psicologa psicoterapeuta architetto iscritta ai rispettivi ordini professionali piemontesi

-i prossimi articoli si concentreranno sulla critica alla materia medica e all’omeopatia dal punto di vista epistemologico, per concentrarsi su una teoria OMEO-ENERGETICA multidisciplinare non omeopatica.

PAON proseguirà con conferenze private

entro fine anno sarà pubblicato un libro

più esaustivo su PAON

Psicoterapia Abitativa Omeopenergetica Naturocentrica

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Premessa per una Psicomeopatia definita da psicologi In Italia la professione di psicologo è regolamentata dalla legge 18 febbraio 1989 n. 56. La sentenza n. 767 del 5 giugno 2006 della Suprema Corte di Cassazione conferma che le psicodiagnosi, sia riguardo caratteristiche psicologiche e psico-attitudinali, sia riguardo la psicopatologia, sono interventi di competenza dello psicologo iscritto all’Ordine professionale. Quindi la diagnosi psicologica è un atto dello psicologo.La psicologia scientifica nasce nel 1879 con il primo laboratorio sperimentale all’Università di Lipsia, dove si iniziò a misurare l’intangibile soggettivo (percezione, intensità degli stimoli). L’omeopatia, invece, nasce nel 1790 grazie a Hahnemann, che, traducendo un testo di William Cullen sulla cinchona, notò che questa sostanza produceva sintomi simili alla malaria in soggetti sani. Da qui sviluppò la “materia medica”, includendo non solo sintomi fisici ma anche mentali e morali, un secolo prima che la psicologia scientifica nascesse e due secoli prima che fosse riconosciuta come disciplina separata dalla medicina. Nonostante le due discipline siano nate a distanza di un secolo, non hanno mai sviluppato un costrutto teorico condiviso. Oggi la psicologia scientifica e l’omeopatia si muovono entrambe su fenomeni intangibili (pensiero, emozioni, energia vitale), mentre la medicina si basa prevalentemente su parametri tangibili e misurabili. A mio parere, per spiegare in modo onesto un fenomeno così complesso e sfuggente come quello omeopatico — cercando di comprendere dove finisce la suggestione (che indubbiamente esiste) e dove inizia la terapeuticità del rimedio adottato, se esiste — è necessario partire da un modello teorico scientifico, come avviene in psicologia. Il metodo degli psicologi si basa sulla congruenza dei modelli teorico-scientifici psicologici, e non sull’empirismo tangibile come avviene per la medicina, in quanto il pensiero la psiche non è empiricamente misurabile.  È utile attingere alle evidenze del XX e XXI secolo, in particolare dalla fisica subatomica e quantistica, che ci offrono strumenti per spiegare fenomeni intangibili senza pretendere di ridurli al solo paradigma empirico classico. Questo sforzo intellettuale è necessario non solo per legittimare la pratica omeopatica da parte degli psicologi. Questo sforzo intellettuale è necessario non solo per legittimare la pratica omeopatica da parte degli psicologi. L’omeopatia ha un’affinità più evidente con la psicologia, entrambe operano più sul piano dell’intangibile, rispetto presunte affinità con altre professioni sanitarie (veterinario, farmacista, dentista) Il modello teorico PAOn-HT-UEEI, elaborato in precedenza, vuole essere un tentativo in questa direzione: un riferimento scientifico per psicologi, senza pretendere di essere assoluto o esaustivo. Da ciò deriva la necessità di aprire un campo di ricerca psico-omeopatico, in cui il medico non si improvvisi psicologo con approcci intuitivi personali. Attribuire l’esclusiva della pratica omeopatica solo ai medici rischia di impoverire l’omeopatia stessa: priva della competenza psicologica e psicoterapeutica acquisita in 10 anni di studi, si rischia di fraintendere proprio l’aspetto intangibile (mente, abitudini, morale) che Hahnemann considerava centrale. Le associazioni private di omeopatia favoriscono ampiamente veterinari, farmacisti, dentisti, ostetriche e infermieri, mentre escludono o limitano gli psicologi, giustificandolo con una sentenza di tribunale, quindi decontestualizzata, che asserisce che la prescrizione è un atto medico, ma anche la diagnosi psicologica è un atto dello psicologo. Questo approccio rischia di ridurre l’omeopatia a una pratica commerciale controllata, minandone la credibilità scientifica nel tempo.
Le considerazioni PAOn-HT-UEEI non vanno derise o respinte per motivi di concorrenza professionale, ma discusse apertamente. Solo un dialogo costruttivo tra psicologia scientifica e omeopatia può arricchire entrambe le discipline e restituire all’omeopatia la profondità che le spetta.

allo stato attuale le evidenze sono queste

1. Mancanza di efficacia dimostrata oltre l’effetto placebo

  • Numerose revisioni sistematiche, meta-analisi e studi clinici (tra cui quelli commissionati dal governo tedesco stesso) concludono che l’omeopatia non ha effetti superiori al placebo.
  • Le alte diluizioni (soprattutto oltre 12 CH) non contengono più molecole della sostanza di partenza → secondo la scienza farmacologica attuale è impossibile un effetto farmacologico specifico.
  • Organizzazioni come il Cochrane Collaboration, il National Health and Medical Research Council (Australia) e il House of Commons Science and Technology Committee (UK) hanno raggiunto la stessa conclusione.

2. Principio di base contrario alle conoscenze scientifiche

  • Il principio della similitudine (“similia similibus curentur”) e la “memoria dell’acqua” non sono supportati da evidenze fisiche o chimiche riproducibili.
  • La fisica e la chimica moderne non riconoscono meccanismi che permettano a una sostanza ultra-diluita di mantenere un’“impronta energetica” terapeutica.

4. Protezione del paziente e principio di non inganno

  • Rimborsare l’omeopatia potrebbe dare ai pazienti l’illusione di un trattamento medico valido, ritardando cure comprovate (soprattutto in patologie gravi).
  • Il Ministero considera eticamente problematico usare denaro pubblico per metodi che non superano i test scientifici standard.

Per quanto riguarda “l’impronta energetica” in questo blog ipotizzata, e non dimostrata, andrebbe verificata sperimentalmnete tenendo conto degli aspetti psicologici e trascendentali dell’individuo, che nell’ipotesi di questo blog sono omeopaticamente preponderanti in quanto intangibili, come intangibili sono i rimedi omeopatici, e poichè anche Cristo guariva in modo trascendentale ma questo non è ripetibile, ammessa l’ipotesi di questo blog, che i campi psichico e trascendentale (quindi non medico) debbano essere compresi meglio in omeopatia e non rifiutati a priori come non veri, e che il concetto di impronta come quello di memoria dell’acqua sono ipotesi analogiche, “come se fosse” quindi non definibili ne dimostrabili, il Governo tedesco ha perfettamente ragione a non voler finanziare aspettative magiche miracolistiche nel sistema sanitario, e anche il governo italiano dovrebbe rivedere la sua posizione.