ciò che è dotato di libero arbitrio (tutti gli esseri viventi) che ciò che non è dotato di libero arbitrio, per esempio il sole che funzionerebbe in modo casuale (la fusione nucleare del sole permette a noi di esistere in modo formalizzato). Il sole, con la sua luce diretta e indiretta, permette alle UEEI di orientare la propria esistenza collegandosi con le UEE del sole (che si immagina non abbia una identità sua). 

Ogni A-UEEI (dove per A intendiamo un individuo) è in relazione con le proprie a-UEEI, con le x-UEEI di altri individui e con le UEE non identitarie. Ci possiamo chiedere come avvengono queste relazioni?

i fotoni sono i frammenti quantistici di luce di base che si comportano in modo unico sia come onde che come particelle analogamente le UEEI si collegano i generano un’espressione energetica a secondo del sotto campo specifico in cui abitano

Ipotesi sul Meccanismo delle Relazioni

Secondo il principio frattalico, ipotizziamo che questa relazione avvenga nello stesso modo in cui avviene quella chimico-molecolare, ma immaginandola in un contesto di entanglement. Quindi, ogni a-UEEI è collegata a tutte le sue A-UEEI e alle UEE non identitarie che servono per la sua esistenza, questo all’interno di un “vuoto quantistico dinamico” in base all’effetto Casimir. L’effetto Casimir dimostra l’esistenza dell’energia di punto zero (coppie di particelle virtuali – fotoni, elettroni-positrone, ecc. – nascono e si annichiliscono istantaneamente dal nulla, creando un “mare” di energia di punto zero, un po’ come nei sogni; vedere appunti PAO 4). 

Cioè, le onde di a-UEEI si “stabilizzano energicamente” a seguito della loro sovrapposizione con le onde del campo (campo specifico di espressione energetica). Più o meno come accade per il corpo umano (principio frattalico): se ci pensiamo, gli atomi in gioco che determinano la materia organica sono pochi, ma sono i legami chimici che determinano la loro funzione molecolare e, di conseguenza, cellulare. La stessa cosa la possiamo immaginare nelle UEEI: il genoma energetico attivo (quello che definisce l’identità energetica) potrebbe avere pochi “atomi” in gioco, quindi sono i “legami energetici” che creano “l’espressione energetica” da cui deriva il come ci appare la nostra realtà (A-UEEI) e quella dell’ambiente circostante, identitario e non. 

Quello che possiamo immaginare è una complessa “sovrapposizione di onde” che lega le diverse UEEI e UEE, in base “all’attenzione energetica” (osservatore) che noi diamo e, in base forse, a un’attenzione energetica di un osservatore fuori dal campo (il creatore o D., che genera lo spazio e definisce un inizio e una fine di questo spazio per ogni X-UEEI). 

In altre parole, la realtà è solo energia formalizzata o meno per come appare alla coscienza identitaria (consapevolmente o inconsapevolmente a seconda del livello di attenzione “osservativa” che diamo e che viene data dal contesto), mentre quello che noi chiamiamo realtà (realtà materiale) è una rappresentazione cognitiva che fanno le nostre a-UEEI nel campo P. I legami fra le UEEI e il loro dinamismo associativo avvengono probabilmente come avviene per la chimica organica e inorganica, ma anche sulla base di “marker” energetici identitari, che permettono alle a-UEEI di riconoscersi come appartenenti.

(1) possiamo immaginare i campi FPT (e il muoversi delle UEEI di tutti gli esseri viventi) come l’insieme di tutti gli oceani, fiumi, ma anche vapore, ghiaccio, questo potrebbe essere lo spazio infinito che appartiene a D. (l’osservatore è D.) le nostre UEEI possono abitare questo spazio e trovarsi per esempio in un passaggio alla foce del fiume che entra nel mare (per esempio campo F che si mischia con campo P) è ricorrente questa immagine nelle creazioni artistiche e canzoni per indicare il passaggio dalla vita alla morte, un espressione energetica delle UEEI di transizione, da un tempo esperito come limitato a un tempo vissuto dalla coscienza come infinito.

PAOn appunti 5

La psicosi “schizofrenica”: rimanere sulla soglia per conoscere l’Assoluto?

Nelle allucinazioni psicotiche, la persona è convinta di sperimentare la realtà, come anche quando si sogna siamo convinti che quella sia la realtà, è in effetti secondo la PAO, quando il campo in cui si trovano le nostre UEEI, non viene formalizzato dalla mente, la realtà energetica è probabilmente come appare a uno psicotico.

Nella mia esperienza come psicoterapeuta, sono rimasta sempre affascinata da quello che a me appariva come una sorta di iperrealismo dello “psicotico”, il quale non perdeva il senso della realtà formalizzata ma aveva anche una sorta di “realtà parallela” senza forma ma con forza propulsiva, che di solito la persona sapeva controllare. 

Sembrava che rimanessero come su una soglia, su una linea in cui erano presenti due realtà, che di solito i curanti definivano una illusoria produzione della malattia, e l’altra realtà la più sana quando la malattia non si evidenziava nel sintomo “allucinatorio”. 

Se si chiedeva alla persona, senza creare in lei la necessità di compiacere il curante, la persona, che non voleva che venisse farmacologicamente soppressa l’allucinazione, cercava di far capire che la realtà “allucinatoria” era la vera realtà, e quella che noi chiamiamo realtà era un illusione; da dire che sono in buona compagnia con i buddisti che sostengono più o meno una cosa simile.

Ora interpretando il fenomeno allucinatorio, che tra l’altro impedisce “il libero arbitrio” (Faggin), come un’eccitazione di un campo quantistico (Faggin) verso cui non si presta attenzione (Heisenberg), campo quantistico che quando si osserva  darebbe una determinazione della realtà fra vari stati quantistici possibili, cioè quella realtà subatomica, che in questa teoria, si pensa sia decisiva per formalizzare,  attraverso il campo P (psichico) quella che noi chiamiamo la realtà vera, e che i buddisti e gli psicotici pensano sia un illusione.

Partendo da questa ipotesi, l’ipotesi della soglia dove vengono percepite due realtà (onirica-percettiva per esempio, ma accade anche ad asceti, psicotici ecc..) non possiamo non chiederci se “l’osservatore” che determina (formalizza) la realtà sia solo uno degli esseri viventi con tutte le sue UEEI (unità di espressione energetica identitaria), o se esista un osservatore esterno agli esseri viventi, ovvero quell’entità che nelle varie culture viene formalizzata come “Dio” o individualità che in questa teoria esisterebbe nel campo T (trascendente).

Per fare un esempio nelle religioni monoteiste (ebraico-cristiane) i testi sacri fanno spesso riferimento allo “sguardo di D.” e lo descrivono come una grazia che determina nella vita dell’individuo eventi di vita, che non si aspetta, ma che concorrono a far si che il suo destino cambi.

Quindi il principio di indeterminazione andrebbe applicato anche a un’entità differente da quella di tutti gli esseri viventi? In altre parole “un collasso d’onda” formalizzerebbe l’energia sub-atomica, in un’illusione percettiva sensoriale ma anche esistenziale? Nella HT,  teoria dell’abitabilità, su cui si radica la PAOn (psicoterapia abitativa omeopatico-naturale-quantistica) le cose starebbero in questo modo.

Per ogni essere vivente ci sarebbe la possibilità di formalizzare una pseudo realtà (la dove per realtà intendiamo solo quella energetica) sia in termini percettivi (vista, udito, olfatto, tatto, gusto, propriocettivi della corporeità in movimento ecc…) quindi nel campo F (fisico), ma anche in termini esistenziali (memoria, destino, libero arbitrio, consapevolezza, emozioni, sentimenti) quindi nel campo T (trascendentale), cioè nel campo trascendentale comune a tutti gli esseri viventi, ci sarebbe un’azione di una entità esterna (il Creatore di tutte le cose e sovrano su di esse) uno “sguardo” che ha come effetto la creazione di possibilità di vita alternative, che possono cambiare il destino di un essere vivente, ma che è vincolato alla volontà dell’essere vivente, se cioè aderire o meno a questa nuova possibilità.  

Questo aspetto di qualcosa di esterno che interviene nel destino di tutte le persone è presente pressoché il tutte le religioni, ed è ciò che crea il comportamento religioso individuale e collettivo.

In una psicoterapia abitativa, sono necessari l’aspetto psichico ma anche quello trascendentale, in quanto è quello che sostiene l’etica della persona, etica che in se ha una base intangibile, quindi esistenziale non percepibile, ma sentita come reale e vera, di solito viene chiamata coscienza, o quella cosa che ha sede nell’anima.

Ora però resta da definire l’idea se: la “percezione esistenziale” sia in se formalizzata dal campo P, cioè dalla mente, oppure autosufficiente, cioè, affermato che la nostra mente crea (formalizza) il tempo, lo spazio, i colori, i suoni, i movimenti del corpo in uno spazio e in un tempo (cognitivismo puro) resta da capire dove nascono le idee, l’etica, la conoscenza, l’arte, e via dicendo, ovvero ciò che è psichicamente intangibile, cioè la mente fa nascere ciò che è tangibile, e fin qui questo è dimostrato, ma ciò che non lo è dove nasce? Nel campo trascendente o in quello mentale? Tenendo presente che in questa teoria il cervello è come un ponte, che fa transitare da un lato all’altro la formalizzazione delle diverse  UEEI, ovvero diamo per scontato che se il cervello mancasse a un essere vivente, all’essere vivente mancherebbe la possibilità di formalizzare la realtà, ma continuerebbe a essere in possesso delle sue UEEI che però non potrebbero avere espressione energetica identitaria in quanto mancherebbe una conversione in UEEI specifiche di campo in cui avviene la loro espressione energetica identitaria. Ovvio questo non è scientificamente certo, ma nemmeno il riduzionismo è certo, è una scelta che si fa per poter procedere con una ipotesi teorica.

Ora quello che definiamo come “empirico” (tangibile) lo immaginiamo come un insieme di atomi legati fra loro come se fossero particelle.

Ma in chimica quantistica si definisce il legame fra atomi non come se gli elettroni si comportassero come particelle classiche, in questo caso la chimica non esisterebbe, in quanto occuperebbero posizioni definite, senza alcun meccanismo per legare gli atomi insieme, quale sarebbe la forza esterna che collocherebbe le particelle nelle posizioni giuste per determinare una molecola? La meccanica quantistica predice un comportamento diverso. Gli elettroni sono rilevati come particelle, ma sono descritti da funzioni d’onda che si estendono nello spazio. Queste onde possono sovrapporsi tra gli atomi. Quando lo fanno, l’energia totale può diminuire, stabilizzando il sistema. I legami chimici si formano perché gli elettroni si legano come onde, non come particelle classiche. Quindi il campo P (la mente) crea cognitivamente la realtà, che però è una realtà che si differenzia in base a legami come onde e non come particelle, questo rende la realtà della fisica classica, sostenuta da legami chimici uniti come onde e non come particelle, cioè fluttuano in un brodo semidenso di energia, fatto al 90% di un vuoto che però non esiste, comparendo e scomparendo come se fossero le onde del mare, e questo avviene sia nella realtà materiale (tangibile) che immateriale (pensiero, emozioni, etica….) e nel momento in cui uno o più osservatori prestano attenzione al fenomeno si estrinseca l’unità di espressione energetica sia che dia luogo a qualcosa che definiamo concreto sia che dia luogo a qualcosa che definiamo impalpabile.

Quindi potremmo ipotizzare che “lo sguardo di D.” (e relativa percezione esistenziale individuale identitaria) possa avvenire in tutti e tre i macrocampi FPT, non è poi cosi illogica la cosa se pensiamo alla casistica miracolistica che afferma fenomeni trascendentali che si estrinsecano nel materiale, come guarigioni che la scienza medica non saprebbe spiegare. Quindi la percezione esistenziale si forma in tutti e tre i campi FPT, avendo in se anche un aspetto fisico, se non altro nel ricordo di un sé corporeo del bambino trascorso, o adulto in un tempo trascorso.

PAOn appunti 4

IL SOGNO nella PAOn

nota 1

Abbiamo sempre immaginato il sogno come un prodotto della mente (campo P). Freud fu più acuto perché immaginò il sogno come l’espressione di un’energia pulsionale che apparteneva alla realtà fisica, del corpo (campo F).

Il sogno è la realtà così come esiste senza il nostro filtro cognitivo; il sogno è una espressione energetica identitaria, di campo energetico (quantistico), cioè il sogno è la realtà mentre la veglia è una interpretazione cognitiva della realtà che viviamo durante il sogno e il sonno.

Durante il sonno il corpo viene sconnesso, in realtà è sconnessa la mente che interpreta il corpo nella realtà fisica; nel sogno, come nella fisica quantistica, non esiste lo spazio, non esiste il tempo; immagini di vissuti durante la veglia si comportano come onde di probabilità che emergono e scompaiono; nel sogno viene rimossa la realtà costruita in modo cognitivo dalla mente; quando la mente (campo P) si perturba per la sua realtà “psico-quantistica” così come appare nel sogno, noi ci svegliamo, perché siamo turbati dal fatto che la realtà “psico-quantistica” ci appare come incontrollabile; penso che non sia l’impatto emotivo legato a un evento rimosso, che durante la veglia, emergendo nel sogno, ci fa svegliare; penso sia il contrario: ci fa svegliare un’espressione energetica probabilistica incontrollabile, di immagini che ci riguardano. 

Quindi in teoria, analizzando i sogni potremmo capire quali sono gli effetti dei rimedi omeopatici; se varia il sogno, il genoma energetico sincronizzato o meno, nella sua realtà di campo, durante il sogno, dovrebbe estrinsecarsi come variato dal rimedio omeopatico (sincronizzato) o non variato.

La psicoterapia abitativa omeopatica, permette, attraverso l’analisi del sogno e delle associazioni libere, di verificare l’effetto profondo di un dato rimedio omeopatico. Diversi omeopati hanno scritto questo, i sogni dei loro pazienti venivano modificati. 

Per esempio può capitare che dopo un rimedio il paziente sogni di aver ritrovato persone che sono morte; questo può essere in quanto il campo T (trascendentale) in effetti potrebbe essere in comunicazione con alcune UEEI di defunti. Oppure dopo un rimedio potrebbe sognare una soluzione matematica a un problema che non riusciva a risolvere; qui ci sarebbe un collegamento con il campo P. Oppure dopo un rimedio potrebbe sognare di sentirsi bene e dopo il risveglio accorgersi che la sua malattia sta scomparendo; qui ci sarebbe l’UEEI nel campo F ad avere una sincronizzazione al rimedio. Il sonno già di suo “riequilibra” l’energia pulsionale, e favorisce la guarigione, si tratta solo di capire se può darci indicazioni sugli effetti dei rimedi omeopatici. Chiaro, questa ipotesi andrebbe dimostrata in uno studio apposito, perché con il solo studio dei casi clinici probabilmente non emergerebbe.

nota 1

Il vuoto quantistico

A differenza del vuoto “classico”, che è statico e privo di contenuto, la meccanica quantistica descrive il vuoto come dinamico: i campi quantistici che riempiono lo spazio fluttuano costantemente anche nel loro stato di minima energia. (i sogni quantici fluttuerebbero in questo modo)

Queste fluttuazioni quantistiche generano coppie di particelle e antiparticelle virtuali che appaiono e scompaiono in tempi brevissimi, come previsto dal principio di indeterminazione di Heisenberg. (ΔE Δt ≥ ħ/2) (nella nostra teoria dell’abitabilità le UEEI sarebbero costituite da una parte in ombra e una visibile)

Sebbene invisibili, i loro effetti possono essere misurati sperimentalmente, ad esempio con l’effetto Casimir.

Implicazioni cosmologiche (nella nostra teoria i macrocampi FPT)

L’energia del vuoto è strettamente legata all’energia oscura, responsabile dell’accelerazione dell’espansione dell’universo.

Tuttavia, la densità di energia del vuoto calcolata teoricamente è enormemente superiore a quella osservata, creando una grande discrepanza nota come problema della costante cosmologica — uno dei maggiori enigmi della fisica moderna.

Questa energia esercita inoltre una pressione negativa, che agisce come una forza di repulsione gravitazionale su scala cosmica.

Le prove sperimentali: l’effetto Casimir

L’effetto Casimir dimostra l’esistenza dell’energia di punto zero. (Coppie di particelle virtuali (fotoni, elettroni-positrone, ecc.) nascono e si annichiliscono istantaneamente dal nulla, creando un “mare” di energia di punto zero (zero-point energy, un po’ come nei sogni)

Quando due piastre metalliche parallele sono poste molto vicine, vengono attratte tra loro anche senza alcuna carica o energia esterna.

Questo avviene perché:

All’esterno delle piastre agiscono molte più lunghezze d’onda del campo elettromagnetico di punto zero;

All’interno, solo determinate lunghezze d’onda possono esistere.

La differenza di pressione tra interno ed esterno spinge le piastre una verso l’altra.

L’effetto è osservabile solo a distanze nanometriche, ma costituisce una delle prove più dirette che il vuoto quantistico non è affatto vuoto, bensì un mare di energia fluttuante.

(Quando metti due piastre conduttrici parallele molto vicine:

  • Solo i modi (lunghezze d’onda) che “stanno dentro” lo spazio tra le piastre possono esistere (quelli con λ/2 multipli interi della distanza d tra le piastre, come in una cavità risonante).
  • Tra le piastre → meno modi permessi (soprattutto quelli a lunga lunghezza d’onda sono esclusi).
  • Fuori dalle piastre → tutti i modi sono possibili, densità di fluttuazioni maggiore.

Risultato: maggiore “pressione” di fluttuazioni dall’esterno che spinge le piastre verso l’interno → forza netta attrattiva.

Un’analogia classica (non perfetta ma utile): immagina il vuoto come un “gas” di particelle virtuali che rimbalzano ovunque. Tra le piastre alcune non possono rimbalzare → meno urti interni → le piastre vengono “spinte” insieme dalla pressione esterna.

La forza per unità di area F/A è:

F/A = -\frac{\pi^2 \hbar c}{240 d^4}

dove:

  • ħ = h/2π (costante di Planck ridotta),
  • c = velocità della luce,
  • d = distanza tra le piastre.

la teoria quantistica dei campi (QFT), dove il vuoto è un campo quantistico con energia di punto zero, le fluttuazioni producono particelle virtuali che esistono per tempi brevissimi (grazie al principio di indeterminazione). Se un confine (es. uno specchio) accelera a velocità relativistiche, “strappa” queste coppie virtuali, separandole prima che si annichiliscano. Una particella diventa reale, l’altra viene assorbita dallo specchio, risultando in radiazione Casimir (fotoni emessi).

l’effetto Casimir dinamico è la “versione accelerata” che trasforma fluttuazioni virtuali in radiazione reale (senza alterare il principio di conservazione dell’energia) secondo la nostra ipotesi il rimedio omeopatico potrebbe funzionare attivando dal vuoto quantistico, per noi l’ombra nelle UEEI, la “forza vitale” necessaria a sincronizzare il genoma energetico-quantistico a livello di una lunghezza d’onda che sta dentro e che è “pulita” in quanto molto diluita.)

dr Mario Esposito (divulgatore scientifico) il corsivo è mio.

PAOn precisazioni per l’AIFA i rimedi omeopatici non sono farmaci

L’AIFA l’agenzia italiana per l’approvazione dei farmaci richiede QUALITA’ EFFICACIA SICUREZZA, anche l’acqua minerale può avere caratteristiche di qualità e sicurezza, ma manca la dimostrazione della sua efficacia circa una precisa indicazione terapeutica, se una persona è disidratata e bevendo acqua sta meglio questo non indica che l’acqua è efficace contro la disidratazione, e l’acqua non ha bisogno di essere prescritta da un medico, o da un veterinario o consigliata da un farmacista, a monte non necessità di un atto medico. Inoltre una sostanza per essere considerata un farmaco ha bisogno di dimostrare la presenza di una molecola (concentrazione) e questo non può avvenire con i rimedi omeopatici che hanno diluizioni superiori alla 6 CH. Che i rimedi omeopatici vengano chiamati dagli omeopati medici farmaci, al fine di poter avere un’esclusiva sulla prescrizione, è un comportamento fraudolento, peraltro sostenuto dagli ordini professionali dei medici?, e questo di certo non aiuta a riprendere credibilità verso i medici dopo i comportamenti che si sono visti durante la pandemia da covid. Inoltre i rimedi omeopatici non sono sintetizzati chimicamente in laboratorio e prodotti industrialmente, su larga scala, a dire il vero, vista la tradizione omeopatica, sarebbero più adatti come prodotti galenici, e sembra che questi fraintendimenti volti a etichettarli come “farmaci” derivino più da azioni di “profitto-mercato” / marketing, la dove l’esclusiva medica alzerebbe il prezzo del rimedio, e la produzione industriale del rimedio su vasta scala ne aumenterebbe la disponibilità ma anche ne potrebbe “inquinare quantisticamente” il rimedio omeopatico.

Silvio Garattini emerito oncologo, circa i prerequisiti dei farmaci.

La prassi sui farmaci richiede questo:

Per la sua approvazione, la qualità del farmaco si intende come la sua conformità costante agli standard definiti in termini di composizione, sicurezza, purezza ed efficacia, garantita da un sistema rigoroso di Quality Assurance (QA) e Quality Control (QC), assicurando che sia idoneo allo scopo (Fit for Purpose) attraverso processi produttivi (GMP) e test scientifici (Farmacopea) che ne verificano l’identità e la stabilità, dall’ingrediente attivo al prodotto finito. 

Aspetti chiave della qualità del farmaco per l’approvazione:

  1. Identità e Purezza: Il farmaco deve contenere solo gli ingredienti previsti, nelle giuste proporzioni, e deve essere privo di impurità dannose.
  2. Efficacia: Deve raggiungere lo scopo terapeutico per cui è stato sviluppato (es. abbassare la febbre).
  3. Sicurezza: I benefici devono superare i rischi, minimizzando effetti collaterali nocivi.
  4. Good Manufacturing Practices (GMP): Un insieme di regole che assicurano che i processi di produzione, controllo e confezionamento siano standardizzati e di alta qualità.
  5. Quality Control (QC): Attività di campionamento e analisi chimiche e microbiologiche su materie prime, prodotti intermedi e farmaci finiti.
  6. Dossier di Registrazione: L’azienda deve presentare un dossier standard (CTD) che dimostri la qualità attraverso dati scientifici e studi clinici.
  7. Farmacopea Europea (Ph. Eur.): Fornisce gli standard ufficiali e i metodi analitici vincolanti per il controllo di qualità in Europa.
  8. Quality by Design (QbD): Un approccio che progetta la qualità nel prodotto fin dall’inizio, considerando forma farmaceutica, dosaggio, concentrazione e stabilità (Shelf Life). 

In sintesi, l’efficacia è un requisito fondamentale, valutato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e dalla Commissione Europea, che assicura sia prodotta secondo i più elevati standard internazionali.

AIFA https://www.aifa.gov.it/medicinali-omeopatici

Autorizzazione dei farmaci

Per essere commercializzato in Italia un medicinale deve aver ottenuto il rilascio dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) da parte dell’AIFA o della Commissione Europea. L’AIC viene rilasciata a seguito di una valutazione scientifica dei requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia del medicinale.

Per ottenere l’AIC il richiedente è obbligato a presentare una domanda costituita da un dossier che contiene informazioni riguardanti aspetti chimico-farmaceutici, preclinici e clinici, strutturato secondo un formato standardizzato (CTD – documento tecnico comune). I dati e gli studi presentati a supporto della domanda di AIC devono essere conformi a orientamenti e linee guida definiti a livello europeo.

Le procedure autorizzative previste dalla normativa europea sono:

  • procedura nazionale
  • procedura di mutuo riconoscimento e procedura decentrata
  • procedura centralizzata
  • importazione parallela

Salvo casi specifici, l’AIC ha validità quinquennale rinnovabile per ulteriori cinque anni o indeterminatamente.

3. Procedura di autorizzazione ordinaria (art. 18 c. 1, primo periodo, Decreto lgs 219/2006)

Per i medicinali omeopatici che non presentano i requisiti elencati all’art.16 del Dlgs. 219/2006, si applica una procedura analoga a quella prevista per i medicinali allopatici (artt. 8, 10, 11, 12, 13 e 14 del D.lgs n. 219/2006) che prevede la presentazione di documentazione relativa a qualità, sicurezza ed efficacia.

In questo caso il dossier autorizzativo deve contenere studi clinici a supporto delle indicazioni terapeutiche richieste. Pertanto il medicinale omeopatico autorizzato con tale procedura sarà in possesso di indicazioni terapeutiche.

Attualmente nessun medicinale autorizzato dall’AIFA rientra in questo tipo di procedura.

4. Procedura autorizzativa sulla base della medicina omeopatica praticata in Italia (art. 18, c 1, 2° periodo, D. lgs. n. 219/2006)

Per i medicinali omeopatici che non presentano i requisiti elencati all’art.16 del D.lgs. 219/2006 è possibile usufruire di una procedura autorizzativa basata sulla tradizione omeopatica riconosciuta e praticata in Italia. In questo caso possono essere previste (con decreto del Ministero della Salute sentita l’AIFA) norme specifiche per le prove precliniche e cliniche, in coerenza con i principi e le caratteristiche della medicina omeopatica praticata in Italia.

Allo stato attuale tale procedura non è stata attivata.

La valutazione dei dossier

Attualmente l’AIFA sta valutando i dossier depositati entro il 30 giugno 2017 e per una parte di essi sono stati rilasciati i provvedimenti di autorizzazione (AIC). Per nessun prodotto in corso di valutazione è prevista un’indicazione terapeutica specifica; ciò significa che non sono stati presentati all’AIFA dati di efficacia ottenuti da studi clinici. Pertanto, per questi prodotti, l’AIFA valuta esclusivamente la qualità e la sicurezza d’uso, in accordo alle linee guida internazionali, ma non ne stabilisce l’uso terapeutico. È responsabilità del medico, sulla base dell’esperienza, definire la modalità di utilizzo.

Definizioni:

  • Per concentrazione ponderale di sostanza si intende una preparazione omeopatica nella quale la sostanza è analiticamente rilevabile (può essere quantificata secondo le metodiche analitiche ufficiali);
  • Per tinture madri si intendono le preparazioni liquide ottenute dall’azione di un solvente idoneo, generalmente etanolo, su una materia prima attraverso un processo di estrazione che consiste nella macerazione, percolazione o qualsiasi altro metodo eventualmente descritto nella monografie individuali delle farmacopee di riferimento (Farmacopea Europea- Mother tinctures for homoeopathic preparations 2029, monografia generale).
  • Per macerato glicerico si intende la preparazione liquida ottenuta dall’azione del glicerolo (o etanolo o una soluzione di sodio cloruro di idonea concentrazione) su una determinata materia prima (Farmacopea Europea-Homoeopathic preparations 1038).

Da tutto questo ne consegue che l’omeopatia abbia più un’efficacia psicoterapeutica che medica, in quanto la prescrizione di farmaci, oltre a richiedere che il farmaco abbia determinati requisiti di efficacia dimostrata, cosa che i rimedi omeopatici non hanno, ha invece un’efficacia in termini di saper indurre il paziente a mobilitare la propria energia vitale, e guarire tramite un processo più psicoterapeutico che medico. Infatti i rimedi come descritti dalla tradizione omeopatica hanno una definizione personologica, che in teoria riguarda la competenza degli psicologi più che dei medici.

PAOn appunti 3

definizione di PAOn

Definizione di: Psicoterapia Abitativa Omeopatica (PAOn)

La PAOn (Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturale) fa riferimento alla HT (Habit Theory), in cui si ipotizza una realtà energetica subatomica che la nostra mente (campo psichico P) formalizza allo scopo di rendere “identitario” il processo “abitativo” nel campo da parte dell’UEEI (Unità di Espressione Energetica Identitaria), in modo che l’associazione delle UEEI di un individuo sia messa nella condizione di poter agire in modo volitivo (libero arbitrio) secondo una gradualità di consapevolezza-coscienza (conscio-inconscio / genoma energetico doppio: espressività/ombra), così da realizzare un’esistenza identitaria all’interno di un universo energetico in cui abitano tutte le UEEI di tutti gli individui (esseri viventi) esistenti.

Il contesto è un naturale il meno antropizzato possibile, quindi un contesto naturale in cui si tende a un sincronismo spontaneo naturale complesso e completo e non derivato dalla modificazione chimica farmaceutica di un processo fisiologico (farmaco) e o psicologico (psicofarmaco), abitativo volto al rispetto della natura intesa come costituita da entità individuali come nell’essere umano (UEEI).

Il concetto di “abitare” è riferito all’etimologia della parola “architettura”, laddove arché sta per struttura-fondazione e técton per costruzione, delimitazione del campo. Ovvero: l’UEEI abita il campo “natura” (la cui etimologia dal latino habitare è riferita a un verbo frequentativo di habere = “avere”, che significa “avere per sé”, “tenere stabilmente”, “dimorare”, con un’idea di uno stare duraturo e di presenza prolungata in un luogo). Questo indica l’abitabilità dell’UEEI in un campo che ne permette una specifica espressione energetica (di tipo biologico (natura)– campi fisici –, psichico – campi P – e trascendentale – campi T –), rendendo possibile l’associazione con le altre UEEI nei vari campi energetici (vedere appunti precedenti).

Esiste una componente reale (energia subatomica) e una adattata all’UEEI che la abita e la condivide con altre UEEI di altri individui energetici. Da qui deriva il rapporto fra “abitare” (stare, possedere, da cui deriva l’identità del soggetto) e architettura, la cui etimologia deriva da architéktōn, parola composta dai termini ἀρχή (árchē) e τέκτων (téktōn), dove arché significa fondare (abitare stabilmente) e téctōn adattare a sé autentico la relazione fra sé e realtà, cioè costruire un espressività al campo adatto alla propria identità.

Qui ovviamente il riferimento è di tipo junghiano, secondo i principali concetti della teoria junghiana:

  • L’individuazione, che è il processo di diventare una persona unica e completa, differenziandosi dal collettivo e integrando tutte le parti della propria psiche (conscio e inconscio) per realizzare il proprio vero Sé; un concetto centrale nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung. Non è individualismo, ma un percorso di autorealizzazione e integrazione che porta a scoprire e sviluppare le proprie qualità specifiche, unificando l’Io con il Sé in un equilibrio armonico;
  • L’ombra, che è un aspetto inconscio della personalità che l’ego cosciente non riconosce in sé stesso; oppure la totalità dell’inconscio, ossia tutto ciò di cui una persona non è pienamente cosciente. L’ombra è quindi il lato sconosciuto di sé stessi. Ma anche inconscio collettivo.

L’eventuale incontro con l’ombra gioca un ruolo centrale nel processo di individuazione, che è il processo fondamentale per diventare se stessi: un percorso di integrazione di tutte le parti della psiche (conscie e inconscie) per realizzare la propria totalità e autenticità. Pertanto, nella relazione con il paziente è necessario sospendere il ruolo che si esercita nell’istante in cui la persona rende più stabile questo processo. In altre parole, nel caso di un medico, il solo ambulatorio in cui avviene l’incontro è fonte di attribuzione medica e pertanto di “attribuzione di etichetta di malattia”, che non può essere accorpato al processo di individuazione o al processo che favorisce nel soggetto l’incontro consapevole con la propria ombra. Per questo motivo il medico, per il ruolo che esercita, non può favorire il Sé autentico, se non in modo dissonante e pertanto più facilmente vira verso un falso Sé.

L’individuazione junghiana non va confusa con la psicoterapia umanistica empatica (per esempio quella di C. Rogers): la psicoterapia umanistica non entra nel nucleo inconscio della persona (ombra) e pertanto non gioca un ruolo di svelamento.

Il processo di individuazione non può essere un atto medico: può essere solo uno psicoterapeuta (e pertanto che si presenti come tale) che utilizza un approccio psicoterapeutico junghiano, ma non un medico. Quindi non concordo con il dr Bruno Galeazzi, che ne dà un’interpretazione diversa.

[Link originale: https://www.ilmedicoomeopata.it/falso-e-autentico-se-dalla-ferita-dell-adattamento-alla-verita-dell-essere/]

Quindi, nella PAOn, la psicoterapia ha la necessità che non ci sia un ruolo forte e molto definito come nel caso dei medici, ma che ci sia una relazione incisiva ma molto rispettosa con la persona che si intende aiutare a guarire.

In PAOn la terapia è principalmente mirata sul campo P psichico, in quanto l’unico campo libero di definire il modo con cui si traduce la realtà energetica (per sua natura senza forma, ma con probabilità funzionali anch’esse “stabilizzate” – abitate – e “possedute” dalle UEEI che si trovano nei campi P). Motivo per cui la si definisce psicoterapia.

La psicoterapia PAOn, trova una realizzazione nell’individuazione del Sé autentico della persona, in modo che sia possibile fondare e costruire una specifica espressione energetica identitaria congruente al genoma energetico della persona, rispettando la parte ombra del genoma. Per così dire, i mattoncini (tecton) per costruire l’abitabilità energetica si trovano nei rimedi omeopatici, laddove alcuni tratti del genoma energetico si sono desincronizzati. A questo livello l’energia non ha forma ne tempo ne spazio, e fluttua in “movimento energetico” che ne contraddistingue la caratteristica energetica dei campi (FPT). Il rimedio omeopatico contiene, per così dire, quel tratto energetico sincronizzato che l’individuo possiede nelle sue UEEI (in HT ogni individuo possiede tutti i tratti genetici esistenti, come è per il genoma biologico, ma ne attiva solo una minima parte e solo quelli attivati specificano l’UEEI). Questo permette al rimedio omeopatico di “parlare” con l’ombra del genoma dell’individuo che ha lo stesso tratto desincronizzato e, assieme alla relazione terapeutica corretta, permette che questa informazione passi al filamento genetico energetico non in ombra, cioè sul filamento di espressività energetica, portando a una stabile guarigione se il processo terapeutico è corretto. Oppure può capitare che ci sia un dinamismo identificatorio con i desideri del terapeuta e in questo caso si potrebbe avere una “suggestione” di guarigione che però è instabile, cioè non è una vera guarigione.

PAOn appunti 2

teoria della PSICOTERAPIA ABITATIVA OMEOPATICA naturale, PAOn

Habit Teory Psychohomeopathy

Il tempo non esiste, lo creiamo noi per esempio tramite è la memoria procedurale di una serie di movimenti di cui facciamo esperienza, è il movimento che crea il tempo, cioè l’esperienza dell’UEEI nel campo (insieme di UEEI che fanno esperienza nei vari campi FPT e sottocampi) l’esperienza delle nostre UEEI, corrispondono all’esperienza del movimento. Per esempio prima di attraversare la strada guardo l’orologio, poi attraverso la strada e riguardo l’orologio che segna per esempio 10 secondi, quello che “memorizzo” (ciò di cui faccio esperienza) è il movimento del mio corpo e l’aver visto l’orologio prima e dopo, questa nozione di tempo viene accumulata nelle varie esperienze quotidiane di vita, e l’idea del tempo (deriva dall’esperienza della percezione visiva della posizione del sole o delle lancette dell’orologio, o dal numero sullo smart phone) è associata all’esperienza motoria. In questo senso il tempo e lo spazio non esistono ma sono costruzioni condivise, che facciamo noi, in base all’esperienza visiva-motoria, la dove anche l’esperienza visiva è data dall’azione motoria degli occhi. Nella fase rem sogniamo di muoverci? e muoviamo gli occhi…

Proviamo ad analizzare i seguenti casi clinici famosi:

Clive Wearing è uno dei casi più gravi e famosi di amnesia nella storia della neurologia. È un musicologo, direttore d’orchestra, tenore e pianista britannico di grande talento, esperto di musica antica.

Nel marzo 1985, all’età di 46 anni, contrasse una rara complicanza del virus herpes simplex (tipo 1, lo stesso che causa l’herpes labiale comune), che provocò una grave encefalite erpetica (herpesviral encephalitis). Il virus attaccò il suo sistema nervoso centrale, distruggendo in modo esteso i lobi temporali mediali bilaterali, in particolare l’ippocampo e le strutture circostanti, aree cruciali per la formazione e il consolidamento dei ricordi a lungo termine.

Conseguenze sulla memoria

  • Amnesia anterograda profonda: non riesce a formare nuovi ricordi dichiarativi (episodici o semantici). La sua memoria di lavoro dura solo pochi secondi (da 7 a 30 secondi al massimo). Ogni momento è come un “risveglio” continuo dal coma: si sente sempre appena cosciente per la prima volta.
  • Amnesia retrograda grave: ha perso quasi tutti i ricordi del passato, inclusi eventi della sua vita, nomi di familiari (ricorda solo vagamente di avere figli da un matrimonio precedente), ma sa di essere stato un musicista e riconosce istantaneamente sua moglie Deborah (che ha sposato poco prima della malattia e che ama profondamente – ogni volta che la vede la saluta con gioia immensa come se non la vedesse da anni).

La parte sorprendente: la musica resta intatta

Nonostante tutto, la sua abilità musicale è rimasta praticamente perfetta (memoria procedurale e implicita preservata):

  • Suona il pianoforte e l’organo in modo magistrale
  • Legge a prima vista partiture complesse (sight-reading)
  • Dirige un coro
  • Improvvisa, traspone, ornamenta e segue indicazioni metronomiche

Non ricorda di aver imparato quei brani, né riconosce i titoli o i compositori quando glieli nominano (ricorda solo pochissimi nomi come Bach, Handel, Beethoven), ma quando suona è completamente immerso nel momento, e la musica lo fa sentire “vivo” per quei brevi istanti.

Le neuroscienze interpretano questo come una memoria procedurale (abilità motorie e skills apprese, come suonare uno strumento) che è conservata in aree cerebrali diverse dall’ippocampo (principalmente corteccia motoria, cervelletto e gangli della base), mentre la memoria dichiarativa (fatti, eventi, chi sono le persone) dipende proprio dalle zone danneggiate.

Questo caso ci dimostra che esistono diversi tipi di memoria, e che non c’è neccessariamente un nesso fra tempo e memoria (so cos’è il tempo ma se me lo chiedono non so dirlo sant’Agostino). In casi di lesione quello che scompare non è tanto “l’ippocampo” ma è “l’espressività” delle unità di espressione energetica identitaria, (sapere chi sono), e restano integre alcune “espressività” delle unità di espressione energetica, se manca l’espressività nel campo fisico (lobi temporali e ippocampo in questo caso) di una delle funzioni cognitive, in altri micro campi le UEEI che erano in F possono essere migrate in P e T o in altri sotto campi di F per esempio nelle “allucinazioni” cognitive, ma questo non compromette la funzione esecutiva di suonare, in quanto è preservata l’espressività delle altre UEEI, quindi Klive suona e legge la musica ma non ricorda di averlo fatto (perchè c’è una lesione o perchè vi è stata una migrazione delle UEEI in altri campi?) Clive mantiene il ritmo musicale, ma non mantiene il ricordo di cosa ha fatto nel tempo di poco precedente, quindi il tempo è una ricostruzione condivisa con le UEEI di altri individui, che facciamo in base all’esperienza di MOVIMENTO, cioè di cui le UEEI fanno esperienza nel campo fisico.

Altro esempio è il caso: 

Henry Gustav Molaison nacque il 26 febbraio 1926 nel Connecticut (USA) e morì il 2 dicembre 2008 all’età di 82 anni. Fin da bambino soffriva di epilessia grave e farmacoresistente: aveva avuto un lieve trauma cranico a 7 anni (un incidente in bicicletta), e dagli 10 anni presentava crisi petit mal, che dai 15 anni divennero gravi crisi tonic-cloniche generalizzate. Le crisi erano così frequenti e debilitanti da impedirgli una vita normale: non poteva lavorare stabilmente né stare solo.

Nel 1953, all’età di 27 anni, accettò un intervento chirurgico sperimentale proposto dal neurochirurgo William Beecher Scoville. L’obiettivo era rimuovere la fonte delle crisi epilettiche. Poiché gli esami non individuavano un focus preciso, Scoville optò per una resezione bilaterale dei lobi temporali mediali (bilateral medial temporal lobectomy), rimuovendo circa gli anteriori 2/3 dell’ippocampo su entrambi i lati, insieme a gran parte dell’amigdala, della corteccia entorinale, peririnale e altre strutture adiacenti.

L’operazione ridusse significativamente le crisi (anche se non le eliminò del tutto), ma ebbe un effetto collaterale devastante e imprevisto: amnesia anterograda profonda (incapacità di formare nuovi ricordi a lungo termine).

Le conseguenze sulla memoria

  • Amnesia anterograda grave: Non riusciva a formare nuovi ricordi dichiarativi (episodici o semantici). La sua memoria di lavoro durava solo 20-30 secondi: ogni momento era come un “risveglio” continuo. Non ricordava conversazioni appena fatte, volti nuovi, eventi quotidiani. Viveva “intrappolato nel presente”.
  • Amnesia retrograda moderata: Perse gran parte dei ricordi degli ultimi 1-11 anni prima dell’operazione (amnesia temporale graduale), ma conservava ricordi d’infanzia, fatti generali pre-1953 e la sua identità di base.
  • Memorie preservate:
    • Memoria procedurale/implicita (abilità motorie apprese): imparava nuove skills (es. disegno allo specchio, mirror tracing) migliorando nel tempo, pur non ricordando di averle esercitate.
    • Intelligenza, linguaggio, percezione, personalità: rimasero intatti (QI sopra la media).

Questo dimostrò per la prima volta che la memoria non è unitaria: esistono sistemi multipli. L’ippocampo è cruciale per la formazione e il consolidamento dei nuovi ricordi dichiarativi (espliciti), ma non per le memorie procedurali (implicite), immagazzinate altrove (cervelletto, gangli della base, corteccia motoria).

L’impatto scientifico

Studiato per oltre 50 anni da Brenda Milner (che lo definì per primo), Suzanne Corkin e decine di ricercatori (oltre 100 collaboratori), H.M. fornì prove decisive che:

  • L’ippocampo è essenziale per convertire la memoria a breve termine in quella a lungo termine.
  • Esistono memorie esplicite (dichiarative) vs. implicite (non coscienti).
  • La memoria episodica/autobiografica dipende dalle strutture mediali temporali.

Ma se si approccia in termini si fisica sub atomica, come nella teoria della psicoterapia omeopatica abitativa, quello che vediamo come assenza dell’ippocampo, è in realtà assenza dell’espressività delle UEEI nel macrocampo fisico, in particolare nei micro campi fisico-neuronale, molecolare, cellulare, elettroconduttivi associativi del cervello, metabolici endocrini, eccetera, cioè tutte le funzioni necessarie per la specifica funzione mnemonica che sono in realtà espresse in una complessità di campi di espressione energetica in cui le UEEI abitano (abitano quantisticamente ) e nella loro espressività si sincronizzano con le altre UEEI definendo ogni individuo nella sua realtà, realtà che è atemporale e non spaziale.

Il linguaggio grafico-fonetico che sto utilizzando ora mi permette di creare il concetto di realtà che voglio esprimere ma non è in sé la realtà, come l’ippocampo non è in sé la realtà ma uno strumento (campo) una rappresentazione visivo-verbale di una presunta realtà, la realtà è data dalle UEEI di tutti gli individui viventi, e dai campi (ambiente di espressività sub atomica) in cui abitano e da cui emigrano o immigrano.

PAOn appunti 1

teoria della PSICOTERAPIA ABITATIVA OMEOPATICA naturale, PAOn

Habit Teory Psychohomeopathy

La psicologia (etimologicamente studio dell’anima), nella sua applicazione psicoterapeutica: cura dell’anima, intende nel suo paradigma concettuale di anima 3 aspetti: la parte fisica (sistema neuronale centrale e periferico) la parte mentale (pensiero percezione) la parte trascendentale (sentimenti, emozioni, spirito) che nella teoria dell’abitare sono siglati FPT.

La psicomeopatia abitativa è una teoria di psicoterapia che usa il paradigma psico-cognitivista, con riferimenti: ippocratico-paracelsico-omeopatici, per la psicoterapia.

La psicomeopatia abitativa non si occupa di curare le malattie fisiche con i criteri scientifici riconosciuti in medicina, ovvero in base a paradigmi curativi chimico-farmacologici e chirurgici, e rimanda alla professione medica tale competenza.

La psicomeopatia abitativa, poggia su paradigmi tradizionali, filosofici, concettuali, che abbiano una base logico-teorica e applicativa, discostandosi dai paradigmi empirico materialistici della medicina contemporanea, pur appoggiandosi su basi scientifiche, in particolare sulla fisica sub-atomica, cercando di reinterpretare alla luce delle attuali evidenze in fisica quantistica, le intuizioni filosofiche secolari e millenarie, come per esempio il concetto filosofico di cura di ippocrate, Galeno (l’imperatore Marco Aurelio lo consideravano un filosofo professionale che praticava la medicina come attività marginale), Avicenna (fisico e filosofo persiano) e altri terapeuti che si sono opposti con le loro teorie terapeutiche alla medicina ufficiale del tempo in cui vivevano, come per esempio Edward Bach (botanico, radiato dall’albo dei medici inglesi) von Bönninghausen (architetto e giurista americano), Samuel Hahnemann (abbandonò la professione medica di cui non condivideva nulla, per fare il traduttore, poi diede vita al movimento omeopatico dopo aver capito che la china in preparazioni altamente diluite produceva i sintomi della malaria), W. H. Schuessler (importane membro del movimento omeopatico tedesco da cui si discostava in quanto nei suoi preparati terapeutici manteneva concentrazioni minime, ma sopra il numero di Avogadro), e molti altri che con la medicina convenzionale si sono sempre scontrati, e da essa sono stati denigrati, fino agli ultimi decenni, periodo storico caratterizzato dall’impronta mercantile su quasi tutto, anche sulle professioni scientifiche, che ha visto rocambolesche e contraddittorie operazioni legislative (tranne che negli Stati Uniti) e negli ultimi due decenni, ambigue sentenze giudiziali (almeno in Italia), mentre in Germania sono state delegate le singole regioni a decidere se l’omeopatia fosse di, esclusiva pertinenza medica oppure no, infatti in Germania dove è nato il movimento omeopatico, in alcune regioni l’omeopatia è libera, in altre è limitata ai medici. I medici convenzionali, più del 90% circa, non vedono di buon grado che alcuni colleghi spaccino i rimedi omeopatici come:

medicinali omeopatici immessi in commercio senza particolari indicazioni terapeutiche ed in una forma farmaceutica (direttiva 2001/83/CE del parlamento europeo e del consiglio del 6 novembre 2001)

https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2001:311:0067:0128:it:PDF

Comunque al momento l’omeopatia, che non ha evidenze scientifiche, è cioè considerata tale dai giudici italiani, i quali non hanno titolo per affermare la scientificità medica dell’omeopatia, per giustificare la base della sentenza di omeopatia in quanto: “atto medico” quindi esclusivo dei medici, cioè da una magistratura su cui ci sono delle criticità tanto è vero che è imminente un referendum consultivo per l’approvazione di una riforma che lasci meno spazio a valutazioni soggettivistiche spesso poco sostenibili.

Premesso questo, la teoria sulla psicomeopatia abitativa naturale si occupa di formulare una teoria scientifica e basata sull’osservazione della natura, in modo più ampio, e sull’applicabilità dei rimedi omeopatici nella psicoterapia in quanto “atto dello psicologo”, cioè di sola pertinenza della psiche e non delle patologie corporee.

Questa delimitazione garantisce il rispetto delle competenze professionali e l’inquadramento della teoria come proposta innovativa all’interno della psicoterapia, lontana da qualsiasi pretesa di cura medica organica.

HT appunti 18

sincronizzazione identitaria nei campi

Ora consideriamo un individuo costituito da miliardi di UEEI, che si muovono in miliardi di campi ad espressività energetica differente (raggruppati nei 3 macrocampi FPT, fisico, psichico, trascendentale) in cui immaginiamo che ogni UEEI vibri energeticamente in modo sincronizzato a tutte le altre sue UEEI, analogicamente come avviene per gli elettroni in cui:

“vi è connessione fra: Ordine esclusione e campo unificato, ogni elettrone è come se avesse 4 numeri che contraddistinguono la sua posizione, nessun elettrone ha la stessa serie di numeri (principio di esclusione), il quarto numero è la proprietà non descrivibile classicamente lo spin, in ogni orbitale sono presenti 2 elettroni che orbitano in senso contrario con spin opposto non si ammassano, girano in modo ordinato e possono condividere lo stesso orbitale”

In base alla coerenza al principio frattalico, secondo cui ciò che avviene nel micro avviene nel macro e nelle parti intermedie,

ipotizzo che: a livello sub atomico, quindi più piccolo dell’elettrone, ogni UEEI possa essere come se avesse, una: “serie di numeri che contraddistingue l’individuo” nessun individuo ha la stessa serie (principio di esclusione) una parte di questa serie ha proprietà non descrivibili e tipiche dell’espressione energetica individuale di un solo individuo (non si sovrappone la caratteristica soggettiva dell’individuo con l’espressione energetica soggettiva in un campo) tutte le UEEI è come se girassero in modo sincronizzato come in questo video (per esempio dieci palline come gruppi di UEEI che si esprimono energicamente in 10 campi ma la cosa avverrà su scale numeriche molto più ampie)

Esempio analogico di sincronicità individuale dove la ruota sta per esistenza, i canali dove si muovono le palline per espressione energetica individuale in un gruppo di campi collegati e il numero di palline come presenza o meno nei 3 campi FPT Video:

link x scaricare videohttps://www.carlafolettopsicoterapeuta.it/wp-content/uploads/2026/01/sincronizzzazione.mov

per il campo T, “sincronizzazione dei fenomeni umani e divini”, concetto evidenziato anche in Sant’Attanasio (Nn.42-43; PG 25, 83-87)

I tre macro eventi che possiamo osservare nella dimensione fisica: nascita, trasformazione, morte, riguardano un flusso di numerose UEEI da:

  • nascita: PT a F,
  • trasformazione: da F e all’interno dei campi F, P e interno campi P, T e interno campi T, che si trasforma in F con creazione di un tempo e uno spazio immaginario.
  • morte: migrazione di tutte le UEEI da F a P e T. Riguardo il video precedente la morte è come se 3 palline uscissero dalla sincronizzazione e andassero negli altri due, per poi tornarci al momento della nascita, con un nuovo inizio trasformativo di tutte le UEEI.

Questo è concepito più favorevolmente nelle religioni orientali e nelle concezioni della fisica ad esse associate, mentre una sola uscita e una sola possibilità trasformata, è favorevolmente concepita dalle religioni monoteiste. Questo non cambia molto perché semplicemente una volta usciti dalla dimensione fisica, i campi di P e T, andrebbero via via a diminuire di numero fino a diventare una sola pallina totalmente sincronizzata con l’assoluto (resurrezione), o totalmente desincronizzata con l’assoluto, seguendo un principio riunificante o meno, di un possibile merito-misericordia divina, in base al risultato del libero arbitrio esercitato dall’UEEI.

Mentre l’evoluzione in senso di ripetizione trasformava (reincarnazione) potrebbe aggiungere più energia al livello espressivo esperienziale della sincronizzazione complessiva delle UEEI, cioè le dieci palline come nel video salirebbero o scenderebbero verso uno dei due poli, un po’ come l’elettrone si avvicina o si allontana dal suo nucleo, cioè sino ad acquisire più energia (avvicinamento/illuminazione) o disperdersi nel nulla (allontanamento).

HT appunti 17

amplificazione dei sintomi o aggravamento omeopatico e fenomeni che precedono la guarigione psichica

http://www.carlafolettopsicoterapeuta.it/wp-content/uploads/2026/01/genoma-biologico.mov

https://www.facebook.com/watch?v=2251521498669761 (fonte video)

La riparazione del genoma cellulare avviene attraverso delle “semplici proteine sensoriali” che si muovono lungo i filamenti come “silenziosi ispettori” corrispondono alle proteine sensori della risposta al danno del DNA (DNA Damage Response, DDR): molecole come PARP1, MRN complex o RPA riconoscono anomalie strutturali (rotture singole o doppie, lesioni chimiche, distorsioni della doppia elica).

Quando rilevano un problema, attivano segnali (ad esempio attraverso modificazioni post-traduzionali come la fosforilazione di H2AX o la poli-ADP-ribosilazione) che reclutano le proteine riparatrici, “contrassegnando” il sito danneggiato per facilitarne l’accesso.

Successivamente intervengono team specializzati:

  • Per rotture a doppio filamento → pathway come Non-Homologous End Joining (NHEJ: rifila i bordi e li ricongiunge) o Homologous Recombination (HR: usa il filamento sorella come stampo per una riparazione fedele).
  • Per lesioni minori → Base Excision Repair (BER) o Nucleotide Excision Repair (NER), che rimuovono e sostituiscono sezioni danneggiate.

Durante la riparazione, la cellula attiva i checkpoint del ciclo cellulare (ad esempio G1/S o G2/M) per sospendere la divisione ed evitare la trasmissione di errori alle cellule figlie.

Al termine, un controllo finale verifica l’integrità, permettendo la ripresa del ciclo.

Questa sorveglianza costante previene l’accumulo di mutazioni, che potrebbero portare a cancro, invecchiamento precoce o altre patologie. È un processo essenziale per mantenere la stabilità genomica in ogni cellula del nostro corpo

Analogamente, il genoma energetico, in alcuni punti può perdere la frequenza specifica dell’UEEI, sia per problemi di riconoscimento con le altre UEEI dell’individuo (cause “interne”) che per interferenze energetiche dei campi o di altre UEEI, questo produrrebbe una stato “disarmonico” dell’espressione energetica identitaria, nei vari campi FPT e sottocampi.

Una sostanza molto diluita sia essa “fiori di Bach” o sali di Wilhelm Heinrich Schüßler, o rimedi Hanemaniani, Korsakoviani (si tratta di botanici Bach, naturopati Schubler, biologi, medici che hanno abbandonato la professione, come nel caso di Hahnemann, che nel XIX sec hanno lasciato scritti sugli effetti delle diluizioni di sostanze presenti in natura) secondo questa mia teoria (Habit theory, teoria dell’abitare cioè in senso etimologico, dello stare-possedere in un campo energetico) queste sostanze indurrebbero a guarigione, agendo sul genoma energetico, come spiegato nei precedenti appunti, cioè riparandolo.

La sostanza a livello del doppio filamento energetico andrebbe a stimolare la parte danneggiata del filamento in ombra, la quale stimolerebbe il filamento fenomenico che reagirebbe come un eco sintomatico cioè aumentando i sintomi ma senza aumentare la lesione, questo fenomeno energetico di “disarmonia energetica amplificata” tornerebbe a stimolare in modo amplificato il filamento ombra, il quale ritroverebbe la sua sincronizzazione originaria riparando il genoma energetico, la parte in ombra trasferirebbe poi alla parte fenomenica la sincronizzazione, riparando completamente il genoma energetico.

In altre parole è come se una sostanza molto diluita fosse in in grado, con molta precisione di evidenziare “un effetto rumore contrapposto” (detto per esempio aggravamento in omeopatia) in base a un effetto di similitudine, più o meno come funzionano i nostri sensi che non registrano in modo proporzionale l’intensità di uno stimolo, per esempio di un suono, ma la presenza di una differenza fra due stimoli (stiamo parlando anche qui di aspetti energetici) (vedi esperimenti di Wundt) la sostanza diluita ed energizzata (come nel caso della rugiada raccolta su un fiore nelle prime ore del mattino quindi energizzata dal sole – metodo Bach) funziona come come un diapason un po’ particolare, cioè che prima amplifica l’errore di desincronizzazione e poi lo risincronizza (diapason). Cioè prima registra una differenza di frequenza anomala, amplificandola, e poi la risincronizza portandola alla caratteristica energetica (per esempio similium in omeopatia, o preparato: fiore di Bach) dell’UEEI della persona condivisa con la UEEI dell’individuo vegetale presente in natura.