PAOn appunti 14
puntualizzazioni importanti su PAOn

Critica al Riduzionismo Scientifico e Proposta di un Modello Alternativo
Ora, mi rendo conto di dire una cosa molto impopolare riguardo all’idea di “scienza”, ma personalmente sono convinta che il riduzionismo scientifico – oggi peraltro ritornato sotto mentite spoglie tra gli psicologi e gli studiosi della mente (ovvero dell’intangibile) con le cosiddette neuroscienze – stia bloccando la scienza esattamente come la convinzione tolemaica di alcuni secoli fa ha bloccato per secoli la conoscenza.
La Centralità del Sistema Percettivo Umano nella Scienza Moderna
La scienza sta mettendo al centro il sistema percettivo umano, chiamandolo “evidenza empirica scientifica” da cui non si può prescindere se si sta cercando di conoscere “la verità” scientifica. Quello che non si vede o non si può vedere con strumentazione specifica non è scienza. Da un teocentrismo avulso dalla dimensione trascendentale, siamo passati a un materialismo avulso dalla realtà delle cose.
Questo materialismo empirico, chiamato scienza, entrando nei processi conoscitivi del sapere, ha infettato la verità fino a misconoscere la realtà intangibile, per esempio il pensiero e l’orientamento innato all’etica (dimensione trascendentale).
Conseguenze del Materialismo: L’Illusione della Verità Oggettiva
A seguito di questo materialismo esasperato, i processi conoscitivi si sono fregiati dell’illusione di portare la conoscenza solo a ciò che è riconoscibile da tutti, cioè percepibile e razionale: la cosiddetta verità oggettiva. Ma non c’è nulla di più illusorio della verità oggettiva, perché porta in sé il pregiudizio che la realtà sia limitata a quello che vede e percepisce l’essere umano. Sappiamo che non è così, e a pensare che la logica ci porti a capire ciò che non appare subito evidente, ma non è così, perché la logica rappresenta il nostro modo di pensare e non la realtà.
Sulla base di questo errore egocentrico, tipico dell’uomo, i processi conoscitivi sono giunti a pensare che non esiste Dio (o trascendenza in senso generale) e che sia solo un’illusione o una sedazione che la mente fa a se stessa, e che con la morte finisca tutto.
Il Problema Etico della Morte e dell’Anima
Il grosso problema oggi è pensare che con la morte finisca tutto, in quanto tutti gli esseri viventi, per poter vivere, devono generare morte (o farla generare dall’industria alimentare). Poiché sarebbe un problema per noi umani pensare che togliamo la vita per sempre a ciò che mangiamo, ci raccontiamo che tutto quello che trasformiamo in cibo, manufatti e molto altro non ha un’anima. Si muove, ma non è come noi – che ovviamente fra di noi non ci possiamo uccidere per legge antropica, una legge che sostituisce quella naturale che non ci piace moltissimo.
La Proposta Alternativa: Habit Theory (HT), Psicoarchitettura (PA) e PAOn
In Habit Theory (HT), psicoarchitettura (PA) e PAOn (psicoterapia abitativa omeopatica naturocentrica) si propone un modello teorico completamente differente:
- È vero che per vivere abbiamo bisogno della morte di altri esseri viventi: questo è assiomatico, non si dimostra.
- Ed è vero che, nel momento in cui mangiamo un essere vivente o lo togliamo dal suo habitat boschivo (come si fa con le piante per costruire manufatti per difenderci dal freddo, dal caldo e anche da altri esseri viventi che, come noi, almeno un tempo, per vivere hanno bisogno della morte di qualcuno), togliamo a loro la vita, quindi ogni possibilità di muoversi, crescere e riprodursi.
Quello che vediamo percettivamente è che resta una carcassa, un asse di legno morto. E nelle nostre città, pensate come roccaforti per soli umani, ci circondiamo di morte: manufatti statici che si deteriorano, o alberi che prima o poi moriranno con la nostra cosiddetta manutenzione.
Le UEEI: Un’Espressione Energetica Identitaria
Però, in questa teoria, ci sono almeno due modalità di funzionamento delle UEEI (unità di espressione energetica identitaria):
- Nel campo F (fisico), che si comporta prevalentemente come una particella.
- E un’espressione energetica al di fuori del tempo e dello spazio, che si comporta prevalentemente come un’onda.
Le UEEI che perdono vitalità in F si trasformano in onde e migrano in P (psichico) e T (trascendentale), lasciando in F l’impronta della loro esistenza (ma solo la forma esterna: cadavere, manufatto, concime…). Ovvero, qualcosa che concorre a non far più esistere le altre UEEI che abitano in F.
Cioè, in F, la morte è l’impossibilità di prestare attenzione agli altri esseri viventi (osservarli, si direbbe, in un campo sperimentale). Quindi, la complessità esistenziale in F delle UEEI di chi non è ancora morto, con la morte di altre UEEI, diminuisce: cioè diventa più banale. Sarebbe come essere su un’isola deserta con tre persone in croce, una vita monotona, la molteplicità della vita che ci circonda, rende più complessa e interessante la nostra esistenza, in F fin quando siamo vivi.
Implicazioni Etiche e Ontologiche
Da questo deriva che non solo gli animali hanno un’anima, ma anche tutti gli esseri viventi hanno un’anima (delle UEEI, quindi un’identità). E non serve raccontarci che possiamo mangiarli perché non hanno un’anima, perché quello di cui ci cibiamo si trasforma in un processo biochimico che ci dà energia, ma è un processo non UEEI, ovvero sono solo UEE, cioè non ha un’identità. Perché l’identità di quell’essere vivente è migrata in P e T.
La realtà va pensata in modo energetico, tangibile e intangibile, secondo la logica che l’energia si trasforma ma non scompare, anche sul piano identitario e non solo su quello fisico classico.
Sono stati fatti studi osservativi con metodi epistemologici più corretti Francis Hall per esempio:
Cosa sono gli individui arborei Francis Hallé
Francis Hallé, botanico francese specializzato in ecologia delle foreste tropicali e architettura degli alberi, ha dedicato la sua carriera a studiare le piante in modo olistico, criticando l’approccio riduzionista che le riduce a processi chimici o genetici. Ecco una sintesi delle sue idee principali:
- Architettura e intelligenza delle piante: Hallé ha sviluppato il concetto di “architettura degli alberi”, analizzando come crescono, si ramificano e si adattano all’ambiente per catturare luce, supportare se stessi e riprodursi. Sostiene che le piante esibiscono comportamenti complessi e una forma di “intelligenza” senza cervello o sistema nervoso centrale, basata su adattamenti evolutivi e interazioni con l’ambiente. Ad esempio, enfatizza come le piante siano “strateghe verdi” che ottimizzano la crescita per evitare auto-ombreggiamento.
- Difesa delle foreste primarie e sostenibilità: Critica la confusione tra piantagioni arboree e foreste vere, sostenendo che le foreste non coltivate (primarie) sono più sane, resilienti e efficienti nello stoccaggio di carbonio. Gli alberi maturi continuano a crescere (seppur più lentamente) e immagazzinano più carbonio rispetto ai giovani, rendendo controproducente l’abbattimento per “ringiovanire” le foreste. Ha promosso la conservazione delle foreste tropicali, inventando strumenti come il raft galleggiante per studiare la canopy.
- Prospettiva filosofica e poetica: Hallé invita a percepire le piante con i sensi, non solo intellettualmente, e sfida l’idea antropocentrica che le piante esistano solo come sfondo per l’uso umano. Nel suo “Atlas of Poetic Botany”, racconta storie di piante “straordinarie” (come alberi che “camminano” o fiori parassiti) per evidenziare la loro complessità e bellezza, promuovendo una “filosofia delle piante” che riconosce la loro agency e ruolo nel mondo.
Hallé difende un approccio rispettoso e integrato allo studio delle piante, enfatizzando la loro vitalità, intelligenza adattiva e importanza ecologica contro lo sfruttamento eccessivo.
L’architettura degli alberi è un concetto botanico che descrive il modo in cui gli alberi si sviluppano, crescono e si strutturano nello spazio, determinando la loro forma complessiva, la disposizione dei rami, delle foglie e delle infiorescenze. Questo approccio, sviluppato principalmente dal botanico francese Francis Hallé negli anni ’60 e ’70 insieme a Roelof A.A. Oldeman, si basa sull’osservazione che gli alberi non crescono in modo casuale, ma seguono “modelli architettonici” genetici specifici, influenzati dall’ambiente. Hallé ha identificato 22 (o talvolta 23) modelli principali, osservati soprattutto nelle foreste tropicali, ma applicabili anche alle specie temperate. L’architettura non è solo estetica: influenza la capacità dell’albero di catturare luce, resistere al vento, riprodursi e interagire con l’ecosistema.

Principi Fondamentali dell’Architettura degli Alberi
Hallé ha codificato i modelli basandosi su quattro criteri principali:
- Crescita del fusto: Può essere ritmica (tipica delle zone temperate, con fasi di crescita e riposo stagionali) o continua (comune nelle regioni tropicali).
- Ramificazione:
- Monopodiale: Il tronco principale cresce indefinitamente da un unico meristema apicale (gemma terminale).
- Simpodiale: La crescita del tronco si arresta periodicamente, e i rami laterali prendono il sopravvento, creando una successione di moduli.
- Orientamento degli assi:
- Ortotropo: Rami che crescono verticalmente verso l’alto.
- Plagiotropo: Rami che crescono orizzontalmente o obliquamente.
- Posizione della sessualità (fiori e frutti): Può essere terminale (interrompe la crescita del ramo) o laterale (non influisce sullo sviluppo).
Questi elementi determinano come l’albero ottimizza la sua struttura per evitare auto-ombreggiamento, massimizzare la fotosintesi e adattarsi a fattori ambientali come luce, suolo e clima.
I Principali Modelli Architettonici
Hallé ha classificato 22 modelli, nominati spesso in onore di botanici. Nelle regioni temperate (come l’Europa), solo circa 7-10 sono comuni, come Rauh, Troll e Massart. Ecco alcuni esempi chiave:
| Modello | Descrizione | Esempi di Alberi | Caratteristiche Principali |
| Rauh | Tronco monopodiale ortotropo con crescita ritmica; rami laterali plagiotropi che formano piani orizzontali. | Abete, pino, quercia (molte specie temperate). | Forma conica o piramidale, comune nelle conifere; rami disposti in verticilli. |
| Troll | Ramificazione simpodiale con rami plagiotropi che si incurvano verso l’alto; il tronco appare “zigzagante”. | Faggio, castagno, betulla. | Forma espansa e arrotondata; rami che simulano un tronco multiplo. |
| Massart | Tronco monopodiale ortotropo; rami plagiotropi disposti in piani orizzontali simmetrici. | Frassino, olmo. | Struttura a “candelabro” o stratificata, ottimale per catturare luce in foreste dense. |
| Koriba | Tronco simpodiale con rami basali che diventano ortotropi; crescita basitonica (dal basso). | Alcune palme e arbusti tropicali. | Forma cespugliosa o ad ombrello; comune in ambienti aperti. |
| Leeuwenberg | Ramificazione simpodiale divaricata; moduli ortotropi con sessualità terminale. | Oleandro, alcune specie tropicali. | Forma compatta e ramificata fin dalla base. |
| Holttum | Un solo asse vegetativo con sessualità terminale. | Palme come la palma da cocco. | Crescita semplice, lineare; tipica delle monocotiledoni. |
| Corner | Un solo asse a crescita indefinita con sessualità laterale. | Banano, alcune erbe giganti. | Struttura eretta con foglie grandi. |
Nelle foreste tropicali, i modelli sono più vari per adattarsi a competizione intensa per la luce. Ad esempio, il modello Aubreville prevede un tronco ritmico con rami che si “aprono” in fasi successive.
Per visualizzare questi modelli, ecco un esempio di disegno di Hallé che illustra la struttura di un baobab (modello simile a Massart o Troll):

milenazanotelli.it
E un profilo di foresta tropicale che mostra vari modelli in un ecosistema:
milenazanotelli.it

Importanza e Applicazioni
L’architettura degli alberi ha implicazioni pratiche:
- Ecologia e conservazione: Aiuta a comprendere come le foreste si rigenerano e resistono ai disturbi. Hallé critica le piantagioni monoculturali, che non replicano la diversità architettonica delle foreste primarie.
- Arboricoltura: In potatura e gestione urbana, conoscere il modello evita danni (es. non tagliare rami ortotropi in un albero Rauh).
- Filosofia botanica: Hallé vede gli alberi come “strateghe” intelligenti, senza cervello ma con adattamenti evolutivi complessi, sfidando l’antropocentrismo.
In sintesi, l’architettura degli alberi rivela che ogni specie ha un “piano genetico” per la sua forma, un equilibrio tra eredità e ambiente, essenziale per la sopravvivenza e la biodiversità.
L’Intelligenza delle Piante: Una Prospettiva Scientifica
L’idea di “intelligenza delle piante” è un concetto emergente nella biologia vegetale, che sfida la visione tradizionale antropocentrica secondo cui l’intelligenza è esclusiva degli animali con un sistema nervoso centrale. Le piante, pur essendo immobili e prive di un cervello, esibiscono comportamenti complessi che includono percezione dell’ambiente, apprendimento, memoria, comunicazione e adattamento, spesso definiti come una forma di “intelligenza diffusa” o “neurobiologia vegetale”. Questo approccio, nato intorno al 2006 con la proposta di una “neurobiologia vegetale”, non implica che le piante pensino come noi, ma che risolvano problemi in modo efficiente attraverso meccanismi evolutivi unici.
Cos’è l’Intelligenza delle Piante?
L’intelligenza vegetale non si basa su neuroni, ma su un sistema distribuito: le radici, le foglie e i tessuti vascolari agiscono come una rete integrata che elabora segnali chimici, elettrici e meccanici. Le piante percepiscono stimoli come luce, gravità, umidità, tossine e persino suoni o vibrazioni, e rispondono in modo adattivo. Ad esempio:
- Apprendimento e memoria: La pianta Mimosa pudica “impara” a non chiudere le foglie dopo stimoli ripetuti innocui, ricordando l’esperienza per ore o giorni.
- Comunicazione: Attraverso segnali chimici volatili, le piante avvisano le vicine di pericoli come insetti erbivori, attivando difese preventive.
- Cooperazione: Nel “Wood Wide Web” (rete fungina sotterranea), le piante scambiano nutrienti e informazioni con funghi micorrizici, aiutando esemplari deboli o giovani.
Queste capacità derivano da un’evoluzione diversa: le piante, essendo sessili, hanno sviluppato strategie per ottimizzare risorse senza muoversi, superando in complessità molti animali.
Ecco un diagramma che illustra le prospettive interdisciplinari sull’intelligenza delle piante:

link.springer.com
Esempi Scientifici di Comportamenti “Intelligenti”
- Percezione e decisione: Le radici crescono verso l’acqua o evitano ostacoli, usando sensori gravitazionali e chimici. In esperimenti, le piante distinguono tra radici proprie e altrui, competendo o collaborando.
- Risposta allo stress: Le piante “ricordano” siccità passate, modificando la crescita per future carenze idriche.
- Interazioni sociali: In foreste, alberi “madre” trasferiscono carbonio ai “figli” tramite micorrize, mostrando una forma di altruismo evolutivo.
Un’illustrazione artistica che rappresenta l’intelligenza delle piante:

newyorker.com
Scienziati e Teorie Chiave
- Stefano Mancuso: Fondatore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, sostiene che le piante sono intelligenti perché elaborano informazioni e prendono decisioni ottimali. Nel suo lavoro, enfatizza che gli umani sottovalutano le piante per antropocentrismo.
- Monica Gagliano: Ha dimostrato l’apprendimento associativo nelle piante, come la Pisum sativum che associa suoni a risorse.
- Suzanne Simard: Ha scoperto il “Wood Wide Web”, mostrando come le piante formino reti sociali sotterranee.
- Francis Hallé: Parla di “architettura intelligente” delle piante, dove la crescita è strategica per catturare luce e risorse.
Il Dibattito e le Critiche
Non tutti concordano: alcuni scienziati criticano il termine “intelligenza” come antropomorfico, preferendo “adattamento complesso”. Ad esempio, attribuire “comportamenti sociali” alle piante rischia di umanizzarle, ignorando la loro alienità evolutiva. Invece di “intelligenza”, si parla di processi biochimici riduzionistici. Tuttavia, studi recenti confermano segnali elettrici simili a quelli neurali nelle piante.
In conclusione, l’intelligenza delle piante ci invita a rivedere la nostra visione del mondo vivente, promuovendo un rispetto maggiore per il regno vegetale, essenziale per la sostenibilità ecologica.














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