NATUROCENTRISMO psicoterapeutico nella natura spontanea

Carla Foletto cell 3926255541 (solo sms)

revisioni scientifiche verde depressione salute mentale/suicidi

Italia In Italia si registrano ogni anno circa 4000 morti per suicidio leggermente in crescita rispetto gli anni precedenti, (sono circa 14% delle morti violente.)

Dati precisi ISTAT 2023

  • Totale decessi per cause esterne: 26.115
    (questo gruppo include incidenti di ogni tipo — stradali, cadute, annegamenti, ecc. — più suicidi e omicidi).
  • Suicidi: 3.741
  • Percentuale: \frac{3.741}{26.115} \approx
    14,3%

https://www.epicentro.iss.it/mentale/giornata-suicidi-2020-fenomeno-suicidario-italia

Rapporto: i suicidi in Italia sono circa 10-11 volte più numerosi degli omicidi (che sono più bassi rispetto la media dei paesi occidentali)

Seconda causa di morte violenta: Incidenti stradali 2023: 3.039 morti

Le morti violente e accidentali costituiscono una quota minoritaria sul totale generale, ma rappresentano la prima causa di morte tra i 15 e i 29 anni

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Oms: 1,6 milioni di morti violente all’anno

Del totale di morti violente, meta’ sono suicidi, circa il 30% omicidi e il 20% conseguenza di conflitti armati

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Ricerche scientifiche:

VERDE URBANO con funzione protettiva a: disturbi psichici (depressione, stress acuto persistente da cui possono derivare disturbi ideativi, reattività emotiva (paura)

1) – Esposizione al verde urbano, alberi e salute psichiatrica

Titolo originale: Two- and three-dimensional indicators of green and grey space exposure and psychiatric conditions and medicine use: A longitudinal study in a large population-based Italian cohort.

Rivista: Environmental International, 2023.

Campione: 593.894 adulti, di almeno 30 anni, appartenenti al Rome Longitudinal Study.

Studio condotto sulla popolazione di Roma.

I ricercatori hanno confrontato la quantità di verde e di alberi vicino alle abitazioni con diversi indicatori di salute mentale, tra cui l’utilizzo di psicofarmaci e i ricoveri per disturbi psichiatrici.

Hanno utilizzato anche misure tridimensionali della vegetazione, il numero degli alberi e il volume degli edifici.

Risultati:

Una maggiore presenza di alberi e vegetazione è risultata associata a un minore ricorso ad alcune categorie di psicofarmaci.

(quindi Jacopa meno prescrizioni antidepressivi e contro ideazioni distorte da stress, paura, ecc, ovvero meno probabilità di azioni auto-lesionistiche mortali come suicidio)

Il numero degli alberi era associato favorevolmente, in particolare, alle prescrizioni di antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore.

Una maggiore presenza di edificato era associata sfavorevolmente ad alcune prescrizioni psichiatriche.

Le associazioni con i ricoveri psichiatrici erano meno consistenti e generalmente non statisticamente significative.

(dall’articolo)

ITALIA associazione protettiva per depressione (causa principale di suicidi) 

Metodi: Il nostro studio ha utilizzato i dati di 593.894 adulti italiani (≥30 anni) provenienti dallo Studio Longitudinale di Roma. Gli esiti relativi alla salute mentale sono stati definiti utilizzando le prescrizioni di farmaci (antidepressivi, antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore, ansiolitici, ipnotici e sedativi) o le cartelle cliniche di ospedalizzazione (per disturbi dello spettro schizofrenico, depressione, ansia, disturbi somatoformi e correlati allo stress o disturbi da uso di sostanze). Abbiamo ottenuto indicatori 2D e 3D dell’esposizione al verde e al grigio, tra cui l’indice di vegetazione a differenza normalizzata (NDVI), il volume verde, il volume grigio, il numero di alberi e l’indice di volume verde-grigio a differenza normalizzata intorno alle abitazioni dei partecipanti. Sono stati sviluppati modelli di regressione a rischi proporzionali di Cox per stimare l’associazione tra l’esposizione allo spazio verde e grigio e le condizioni psichiatriche e l’uso di farmaci, aggiustati per le covariate rilevanti.

Risultati: Abbiamo riscontrato associazioni benefiche tra NDVI e numero di alberi con farmaci antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore. Abbiamo anche osservato associazioni dannose tra volume grigio e litio e altri stabilizzatori dell’umore, nonché farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi. Infine, abbiamo riscontrato un’associazione protettiva tra NDGG e litio e altri stabilizzatori dell’umore (HR: 0,977; IC 95%: 0,965-0,990) e farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi (HR: 0,851; IC 95%: 0,762-0,950). Le associazioni per l’ospedalizzazione per condizioni psichiatriche sono risultate meno consistenti e generalmente non statisticamente significative.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37976839/

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2) – Regno Unito: vivere in quartieri più verdi è associato a meno disagio mentale

White et al., 2013 — Psychological Science

Titolo: Would You Be Happier Living in a Greener Urban Area? A Fixed-Effects Analysis of Panel Data.

Campione: oltre 10.000 persone.

I ricercatori hanno esaminato nel tempo le condizioni di salute psicologica degli stessi individui, mettendole in relazione con la quantità di verde urbano dei quartieri.

I risultati indicano che vivere in zone più verdi era mediamente associato a: minore disagio psicologico; maggiore soddisfazione per la propria vita; maggiore benessere soggettivo.

L’effetto individuale era relativamente piccolo, ma potenzialmente importante a livello di popolazione. 

DOI: 10.1177/0956797612464659

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3) – Regno Unito: cosa succede quando una persona si trasferisce in un quartiere più verde?

Alcock et al., 2014 — Environmental Science & Technology

Titolo: Longitudinal Effects on Mental Health of Moving to Greener and Less Green Urban Areas.

Campione: 1.064 persone che si erano trasferite, osservate per cinque anni.

Questo lavoro è interessante perché osserva il cambiamento dell’ambiente residenziale, anziché limitarsi a confrontare persone che abitano in quartieri differenti.

Dei partecipanti:

594 si erano trasferiti in aree più verdi;

470 si erano trasferiti in aree meno verdi.

Chi si era trasferito in zone più verdi mostrava un miglioramento della salute mentale che persisteva nei tre anni successivi al trasferimento.

Per chi si era trasferito in aree meno verdi, il peggioramento rilevato nell’anno precedente al trasloco non persisteva stabilmente dopo il trasferimento. Lo studio, quindi, non dimostra un deterioramento duraturo per tutti coloro che si spostano in quartieri meno verdi. 

DOI: 10.1021/es403688w

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4) -. Stati Uniti: un esperimento di rinverdimento urbano

South et al., 2018 — JAMA Network Open

Titolo: Effect of Greening Vacant Land on Mental Health of Community-Dwelling Adults: A Cluster Randomized Trial.

A Filadelfia, i ricercatori hanno condotto uno studio sperimentale su 110 gruppi di lotti urbani inutilizzati, assegnati casualmente a differenti condizioni di intervento.

L’analisi della salute mentale comprendeva 342 residenti.

Nei residenti vicini ai lotti rinverditi, rispetto ai controlli, sono state osservate:

Variazioni relative nei sintomi autoriferiti

-41,5%

Sensazione di sentirsi depressi.

-62,8%

Salute mentale autoriferita scadente.

Risultati dell’esperimento rispetto ai residenti nelle aree di controllo.

Lo studio è rilevante perché sperimentale, ma l’intervento comprendeva la riqualificazione e il rinverdimento di terreni, non esclusivamente la piantumazione di alberi. 

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5) – Australia: studio su 260.061 adulti

Astell-Burt, Feng e Kolt, 2013 — Preventive Medicine

Titolo: Mental health benefits of neighbourhood green space are stronger among physically active adults in middle-to-older age: Evidence from 260,061 Australians.

I ricercatori hanno studiato oltre 260.000 persone di almeno 45 anni residenti nel Nuovo Galles del Sud.

Hanno confrontato la presenza di verde entro un chilometro dall’abitazione con gli indicatori di disagio psicologico.

Risultato: gli abitanti dei quartieri più verdi mostravano una minore probabilità di disagio psicologico rispetto a quelli dei quartieri meno verdi.

L’odds ratio era 0,83, equivalente a odds inferiori del 17%. Non significa che il verde abbia dimostrato di ridurre del 17% il rischio individuale.

L’associazione risultava particolarmente evidente tra le persone fisicamente attive. 

DOI: 10.1016/j.ypmed.2013.08.017

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6) – Germania: più alberi sotto casa, meno prescrizioni di antidepressivi

Urban street tree biodiversity and antidepressant prescriptions

Autori: Marselle e colleghi.

Rivista: Scientific Reports, Nature Portfolio, 2020.

Campione: 9.751 abitanti di Lipsia, Germania.

I ricercatori hanno analizzato la densità degli alberi stradali entro 100, 300, 500 e 1.000 metri dalle abitazioni, confrontandola con le prescrizioni di antidepressivi.

Risultati:

Una maggiore densità di alberi entro 100 metri dall’abitazione era associata a una minore frequenza di prescrizioni di antidepressivi.

L’associazione era particolarmente evidente nelle persone con condizioni socioeconomiche svantaggiate.

Una precisazione metodologica: nell’intero campione l’associazione, dopo gli aggiustamenti statistici, era al limite della significatività convenzionale (p = 0,057), mentre risultava statisticamente significativa nel sottogruppo a basso status socioeconomico. Non sono emerse associazioni significative con la ricchezza di specie arboree. 

DOI: 10.1038/s41598-020-79924-5

Questo studio è direttamente pertinente al tema degli alberi stradali: considera la vegetazione che le persone incontrano nella vita quotidiana, non soltanto quella dei grandi parchi.

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7) – Regno Unito: cosa succede quando una persona si trasferisce in un quartiere più verde?

Alcock et al., 2014 — Environmental Science & Technology

Titolo: Longitudinal Effects on Mental Health of Moving to Greener and Less Green Urban Areas.

Campione: 1.064 persone che si erano trasferite, osservate per cinque anni.

Questo lavoro è interessante perché osserva il cambiamento dell’ambiente residenziale, anziché limitarsi a confrontare persone che abitano in quartieri differenti.

Dei partecipanti:

594 si erano trasferiti in aree più verdi;

470 si erano trasferiti in aree meno verdi.

Chi si era trasferito in zone più verdi mostrava un miglioramento della salute mentale che persisteva nei tre anni successivi al trasferimento.

Per chi si era trasferito in aree meno verdi, il peggioramento rilevato nell’anno precedente al trasloco non persisteva stabilmente dopo il trasferimento. Lo studio, quindi, non dimostra un deterioramento duraturo per tutti coloro che si spostano in quartieri meno verdi. 

DOI: 10.1021/es403688w

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8) – Danimarca: crescere in quartieri poco verdi e rischio di disturbi psichiatrici

Engemann et al., 2019 — Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)

Titolo: Residential green space in childhood is associated with lower risk of psychiatric disorders from adolescence into adulthood.

Lo studio ha coinvolto circa un milione di persone, analizzando la presenza di vegetazione nei luoghi in cui avevano vissuto dalla nascita fino ai 10 anni.

I dati ambientali sono stati collegati ai registri sanitari nazionali danesi.

Risultato principale: le persone cresciute nelle aree con meno vegetazione presentavano un rischio di sviluppare successivamente alcuni disturbi psichiatrici fino al 55% superiore rispetto a quelle cresciute nelle aree più verdi.

L’associazione persisteva anche considerando urbanizzazione, condizioni socioeconomiche, storia psichiatrica familiare ed età dei genitori.

La ricerca riguarda il verde residenziale complessivo, non esclusivamente gli alberi. 

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Verde urbano e salute mentale

Quattro revisioni scientifiche che raccolgono decine di studi | Scheda sintetica per la condivisione

Pubblicazione Ampiezza Risultato principale
Houlden et al. (2018) 50 studi Associazione favorevole fra quantità di verde locale e soddisfazione per la vita; evidenze meno nette per altri aspetti del benessere.
Zhang et al. (2024) 59 studi Maggiore esposizione al verde associata a odds inferiori di depressione (OR 0,89) e ansia (OR 0,94).
Green Space Quality and Health (2021) 59 studi / 68 articoli I benefici sanitari risultavano più consistenti nelle aree con maggiore copertura arborea che nelle aree erbose; tra gli esiti il benessere psicologico.
Greenspace Exposure and Psychopathology (2022) 40 studi La maggioranza degli studi osservava associazioni fra verde e minore gravità o incidenza di sintomi psicopatologici.

La metanalisi del 2024, in breve

Su 59 studi, l’associazione complessiva era OR 0,89 per la depressione e OR 0,94 per l’ansia. Un odds ratio

inferiore a 1 indica odds inferiori nel gruppo più esposto al verde, non una prova che il verde causi da solo

la riduzione del disturbo.

Precisazione importante sugli alberi

Solo alcune ricerche distinguono specificamente le chiome arboree dal verde urbano complessivo. La

revisione del 2021 è particolarmente pertinente agli alberi, ma non dimostra che ogni beneficio psicologico

sia dovuto esclusivamente a essi.

Riferimenti scientifici e link agli articoli

1. Houlden V. et al. (2018), PLOS ONE. DOI: 10.1371/journal.pone.0203000

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30208073/

2. Zhang Y. et al. (2024), SSM – Population Health. DOI: 10.1016/j.ssmph.2024.101630

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38405164/

3. Green Space Quality and Health: A Systematic Review (2021).

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34769549/

4. The Relationship Between Greenspace Exposure and Psychopathology Symptoms (2022). DOI:

10.1016/j.bpsgos.2022.01.004

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36325036/

I campi e la UEEI

schema riassuntivo

L’ipotesi PAON si muove sostanzialmente su tre assi metodologici conoscitivi:

  1. Cognitivismo: conoscere i bias cognitivi per evitare che vengano inseriti inconsapevolmente nella teoria scientifica.
  2. Psicoanalisi: conoscere il simbolismo psichico, collettivo (inconscio collettivo) e individuale, per costruire un’idea di realtà più completa.
  3. Fisica: comprendere in modo dinamico le varie ipotesi teoriche della fisica subatomica, integrandole con la realtà tangibile e intangibile, partendo dall’evidenza che né la nostra percezione né la strumentazione sono in grado di fornire una spiegazione obiettiva della realtà.

Date queste premesse – ed è arbitrario che debbano essere poste in essere solo queste – ne deriva un “metodo scientifico sperimentale” che, ovviamente, si discosta da quello riconosciuto dalla comunità scientifica.Cercando di spiegare in modo semplificato e divulgativo cosa potrebbe essere un campo e in cosa potrebbe consistere la sua interazione con le UEEI, partiamo dalle seguenti considerazioni.

La realtà non è egocentrica, basata sul nostro sistema sensoriale e sui nostri modelli cognitivi; non è precisa come ci appare. La precisione e la collocazione spazio-temporale sono una costruzione cognitiva condivisa con i nostri simili. Non esistono il vuoto, il tempo, lo spazio e la “realtà” materiale così come noi la conosciamo.

La realtà è un complesso sistema energetico con cui le nostre UEEI (unità di espressione energetica identitaria) interagiscono, insieme a quelle di tutti gli altri esseri viventi, al fine di creare un’esperienza identitaria ontologica. Questa non distingue gli esseri viventi in superiori e inferiori, ma dà a tutte le identità viventi esistenti la possibilità di “essere” in relazione a un elemento originario di cui ci sfugge la natura e che, nelle varie culture, è stato connotato come Dio, multi-Dio, spirito, energia generativa…Il modo in cui sogniamo ci permette di fare esperienza del nostro essere quando è sconnesso dal sistema sensoriale e motorio, e questo ci fornisce molte informazioni. Le più generalizzabili, però, sono quelle presenti in modo ricorrente nel simbolismo degli artefatti umani – immagini, arte, suoni, linguaggi – cioè ciò che per Jung appartiene all’inconscio collettivo.

Per la fisica delle particelle vi invito a vedere direttamente quanto divulgato dai fisici teorici: di sicuro lo sanno fare meglio di me.

Come potrebbero funzionare i campi in cui fluttuano le UEEIA mio parere sono importanti i concetti di:

  • viscosità, da cui dipenderebbe il tipo di interazione fra campo energetico e UEEI e, di conseguenza, il tipo di espressione energetica che ne deriva;
  • riflettanza, da cui dipenderebbe la natura della modalità elettromagnetica (suono, luce policromatica, luce monocromatica – laser…).

Viscosità e riflettanza determinerebbero quale parte del genoma energetico dell’UEEI viene espressa nel campo (vedi esperimenti di Garlev). Un fotone che passa attraverso un campo energetico – per esempio un cristallo – per un fenomeno che chiamo viscosità (anche se il termine non è corretto) diventa una luce monocromatica bianca che, riflettendo fra i due filamenti del genoma energetico, emette informazioni che permettono a un tratto specifico del genoma di esistere (fare esperienza ontologica). 

Nel caso di un esperimento di Gariaev, sincronizzati su determinate frequenze, guarirebbero una gangrena ridando vita ai tessuti necrotizzati; oppure, se avviene spontaneamente, danno luogo alla vita dell’individuo tramite le molteplici sue UEEI.

Per esempio, nella Visita dei Magi di P.P. Rubens – opera d’arte altamente simbolica dal punto di vista del cristianesimo – ma niente di più facile che si trovino le stesse analogie in opere d’arte cinesi o nei testi ebraici, ma dal punto di vista fonetico-numerologico. Analizzando questa opera d’arte (pala di una chiesa di Anversa) abbiamo:

  • F-Baldassarre, che porta mirra (simbolo di dolore e morte), vestito con gli stessi colori dell’iconografia cristiana di Raffaele (verde), arcangelo simbolo di guarigione;
  • P-Melchiorre, vestito di rosso, che porta l’oro (simbolo di regalità: Cristo è discendente del re Davide); anche l’arcangelo Michele è vestito di rosso e rappresenta la lotta contro il male, quindi la volontà guidata dalla mente;
  • T- Gaspare, che porta l’incenso (simbolo di divinità, quindi trascendenza), vestito di bianco e giallo come Gabriele, il messaggero di Dio (messaggero di amore, pace…).

Questo, per esempio, è lo schema FPT, di PAON in termini psicoanalitici.

In questo schema sono presenti infiniti campi più o meno sovrapposti, con differenti viscosità e riflettanze, le quali permettono di esprimere, collegandole tutte, le UEEI di un soggetto vivente. 


Concetto di viscosità energetica fenomenizzante

Il CAMPO DI ESPRESSIONE ENERGETICA

L’ipotesi teorica PAOn, poggia sull’idea che ci sia una parte di energia identitaria, con un insieme di UEEI molto numeroso, corrispondente a un solo individuo irripetibile, infiniti individui vegetali animali umani, corrisponderebbero a infiniti insiemi di UEEI con genoma energetico esprimibile unico.

In sè l’insieme di UEEI “A” (per esempio), non specifica solo un fenomeno vitale: vegetale, animale, umano, questo dipende dai campi in cui si genera il fenomeno apparente di tipo frattalico, in altre parole la personalità/identità, di “A” resta invariata sia che appaia come fiore, o elefante, o pinco pallo. 

E’ il campo che genera il fenomeno che percepiamo come fiore, elefante o pinco pallo, mentre il genoma identitario fluttua fra i diversi campi a DIVERSA VISCOSITA’ ENERGETICA.

Si immagina che in generale non esista il vuoto (concetto che voleva enfatizzare la necessità di un campo neutro non interferente) ma esista un magma energetico a diversa “viscosità energetica” che permetterebbe una fenomizzazione F (materiale-percepibile con i sensi) se è molto alta, P se è media, e T se è più vicino al vuoto energetico. Il campo avrebbe energia non identitaria, ma favorirebbe l’espressione energetica delle unità identitarie dei vari individui, in un complesso di fenomeni intrecciati, che collegando tutte le UEEI di un individuo, lo rendono esistibile, collegato in tutte le sue UEEI, come individuo vivente nelle tre dimensioni FPT, o in 2 PT, con destinazione in T (trascendentale) .

Ogni campo energetico ha la caratteristica qualitativa (permette una sola espressione energetica) e quantitativa (densità energetica o viscosità di energia non identitaria).

Quindi immaginiamo la cellula dell’unghia della punta del pollice, l’unghia ha una certa durezza percepibile quindi alta densità, le cellule vengono rinnovate quindi collegata a un campo di media densità-viscosità, sulla base di un dna biologico, bassa viscosità, determinato da un genoma energetico: bassissima o viscosità nulla. Il genoma energetico ha la possibilità di trasferirsi agevolmente da un microcampo campo all’altro, pur essendo sovrapponibile ai macrocampi FPT.

Nel momento in cui l’UEEI si trasferisce in altri microcampi, il fenomeno cellula ungueale cessa di esistere, per esempio necrotizza. Questa ipotesi teorica va immaginata su scale molto piccole, sub-atomiche, che non possiamo vedere ne misurare con strumenti, i micro campi sarebbero a livello sub-atomico, e funzionerebbero in modo frattalico e nello stesso tempo identitario, cioè i collegamenti vari di UEEI (del soggetto fiore, elefante, pico pallo) darebbero luogo alla coscienza – consapevolezza di essere un individuo unico e irripetibile, che si sta fenomenizzando come essere vivente. 

PAOn confronti con altre teorie: Pëtr Petrovič Gariaev

“Il cervello umano è solo un ricevitore. Nell’universo esiste un nucleo da cui ricaviamo conoscenza, forza e ispirazione.” Nikola Tesla

Vero, ma a mio parere ci appartiene la nostra identità energetica con la quale diamo credito a una cosa o all’altra, ed è questo discernimento che estrinseca il nostro vero se, per quanto sul palcoscenico della vita, di fatto, si reciti molte parti.

Pëtr Petrovič Gariaev, scomparso da 6 anni, non ha potuto ricevere il premio nobel perchè morto poco prima, è anche molto contestato e denigrato sul web, la sua teoria sul genoma d’onda è ritenuta una pseudo scienza, come se esistesse una vera scienza, ovviamente quella già commercializzata che non ammette concorrenti?

Da qualche giorno ho scoperto questo ricercatore, che sembra in sintonia con la teoria PAOn, che poggia su considerazioni logiche di evidenza assiomatica, a seguito di osservazioni dirette di tipo psicologico e naturalistico.

Questo ricercatore è stato oggetto di critiche in quanto non ci sarebbero evidenze sperimentali riproducibili che avvalorino il suo punto di vista. Tuttavia lo propongo nel mio blog, io non ho reputazione di eccellenza nella comunità scientifica, che io stesso critico per il suo riduzionismo e limitatezza teorico-espositiva, quindi direi siamo in buona compagnia se non altro per un atteggiamento non commerciale della scienza.

Tornando a Pëtr Petrovič Gariaev, per me è stata una grande scoperta in quanto per me è di grande importanza che un vero biologo e fisico di indiscutibile buon livello accademico, giustifichi, in un certo senso, la mia ipotesi di: “genoma energetico”, “ombra energetica”, impronta (termine che anche lui utilizza nei suoi articoli scientifici) aggiungendo il concetto: “in modo frattalico”il che lo rende coerente con la fisica astronomica.

Dal punto di vista logico il genoma energetico di cui è costituita, nella mia teoria l’UEEI (unità di espressione energetica identitaria) non può essere modificato (l’identità energetica emigra in altri campo ma permane) , quando si trova in un campo energetico (che ne determina la sua espressione energetica) passa dal lato “ombra” al lato “espressione fenomenica” solo per quelle microparti del genoma energetico che possono fenomenizzarsi in quel determinato capo energetico (abitano il campo energetico dando luogo a un fenomeno reale, materiale nei campi fisici, mentale nei campi psichici, e spirituale, emozioni e affetti, nel campi trascendentali )

Nel momento in cui si fenomenizza il genoma funziona come dice Pëtr Petrovič Gariaev come “genetica ondulatoria”. 

Ma a mio parere qui va distinto dal punto di vista teorico l’onda e il campo. In termini metaforici prendiamo ad esempio una vecchia radio di 50 anni con sincronizzatori di onde radio usurati che danno luogo a un suono ancora comprensibile ma distorto, quindi ipotizzamo che l’onda genetica arrivi sempre in modo “pulito” ma è il campo (il sincronizzatore di onde radio della radio) che  deforma la fenomenizzazione dell’informazione geno-energetica (malattia).

Quindi abbiamo due ipotesi che andrebbero verificate sperimentalmente.

Ipotesi a: (quella sostenuta nella mia teoria PAOn fin ora ) l’espressione energetica fenomenica nel campo ha un onda non ben sincronizzata. Un prodotto omeopatico o altra interferenza (Pëtr Petrovič Gariaev  parla di risonanza, quindi di produzione di onde e non di diluizioni di sostanze) che nel momento in cui si riconosce (identitariamente) con l’onda d’interferenza si rimodula correttamente, passando l’informazione alla parte in ombra che provvede a risincronizzare tutte le UEEI dell’individuo (umano, animale, vegetale) negli altri campi.

Ipotesi b: campo non ben sincronizzato, quando il genoma si fenomizza in un campo, il campo funziona come “un amplificatore di suono” che può dare origine a un rumore (vecchia radio di 50 con sincronizzatore di onde che funziona male) se si invia una microfrequenza al campo (si cambia la radio con amplificatori nuovi) il rumore cessa e la fenomenizzazione diventa suono (onda genetica) pulito, cioè è la fenomenizzazione del genoma energetico e non l’onda che si rimodula.

In altre parole il dubbio che mi è venuto leggendo Pëtr Petrovič Gariaev è: quando usa delle onde elettromagnetiche cosa sta facendo Pëtr Petrovič Gariaev? incide “direttamente sul genoma energetico” o su un “sincronizzatore di campo”, più o meno come quando si cerca una stazione radio?

E’ importante comprendere se è nella natura dell’onda del genoma o nella natura del campo di espressione energetica che avviene qualcosa, o forse entrambi? In questo ultimo caso ci sarebbero fenomeni di intrappolamento/ancoraggio, del genoma che impediscono il fluire delle altre UEEI per esempio nel momento materializzante della nascita o dematerializzante della morte?

Nei primi anni 2000, ipotizzavo che l’unità elementare costitutiva dell’identità (UEEI) avesse ua “radice” che le permetteva di comunicare sia in modo esclusivo solo con le proprie UEEI, e altre radici che permettevano di comunicare con UEEI di altri soggetti.

https://www.studiopsicologiamantova.it/Espressione%20energetica%20dell%20(4).pdf

Nella mia ipotesi l’UEEI ha un genoma energetico

https://www.carlafolettopsicoterapeuta.it/2025/12/19/appunti-12-habit-theory-ht/

la radice vibrazionale emetterebbe un onda comunicativa per comunicare con le altre UEEI, in altre parole sarebbe l’elemento diffusivo (metaforicamente il sincronizzatore dell’onda radio) e non nativo del genoma (l’identità energetica specifica del genoma energetico dell’UEEI) la mia ipotesi non prevede DNA spazzatura, ma tratti di DNA , condivisi con altre specie, nel UEEI c’è l’espressione per esempio del DNA Mario Rossi (quindi il tratto specifico della funzione in F: fotosintesi non è attivo perchè Mario Rossi non è una pianta) ma non è detto che dopo una trasmigrazione nei 2 campi Psichico e Trascendentale, una parte di UEEI non migri in F (campo fisico percepibile) con espressione del genoma energetico “la quercia Mario Rossi” cioè l’identità energetica permane ma l’espressione nel campo F cambia in vegetale, questo potrebbe essere in linea con l’induismo. Come comunica la quercia a differenza di Mario Rossi umano? La radice vibrazionale per comunicare è quello della quercia, quindi comunica come un albero, il genoma energetico invece comunica in modo identitario, cioè è sempre Mario Rossi che “vive nella quercia, ora qui faccio un esempio estremo, ma è solo per dire che nella mia teoria, chi genera l’onda è il genoma energetico, chi la trasferisce nel campo è la radice vibrazionale comunicativa. In altre parole “la danza o la sinfonia delle varie onde olografiche” è coerente nella comunicazione attraverso la radice vibrazionale, ma l’onda comunicativa nativa è fedele all’identità del soggetto.

https://wavegenetics.org/it/wikipedia/svobodnaya-vikipediya/

https://wavegenetics.org/it/garyaev/aspectyi/

https://wavegenetics.org/it/

proprietà frattali

riferimento teorico importante probabilmente collegato: Lev Vygotskij Pensiero e linguaggio (a cura di Mecacci direi la migliore traduzione in italiano, edito Laterza)

Struttura alternativa all’abbattimento dell’albero. Diritto alla sicurezza ma anche diritto alla salute.

La protesta è partita da Roma ma sta accadendo in tutte le città che agronomi comunali dichiarino pericolosi alberi sani, ora la soluzione non è abbatterli (e nemmeno entrare nel loop di dimostrare che le perizie sono corrette o meno nel frattempo se vogliono farci energia con le centrali a biomassa, perchè sta aumentando il suo prezzo, li abbattono tutti con un pretesto o l’altro) perchè pericolosi ma metterli in sicurezza statica con una struttura metallica, magari in stile liberty, che garantisca che ne il tronco ne i rami possano cadere a terra, lasciando che l’albero riprenda il suo equilibrio statico e guarisca da stress antropici. Questo permette di continuare ad avere i benefici di un albero grande, produzione di ossigeno, ombra, climatizzazione ecc, e di poter usare la struttura anche come panchina o come struttura per allenamenti. La logica è che si crea una struttura generale per esempio con 4 torrette, che collegano staticamente strutture-sculture di contenimento arboreo montabili e smontabili a secondo che per esempio nel giardino ci siano altri alberi a rischio o smontabili se gli alberi guaricono.

Qui una esempio con una proposta di progetto inviata al Comune di Mantova su un giardino Virgiliana, dove vogliono abbattere 13 bagolari all’interno di un progetto PNRR di un milione di euro.

ipotesi 4 torrette

Altezza tralicci Campata massima sicura 30 campata m 180 – 220 m (alberi in crescita? 50 m campata 340 – 390 m)

tralicci con base più stretta (esistono modelli più snelli, intorno ai 7-8 m di lato) accettando un’altezza un po’ inferiore (42-45 m invece di 50 m).

fondazioni a piloti o plinti più profondi ma con ingombro a terra minore.

Mettere i tralicci (verso le strade) per sfruttare gli spazi già “hard” (marciapiedi, parcheggi, aiuole di bordo).

Psicomeopatia architettonica Hedera helix

hedera helix omotizzazione edera

In questo caso un meccanismo idro-elettrico, spruzza acqua nebulizzata sull’edera in modo da non creare un ristagno di umidità, quindi in proporzione con la temperatura esterna, in modo che l’acqua omeopatizzata dall’edera possa essere respirata da chi abita la casa, quindi probabilmente a livello sub-atomico, si ottiene che la personalità edera possa beneficiare del contatto dell’acqua nebulizzata, cioè diluita e dinamizzata, azionando un meccanismo apposito, il rimedio costituzionale agirebbe tutte le volte in cui la persona non si sente perfettamente in forma e pertanto lo attiva presso la propria abitazione.

descrizione del rimedio omeopatico:

Hedera helix (Edera comune) – 

Profilo di personalità in omeopatia Hedera helix ha un profilo caratteriale ben definito, soprattutto nei bambini, negli adolescenti e in persone sensibili.

Caratteristiche principali della personalità Hedera

  • Sensibilità emotiva profonda — Persona molto sensibile, empatica, quasi “spugna” delle emozioni altrui. Assorbe facilmente l’umore degli altri.
  • Bisogno di protezione e attaccamento — Tende a cercare sicurezza, appoggio e un “rifugio”. Può essere molto attaccata alla famiglia o a una figura di riferimento.
  • Timidezza e ritrosia — Spesso introversa, riservata, soprattutto in ambienti nuovi o con persone sconosciute. Può apparire chiusa o distante.
  • Sensazione di “aderenza” — Come la pianta d’edera che si attacca ai muri, la persona può avere la tendenza a “aggrapparsi” alle relazioni o alle abitudini per sentirsi sicura.
  • Irrequietezza interna — Nonostante l’apparenza calma, può avere un’agitazione interiore, difficoltà a stare ferma (sia fisicamente che mentalmente).
  • Immaginazione vivida — Spesso ha una fantasia ricca, sogni intensi, a volte paure notturne o paure immaginarie.
  • Difficoltà di concentrazione — Soprattutto nei bambini: mente che vaga, distraibilità, ma anche momenti di grande creatività.

Sintomi tipici associati

  • Problemi respiratori cronici (tosse, catarro, asma).
  • Infiammazioni delle vie respiratorie superiori.
  • Disturbi del sonno, incubi.
  • Comportamento “appiccicoso” o molto dipendente nei bambini.
  • Sensazione di oppressione o costrizione al petto.

Chi risponde bene a Hedera helix?

  • Bambini timidi, sensibili, che si attaccano molto alla mamma o a una figura protettiva.
  • Persone che hanno difficoltà a “staccarsi” da situazioni o relazioni anche quando non sono più positive.
  • Soggetti con forte sensibilità ambientale (freddo umido peggiora i sintomi).

Confronto rapido con rimedi simili:

  • Pulsatilla: più dolce, piagnucolosa, cerca consolazione.
  • Natrum muriaticum: più chiusa, orgogliosa, rimugina.
  • Hedera: più “rampicante”, bisognosa di sostegno esterno, con forte componente respiratoria.

Hedera helix (Edera comune) – Uso nei problemi respiratori in omeopatiaHedera helix è un rimedio particolarmente utile per le affezioni delle vie respiratorie, soprattutto quando sono croniche o ricorrenti.

Indicazioni principali nei problemi respiratori

Condizione Quando è particolarmente indicata
Tosse grassa / catarrale Tosse con molto catarro, difficile da espettorare
Bronchite cronica Bronchite persistente, soprattutto nei bambini e anziani
Asma bronchiale Asma con catarro denso, difficoltà a respirare
Rinite e sinusite cronica Secrezioni nasali abbondanti, post-nasali
Laringite / tracheite Infiammazione con raucedine e tosse stizzosa
Enfisema (supporto) Nei casi cronici con dispnea

Sintomi caratteristici che guidano la scelta di Hedera

  • Tosse umida con catarro giallo-verde o denso.
  • Sensazione di oppressione al petto.
  • Peggioramento con aria fredda umida e di notte.
  • Miglioramento all’aria aperta (ma non sempre).
  • Tosse che peggiora quando ci si sdraia.
  • Spesso associata a secrezioni nasali abbondanti.

Confronto con altri rimedi respiratori

lo stesso tipo di meccanismo idro-elettrico a propulsione, può essere utilizzato con altri rimedi omeopatici di origine vegetale.

  • Hedera helix: Tosse grassa con catarro difficile da espellere + sensazione di aderenza/oppressione.
pulsatilla
  • Pulsatilla: Tosse grassa, catarro giallo, cambiamento umore.
  • Rumex: Tosse secca stizzosa.

Psicomeopatia architettonica in cosa consiste. Campi energetici.

A) il cuore rappresenta l’inizio della pulsione energetica per la creazione di campi energetici
B) bolle d’aria che creano cerchi concentrici sulla superficie di un lago

campi energetici UEEI
C) schema riassuntivo di come potrebbero essere i campi di espressione energetica delle unità identitarie

D) evidenziazione in giallo i cerchi concentrici e la loro intersezione con altri

Per meglio comprendere su quale ipotesi teorica si basa la psicomeopatia architettonica, si potrebbe immaginare che tutta l’energia parta da un fenomeno pulsante: figura A) il cuore, ovvero qualcosa che emetta in modo alternato un flusso energetico.

Immaginiamo che questo effetto pulsante produca delle particelle energetiche, per fare un analogia visiva, video B) le bolle d’aria emesse dai pesci salgono in superficie creando dei cerchi concentrici, immaginiamo che la superficie dell’acqua è ciò che permette la creazione del campo energetico, su questa superficie si intersecano i cerchi dando luogo a sottoinsiemi e intersezione di campi nel disegno indicato con I (teoria matematica insiemistica su cui si poggia l’HT-PAOn) l’estensione dei cerchi da luogo a una scomparsa del campo energetico, azzerando l’energia del campo in senso “potenziale” (scritta in rosso in alto) e riportandola allo stato iniziale di pulsione (scritta in nero in basso) da cui per effetto della caratteristica pulsionale si rigenerano vettori/particelle, da cui si propagano “onde energetiche” che poi si estinguono riportando il tutto allo stato iniziale.

In questo “magma energetico” e non esiste “il vuoto” immaginato dai precedenti fisici (che consideravano vuoto ciò che loro non vedevano, cioè il loro vuoto cognitivo, da cui la necessità di rendere la scienza naturocentrica e non antropocentrica) si susseguono campi energetici in cui le UEEI (da immaginare sulla superficie dell’acqua), danno luogo a quell’espressione energetica identitaria, che ho teorizzato 30 anni fa, UEEI collegandosi in entanglement, permettono il fenomeno della vita per ogni vivente capace di riprodursi, esistente, per il momento ci fermiamo a vegetali, animali di cui anche l’uomo (per gli extraterrestri vedremo quando sarà più chiaro ciò con cui interagiamo quotidianamente) .

La psicomeopatia architettonica, interviene con diagnosi di personalità delle persone che abiteranno gli spazi progettati (rimedio o più rimedi omeopatici costituzionali-similia similibus curantur) inserirà la sostanza omeopaticizzata nel progetto di costruzione dell’abitazione (per il momento mi fermo solo ad abitazioni commissionate per una persona o per un nucleo familiare) al fine di creare nel campo F (fisico materiale) un elemento di risincronicizzazione delle UEEI del proprietario, qualora, “insulti ambientali o relazionali esterni” producano malessere o malattia nel proprietario dell’abitazione. La letteratura sull’omeopatia sostiene spesso, che i rimedi sono inerti nei confronti di chi ha natura energetica differente. Sulla validità del metodo del proving non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino fenomeni diversi dall’effetto aspettativa (placebo). Anche perchè con la pioggia o altri fenomeni naturali per esempio le cascate, per il solo effetto nebulizzante respirato dai visitatori, di molteplici sostanze diluite e dinamizzate, dovrebbero avere una serie di manifestazioni sintomatiche dei vari rimedi disciolti e questo non accade, nessun visitatore si ammala solo perchè va a vedere una cascata.

Al momento non sono previste generalizzazioni che permettano la progettazione di luoghi pubblici come asili, ospedali in quanto l’assunto principale è di tipo identitario (in futuro ci potrebbero essere possibilità con i policresti ma è tutto da ponderare bene). Potrebbero essere possibili interventi mirati nelle abitazioni dei pazienti, su loro commissione, al momento la cosa è in via sperimentale verrà richiesto di firmare un modulo, in cui si dichiara di essere stati messi a conoscenza della sperimentazione, la cosa sarà gratuita ma sarà a discrezione dello sperimentatore accettare o meno la richiesta, sulla base dell’utilità del progetto sperimentale in sè.

Si precisa che su molte cose non si è d’accordo con il metodo omeopatico medico, in quanto ritenuto poco scientifico, tuttavia si ritiene che la cosa vada approfondita in quanto al momento non è possibile escludere che la diluizione di un elemento in natura possa avere effetti terapeutici sulla persona.

la rana emette un suono e come per le bolle d’aria dei pesci l’aqua crea cerchi concentrici, quindi vale sia come “vettore”-particella, che come suono-ondulazione (onda-onda)

la rana emette un suono in crescendo, e come per le bolle d’aria dei pesci l’aqua crea cerchi concentrici, quindi vale sia come “vettore”-particella (cosi la chiamo io) , che come suono-vibrazione-ondulazione (onda-onda) ? L’acqua potrebbe essere la migliore analogia al “magma energetico” di cui è costituita la realtà, non si può misurare la lunghezza dell’acqua (solo il contenitore in cui viene messa) l’acqua cambia stato gasoso, liquido, ghiaccio a secondo della temperatura ma non muore mai e non nasce, quindi l’acqua è senza identità, ma anche veicolo delle identità altrui, noi siamo fatti x il 60% di acqua (92% di atomi di acqua o che provengono dall’acqua). Cosa ci dice questo in architettura? Possiamo dare all’acqua (come faceva Carlo Scarpa) un significato architettonico importante, e in essa diluire i rimedi omeopatici.


Psicomeopatia architettonica aurum metallicum

esempi di materia omeopatica architettonica: aurum

cercherò di fare alcuni esempi di psicomeopatia architettonica, ora qui parto con un metallo, e questo non è in linea con PAOn, che prevede si possano usare solo rimedi di origine vegetale (riproducibili) secondo una mia ipotesi che la forza vitale sarebbe più attivabile se vengono utilizzati rimedi che originariamente sono in grado di riprodursi. Tuttavia, poichè la clinica omeopatica afferma che altri rimedi hanno avuto efficacia, troverete qualche esempio di questi rimedi presenti nelle materie omeopatiche.

Ora io non userò mai il termine medico in quanto l’omeopatia è stata riconosciuta da alcuni medici solo successivamente gli scritti hahnemanniani, e praticata anche da ingegneri, botanici e altre figure professionali, di rilievo, oltre che, tutt’oggi ovviamente osteggiata dai medici più coerenti con la loro metodologia scientifica, e a mio parere hanno ragione perchè se vuoi l’autorevolezza della medicina, te la costruisci e non cerchi di ottenerla fraintendendo principi giuridici e ostentando vittmismo scientifico quando ancora non l’hai degnamente dimostrata.

Partendo dalla teoria HT-PAON descritta in precedenza e nella pubblicazione qui https://www.amazon.com/dp/B0H9HSYJ8C?ref_=kfw_samples_getbook_reader

Io sto proponedo una teoria sperimentale, non so se funzionerà o meno, la divulgo, e se ci saranno evidenze scientifiche la teoria prenderà le ali per volare in alto senza che io la debba aiutarla perchè abbia riconoscimenti che nessuno vede. Quindi l’omeopatia al momento avrebbe solo risultati pari al placebo, non ha un costrutto teorico logico e congruente, che evidenzi la sua validità scientifica, tranne quello che sto proponendo io come psicologa e architetto, quindi non ha evidenze scientifiche degne di questo nome, viene praticata a livello internazionale, ma con modalità diverse, quindi per il solo fatto che molti modi di curare vengono chiamati con lo stesso nome: “omeopatia” non significa che l’omeopatia sia da ritenersi vera, quindi al momento avrebbe bisogno di multidisciplinarietà che possa portare l’omeopatia ad avere un minimo di dignità scientifica, e di non essere obbligatoriamente relegata solo nell’ambito medico, per tutelare l’ esclusività solo ai medici, del “mercato omeopatico”, cosa che porterebbe l’omeopatia ad estinguersi per mancanza di credibilità.

Aurum Metallicum  rimedio omeopatico classico,

 profilo di personalità specifico: 

perfezionismo, 

ambizione, 

responsabilità 

fase patologica, 

depressione profonda 

tendenze suicide

Caratteristiche principali della personalità Aurum

  • Serio, ambizioso e coscienzioso — Persona molto responsabile, con un forte senso del dovere.
  • Lavoratore disciplinato.
  • Tende a porsi obiettivi alti e a sentirsi “destinato” a realizzare cose importanti (leadership, successo professionale, contributi significativi). È industriosa e orientata al risultato.
  • Alta autostima ma anche autocritica — senso etico, integrità e valori elevati. 
  • Si percepisce come qualcuno che deve essere “il migliore” o raggiungere la perfezione. 
  • Teme di non fare abbastanza, di trascurare qualcosa o di deludere gli altri (delusion of neglected duty o di aver fatto qualcosa di sbagliato).
  • Introverso e riservato — Spesso chiuso, riflessivo, con poca leggerezza. 
  • I bambini Aurum sono precoci, seri, più “adulti” dei coetanei, e possono sentirsi isolati.
  • Nella fase di squilibrio (patologica):
    • Profonda depressione, disgusto della vita, disperazione e pensieri suicidi (cerca opportunità per farla finita).
    • Sensazione di inutilità, autocondanna, rabbia repressa che può esplodere (irritabilità, veemenza per contraddizioni).
    • Ipersensibilità al rumore, alla critica (reale o percepita).
    • Sensazione di fallimento, perdita di affetti o posizione sociale.

come l’alchimista o il leader nobile che trasforma tutto in “oro” (successo, valore), ma porta sulla schiena il peso enorme della responsabilità e della perfezione. 

Quando equilibrato è produttivo, generoso e ispiratore; quando in crisi diventa autodistruttivo, con un profondo senso di vuoto e fallimento.

 Luc De Schepper enfatizza fortemente il senso del dovere e l’ambizione.

Rajesh Shah sottolinea alcuni tratti classici “dominante/dittatoriale”, “religioso” o “industrioso” in modo estremo

proving: non esagerare certi aspetti. 

cause scatenanti di crisi: perdite finanziarie, fallimenti.

distinzione fra psicologia omoenergetica e approccio esclusivamente-omeopatomedico elusivo degli psicologi.

PAOn Psicoterapia Ambientale Omeoenergetica (non più omeopatica) naturocentrica

L’omeopatia unicista, esclusiva delle professioni di medico, veterinario, odontoiatra, farmacista, fa riferimento a Hahnemann vissuto a cavallo del XIX secolo, pur essendo laureato in medicina, svolgeva il lavoro di traduttore di testi medici dell’epoca, muovendosi fra la Germania e l’Inghilterra.

Il contesto storico in cui è vissuto Samuel Hahneman, è il contesto dell’industrializzazione, in cui la vita delle persone, in particolare operai, era vissuta in un contesti di povertà e sfruttamento, il clero imponeva i propri schemi etici di monogamia e fedeltà coniugale, demonizzando le malattie veneree come immorali, diffusi erano i problemi di malnutrizione e infettivi.

Non stupisce che Samuel Hahneman nel suo modo un po’ istrionico di curare le persone con sostanze naturali molto diluite, attribuendo ad esse effetti miracolistici di guarigione, abbia suddiviso in tre miasmi (esalazioni maleodoranti, spesso nauseabonde, che derivano dalla decomposizione di sostanze organiche) le categorie principali di appartenenza delle varie patologie, nella sua teoria sulla cura con il similium (concetto arcaico, della filosofia ellenica su cui si basava l’allora pratica medica). I tre miasmi sono: psora, sicosi, sifilis, e si può ben immaginare che la psora, appartenga a malattie dovute alla denutrizione, come per esempio la pellagra (carenza di vitamina B) riconducibili alla situazione sociale di povertà estrema ottocentesca, nello stesso modo anche la sicosi, che indica il rigonfiamento di parti o tutto del corpo, possa essere riconducibile a infezioni, dovute alla scarsa igiene, tipica del periodo storico in cui viveva Hahnemann, ovvero tumefazioni calde e purulente dovute a processi infettivi locali o diffusi.  Altro miasma identificato da Hahnemann è la sifilis, sifilide, malattia venerea incurabile che portava alla pazzia e a neuropatie molto gravi. Tale malattia venerea era ovviamente anche oggetto di pregiudizi religiosi e chi ne era affetto veniva emarginato a vita.

In “malattie croniche” Hahnemann pone il punto sull’importanza fondamentale, nella guarigione, dello stile di vita, dell’igiene, e della corretta alimentazione, cosa che “prescriveva” ai suoi pazienti con insistenza e autorità, assieme a queste sostanze super diluite definite “rimedi omeopatici”.

Ora un malato che cambiasse stile di vita e vivesse in condizioni più igieniche, convinto di prendere un medicamento rarissimo e miracoloso, aveva tre condizioni che lo potevano guarire, a prescindere dal reale effetto del rimedio omeopatico, tre condizioni a causa diretta, nutrizione, igiene, e l’effetto aspettativa, ovvero quella cosa psicologica che eleva la motivazione, portando la persona ad avere quel “buon umore – ottimismo” trasmesso dalla figura autorevole di turno (il guaritore) che faceva funzionare il suo sistema immunitario per il solo fatto che sentiva la fiducia del guaritore ed era meno depresso di prima. Questa è l’omeopatia unicista delle scuole di omeopatia.

Ora non sorprende che in India Brasile o altre nazioni in cui le persone vivono nelle stesse condizioni di povertà e scarsa igiene come avveniva in Europa nel XiX secolo, l’omeopatia abbia gli stessi effetti miracolistici che avvenivano in Europa con appositi guaritori omeopatici.

Questo significa che l’omeopatia abbia una base scientifica? No.

Tuttavia poteva per me, essere un punto di inizio, se non altro per il fatto che gli omeopati non sono invischiati dai pregiudizi scientifici riduzionistici della medicina contemporanea, ma purtroppo nel momento in cui si voleva fare qualcosa di sperimentale di multidisciplinare, comprensivo di psicologia, spiritualità, e fisica classica (medicina), il mercato si è fiondato come un pescecane, con le sue strategie di “privilegi professionali”(possono prescrivere per legge solo alcuni professionisti), “difficile accessibilità”(visite costose per ben agiati), “divulgazione pseudo scientifica” con numerosi medici compiacenti che in eventi gratuiti online incensavano l’omeopatia come pratica medica poco conosciuta ma molto efficace. Nel momento in cui gli psicologi cercavano di portare un contributo scientifico, costruttivo ma poco commerciale, venivano estromessi squalificandoli e facendoli sentire indegni di tale miracolosa pratica. 

Io penso ancora che la cura debba essere multidisciplinare, non esclusiva dei medici, e non commerciale, e andrò avanti con le mie pubblicazioni e la mia ricerca, sugli effetti curativi intangibili della natura e della deantropizzazione, ma da questo momento distinguerò l’omeopatia medica ottocentesca, praticata dai medici occidentali, dall’omeopatia sub atomica, da me ipotizzata, chiamandola omeoenergetica, che è un termine più adatto  e non più omeopatia.

Spero che il governo regolamenti le terapie non convenzionali togliendo ai medici l’esclusiva, anche perchè i medici avendo formazione esclusivamente di tipo empirico, non capiscono e travisano le altre forme di cura di malattie, oltre al fatto che invadono il campo di competenze degli psicologi , dei biologi, dei fisici, togliendo alle persone delle alternative, e eludendo una sana competizione scientifico-deontologica, nella soluzione delle malattie modenrne, centralizzando sul corporativismo medico ogni forma di cura.

OMEOPATIA necessità di intervento politico per farla tornare libera e sperimentale


L’elemento suggestivo nella cura medica ha una sua incidenza significativa.

Sia l’omeopatia che la medicina allopatica affermano che in ogni individuo c’è un’innata capacità di auto-guarigione che deriva dalla forza vitale, secondo l’omeopatia, o per la medicina tradizionale dalle caratteristiche intrinseche di tutti i processi biologici che danno origine alla vita interpretati per lo più in termini causalistici.

Secondo l’omeopatia sono rilevanti per la diagnosi e la cura gli elementi soggettivi e individuali del malato, la sua storia biografica: vista dal punto di vista omeopatico, cioè la psiche e la morale (l’etica). Meno rilevanti gli aspetti oggettivi, ovvero quelli percepibili dal sistema sensoriale dell’omeopata o riferibili dal malato pur essendoci un inquadramento “miasmatico-omeopatico” sui sintomi fisici-oggettivi.

Per la medicina allopatica sarebbero prioritari gli aspetti oggettivi, percepibili con i sensi o misurabili tramite analisi biochimiche e strumentali, e secondari quelli più soggettivi del malato. 

In questo caso mancherebbe l’obiettività teorico-interpretativa, in quanto i valori rilevati con analisi e strumentazione vengono assolutizzati, mentre con tutta probabilità il valore misurato in un dato istante va incontro a cambiamenti più o meno adattivi, che la medicina tradizionale sottostima, poggiando il suo intervento su un dato assunto come certo e fisso, quando, obiettivamente, certo non è (fenomeno dell’identificazione con l’attribuzione empirica). 

Il recente tentativo goffo della medicina allopatica, per ovviare a questa evidenza,  è stato quello di modificare in probabilistico il dato, rinunciando al costrutto teorico causalistico, esponendo di fatto a una sostituzione con IA, il ruolo del medico.

Qui è la principale critica omeopatica, alla medicina allopatica, ovvero di “ingegnerizzare” lo stato biologico, trattandolo come “dato statico” o “probabilistico” e “iper-analizzandolo” al fine di trovare l’elemento causale su cui intervenire con la cura, trascurando l’approccio sistemico dinamico oggettivo e soggettivo. 

Per la medicina omeopatica, si trovano una serie di approcci incongruenti fra loro, riferibili alla filosofia del “maestro di omeopatia” di turno, pur essendoci tentativi di rendere il costrutto teorico meno debole, riconducendolo al suo presunto inventore Hahnemann, costrutto teorico hahnemaniano a orientamento filosofico, in opposizione a quello a nascita ottocentesca, empirico riduttivo imposto tramite istituzioni ordinistiche e leggi, approccio ad oggi ancora esistente e  imposto.  Aggiungiamo che la medicina oggi è diventata molto commerciale, e con l’eliminazione del principio di precauzione nel 2020 (covid) il mercato, ha una libertà d’azione preoccupante.

 In realtà Hahnemann ha trasmesso nei suoi scritti, la tradizione medica più di derivazione anglosassone-botanica presente nel suo tempo, con proprie considerazioni che non sempre vengono conservate dai successori, quindi nemmeno di tradizione scientifica medica medioevale-contemporanea si può parlare.

Tale orientamento diagnostico multiforme onnicomprensivo, che va dal mentale morale soggettivo al corporeo, trova interpretazioni varie e deboli nei suoi autori, che producono tentativi goffi di mantenere immagini di credibilità dell’omeopatia, creano a livello delle scuole omeopatiche italiane, delle rigidità insostenibili, più simili a dogmi religiosi che a “ricerca scientifica sull’omeopatia”.

Si professano e si fanno esami di passaggio, su pratiche diagnostico-omeopatiche opposte, in cui “il similium” non coincide ovvero manca il principio di non contraddizione, sullo stesso caso uno o l’altro approccio dovrebbero dare lo stesso risultato pertanto se ciò non avviene, il metodo scientifico salta, la scienza non può basarsi solo sul proving, deve accertarne anche la congruenza, e qui il punto più debole manca nell’omeopatia una teoria complessa che la spieghi, teoria che solo con psicologi può essere definita.

In questo clima di scarsa onestà intellettuale, ad oggi si sono insinuate delle dinamiche commerciali come da tempo si vedono nella medicina allopatica, che rendono l’omeopatia poco credibile sia per la debolezza dei propri costrutti teorici, sia per la commercializzazione dell’omeopatia, che la rende intellettualmente non sostenibile dal punto di vista scientifico.

A dimostrazione della debolezza scientifica dell’omeopatia, come approcciata oggi, non sarà casuale quello che si riferisce circa i meravigliosi risultati ottenuti con rimedi omeopatici, in nazioni dove il livello culturale medio nella popolazione è basso e la pressione autoritativa della figura medica è alta, per esempio India, Brasile, da cui semmai si evince che la variabile “suggestionabilità-illusione-effetto aspettativa” è alta, la dove i risultati riferiti sono molteplici in quanto originati, in contesti di soglia critica bassa, per ignoranza, e autoritarismo di ruolo alto, con maggiore predisposizione a suggestione e bassa possibilità di verifica scientifica. E’ dai tempi di Galileo Galilei che questo nei paesi occidentali non è più accettabile.

A mio parere l’omeopatia merita di essere difesa dalle pseudo scienze e compresa dal punto di vista scientifico, ma in modo scientifico, estromettendo le forme commerciali manipolative a esclusivo fine di profitto, pur facendosi aiutare da finanziatori corretti, ed escludendo approcci pseudoscientifici o ipnotici.

L’omeopatia ad oggi va approcciata in modo multidisciplinare, e gli psicologi, che invece vengono sistematicamente estromessi, spetta un ruolo importante, in quanto le loro competenze sulla salute derivata dall’intangibile “mente” sono di gran lunga più scientifiche di quelle intuitive che possono avere i medici o altri professionisti sanitari, che a onor del vero sembra si vogliano appropriare della psicologia pur non conoscendola, forse perchè oggi ha un’alta richiesta sul mercato, e quale modo migliore di farlo se non tramite un corso triennale di omeopatia privato gestito da ogni tipo di professionista sanitario, tranne insegnanti psicologi?

L’omeopatia ruota attorno alla percezione della soggettività individuale più di quanto si voglia immaginare, e gli psicologi per gli studi fatti hanno maggiore plasticità cognitiva e competenze, sulla “scientificità dell’intangibile individuale” cioè su questi aspetti, a differenza di medici, veterinari, odontoiatri, che hanno formato il proprio stile cognitivo più a evidenze empiriche che soggettive. 

Il rischio, se si continua a dare l’esclusiva dell’omeopatia, a medici, veterinari, odontoiatri, in contesti non controllati dal punto di vista accademico, è che si faccia come si è fatto con le improvvisazioni dei counselor, che nel mercato hanno avuto notevole successo a danno degli psicologi, e, generando “entusiasticamente” non pochi problemi psichici nella popolazione. 

La sostanziale differenza sta nel fatto che lo psicologo sa come evitare che il paziente si identifichi nelle attribuzioni fatte in contesto up-down, mentre il professionista sanitario che si è formato su modelli culturali di tipo empirico-organizzativo non lo sa fare, anche se capisce che c’è questo rischio, e improvvisa un “rapport” che non sa deontologicamente sostenere, il risultato nel tempo è deludente.

E’ necessario che l’omeopatia che ha in se molti aspetti di indubbio interesse scientifico, possa essere verificata e promossa, in modo accademicamente controllato, in contesti in cui è riconosciuta la necessità di mantenere livelli culturali alti: per esempio accesso a lauree magistrali, in cui è garantito l’approccio multidisciplinare che gli è dovuto: con l’accesso incondizionato di tutte le professioni sanitarie, e con iscrizione all’ordine di appartenenza, al fine di garantire l’aspetto deontologico che è dovuto all’omeopatia in termini di onestà intellettuale.