NATUROCENTRISMO psicoterapeutico nella natura spontanea

Carla Foletto cell 3926255541 (solo sms)

PAOn appunti 14

puntualizzazioni importanti su PAOn

riportato su un social sembra non abbia una persona precisa che lo abbia scritto

Critica al Riduzionismo Scientifico e Proposta di un Modello Alternativo

Ora, mi rendo conto di dire una cosa molto impopolare riguardo all’idea di “scienza”, ma personalmente sono convinta che il riduzionismo scientifico – oggi peraltro ritornato sotto mentite spoglie tra gli psicologi e gli studiosi della mente (ovvero dell’intangibile) con le cosiddette neuroscienze – stia bloccando la scienza esattamente come la convinzione tolemaica di alcuni secoli fa ha bloccato per secoli la conoscenza.

La Centralità del Sistema Percettivo Umano nella Scienza Moderna

La scienza sta mettendo al centro il sistema percettivo umano, chiamandolo “evidenza empirica scientifica” da cui non si può prescindere se si sta cercando di conoscere “la verità” scientifica. Quello che non si vede o non si può vedere con strumentazione specifica non è scienza. Da un teocentrismo avulso dalla dimensione trascendentale, siamo passati a un materialismo avulso dalla realtà delle cose.

Questo materialismo empirico, chiamato scienza, entrando nei processi conoscitivi del sapere, ha infettato la verità fino a misconoscere la realtà intangibile, per esempio il pensiero e l’orientamento innato all’etica (dimensione trascendentale).

Conseguenze del Materialismo: L’Illusione della Verità Oggettiva

A seguito di questo materialismo esasperato, i processi conoscitivi si sono fregiati dell’illusione di portare la conoscenza solo a ciò che è riconoscibile da tutti, cioè percepibile e razionale: la cosiddetta verità oggettiva. Ma non c’è nulla di più illusorio della verità oggettiva, perché porta in sé il pregiudizio che la realtà sia limitata a quello che vede e percepisce l’essere umano. Sappiamo che non è così, e a pensare che la logica ci porti a capire ciò che non appare subito evidente, ma non è così, perché la logica rappresenta il nostro modo di pensare e non la realtà.

Sulla base di questo errore egocentrico, tipico dell’uomo, i processi conoscitivi sono giunti a pensare che non esiste Dio (o trascendenza in senso generale) e che sia solo un’illusione o una sedazione che la mente fa a se stessa, e che con la morte finisca tutto.

Il Problema Etico della Morte e dell’Anima

Il grosso problema oggi è pensare che con la morte finisca tutto, in quanto tutti gli esseri viventi, per poter vivere, devono generare morte (o farla generare dall’industria alimentare). Poiché sarebbe un problema per noi umani pensare che togliamo la vita per sempre a ciò che mangiamo, ci raccontiamo che tutto quello che trasformiamo in cibo, manufatti e molto altro non ha un’anima. Si muove, ma non è come noi – che ovviamente fra di noi non ci possiamo uccidere per legge antropica, una legge che sostituisce quella naturale che non ci piace moltissimo.

La Proposta Alternativa: Habit Theory (HT), Psicoarchitettura (PA) e PAOn

In Habit Theory (HT), psicoarchitettura (PA) e PAOn (psicoterapia abitativa omeopatica naturocentrica) si propone un modello teorico completamente differente:

  • È vero che per vivere abbiamo bisogno della morte di altri esseri viventi: questo è assiomatico, non si dimostra.
  • Ed è vero che, nel momento in cui mangiamo un essere vivente o lo togliamo dal suo habitat boschivo (come si fa con le piante per costruire manufatti per difenderci dal freddo, dal caldo e anche da altri esseri viventi che, come noi, almeno un tempo, per vivere hanno bisogno della morte di qualcuno), togliamo a loro la vita, quindi ogni possibilità di muoversi, crescere e riprodursi.

Quello che vediamo percettivamente è che resta una carcassa, un asse di legno morto. E nelle nostre città, pensate come roccaforti per soli umani, ci circondiamo di morte: manufatti statici che si deteriorano, o alberi che prima o poi moriranno con la nostra cosiddetta manutenzione.

Le UEEI: Un’Espressione Energetica Identitaria

Però, in questa teoria, ci sono almeno due modalità di funzionamento delle UEEI (unità di espressione energetica identitaria):

  • Nel campo F (fisico), che si comporta prevalentemente come una particella.
  • E un’espressione energetica al di fuori del tempo e dello spazio, che si comporta prevalentemente come un’onda.

Le UEEI che perdono vitalità in F si trasformano in onde e migrano in P (psichico) e T (trascendentale), lasciando in F l’impronta della loro esistenza (ma solo la forma esterna: cadavere, manufatto, concime…). Ovvero, qualcosa che concorre a non far più esistere le altre UEEI che abitano in F.

Cioè, in F, la morte è l’impossibilità di prestare attenzione agli altri esseri viventi (osservarli, si direbbe, in un campo sperimentale). Quindi, la complessità esistenziale in F delle UEEI di chi non è ancora morto, con la morte di altre UEEI, diminuisce: cioè diventa più banale. Sarebbe come essere su un’isola deserta con tre persone in croce, una vita monotona, la molteplicità della vita che ci circonda, rende più complessa e interessante la nostra esistenza, in F fin quando siamo vivi.

Implicazioni Etiche e Ontologiche

Da questo deriva che non solo gli animali hanno un’anima, ma anche tutti gli esseri viventi hanno un’anima (delle UEEI, quindi un’identità). E non serve raccontarci che possiamo mangiarli perché non hanno un’anima, perché quello di cui ci cibiamo si trasforma in un processo biochimico che ci dà energia, ma è un processo non UEEI, ovvero sono solo UEE, cioè non ha un’identità. Perché l’identità di quell’essere vivente è migrata in P e T.

La realtà va pensata in modo energetico, tangibile e intangibile, secondo la logica che l’energia si trasforma ma non scompare, anche sul piano identitario e non solo su quello fisico classico.

Sono stati fatti studi osservativi con metodi epistemologici più corretti Francis Hall per esempio:

Cosa sono gli individui arborei Francis Hallé

Francis Hallé, botanico francese specializzato in ecologia delle foreste tropicali e architettura degli alberi, ha dedicato la sua carriera a studiare le piante in modo olistico, criticando l’approccio riduzionista che le riduce a processi chimici o genetici. Ecco una sintesi delle sue idee principali:

  • Architettura e intelligenza delle piante: Hallé ha sviluppato il concetto di “architettura degli alberi”, analizzando come crescono, si ramificano e si adattano all’ambiente per catturare luce, supportare se stessi e riprodursi. Sostiene che le piante esibiscono comportamenti complessi e una forma di “intelligenza” senza cervello o sistema nervoso centrale, basata su adattamenti evolutivi e interazioni con l’ambiente. Ad esempio, enfatizza come le piante siano “strateghe verdi” che ottimizzano la crescita per evitare auto-ombreggiamento.
  • Difesa delle foreste primarie e sostenibilità: Critica la confusione tra piantagioni arboree e foreste vere, sostenendo che le foreste non coltivate (primarie) sono più sane, resilienti e efficienti nello stoccaggio di carbonio. Gli alberi maturi continuano a crescere (seppur più lentamente) e immagazzinano più carbonio rispetto ai giovani, rendendo controproducente l’abbattimento per “ringiovanire” le foreste. Ha promosso la conservazione delle foreste tropicali, inventando strumenti come il raft galleggiante per studiare la canopy.
  • Prospettiva filosofica e poetica: Hallé invita a percepire le piante con i sensi, non solo intellettualmente, e sfida l’idea antropocentrica che le piante esistano solo come sfondo per l’uso umano. Nel suo “Atlas of Poetic Botany”, racconta storie di piante “straordinarie” (come alberi che “camminano” o fiori parassiti) per evidenziare la loro complessità e bellezza, promuovendo una “filosofia delle piante” che riconosce la loro agency e ruolo nel mondo.

Hallé difende un approccio rispettoso e integrato allo studio delle piante, enfatizzando la loro vitalità, intelligenza adattiva e importanza ecologica contro lo sfruttamento eccessivo.

L’architettura degli alberi è un concetto botanico che descrive il modo in cui gli alberi si sviluppano, crescono e si strutturano nello spazio, determinando la loro forma complessiva, la disposizione dei rami, delle foglie e delle infiorescenze. Questo approccio, sviluppato principalmente dal botanico francese Francis Hallé negli anni ’60 e ’70 insieme a Roelof A.A. Oldeman, si basa sull’osservazione che gli alberi non crescono in modo casuale, ma seguono “modelli architettonici” genetici specifici, influenzati dall’ambiente. Hallé ha identificato 22 (o talvolta 23) modelli principali, osservati soprattutto nelle foreste tropicali, ma applicabili anche alle specie temperate. L’architettura non è solo estetica: influenza la capacità dell’albero di catturare luce, resistere al vento, riprodursi e interagire con l’ecosistema.

composto aromatico in chimica disegnato dai rami di un albero

Principi Fondamentali dell’Architettura degli Alberi

Hallé ha codificato i modelli basandosi su quattro criteri principali:

  • Crescita del fusto: Può essere ritmica (tipica delle zone temperate, con fasi di crescita e riposo stagionali) o continua (comune nelle regioni tropicali).
  • Ramificazione:
    • Monopodiale: Il tronco principale cresce indefinitamente da un unico meristema apicale (gemma terminale).
    • Simpodiale: La crescita del tronco si arresta periodicamente, e i rami laterali prendono il sopravvento, creando una successione di moduli.
  • Orientamento degli assi:
    • Ortotropo: Rami che crescono verticalmente verso l’alto.
    • Plagiotropo: Rami che crescono orizzontalmente o obliquamente.
  • Posizione della sessualità (fiori e frutti): Può essere terminale (interrompe la crescita del ramo) o laterale (non influisce sullo sviluppo).

Questi elementi determinano come l’albero ottimizza la sua struttura per evitare auto-ombreggiamento, massimizzare la fotosintesi e adattarsi a fattori ambientali come luce, suolo e clima.

I Principali Modelli Architettonici

Hallé ha classificato 22 modelli, nominati spesso in onore di botanici. Nelle regioni temperate (come l’Europa), solo circa 7-10 sono comuni, come Rauh, Troll e Massart. Ecco alcuni esempi chiave:

Modello Descrizione Esempi di Alberi Caratteristiche Principali
Rauh Tronco monopodiale ortotropo con crescita ritmica; rami laterali plagiotropi che formano piani orizzontali. Abete, pino, quercia (molte specie temperate). Forma conica o piramidale, comune nelle conifere; rami disposti in verticilli.
Troll Ramificazione simpodiale con rami plagiotropi che si incurvano verso l’alto; il tronco appare “zigzagante”. Faggio, castagno, betulla. Forma espansa e arrotondata; rami che simulano un tronco multiplo.
Massart Tronco monopodiale ortotropo; rami plagiotropi disposti in piani orizzontali simmetrici. Frassino, olmo. Struttura a “candelabro” o stratificata, ottimale per catturare luce in foreste dense.
Koriba Tronco simpodiale con rami basali che diventano ortotropi; crescita basitonica (dal basso). Alcune palme e arbusti tropicali. Forma cespugliosa o ad ombrello; comune in ambienti aperti.
Leeuwenberg Ramificazione simpodiale divaricata; moduli ortotropi con sessualità terminale. Oleandro, alcune specie tropicali. Forma compatta e ramificata fin dalla base.
Holttum Un solo asse vegetativo con sessualità terminale. Palme come la palma da cocco. Crescita semplice, lineare; tipica delle monocotiledoni.
Corner Un solo asse a crescita indefinita con sessualità laterale. Banano, alcune erbe giganti. Struttura eretta con foglie grandi.

Nelle foreste tropicali, i modelli sono più vari per adattarsi a competizione intensa per la luce. Ad esempio, il modello Aubreville prevede un tronco ritmico con rami che si “aprono” in fasi successive.

Per visualizzare questi modelli, ecco un esempio di disegno di Hallé che illustra la struttura di un baobab (modello simile a Massart o Troll): 

milenazanotelli.it

E un profilo di foresta tropicale che mostra vari modelli in un ecosistema:

milenazanotelli.it 

Importanza e Applicazioni

L’architettura degli alberi ha implicazioni pratiche:

  • Ecologia e conservazione: Aiuta a comprendere come le foreste si rigenerano e resistono ai disturbi. Hallé critica le piantagioni monoculturali, che non replicano la diversità architettonica delle foreste primarie.
  • Arboricoltura: In potatura e gestione urbana, conoscere il modello evita danni (es. non tagliare rami ortotropi in un albero Rauh).
  • Filosofia botanica: Hallé vede gli alberi come “strateghe” intelligenti, senza cervello ma con adattamenti evolutivi complessi, sfidando l’antropocentrismo.

In sintesi, l’architettura degli alberi rivela che ogni specie ha un “piano genetico” per la sua forma, un equilibrio tra eredità e ambiente, essenziale per la sopravvivenza e la biodiversità.

L’Intelligenza delle Piante: Una Prospettiva Scientifica

L’idea di “intelligenza delle piante” è un concetto emergente nella biologia vegetale, che sfida la visione tradizionale antropocentrica secondo cui l’intelligenza è esclusiva degli animali con un sistema nervoso centrale. Le piante, pur essendo immobili e prive di un cervello, esibiscono comportamenti complessi che includono percezione dell’ambiente, apprendimento, memoria, comunicazione e adattamento, spesso definiti come una forma di “intelligenza diffusa” o “neurobiologia vegetale”. Questo approccio, nato intorno al 2006 con la proposta di una “neurobiologia vegetale”, non implica che le piante pensino come noi, ma che risolvano problemi in modo efficiente attraverso meccanismi evolutivi unici.

Cos’è l’Intelligenza delle Piante?

L’intelligenza vegetale non si basa su neuroni, ma su un sistema distribuito: le radici, le foglie e i tessuti vascolari agiscono come una rete integrata che elabora segnali chimici, elettrici e meccanici. Le piante percepiscono stimoli come luce, gravità, umidità, tossine e persino suoni o vibrazioni, e rispondono in modo adattivo. Ad esempio:

  • Apprendimento e memoria: La pianta Mimosa pudica “impara” a non chiudere le foglie dopo stimoli ripetuti innocui, ricordando l’esperienza per ore o giorni.
  • Comunicazione: Attraverso segnali chimici volatili, le piante avvisano le vicine di pericoli come insetti erbivori, attivando difese preventive.
  • Cooperazione: Nel “Wood Wide Web” (rete fungina sotterranea), le piante scambiano nutrienti e informazioni con funghi micorrizici, aiutando esemplari deboli o giovani.

Queste capacità derivano da un’evoluzione diversa: le piante, essendo sessili, hanno sviluppato strategie per ottimizzare risorse senza muoversi, superando in complessità molti animali.

Ecco un diagramma che illustra le prospettive interdisciplinari sull’intelligenza delle piante: 

link.springer.com

Esempi Scientifici di Comportamenti “Intelligenti”

  • Percezione e decisione: Le radici crescono verso l’acqua o evitano ostacoli, usando sensori gravitazionali e chimici. In esperimenti, le piante distinguono tra radici proprie e altrui, competendo o collaborando.
  • Risposta allo stress: Le piante “ricordano” siccità passate, modificando la crescita per future carenze idriche.
  • Interazioni sociali: In foreste, alberi “madre” trasferiscono carbonio ai “figli” tramite micorrize, mostrando una forma di altruismo evolutivo.

Un’illustrazione artistica che rappresenta l’intelligenza delle piante: 

newyorker.com

Scienziati e Teorie Chiave

  • Stefano Mancuso: Fondatore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, sostiene che le piante sono intelligenti perché elaborano informazioni e prendono decisioni ottimali. Nel suo lavoro, enfatizza che gli umani sottovalutano le piante per antropocentrismo.
  • Monica Gagliano: Ha dimostrato l’apprendimento associativo nelle piante, come la Pisum sativum che associa suoni a risorse.
  • Suzanne Simard: Ha scoperto il “Wood Wide Web”, mostrando come le piante formino reti sociali sotterranee.
  • Francis Hallé: Parla di “architettura intelligente” delle piante, dove la crescita è strategica per catturare luce e risorse.

Il Dibattito e le Critiche

Non tutti concordano: alcuni scienziati criticano il termine “intelligenza” come antropomorfico, preferendo “adattamento complesso”. Ad esempio, attribuire “comportamenti sociali” alle piante rischia di umanizzarle, ignorando la loro alienità evolutiva. Invece di “intelligenza”, si parla di processi biochimici riduzionistici. Tuttavia, studi recenti confermano segnali elettrici simili a quelli neurali nelle piante.

In conclusione, l’intelligenza delle piante ci invita a rivedere la nostra visione del mondo vivente, promuovendo un rispetto maggiore per il regno vegetale, essenziale per la sostenibilità ecologica.

PAOn appunti 13

Fotoni o particelle in PAOn (PAOn 12)

Nella PAOn (psicoterapia abitativa omeopatica naturocentrica) si ipotizza che le unità fondamentali di ogni essere vivente, denominate UEEI (unità di espressione energetica identitaria), si trasformino in particelle o onde a seconda del campo in cui abitano: in F (fisico) come particelle, in P-T (psichico trascendentale) come onde.

Tuttavia, non è solo il “campo abitativo” a far sì che un elemento fondamentale UEEI si comporti da onda o da particella; l’altro fenomeno è dato dal “principio d’indeterminazione”(1-2), ovvero dall’osservatore del fenomeno. Nel momento in cui quest’ultimo presta attenzione all’insieme di UEEI che determinano un fenomeno, questo suo “osservare” fa precipitare le UEEI in F, dove tutto funziona all’interno di un sistema percettivo di “tempo-spazio”.

In altre parole, se osserviamo dal campo F (fisico) un fenomeno di P-T (psichico trascendentale), questo fenomeno è come se abitasse F, cioè come se si concretizzasse in un tempo e in uno spazio; oppure svanisce come fenomeno in sé (collasso dell’onda) se non può essere concretizzato in un campo percettivo F.

Potremmo dire che le UEEI si esprimono in relazione all’identità stessa della UEEI, ma possono anche esprimersi energicamente in relazione all’attenzione prestata da un’altra UEEI (cioè da un altro essere vivente).

(1) l principio di indeterminazione di Heisenberg, formulato nel 1927 dal fisico tedesco Werner Heisenberg, è uno dei pilastri fondamentali della meccanica quantistica. Esso stabilisce che esiste un limite intrinseco alla precisione con cui è possibile conoscere contemporaneamente certe coppie di proprietà fisiche di una particella, come la posizione e la quantità di moto (o momento). In altre parole, più precisamente si misura una grandezza, meno precisamente si può conoscere l’altra. Non si tratta di un limite tecnologico o di errori di misurazione, ma di una proprietà fondamentale della natura quantistica della realtà.

Formulazione Matematica

La forma più comune del principio è espressa dalla disuguaglianza:

Δx ⋅ Δp ≥ ħ/2

Dove:

  • Δx è l’incertezza sulla posizione della particella.
  • Δp è l’incertezza sulla quantità di moto (p = m ⋅ v, dove m è la massa e v la velocità).
  • ħ è la costante di Planck ridotta (ħ = h / 2π, con h ≈ 6.626 × 10⁻³⁴ J⋅s).

Questa relazione indica che il prodotto delle incertezze non può essere inferiore a un valore minimo fissato dalla natura. Esiste anche una versione per energia e tempo: ΔE ⋅ Δt ≥ ħ/2, che spiega fenomeni come la durata di vita di particelle instabili o processi quantistici temporanei.

Spiegazione Fisica

Alla base del principio c’è la dualità onda-particella: in meccanica quantistica, le particelle come elettroni o fotoni non sono né puramente particelle né puramente onde, ma esibiscono entrambe le nature. La posizione è associata a un comportamento particellare (localizzato), mentre la quantità di moto è legata al comportamento ondulatorio (lunghezza d’onda λ = h / p, secondo de Broglie). Per localizzare precisamente una particella (piccolo Δx), la sua funzione d’onda deve essere un pacchetto d’onde concentrato, che richiede molte lunghezze d’onda diverse, aumentando l’incertezza sul momento (grande Δp). Viceversa, un momento preciso implica un’onda quasi monocromatica, diffusa nello spazio (grande Δx).

Ecco un diagramma che illustra i pacchetti d’onda e il trade-off tra Δx e Δp: 

kaiserscience.wordpress.com

Esempi e Pensieri Esperimenti

Un classico esempio è l’esperimento mentale del microscopio di Heisenberg: per misurare la posizione di un elettrone, si usa un fotone di luce. Un fotone ad alta energia (corta lunghezza d’onda) permette una localizzazione precisa, ma trasferisce più momento all’elettrone, alterandone la velocità. Un fotone a bassa energia riduce il disturbo, ma peggiora la risoluzione spaziale.

Un altro esempio è l’esperimento della singola fenditura: quando particelle passano attraverso una fenditura stretta, la loro posizione è vincolata (piccolo Δx), ma il pattern di diffrazione mostra una diffusione nel momento (grande Δp). 

crackingthenutshell.org

Nel mondo reale, questo principio spiega perché gli elettroni negli atomi non collassano nel nucleo: se fossero localizzati precisamente (Δx piccolo), il loro momento sarebbe alto, richiedendo energia per sfuggire al collasso.

Implicazioni e Conseguenze

Il principio introduce un carattere probabilistico nella fisica: la meccanica quantistica non predice valori esatti, ma probabilità. Ha rivoluzionato la nostra comprensione della realtà, influenzando campi come la chimica quantistica, l’informatica quantistica e persino la filosofia (limiti alla conoscenza). Non è solo una “incertezza”, ma un limite ontologico: la natura è intrinsecamente indeterminata. Ad esempio, nei condensati di Bose-Einstein,  l’incertezza minima è raggiunta, permettendo stati quantistici macroscopici.

Per un’illustrazione del pensiero esperimento del microscopio:

examples.com

2- L’Esperimento della Doppia Fenditura

L’esperimento della doppia fenditura (noto anche come esperimento di Young) è uno dei pilastri fondamentali della fisica moderna, in particolare della meccanica quantistica. Ideato inizialmente nel 1801 dal fisico britannico Thomas Young per dimostrare la natura ondulatoria della luce, è stato ripreso e adattato nel XX secolo per rivelare il dualismo onda-particella della materia e della luce. Richard Feynman, premio Nobel per la fisica, lo definì “il cuore della meccanica quantistica” e “l’unico mistero” di questa teoria, perché illustra in modo drammatico come la realtà quantistica sfidi le nostre intuizioni classiche.

Il Setup dell’Esperimento

L’apparato è semplice:

  • Una sorgente emette luce (o particelle come elettroni, fotoni o persino molecole complesse).
  • Una barriera opaca con due fenditure parallele (separate da una distanza paragonabile alla lunghezza d’onda della radiazione usata).
  • Uno schermo di rilevazione (come una lastra fotografica o un detector moderno) posto dietro la barriera.

Quando la sorgente emette un fascio coerente (ad esempio, un laser), la luce (o le particelle) passa attraverso le fenditure e colpisce lo schermo.

Ecco un diagramma illustrativo: 

eduboom.it

Risultati con la Luce (Versione Classica di Young)

  • Se si usa una sorgente luminosa, sullo schermo appare un pattern di interferenza: bande alternate di luce e buio (frange luminose e oscure).
  • Questo avviene perché la luce si comporta come un’onda: le onde che passano dalle due fenditure interferiscono costruttivamente (sommandosi) o distruttivamente (cancellandosi), creando il pattern.
  • Young usò questo per confutare la teoria corpuscolare di Newton e dimostrare che la luce è un’onda.

Un altro diagramma che mostra l’interferenza: 

youtube.com

La Versione Quantistica: Il Mistero Emerge

Nel contesto della meccanica quantistica, l’esperimento viene ripetuto con particelle singole (fotoni, elettroni, ecc.), emesse una alla volta per evitare interazioni tra loro. Qui entra il paradosso:

  • Senza osservazione: Anche con particelle singole, dopo molte emissioni, lo schermo mostra lo stesso pattern di interferenza. È come se ogni particella passasse attraverso entrambe le fenditure contemporaneamente, interferendo con se stessa! Questo suggerisce un comportamento ondulatorio (funzione d’onda che descrive probabilità).
  • Con osservazione: Se si installa un detector per determinare da quale fenditura passa la particella (ad esempio, misurando il percorso), il pattern di interferenza scompare! Lo schermo mostra solo due bande (come se le particelle fossero proiettili classici che passano da una sola fenditura). L’atto di osservazione “collassa” la funzione d’onda, forzando un comportamento particellare.

Questo effetto è stato osservato non solo con fotoni, ma anche con elettroni (nel 1974 da Claus Jönsson, e in versioni singole nel 1989 da Akira Tonomura), atomi e persino molecole grandi come fullerene (C60).

Implicazioni e Misteri

  • Dualismo onda-particella: Le particelle non sono né solo onde né solo corpuscoli; la loro natura dipende dal contesto (osservazione). Questo è legato al principio di indeterminazione di Heisenberg e al collasso della funzione d’onda nell’interpretazione di Copenaghen (Bohr).
  • Ruolo dell’osservatore: Non è la “coscienza” umana a influenzare, ma l’interazione con un sistema di misurazione (che introduce entanglement quantistico). Varianti recenti usano “osservatori ritardati” (come l’esperimento di Wheeler) per testare se la scelta di osservare influenzi il passato.
  • Applicazioni moderne: L’esperimento è stato esteso a “fenditure temporali” (usando metamateriali per separare fenditure nel tempo, non nello spazio) e persino all’LHC del CERN per studiare interferenze in collisioni di nuclei.

Questo esperimento continua a sfidare la nostra comprensione della realtà, influenzando campi come la computazione quantistica e la crittografia. Se hai domande specifiche (ad esempio, su varianti o formule matematiche), fammi sapere!

PAOn appunti 12

Ipotesi sul funzionamento energetico delle UEEI nei macrocampi FPT

La luce può essere trasformata in materia, come dimostrato dalla teoria della relatività di Einstein (E=mc²) e da esperimenti recenti.

Teoria di Base

Secondo la famosa equazione di Einstein, energia e massa sono equivalenti e intercambiabili. La luce, composta da fotoni (particelle di energia pura), può teoricamente convertirsi in particelle con massa, come elettroni e positroni (la loro antiparticella), attraverso processi come la “produzione di coppie”. Questo è noto come processo Breit-Wheeler, proposto nel 1934, in cui due fotoni ad alta energia collidono per creare materia e antimateria.

Evidenze Sperimentali

Sebbene difficile da realizzare in laboratorio a causa della natura dei fotoni (che non collidono facilmente), gli scienziati hanno confermato questo fenomeno:

  • Nel 2021, al Brookhaven National Laboratory (USA), utilizzando l’acceleratore RHIC, sono stati fatti collidere ioni d’oro ad alta velocità. Le nubi di fotoni “virtuali” intorno agli ioni hanno interagito, producendo direttamente coppie elettrone-positrone da energia luminosa pura, in un unico passo.
  • Questo è il primo caso osservato di conversione diretta di luce in materia, confermando previsioni teoriche vecchie di decenni.

In pratica, richiede energie elevatissime (come raggi gamma) e condizioni controllate, ma dimostra che la trasformazione è possibile e reale, non solo teorica.

Applicazione alla Teoria PAOn

In PAOn (Psicoterapia Abitativa Omeopatica Naturocentrica), le UEEI (Unità di Espressione Energetica Identitaria) possono funzionare come “fotoni” o come “atomi”. Nel macrocampo F (fisico) vale l’abitabilità dell’UEEI, ovvero funzionano come atomi; nei macrocampi P (psichico) e T (trascendentale) più probabilmente funzionano come fotoni, con una velocità “di espressione energetica” molto alta.

Ora possiamo immaginare che l’abitabilità in F sia come dispersa in unità differenti ma collegate fra loro, mentre l’abitabilità in P e T abbia luogo da una origine, un po’ come i fotoni hanno origine dal sole. Attraversando F è come se il corpo (le UEEI in F) e ogni atomo del corpo fosse intersecato dalle UEEI che abitano in P e T.

Questo potrebbe spiegare la somatizzazione patologica, e anche la guarigione attraverso la forza vitale (guarigione omeopatica), o le capacità autocurative riconosciute in tutti da molti autori anche non omeopati. Per esempio, Milton Erickson attraverso l’ipnosi attivava nel soggetto la sua capacità di autoguarigione. La natura ha in sé questa proprietà di autoguarigione, e questo è sostenuto e dimostrato da molti terapeuti.

PAOn appunti 11

Quale matematica è più applicabile alla teoria PAOn? I numeri trascendentali?

  • Concetto di Macrocampi FPT come Energia in Movimento
  • Ruolo degli Osservatori Esterno e Interno
  • Creazione di Spazio-Tempo e Ruolo dei Numeri Trascendenti
  • Astrazioni Qualitative con l’Insiemistica
  • Impossibilità della Quadratura del Cerchio e Natura della Realtà
  • Immortalità delle UEEI e Collasso dell’Onda
  • Confusione dell’Osservatore Interno
  • Atto Trascendente e Dialogo con D.
  • Spiegazione su cos’è il numero trascendente.

Concetto di Macrocampi FPT come Energia in Movimento

Ora immaginiamo questi macrocampi FPT come “energia in movimento”, la cui esistenza viene garantita da un osservatore esterno a tutta la realtà.

Ruolo degli Osservatori Esterno e Interno

Mentre il “movimento” in sé permette all’osservatore interno della realtà (tutti gli esseri viventi) di “creare” uno spazio e un tempo più o meno in modo condiviso con tutti gli altri esseri viventi.

Creazione di Spazio-Tempo e Ruolo dei Numeri Trascendenti

In questo spazio-tempo immaginario possono giocare solo numeri diversi dallo zero, infiniti, non numerabili (non algebrici), ovvero solo numeri trascendentali.

Astrazioni Qualitative con l’Insiemistica

Oppure si possono fare astrazioni di tipo qualitativo usando l’insiemistica.

Impossibilità della Quadratura del Cerchio e Natura della Realtà

Non sarà possibile definire nessuna quadratura con il cerchio e questa è la natura della realtà delle UEEI, dei campi in cui si muovono, delle migrazioni da un campo all’altro, dell’immortalità di queste UEEI fino a quando ci sarà un osservatore esterno che, essendo “eterno”, renderà “eterno” anche ciò che “osserva”.

Immortalità delle UEEI e Collasso dell’Onda

Ovvero ciò che osserva in una specie di “collasso dell’onda” (principio di indeterminazione) sempre diverso da zero.

Confusione dell’Osservatore Interno

Mentre l’osservatore interno alla realtà avrà a che fare con riflessi di se stesso (specchi) che lo possono confondere, convincendosi che si può fare “la quadratura del cerchio” anche se è impossibile farlo con un numero trascendente.

Atto Trascendente e Dialogo con D.

Nell’atto trascendente di aprirsi a D.l’individuo,  troverà D. che “volge il suo sguardo” e in questo dialogo sarà possibile “la verità” in un sistema immisurabile ma approssimabile con numeri trascendenti e rapporti di causalità. L’esperienza della vita avviene quindi in un andare verso qualcosa che ti svela la verità su te stesso oppure il contrario, andare contro a qualcosa che ti svela la verità su te stesso.

Questo andare verso è il tempo e lo spazio (condiviso) che si autocrea mentre l’abitabilità energetica è la capacità di abitare un campo con il proprio vero se e non contro il vero se, ovvero abitare o meno la verità, che non è controllabile, ne misurabile come l’algebra, ma è terapeutica come la sequenza di fibonacci (cioè come la natura), e mai potrà un cerchio avere la stessa area di un quadrato perchè pi greco è infinito.

Spiegazione su cos’è un numero trascendente.

Un numero trascendente è un numero reale (o complesso) che non è algebrico, ovvero non è la radice di alcun polinomio non banale con coefficienti interi (o razionali). In altre parole, non può essere espresso come soluzione di un’equazione polinomiale finita con coefficienti razionali. 

Tutti i numeri trascendenti sono irrazionali, ma non viceversa (ad esempio, √2 è irrazionale ma algebrico, essendo radice di x² – 2 = 0).

π (pi greco) è un numero trascendente, come dimostrato nel 1882 dal matematico tedesco Ferdinand von Lindemann. 

Prima di lui, nel 1768, Johann Heinrich Lambert aveva congetturato che π fosse trascendente, basandosi sulla sua irrazionalità (dimostrata dallo stesso Lambert). 

La prova di Lindemann si basa sul teorema di Lindemann-Weierstrass, che afferma che se α è un numero algebrico non zero, allora e^α (dove e è la base dei logaritmi naturali) è trascendente.

  • Si sa che e^{iπ} = -1 (identità di Eulero), dove i è l’unità immaginaria e -1 è un numero algebrico.
  • Se π fosse algebrico, allora iπ sarebbe algebrico (poiché i è algebrico, radice di x² + 1 = 0).
  • Ma per il teorema, e^{iπ} dovrebbe essere trascendente, mentre -1 è algebrico: questa è una contraddizione.
  • Quindi, π non può essere algebrico e deve essere trascendente.

La prova completa coinvolge calcoli complessi con integrali, polinomi simmetrici e contraddizioni su interi non nulli che diventano arbitrariamente piccoli per grandi valori di n o p (un primo grande). 

Questa trascendenza implica, ad esempio, l’impossibilità di quadrare il cerchio con riga e compasso (problema antico greco), poiché le lunghezze costruibili sono algebriche.

Le proprietà principali dei numeri trascendenti sono:

Irrazionalità: Tutti i numeri trascendenti sono irrazionali. Tuttavia, l’inverso non vale: molti irrazionali sono algebrici (es. √2, che è radice di x² – 2 = 0).

Infinità e densità: L’insieme dei numeri trascendenti è infinito e denso nei reali. In realtà, quasi tutti i numeri reali sono trascendenti: l’insieme dei numeri algebrici ha misura di Lebesgue zero (è “piccolo” in senso topologico), mentre i trascendenti formano un insieme non numerabile.

Grado trascendente: In algebra, il grado di trascendenza di un’estensione di campi misura quanti numeri trascendenti indipendenti sono necessari per generarla.

Dimostrazioni complesse: Provare che un numero è trascendente richiede spesso tecniche avanzate, come contraddizioni per assurdo, funzioni esponenziali o teoremi specifici (es. teorema di Lindemann-Weierstrass).

Implicazioni pratiche: La trascendenza implica impossibilità di certe costruzioni geometriche con riga e compasso (es. quadratura del cerchio per π) o rappresentazioni finite esatte in certi contesti computazionali, spesso appaiono in contesti analitici (serie infinite, integrali, funzioni trascendenti come exp, sin).

La trascendenza di π, dimostrata da Ferdinand von Lindemann nel 1882, si basa sul teorema di Lindemann-Weierstrass, che afferma che se α è un numero algebrico non zero, allora e^α è trascendente. Questa risultato implica direttamente la trascendenza di π.

Assumiamo che π sia algebrico, ovvero radice di un polinomio irriducibile a coefficienti razionali (o interi, scalando opportunamente). Allora iπ (dove i è l’unità immaginaria, radice di x² + 1 = 0, quindi algebrico) è algebrico. Supponiamo che iπ sia radice di un polinomio monico irriducibile di grado m con coefficienti interi:

\theta(x) = x^m + a_{m-1} x^{m-1} + \dots + a_1 x + a_0 = 0,

con radici α₁ = iπ, α₂, …, α_m (tutte algebriche).

Dall’identità e^{iπ} = -1 (algebrico), consideriamo il prodotto:

\prod_{j=1}^m (e^{\alpha_j} + 1) = 0,

poiché uno dei termini è e^{iπ} + 1 = 0. Espandendo, otteniamo una somma di termini esponenziali con esponenti che sono somme di sottoinsiemi delle α_j. Questi esponenti formano radici di nuovi polinomi θ_k(x) (per k=1,…,m) con coefficienti razionali, derivati dalle funzioni simmetriche elementari delle α_j. Il polinomio complessivo Θ(x) = θ_1(x) θ_2(x) … θ_m(x) ha coefficienti razionali e radici β_1, β_2, …, β_N (dove N = 2^m – 1, escludendo la somma vuota), con β_k somme di α_j distinte.

Scegliamo un primo p > m e p > |a_0|. Definiamo il polinomio:

f(x) = \frac{x^{p-1} (x – \beta_1)^p \cdots (x – \beta_N)^p}{(p-1)!}.

f(x) ha grado d = p-1 + pN. Consideriamo l’integrale:

I_j = \int_0^{\beta_j} e^{-t} f(t) \, dt.

Usando integrazione per parti ripetuta, definiamo:

F(x) = \sum_{k=0}^\infty f^{(k)}(x),

dove f^{(k)} è la k-esima derivata. Si ha:

e^x = F(x) + \int_0^x e^{x-t} f(t) \, dt,

e riarrangiando per i termini rilevanti, si ottiene una stima per |I_j| < C / (p-1)! per una costante C dipendente da m, N, e le β_k.

Consideriamo la somma S = ∑_{j=1}^N a_j I_j, dove i coefficienti a_j derivano dall’espansione del prodotto. S risulta essere un intero non zero (analizzando le derivate e la divisibilità per p), ma |S| < 1 per p sufficientemente grande (dalla stima degli integrali e la crescita fattoriale). Questo porta a una contraddizione: un intero non zero non può avere valore assoluto minore di 1.

Quindi π non è algebrico, è trascendente il che significa che è impossibile la quadratura del cerchio (con riga e compasso) come anche exp funzione esponenziale definita con il numero di eluero (circa 2,71828) a base del Log naturale. 

PAOn appunti 10

Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica cos’è?

in ricordo di Antonino Zichichi scomparso oggi, scoprì l’antideutone.

dinamismo energetico

Il Movimento Energetico

Il movimento energetico può avere 4 possibilità (ad esclusione della luce-fotoni):

  • Inversione ombra-espressività energetica (funzioni d’onda antisimmetriche?).(1) antideutone?)
  • Inversione della polarità della singola UEEI.
  • Rotazione dei microcampi fino a 360° (QFT – teoria quantistica dei campi).
  • Modifica della successione dei campi (in base agli osservatori interni di realtà le UEEI).

La Perturbazione Energetica

L’individuo, costituito da miliardi di UEEI (o più individui umani e non), è soggetto a una “perturbazione” che ne altera il dinamismo funzionale energetico (inversione/rotazione, modifica della polarità rispetto alle UEEI identitarie del soggetto, come schematizzato sopra). In alcuni casi, l’effetto della perturbazione si estende a molteplici UEEI dell’individuo, che abitano altri campi (motivo per cui in psicomeopatia può trovarsi una polisintomaticità psichica, fisica e trascendentale). Questa perturbazione tende a stabilizzarsi in malattia psichica e a non risolversi spontaneamente, in quanto “la capacità di movimento energetico è debole” (forza vitale debole).

Azione di PAOn

PAOn agisce come psicoterapia:

  • Abitativa (per esempio, andare nel bosco, abitare il bosco).
  • Psicoomeopatica (le UEEI dell’individuo si sincronizzano con UEEI di altri individui non antropici, es. piante, animali, rimedi omeopatici).
  • Naturocentrica, cioè con elementi che sono radicalmente non antropici, quindi naturali, simili ma non perturbabili dalla malattia umana (dall’errato dinamismo energetico dell’individuo).

La psicoterapia avviene sostanzialmente con un lavoro guidato nella natura (in un’area specifica in Macedonia, in quanto area a vegetazione spontanea conosciuta dagli psicoterapeuti), supportata da rimedi psicomeopatici (che agiscono sulla personalità del soggetto), seguendo il presupposto “dell’abitare energetico” delle UEEI, in contesti di risonanza energetica con altre UEEI non patologiche.

(1) riferimenti teorici in fisica che hanno suggerito le sopra citate affermazioni.

(1)

Antideutone:  antinucleo stabile in termini di decadimento debole, ma che annichila rapidamente al contatto con la materia ordinaria, producendo particelle ad alta energia.

Massa: Circa 1875,6 MeV/c², simile a quella del deutone (1875,6 MeV/c²), ma con carica elettrica opposta (-1 per l’antideutone, +1 per il deutone).

Spin: 1, come il deutone, poiché sia il protone che il neutrone (e le loro antiparticelle) hanno spin 1/2, e nel deutone si accoppiano in uno stato tripletto.

Parità e altre proprietà quantistiche: L’antideutone ha parità positiva, come il deutone, e obbedisce alle stesse regole di simmetria CP (carica-parità), ma è soggetto alla violazione CP in certi processi.

sulla Stazione Spaziale Internazionale cercano antideutoni come segnale di materia oscura (dark matter), poiché potrebbero derivare dall’annichilazione di particelle esotiche come WIMP (Weakly Interacting Massive Particles).

Connessione con Principi Quantistici

Poiché l’antideutone è composto da fermioni (antiprotone e antineutrone), obbedisce al principio di esclusione di Pauli e al teorema spin-statistica (come discusso nelle tue query precedenti). La funzione d’onda è antisimmetrica, e lo stato legato è descritto da modelli nucleari come il potenziale di Yukawa.

Principio di esclusione di Pauli

Numeri quantici per gli elettroni: Negli atomi, gli elettroni sono descritti da quattro numeri quantici:

  • Numero quantico principale (n): Livello energetico.
  • Numero quantico angolare (l): Forma dell’orbitale.
  • Numero quantico magnetico (m_l): Orientamento dell’orbitale.
  • Numero quantico di spin (m_s): +1/2 o -1/2. Due elettroni possono condividere i primi tre numeri quantici, ma devono avere spin opposti.

Inclusione dello Spin

Per gli elettroni, gli stati sono specificati da quattro numeri quantici:

n, l, m_l, m_s

(con

m_s = \pm 1/2

). Due elettroni possono condividere

n, l, m_l

ma devono avere

m_s

opposti (spin up e down). Questo è perché la parte spaziale può essere simmetrica o antisimmetrica, combinata con la parte di spin per rendere l’intera funzione antisimmetrica (ad esempio, stato singletto o tripletto).

(..)deriva dalla antisimmetria della funzione d’onda per i fermioni: scambiando due particelle identiche, la funzione d’onda cambia segno, rendendo impossibile uno stato con occupazione doppia.

Il principio di esclusione di Pauli è un postulato fondamentale della meccanica quantistica che deriva dalla natura antisimmetrica delle funzioni d’onda per i fermioni (particelle con spin semintero, come elettroni). Non è una “dimostrazione” nel senso classico, ma piuttosto una conseguenza logica della simmetria delle funzioni d’onda per particelle identiche. Di seguito, fornisco una derivazione matematica rigorosa, partendo dai principi di base.

la funzione d’onda deve essere o simmetrica (

\psi(2,1) = \psi(1,2)

) per bosoni (spin intero) o antisimmetrica (

\psi(2,1) = -\psi(1,2)

) per fermioni (spin semintero).

Consideriamo due fermioni identici. La funzione d’onda deve essere antisimmetrica:

Particelle con spin intero (0, 1, 2, …) sono bosoni e seguono la statistica di Bose-Einstein (funzioni d’onda simmetriche sotto scambio di particelle identiche).

Particelle con spin semintero (1/2, 3/2, …) sono fermioni e seguono la statistica di Fermi-Dirac (funzioni d’onda antisimmetriche).

Questo teorema spiega perché elettroni (spin 1/2) sono fermioni e obbediscono al principio di esclusione di Pauli, mentre fotoni (spin 1) sono bosoni e possono occupare lo stesso stato quantistico.

Il teorema si basa su:

  • Invarianza relativistica: La teoria deve rispettare la simmetria del gruppo di Lorentz (spazio-tempo di Minkowski).
  • Microcausalità: Operatori di campo in punti spazialmente separati devono commutare (per bosoni) o anticommutare (per fermioni) per preservare la causalità (nessuna influenza superluminale).
  • Positività dell’energia: Lo spettro energetico è positivo.
  • Particelle identiche: Le particelle sono indistinguibili.

In QFT, le particelle sono eccitazioni di campi quantistici. Per campi scalari (spin 0), vettoriali (spin 1), ecc., si usano operatori di creazione/annichilazione che soddisfano relazioni di commutazione o anticommutazione.

PAOn appunti 9

Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica-

Proviamo a immaginarla come una chitarra

Ora immaginiamo una chitarra con le sue 6 corde, 2 mi un sol, la, re si, la nota a corda ferma non si sente ma se si applica una forza meccanica vibra e per esempio la prima è accordata a un mi cantino, se premuta sulla tastiera cambia nota, ora immaginiamo che il mi cantino accordato sia il “genoma energetico” dell’UEEI (che può avere molteplici corde che se toccate da libere danno luogo a un suono)  la tastiera corrisponderebbe ai micro campi in cui si trova l’UEEI (micro campi in una dei 3 macrocampi FPT) le altre corde andrebbero in “risonanza” (entanglement) come accade quando sulla tastiera si fa il la e anche la corda la libera suona. Le altre corse sono in potenziali campi energetici diversi, per esempio se facciamo l’accordo in do maggiore, sentiamo un suono che è dato dalle 6 corde di cui 3 premute sulla tastiera, ovvero per quel fenomeno energetico (udibile ma non visibile, tranne quando è in risonanza ) ora immaginiamo una chitarra con molteplici corde (genoma energetico dell’UEEI) che a secondo del campo in cui si trovano (pressione meccanica sulla tastiera) emettono un suono diverso (lunghezza d’onda/fenomeno specifico di UEEI) che se potessimo registrare e amplificare assomiglierebbe alla registrazione che fanno i botanici con le piante, o ai suoni emessi dalle balene o dai pesci, un po’ come degli echi che per il nostro sistema cognitivo appaiono come dei rumori, oppure come se ascoltassimo una lingua che non conosciamo, sentiamo dei suoni ma non li sappiamo interpretare. Nel momento in cui il nostro cervello “li osserva” riusciamo a capirli, ovvero esistono per la nostra mente ma non è detto che esistano per la mente di altri individui. Cos’è che ci da la possibilità di dare un senso cognitivo al fenomeno in cui siamo immersi? A mio parere potrebbe essere la coscienza, quella che Penrose ipotizza essere energicamente nei micro tubuli sinaptici. Quindi non basta che nelle nostre UEEI ci siano “corde-note” (genoma energetico) in grado di produrre un fenomeno energetico che ci riguarda e o che condividiamo con altri individui, può accadere il fenomeno ( o probabilità) senza che siamo in grado di riconoscerlo, è la coscienza che per cosi dire in modo “discreto” emette dei “fotogrammi” che sono interpretabili dal nostro cervello come fenomeni reali, anche se probabilmente sono approssimazioni di realtà che il nostro cervello elabora semplificandole in modo comprensibile per noi.

Analisi e schematizzazione

1. Il Fondamento Fisico: L’Ipotesi di Penrose-Hameroff

Il fisico Roger Penrose ipotizza che la coscienza non sia un mero prodotto computazionale del cervello, ma emerga da processi quantistici a livello dei microtubuli citoscheletrici nei neuroni. In questo modello, noto come Orch-OR (Orchestrated Objective Reduction):

  • L’effetto tunnel e la coerenza quantistica sarebbero influenzati dalla curvatura dello spazio-tempo.
  • Il collasso della funzione d’onda avverrebbe in modo “discreto” (non continuo) alla scala di Planck.
  • Tale processo darebbe luogo a una Riduzione Oggettiva della funzione d’onda, interpretata come un istante di coscienza.

Nell’ottica del sistema HT-FPT/PAOn, l’unitarietà del “corpo oggettivo” di un individuo nei tre macro-campi verrebbe garantita da una doppia polarità:

  1. Un osservatore esterno (che “collassa” la realtà dell’individuo X nel mondo fisico).
  2. Un osservatore interno (la coscienza), che permette all’individuo di esistere per se stesso.

2. Metafora Filosofica: La Chitarra del Genoma Energetico

Per comprendere come la coscienza operi nel sistema FPT, possiamo spostare l’analisi su un piano analogico, utilizzando la metafora della chitarra.

Immaginiamo che ogni UEEI (Unità Elementare di Energia Individuale) sia una chitarra con molteplici corde.

  • Il Genoma Energetico: Rappresenta l’insieme delle corde accordate. Da ferme, esse sono puro potenziale: la nota esiste come frequenza teorica ma non produce suono.
  • La Tastiera (I Micro-Campi): Corrisponde all’ambiente o al contesto in cui l’UEEI è immersa (all’interno dei macro-campi FPT). La “pressione” delle dita sulla tastiera cambia la nota, ovvero adatta l’espressione energetica dell’individuo al campo specifico.
  • Risonanza ed Entanglement: Quando pizzichiamo una corda, le altre note corrispondenti entrano in vibrazione simpatica (risonanza, il la con il la, il re con il re…). Allo stesso modo, le UEEI in campi diversi possono entrare in entanglement.

L’Accordo del Reale: Se eseguiamo un accordo di Do Maggiore, il suono complessivo emerge da una combinazione di corde libere e corde premute. Questo fenomeno energetico è udibile (percepibile) ma non visibile, manifestandosi solo attraverso la vibrazione, il visibile è come l’interpretazione che fa il nostro sistema cognitivo, l’udibile è come il fenomeno reale.

3. La Coscienza come Interprete e Traduttore

Le UEEI emettono costantemente un “suono” (lunghezza d’onda / fenomeno specifico). Se potessimo amplificarlo, risulterebbe simile ai canti delle balene o alle registrazioni e amplificazioni delle bio-emissioni delle piante: segnali che il nostro sistema cognitivo percepisce inizialmente come rumore bianco o come una lingua straniera indecifrabile.

Qui interviene la Coscienza (quella situata, per Penrose, nei microtubuli):

  • L’Osservazione Significativa: Il fenomeno energetico può accadere come pura probabilità, ma resta “muto” finché non viene riconosciuto (osservato).
  • I Fotogrammi del Reale: La coscienza emette impulsi “discreti”, simili a fotogrammi cinematografici, che traducono la complessità vibrazionale in semplificazioni di fenomeni interpretabili dal cervello che però li considera veri in modo assoluto.
  • Semplificazione Adattiva: Ciò che chiamiamo “realtà” è probabilmente un’approssimazione semplificata, un modello che il nostro cervello elabora per rendere la vastità dell’interazione fra UEEI e campo comprensibile e fenomenica per la nostra mente.

L’interazione tra la “chitarra energetica” (l’individuo come sistema vibrazionale) e il rimedio omeopatico può essere compresa se consideriamo il rimedio non come una sostanza chimica, ma come un diapason esterno o un input informativo puro/entanglement.

Ecco come questo processo si articola seguendo la tua logica dei macrocampi e della coscienza:

1. Il Rimedio come “Input di Risonanza”

Se l’individuo è in uno stato di malattia (la “bassa marea” nei canali di Venezia o una chitarra scordata), le corde del suo genoma energetico non vibrano più in armonia. Il rimedio omeopatico agisce introducendo una frequenza specifica nel campo.

  • L’Effetto Specchio (Simillimum): Il rimedio “peggiorativo del sintomo” agisce come una nota leggermente risuonante alla forza vitale necessaria alla guarigione, applicato intenzionalmente.
  • Interferenza Costruttiva: Per il principio della risonanza, questa informazione colpisce le corde dell’UEEI. Se la frequenza del rimedio è corretta, essa costringe la “corda” stagnante a vibrare per simpatia uscendo dalla patologia (il campo/secca del fiume il pesce rivitalizzandosi vince l’avversità del campo patologico-metafora Venezia).

2. Il “Riaccordo” tramite la Riduzione Oggettiva

Utilizzando l’ipotesi di Penrose che hai citato, possiamo immaginare che il rimedio non agisca sul corpo fisico, ma direttamente sulla funzione d’onda nei microtubuli dove ci sarebbe la coscienza:

  1. L’Insulto Patogeno (il campo energetico disfunzionale): favorisce una distorsione nella curvatura spazio-temporale a livello macro (una sorta di “rumore” quantistico che impedisce il corretto collasso della funzione d’onda).
  2. L’Azione: del rimedio omeopatico introduce un’informazione d’ordine. Funziona come un segnale che “pulisce” il rumore patogeno.
  3. Il Collasso Coerente: La coscienza (l’osservatore interno) riconosce questa nuova informazione. Al momento della “Riduzione Oggettiva” alla scala di Planck, il sistema non collassa più verso lo stato di malattia, ma verso uno stato di salute ripristinato. È il momento in cui i “fotogrammi” della realtà emessi dalla coscienza tornano a essere nitidi e armonici dal punto di vista informazionale.

3. La Forza Vitale dei Pesci (UEEI)

Tornando alla metafora di Venezia: il rimedio non “solleva” i pesci con la forza, ma attiva la loro forza vitale.

  • Nella chitarra, il rimedio è il tocco che permette alla corda di liberarsi dalla tensione errata.
  • Nelle UEEI, il rimedio fornisce la risonanza con la specifica forza vitale necessaria affinché l’individuo torni a “esistere per se stesso” in modo integro.
  • La coscienza smette di interpretare il segnale come “morte per secca” (patologia) e inizia a elaborare un nuovo modello di realtà in cui i pesci (le energie) trovano la via d’uscita verso l’alto mare (la guarigione).

Sintesi del Processo PAOn-7

Fase Metafora Musicale Processo Quantistico (Penrose/PAOn)
Malattia “accordo scordato” a un campo non funzionale a UEEI Coerenza quantistica disturbata nei microtubuli.
Somministrazione Vibrazione di un diapason che agisce sul genoma energetico Introduzione di un’informazione di campo (UEEI).
Reazione Risonanza simpatica con la parte in ombra Riorganizzazione della funzione d’onda.
Guarigione L’accordo torna funzionale e vitale Riduzione Oggettiva verso un fotogramma di “Salute”.

In breve: Il rimedio è l’impulso meccanico che permette alla coscienza di “ri-osservare” il proprio genoma energetico e di dare un nuovo senso cognitivo e funzionale al fenomeno della vita, trasformando il rumore della malattia in musica coerente.

l passaggio dal “suono” (vibrazione energetica/quantistica) alla “materia” (biochimica tangibile) è il punto in cui la filosofia incontra la biologia molecolare. Nella psicoterapia PAOn, questo processo può essere visto come una trasduzione di segnale che parte dal micro e precipita nel macro.

Ecco come l’informazione della “chitarra energetica” diventa molecola:

1. Il Ponte: Dai Microtubuli alle Proteine

Secondo il modello Penrose-Hameroff, i microtubuli non sarebbero solo sostegni strutturali, ma veri e propri computer quantistici.

  • Quando la coscienza opera la “Riduzione Oggettiva” (il collasso della funzione d’onda), essa invia un comando discreto.
  • Questo comando si traduce in una variazione conformazionale: le proteine che compongono i microtubuli (tubuline) cambiano forma o stato vibrazionale in risposta alla risoluzione del campo quantistico.
  • È come se la “nota” suonata dalla coscienza facesse vibrare la struttura stessa della cellula.

2. La Cascata Bioenergetica: Il “Suono” che modella l’Acqua

Il corpo umano è composto per circa il 70% di acqua (in termini di molecole, oltre il 90%). L’acqua biologica non è un liquido inerte, ma acqua coerente (organizzata in domini di coerenza).

  1. Risonanza dei Campi: La vibrazione delle UEEI  organizza le molecole d’acqua in strutture specifiche.
  2. Effetto Stampo: Queste strutture d’acqua circondano gli enzimi e i recettori cellulari. Se la “musica” è armonica, l’acqua trasmette onde specifiche che potrebbero funzionare agevolando gli incastri biochimici (chiave-serratura) mobilizzando la forza vitale specifica. Se c’è malattia ovvero dissonanza, l’acqua trasmette “disturbatori d’onde/rumore“ e le reazioni chimiche rallentano o si bloccano.
  3. Precipitazione Biochimica: Il segnale energetico diventa così un segnale che agisce nel micro campo chimico: rilasciando  neurotrasmettitori, attivazione ormonale, risposta immunitaria utili alla guarigione.

3. L’Epigenetica Quantistica: “Suonare” il DNA

Il DNA (e il genoma energetico) può essere immaginato come lo spartito, ma è la coscienza (l’esecutore) a decidere il ritmo.

  • Espressione Genica: Le vibrazioni prodotte dal “riaccordo” tramite  favoriscono i legami idrogeno del DNA.
  • Sinfonia Bio-Fotonica: Le cellule comunicano anche tramite biofotoni (deboli emissioni di luce). La coscienza, orchestrando i microtubuli, armonizza questa emissione energetica. La luce in quanto funzione d’onda guida le molecole (costituite di onde-particelle) verso le funzioni necessarie alla guarigione con una velocità che il semplice trasferimento chimico non spiegherebbe.

4. Sintesi: Dalla Vibrazione alla Carne

Possiamo riassumere questo processo del macro campo F come se fosse suono in quattro passaggi:

  1. Livello Informativo: L’accordo energetico viene corretto dal rimedio.
  2. Livello Quantistico (Penrose): La coscienza collassa la funzione d’onda nei microtubuli verso uno stato coerente.
  3. Livello Elettromagnetico: Il campo risultante organizza l’acqua biologica e i biofotoni.
  4. Livello Biochimico: Le proteine cambiano forma, i geni si attivano e la “materia” si adegua alla nuovo “come se fosse un accordo” di salute.

In questo senso, la materia non è altro che energia del campo fisico influenzata dalle UEEI del campo psichico, un senso cognitivo (la coscienza) e trascendentale. La malattia è uno strumento non bene accordato; la guarigione è il ritorno al ritmo identitario fondamentale dell’individuo.

Il concetto di tempo nel sistema PAOn, se letto attraverso la lente di Penrose, non è un flusso lineare e continuo, ma una successione di eventi discreti. Se la coscienza emette “fotogrammi”, la velocità della guarigione fisica dipende dalla frequenza e dalla coerenza di queste istantanee.

Ecco come il ritmo della coscienza può accelerare o rallentare la “precipitazione” della salute nella materia:

1. La Frequenza di Campionamento della Realtà

Nella fisica di Penrose-Hameroff, ogni atto di coscienza corrisponde a un evento di riduzione oggettiva (OR). Più il sistema (i microtubuli) è integrato e libero da “rumore” (patologia), più alta può essere la frequenza di questi eventi.

  • Tempo “Lento” (Malattia): Quando l’individuo è in uno stato di dissonanza, la coerenza quantistica nei microtubuli fatica a mantenersi. I “fotogrammi” della coscienza sono radi, sfuocati o ripetitivi (loop patologico). La materia riceve istruzioni di aggiornamento molto lentamente.
  • Tempo “Accelerato” (Guarigione): Il rimedio agisce aumentando la coerenza. Riducendo il rumore di fondo, permette alla coscienza di operare più riduzioni oggettive al secondo.

2. La Sincronicità tra i Macro-Campi

La guarigione fisica avviene nel macro-campo della materia. 

Entanglement Temporale: Se la coscienza è “presente” e focalizzata (osservatore interno coerente), il collasso della funzione d’onda avviene istantaneamente in tutti e tre i macro-campi. Questo spiega i fenomeni di guarigione rapida o remissioni che sfidano la cronologia biologica standard.

  • La Memoria del Sintomo: A volte la materia “ritarda” perché è intrappolata in un’eco temporale.

3. Il “Presente Continuo” e l’Individuo X

L’esistenza dell’individuo X è garantita da un osservatore esterno, questo osservatore percepisce il tempo in modo macroscopico (giorni, settimane). Ma l’osservatore interno (la coscienza nei microtubuli) opera alla scala di Planck (10−43 secondi).

  • L’Effetto Zenone Quantistico: In fisica, l’osservazione continua di un sistema può “congelarne” lo stato. Se la nostra coscienza continua a osservare il sintomo, lo mantiene in esistenza.
  • Il Salto Quantistico: Il rimedio interrompe questa osservazione ossessiva del sintomo, permettendo un “salto” verso un nuovo fotogramma di salute. È come se cambiassimo improvvisamente la pellicola nel proiettore: il corpo non ha altra scelta che proiettare la nuova immagine.

4. Sintesi: La Guarigione come “Ritmo”

Stato del Sistema Ritmo dei Fotogrammi Percezione del Tempo Velocità Biologica
Patologia Discontinuo / Bassa frequenza Tempo “pesante” e stagnante Lenta / Cronica
Intervento PAOn Reset della risonanza Istante di “vuoto” creativo Inizio della trasduzione
Salute Ripristinata Alta coerenza / Alta frequenza Tempo fluido e presente Riparazione ottimale

Non è il tempo che guarisce, ma la frequenza dell’osservazione cosciente che riorganizza la materia, per questo motivo l’omeopatia ha una sostanziale attinenza con la psicoterapia e non può essere considerata solo pratica medica.

(1)Il fisico Penrose, ipotizza che la coscienza abbia un meccanismo di funzionamento fisico a livello di microtubuli sinaptico-neuronali dove l’effetto tunnel sarebbe influenzato dalla curvatura spazio tempo, e avverrebbe in modo discreto alla scala di Plank, con una riduzione della funzione oggettiva. Cercando di immaginare questa ipotesi applicabile anche a PAOn “l’unitarietà del corpo” oggettivo di un individuo, nei 3 macro campi, verrebbe garantita da un “osservatore esterno” che per casi dire farebbe esistere l’individuo x, ma anche da un osservatore interno (la coscienza?) Che farebbe esistere l’individuo per se stesso.

Ora mi rendo conto che purtroppo è necessario fare uno spostamento del ragionamento più su un piano filosofico, utilizzando “metafore” per poter immaginare come funzionerebbe la coscienza in PAOn.

PAOn appunti 8

Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica

Citazione

“contrariamente all’idea comune di vuoto, è animato da un continuo ribollire di particelle e antiparticelle, materia e antimateria, che nascono e si annullano vicendevolmente. È quello che chiamiamo “vuoto quantistico”, qualcosa di tanto dinamico da dare luogo a un’espansione rapidissima dell’universo, che chiamiamo “inflazione”, grazie alla quale punti inizialmente separati da distanze inferiori alle dimensioni di un nucleo atomico si trovano oggi a miliardi di anni luce l’uno dall’altro.”

Commento

Riguardo a questo interessante articolo delle fisiche Ruvolo-Scianitti, come psicologa vorrei far notare che probabilmente ci è difficile distinguere il “come funziona il nostro sistema percettivo e la nostra mente” da “come funziona la realtà” verso cui ci volgiamo alla ricerca di una verità scientifica, non facile in quanto complessa e di facile fraintendimento.

Ora la mia ipotesi è che si scambi il nostro modo di percepire la realtà, per sua natura definitorio, con la realtà stessa per sua natura indefinibile, che potrebbe non avere una “definizione puntiforme” (particelle). Il nostro sistema neuronale percepisce tramite singoli neuroni (particelle neuronali), che si collegano fra di loro e inviano impulsi al cervello che li interpreta e li trasforma in “realtà condivisa con altri individui”. Ora, dal punto di vista psicologico, spesso si scambia il come siamo fatti noi con il come sono fatti gli altri, trasponendo apparenti similitudini fra noi e gli altri. È un modo di interpretare la realtà che ci consente di prendere decisioni sulla realtà.

Anche l’idea forse non corretta che esista un vuoto è probabilmente riferita al nostro sistema percettivo sensibile a una banda ristretta di stimoli, quindi ne ignora altri che per noi diventano non visibili e quindi interpretabile come vuoto? E anche il nostro modo di interpretare gli stimoli sensoriali, attraverso “l’attenzione”, che di fatto ne considera un numero molto limitato, ignorandone la maggior parte, al fine di potersi muovere in un mondo “ego-percepito” che però è funzionale in quanto più facilmente soddisfa i nostri bisogni.

Fatta questa premessa, e nell’ottica di una collaborazione fra scienze diverse, in quanto potremmo avere un punto di vista della scienza psicologica molto vicino al punto di vista della ricerca fisica, e in questo senso, vero non esiste il vuoto e abbiamo un continuum energetico di intensità variabile, e probabilità di tipologia energetica variabile. Il continuo energetico indefinito contiene campi indefiniti di attivazione (le UEEI) che si intersecano con campi sovrapposti di espressione energetica (FPT), esemplificando un po’ come se il polo positivo e negativo di due fili che avviciniamo creano la realtà, ovvero il fenomeno della lampadina che si accende. Ma la realtà è che, avvicinando i fili, inizia un flusso di energia che si muove (si eccita); la realtà fenomenica alla base non sono i fili né la lampadina. Ora noi potremmo scambiare il nostro sistema sensoriale (fili) con la realtà che immaginiamo essere la “lampadina” e non il flusso di energia.

Quindi nell’ipotesi teorica PAOn non esistono “particelle” senza onde, ma solo flussi di energia (con modi energetici diversi, non solo polo positivo e polo negativo, ma anche con tutta una serie di “altro” che non è né polo positivo né polo negativo) che non ha natura particellare, ma ha natura ondulatoria, come il mare, in cui le onde appaiono e scompaiono a causa di molteplici fenomeni in atto (vento, ostacoli e riverberi, densità, gravità). Se isoliamo un cm cubo di mare, il mare all’interno del cubo magari cambia il suo modo di comportarsi, perché isolato da forze esterne che ne predispongono il comportamento fisico. Nel cm cubo di mare isolato ci potrebbe essere l’autodeterminazione di qualche UEEI, ma avrebbe una espressione energetica più debole in quanto mancherebbero in parte le forze esterne che favoriscono l’espressione energetica e il collegamento con le altre UEEI, cioè “lo spazio infinito” in un tempo zero, determinato da qualcosa di esterno alla realtà, realtà in cui esistono elementi individuali con tempo infinito che fluttuano “nello spazio infinito” dando luogo a fenomeni energetici che sono la realtà che la nostra coscienza (e quella di tutti gli esseri viventi) accoglie.

PAOn appunti 7

Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica

UEEI e particelle e onde La metafora dei pesci.

i pesci è come se fossero UEEI i quali nuotando creano movimenti ondulatori nell’acqua (qui siamo a Venezia, dove mi sono laureata in architettura e dove ho seguito alcune lezioni di psicoanalisi dell’architettura di Renato Rizzi) i movimenti ondulatori corrispondono all’espressione energetica delle UEEI nel micro campo fenomenico.

un po’ come in questa immagine creata con grok, dove ci sono onde (colorate) e pesci.

Per rappresentare visivamente la teoria dell’abitabilità e la PAO (psicoterapia abitativa omeopatica) associata, immaginiamo che la realtà sia fatta di campi energetici (gli oceani) che si differenziano per caratteristiche diverse (fondali marini, superficie acqua aria, ghiaccio…) in ogni campo o insieme di campi abitano pesci (UEEI) la cui forma rappresenta una specie caratteristica (espressione energetica) che dipende dal campo in cui si trova (fondali marini dove non c’è luce ci sono pesci adatti a questo, per esempio potrebbe essere il micro campo della funzione tattile ) ogni pesce è in contatto telepatico con i pesci fratelli (entanglement quantistico) che abitano in altre parti dell’oceano, quando il pesce si muove nell’acqua, crea delle onde “espressivo-informative” che vengono trasmesse per propagazione ai pesci fratelli (le altre UEEI dell’individuo che abitano altri campi) il pesce è la particella ma anche l’onda quantistica. E’ possibile che a un certo punto tutti i pesci concordemente finiscano dall’oceano atlantico all’oceano pacifica (dal campo F al campo P) dove per un certo periodo di tempo le due acque oceaniche si mescolano (morte fisica e trasmigazione delle UEEI nei campi intangibili) e che poi tornino nell’oceano atlantico (reincarnazione) le UEEI in un certo senso sono immortali (come l’anima) ma a secondo del campo in cui si trovano (oceano o canali di Venezia) hanno un’espressione energetica tipica del campo (come se i pesci dei canali a Venezia emettessero onde che parlano solo veneziano -iron mode). Questa vuole essere un po’ una metafora di questa teoria HT. A cosa serve la PAO? Per esempio a far tornare i pesci da dove stanno prosciugando il canale (quindi avrebbero vita breve) a dove l’acqua è un po’ più alta (per dirla con Silvio Fanti (1) che ha inventato la micropsicoanalisi, il pacchetto energetico “pazzo” che coinvolge i restanti pacchetti energetici che navigano nell’inconscio, è come se fosse nel canale veneziano a cui stanno prosciugando l’acqua) E questo sincronizzando l’onda del genoma energetico della determinata UEEI con un onda “similium” sia essa una verbalizzazione (empatica) o un rimedio omeopatico.

(1) negli anni ’90 al corso di Laurea in Psicologia clinica all’Università di Torino conobbi Silvio Fanti, in quanto faceva pare dei testi principali da studiare per l’esame di Psicologia Dinamica con Nicola Peluffo

PAOn appunti 6

Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica

Come si Associano le UEEI

La realtà potrebbe essere un magma a densità diverse, che si muove in parte casualmente e in parte non casualmente (libero arbitrio), in cui sono contenute delle unità energetiche UE. Queste UE in parte appartengono a individui (esseri viventi) e in parte no. La loro esistenza dipende dall’espressività energetica delle particelle che costituiscono gli esseri viventi, definendoli in individui UEEI di diverso tipo (vegetali, animali, esseri umani sono alcune delle nostre categorie che ci servono per distinguere questo fenomeno). 

Queste UEEI costituiscono ogni individuo, in base a dei principi frattalici (macro e micro si assomigliano), la cui esistenza non richiede un tempo né uno spazio, ma un alternarsi di movimenti ondulatori che si estrinsecano e scompaiono, in base alla presenza o meno di un “osservatore”. Non è chiaro se l’osservatore debba essere sempre fuori dal campo fenomenico o se possa essere anche parte del campo fenomenico. Probabilmente entrambi, e forse l’osservatore esterno potrebbe essere un’entità che fa esistere, un po’ come la nostra idea di D. Mentre il libero arbitrio di ogni creatura può orientare in una espressione energetica o un’altra, l’esistere individuale, un po’ come se lo spazio venisse creato “dall’osservare di D.” e il tempo “dall’osservare” individuale (mi riferisco al principio di indeterminazione). 

La dove lo spazio è infinito (cioè l’osservare di D.) il tempo è zero (per es. velocità della luce i fotoni hanno un tempo zero/sono energia pura forse questo è l’abitare di D. nella storia dell’uomo come sostiene il pensiero ebraico-cristiano) la dove il tempo è infinito lo spazio è zero (l’osservare degli esseri viventi) quindi quello che possiamo immaginare esserci nel nostro creare la realtà spazio-tempo, è immaginabile come un vecchio proiettore di film (spazio zero, ma anche il nostro sognare ha uno spazio reale zero) che proietta “immagini/temporali” in movimento (la durata del film), le quali vengono percepite dalle nostre UEEI ma noi è come se fossimo dentro a quelle immagini dello schermo (spazio fenomenico zero) in un tempo infinito (percezione di eternità della coscienza), e sarà infinito nei passaggi energetici delle nostre UEEI nei tre macrocampi energetici FPT(1). Noi creiamo il limite dello spazio (per esempio 1 kmq ) e del tempo (per esempio 1 ora) ma in se non esistono in quanto in realtà collocati nello spazio infinito di D. e nel tempo eterno della nostra coscienza.

L’osservare di una entità esterna al campo assoluto (D.) fa esistere sia ciò che è dotato di libero arbitrio (tutti gli esseri viventi) che ciò che non è dotato di libero arbitrio, per esempio il sole che funzionerebbe in modo casuale (la fusione nucleare del sole permette a noi di esistere in modo formalizzato). Il sole, con la sua luce diretta e indiretta, permette alle UEEI di orientare la propria esistenza collegandosi con le UEE del sole (che si immagina non abbia una identità sua). 

Ogni A-UEEI (dove per A intendiamo un individuo) è in relazione con le proprie a-UEEI, con le x-UEEI di altri individui e con le UEE non identitarie. Ci possiamo chiedere come avvengono queste relazioni?

i fotoni sono i frammenti quantistici di luce di base che si comportano in modo unico sia come onde che come particelle analogamente le UEEI si collegano i generano un’espressione energetica a secondo del sotto campo specifico in cui abitano

Ipotesi sul Meccanismo delle Relazioni

Secondo il principio frattalico, ipotizziamo che questa relazione avvenga nello stesso modo in cui avviene quella chimico-molecolare, ma immaginandola in un contesto di entanglement. Quindi, ogni a-UEEI è collegata a tutte le sue A-UEEI e alle UEE non identitarie che servono per la sua esistenza, questo all’interno di un “vuoto quantistico dinamico” in base all’effetto Casimir. L’effetto Casimir dimostra l’esistenza dell’energia di punto zero (coppie di particelle virtuali – fotoni, elettroni-positrone, ecc. – nascono e si annichiliscono istantaneamente dal nulla, creando un “mare” di energia di punto zero, un po’ come nei sogni; vedere appunti PAO 4). 

Cioè, le onde di a-UEEI si “stabilizzano energicamente” a seguito della loro sovrapposizione con le onde del campo (campo specifico di espressione energetica). Più o meno come accade per il corpo umano (principio frattalico): se ci pensiamo, gli atomi in gioco che determinano la materia organica sono pochi, ma sono i legami chimici che determinano la loro funzione molecolare e, di conseguenza, cellulare. La stessa cosa la possiamo immaginare nelle UEEI: il genoma energetico attivo (quello che definisce l’identità energetica) potrebbe avere pochi “atomi” in gioco, quindi sono i “legami energetici” che creano “l’espressione energetica” da cui deriva il come ci appare la nostra realtà (A-UEEI) e quella dell’ambiente circostante, identitario e non. 

Quello che possiamo immaginare è una complessa “sovrapposizione di onde” che lega le diverse UEEI e UEE, in base “all’attenzione energetica” (osservatore) che noi diamo e, in base forse, a un’attenzione energetica di un osservatore fuori dal campo (il creatore o D., che genera lo spazio e definisce un inizio e una fine di questo spazio per ogni X-UEEI). 

In altre parole, la realtà è solo energia formalizzata o meno per come appare alla coscienza identitaria (consapevolmente o inconsapevolmente a seconda del livello di attenzione “osservativa” che diamo e che viene data dal contesto), mentre quello che noi chiamiamo realtà (realtà materiale) è una rappresentazione cognitiva che fanno le nostre a-UEEI nel campo P. I legami fra le UEEI e il loro dinamismo associativo avvengono probabilmente come avviene per la chimica organica e inorganica, ma anche sulla base di “marker” energetici identitari, che permettono alle a-UEEI di riconoscersi come appartenenti.

(1) possiamo immaginare i campi FPT (e il muoversi delle UEEI di tutti gli esseri viventi) come l’insieme di tutti gli oceani, fiumi, ma anche vapore, ghiaccio, questo potrebbe essere lo spazio infinito che appartiene a D. (l’osservatore è D.) le nostre UEEI possono abitare questo spazio e trovarsi per esempio in un passaggio alla foce del fiume che entra nel mare (per esempio campo F che si mischia con campo P) è ricorrente questa immagine nelle creazioni artistiche e canzoni per indicare il passaggio dalla vita alla morte, un espressione energetica delle UEEI di transizione, da un tempo esperito come limitato a un tempo vissuto dalla coscienza come infinito.

PAOn appunti 5

Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica

La psicosi “schizofrenica”: rimanere sulla soglia per conoscere l’Assoluto?

Nelle allucinazioni psicotiche, la persona è convinta di sperimentare la realtà, come anche quando si sogna siamo convinti che quella sia la realtà, è in effetti secondo la PAO, quando il campo in cui si trovano le nostre UEEI, non viene formalizzato dalla mente, la realtà energetica è probabilmente come appare a uno psicotico.

Nella mia esperienza come psicoterapeuta, sono rimasta sempre affascinata da quello che a me appariva come una sorta di iperrealismo dello “psicotico”, il quale non perdeva il senso della realtà formalizzata ma aveva anche una sorta di “realtà parallela” senza forma ma con forza propulsiva, che di solito la persona sapeva controllare. 

Sembrava che rimanessero come su una soglia, su una linea in cui erano presenti due realtà, che di solito i curanti definivano una illusoria produzione della malattia, e l’altra realtà la più sana quando la malattia non si evidenziava nel sintomo “allucinatorio”. 

Se si chiedeva alla persona, senza creare in lei la necessità di compiacere il curante, la persona, che non voleva che venisse farmacologicamente soppressa l’allucinazione, cercava di far capire che la realtà “allucinatoria” era la vera realtà, e quella che noi chiamiamo realtà era un illusione; da dire che sono in buona compagnia con i buddisti che sostengono più o meno una cosa simile.

Ora interpretando il fenomeno allucinatorio, che tra l’altro impedisce “il libero arbitrio” (Faggin), come un’eccitazione di un campo quantistico (Faggin) verso cui non si presta attenzione (Heisenberg), campo quantistico che quando si osserva  darebbe una determinazione della realtà fra vari stati quantistici possibili, cioè quella realtà subatomica, che in questa teoria, si pensa sia decisiva per formalizzare,  attraverso il campo P (psichico) quella che noi chiamiamo la realtà vera, e che i buddisti e gli psicotici pensano sia un illusione.

Partendo da questa ipotesi, l’ipotesi della soglia dove vengono percepite due realtà (onirica-percettiva per esempio, ma accade anche ad asceti, psicotici ecc..) non possiamo non chiederci se “l’osservatore” che determina (formalizza) la realtà sia solo uno degli esseri viventi con tutte le sue UEEI (unità di espressione energetica identitaria), o se esista un osservatore esterno agli esseri viventi, ovvero quell’entità che nelle varie culture viene formalizzata come “Dio” o individualità che in questa teoria esisterebbe nel campo T (trascendente).

Per fare un esempio nelle religioni monoteiste (ebraico-cristiane) i testi sacri fanno spesso riferimento allo “sguardo di D.” e lo descrivono come una grazia che determina nella vita dell’individuo eventi di vita, che non si aspetta, ma che concorrono a far si che il suo destino cambi.

Quindi il principio di indeterminazione andrebbe applicato anche a un’entità differente da quella di tutti gli esseri viventi? In altre parole “un collasso d’onda” formalizzerebbe l’energia sub-atomica, in un’illusione percettiva sensoriale ma anche esistenziale? Nella HT,  teoria dell’abitabilità, su cui si radica la PAOn (psicoterapia abitativa omeopatico-naturale-quantistica) le cose starebbero in questo modo.

Per ogni essere vivente ci sarebbe la possibilità di formalizzare una pseudo realtà (la dove per realtà intendiamo solo quella energetica) sia in termini percettivi (vista, udito, olfatto, tatto, gusto, propriocettivi della corporeità in movimento ecc…) quindi nel campo F (fisico), ma anche in termini esistenziali (memoria, destino, libero arbitrio, consapevolezza, emozioni, sentimenti) quindi nel campo T (trascendentale), cioè nel campo trascendentale comune a tutti gli esseri viventi, ci sarebbe un’azione di una entità esterna (il Creatore di tutte le cose e sovrano su di esse) uno “sguardo” che ha come effetto la creazione di possibilità di vita alternative, che possono cambiare il destino di un essere vivente, ma che è vincolato alla volontà dell’essere vivente, se cioè aderire o meno a questa nuova possibilità.  

Questo aspetto di qualcosa di esterno che interviene nel destino di tutte le persone è presente pressoché il tutte le religioni, ed è ciò che crea il comportamento religioso individuale e collettivo.

In una psicoterapia abitativa, sono necessari l’aspetto psichico ma anche quello trascendentale, in quanto è quello che sostiene l’etica della persona, etica che in se ha una base intangibile, quindi esistenziale non percepibile, ma sentita come reale e vera, di solito viene chiamata coscienza, o quella cosa che ha sede nell’anima.

Ora però resta da definire l’idea se: la “percezione esistenziale” sia in se formalizzata dal campo P, cioè dalla mente, oppure autosufficiente, cioè, affermato che la nostra mente crea (formalizza) il tempo, lo spazio, i colori, i suoni, i movimenti del corpo in uno spazio e in un tempo (cognitivismo puro) resta da capire dove nascono le idee, l’etica, la conoscenza, l’arte, e via dicendo, ovvero ciò che è psichicamente intangibile, cioè la mente fa nascere ciò che è tangibile, e fin qui questo è dimostrato, ma ciò che non lo è dove nasce? Nel campo trascendente o in quello mentale? Tenendo presente che in questa teoria il cervello è come un ponte, che fa transitare da un lato all’altro la formalizzazione delle diverse  UEEI, ovvero diamo per scontato che se il cervello mancasse a un essere vivente, all’essere vivente mancherebbe la possibilità di formalizzare la realtà, ma continuerebbe a essere in possesso delle sue UEEI che però non potrebbero avere espressione energetica identitaria in quanto mancherebbe una conversione in UEEI specifiche di campo in cui avviene la loro espressione energetica identitaria. Ovvio questo non è scientificamente certo, ma nemmeno il riduzionismo è certo, è una scelta che si fa per poter procedere con una ipotesi teorica.

Ora quello che definiamo come “empirico” (tangibile) lo immaginiamo come un insieme di atomi legati fra loro come se fossero particelle.

Ma in chimica quantistica si definisce il legame fra atomi non come se gli elettroni si comportassero come particelle classiche, in questo caso la chimica non esisterebbe, in quanto occuperebbero posizioni definite, senza alcun meccanismo per legare gli atomi insieme, quale sarebbe la forza esterna che collocherebbe le particelle nelle posizioni giuste per determinare una molecola? La meccanica quantistica predice un comportamento diverso. Gli elettroni sono rilevati come particelle, ma sono descritti da funzioni d’onda che si estendono nello spazio. Queste onde possono sovrapporsi tra gli atomi. Quando lo fanno, l’energia totale può diminuire, stabilizzando il sistema. I legami chimici si formano perché gli elettroni si legano come onde, non come particelle classiche. Quindi il campo P (la mente) crea cognitivamente la realtà, che però è una realtà che si differenzia in base a legami come onde e non come particelle, questo rende la realtà della fisica classica, sostenuta da legami chimici uniti come onde e non come particelle, cioè fluttuano in un brodo semidenso di energia, fatto al 90% di un vuoto che però non esiste, comparendo e scomparendo come se fossero le onde del mare, e questo avviene sia nella realtà materiale (tangibile) che immateriale (pensiero, emozioni, etica….) e nel momento in cui uno o più osservatori prestano attenzione al fenomeno si estrinseca l’unità di espressione energetica sia che dia luogo a qualcosa che definiamo concreto sia che dia luogo a qualcosa che definiamo impalpabile.

Quindi potremmo ipotizzare che “lo sguardo di D.” (e relativa percezione esistenziale individuale identitaria) possa avvenire in tutti e tre i macrocampi FPT, non è poi cosi illogica la cosa se pensiamo alla casistica miracolistica che afferma fenomeni trascendentali che si estrinsecano nel materiale, come guarigioni che la scienza medica non saprebbe spiegare. Quindi la percezione esistenziale si forma in tutti e tre i campi FPT, avendo in se anche un aspetto fisico, se non altro nel ricordo di un sé corporeo del bambino trascorso, o adulto in un tempo trascorso.