NATUROCENTRISMO psicoterapeutico nella natura spontanea

Carla Foletto cell 3926255541 (solo sms)

Appunti PAON 1

(contenuto nuovo) Ipotesi teorica PAON sulla fenomenizzazione energetica delle UEEISecondo l’ipotesi teorica PAON, la risoluzione di una disarmonia fenomenica delle Unità Energetiche Elementari Individuali (UEEI) non avviene mediante meccanismi chimici, bensì attraverso processi di natura bioenergetica.L’ipotesi postula l’inesistenza del vuoto assoluto. Esisterebbero invece campi di fenomenizzazione energetica delle UEEI caratterizzati da differenti gradi di viscosità, ovvero densità energetiche tali da consentire modalità specifiche di fenomenizzazione.Il meccanismo proposto presenta analogie con il modello di genetica ondulatoria descritto da Gariaev L’energia elettromagnetica fotonica, interagendo con il campo energetico (configurato come insieme di microcampi non accessibili alla percezione sensoriale umana, all’interno dei quali risiedono le UEEI), determinerebbe l’espressione di queste ultime secondo modalità dipendenti dalle proprietà del campo stesso. Tale interazione si manifesterebbe sotto forma di ultrasuoni, ovvero onde meccaniche non elettromagnetiche, al di sotto della soglia di percettibilità sensoriale.Il campo energetico indurrebbe la conversione del fotone policromatico in un’onda meccanica monocromatica caratterizzata da un profilo ondulatorio specifico. Quest’ultima attiverebbe selettivamente un singolo elemento del DNA quantistico dell’UEEI, generando un’espressione energetica determinata. L’integrazione di tale espressione con le numerose altre UEEI costituenti l’individuo darebbe origine a fenomenizzazioni macroscopiche, distinguibili in macrocampi fisici (F) percepibili e macrocampi psichici (P) e trascendentali (T) intangibili.L’entanglement subatomico tra le UEEI, sia individuali sia interindividuali, genererebbe l’insieme dei fenomeni che la mente umana colloca entro coordinate spaziotemporali. Tali coordinate risulterebbero costruite dalla mente stessa a partire dalla dinamica dei processi sub-quantici, da cui deriverebbero le unità fondamentali (mattoncini) di tutte le funzioni biologiche e non biologiche dell’organismo.Ciascuna UEEI possiederebbe un sistema discriminatorio di tipo self-non self, tale da consentire il passaggio esclusivo dell’onda monocromatica in simmetria con un punto specifico del proprio DNA energetico. Il campo indurrebbe prima una rottura di simmetria, che l’UEEI riprodurrebbe come ristabilimento di simmetria atomica, al fine di fenomenizzare la propria espressione energetica.A titolo esemplificativo, un fotone policromatico, attraversando un microcampo specifico appartenente al dominio fisico (F), incontrerebbe infinite UEEI appartenenti a infiniti individui (organismi viventi capaci di riproduzione, dal regno vegetale a quello umano). Nel corso di tale attraversamento, il fotone da luogo a una perdita di simmetria atomica, cessando di costituire un’energia bilanciata. In prossimità energetica di un’UEEI specifica (ad esempio quella di un individuo denominato “Pierino”), l’UEEI riconoscerebbe l’onda come compatibile, in virtù di processi di entanglement e in relazione alla natura dell’individuo stesso. Si instaurerebbe quindi un’interfaccia con un punto determinato del DNA energetico, con ristabilimento dell’equilibrio atomico (ripristino della simmetria a partire dalla precedente rottura). Il fenomeno risultante, integrato con le altre UEEI dell’individuo, genererebbe, a titolo di esempio, la funzione contrattile cardiaca che assieme a tutti gli altri fenomeni simultanei danno luogo alla “coscienza di Pierino” Resta da determinare se le fenomenizzazioni possano essere considerate stabili. È plausibile che numerose funzioni presentino caratteristiche di stabilità e possano persistere anche in condizioni di scarsità di luce, mentre altre dipendano da una presenza di luce imponente. Situazioni di completa assenza di fotoni risultano difficilmente realizzabili, anche qualora il sistema visivo umano non ne rilevi la presenza.In sintesi, l’ipotesi PAON configura la realtà come un sistema prevalentemente basato su fenomeni sonori (ultrasuoni), analogo a una sinfonia prodotta da molteplici strumenti (le UEEI). Tali strumenti genererebbero armonie in condizioni di equilibrio e cacofonie in presenza di disfunzioni-malattia. L’elemento primario di attivazione sarebbe il movimento energetico, mentre lo spazio e il tempo risulterebbero costruzioni mentali finalizzate alla consapevolezza dei processi vissuti.L’assenza della capacità di costruire coordinate spaziotemporali, osservabile ad esempio nello shock del passaggio dalla vita alla morte, indurrebbe uno stato di sospensione della coscienza, con compromissione della capacità di fenomenizzare in modo nitido la transizione delle UEEI dal macrocampo tangibile (fisico) a quelli intangibili (psichico e trascendentale). I resoconti relativi a episodi di morte clinica transitoria e successivamente reversibile non consentono di formulare conclusioni certe circa l’esistenza o l’inesistenza di una continuità post-mortem. Tali questioni rimangono confinate al piano delle convinzioni individuali, distinte dalla realtà empirica.È degno di nota che la tradizione ebraica, matrice delle religioni monoteistiche, attribuisca la creazione del mondo alla “parola di D.”, ovvero a fenomeni di natura sonora. L’esclusione dall’analisi di tutto ciò che risulta non percepibile mediante i sensi o mediante strumentazione disponibile produrrebbe una rappresentazione parziale della realtà. Tale rappresentazione risulterebbe funzionale all’aspirazione di modificare esclusivamente la realtà empirica controllabile; tuttavia, il desiderio di controllo e di modifica costituirebbe un pregiudizio scientifico, non coincidente con la realtà in sé, bensì con una sua proiezione desiderata.

(redatto con grok in base ai precedenti appunti del blog) Approfondimento del concetto di campi di fenomenizzazione energetica delle UEEI nell’ambito dell’ipotesi teorica PAON Nell’ipotesi teorica PAON, i campi di fenomenizzazione energetica delle Unità Energetiche Elementari Individuali (UEEI) costituiscono l’elemento strutturale fondamentale della realtà. Essi sostituiscono la nozione classica di vuoto e rappresentano gli unici substrati in cui le UEEI possono risiedere, interagire e manifestarsi.1. Definizione operativaUn campo di fenomenizzazione è definito come una regione energetica caratterizzata da una specifica viscosità (o densità energetica). Questa proprietà determina le modalità possibili di espressione delle UEEI in esso contenute. La viscosità non è intesa in senso meccanico-classico, bensì come parametro quantistico-energetico che regola:

  • la probabilità di interazione tra fotoni e UEEI;
  • la conversione di energia elettromagnetica in energia meccanica (ultrasuoni);
  • il grado di selettività del sistema self-non self di ciascuna UEEI.

Campi a viscosità differente danno luogo a fenomenizzazioni qualitative diverse, distinguibili in tre macro-domini:

  • Macrocampo F (fisico): fenomenizzazioni tangibili e misurabili.
  • Macrocampo P (psichico): fenomenizzazioni intangibili di natura cognitiva-emotiva.
  • Macrocampo T (trascendentale): fenomenizzazioni intangibili di ordine non ordinario.

2. Struttura multiscalaI campi di fenomenizzazione operano su due livelli gerarchici:

  • Microcampi: unità elementari non percepibili dai sensi umani né, allo stato attuale, dalla strumentazione convenzionale. Costituiscono l’habitat diretto delle UEEI. All’interno di un singolo microcampo coesistono UEEI appartenenti a un numero potenzialmente infinito di individui (organismi viventi capaci di riproduzione).
  • Macrocampi: aggregazioni emergenti di microcampi. La loro coerenza deriva dall’entanglement subatomico tra le UEEI che li compongono. È a questo livello che si generano le funzioni biologiche integrate (es. contrazione cardiaca) e le costruzioni mentali di spazio e tempo.

3. Dinamica di interazione fotone–campo–UEEIIl processo di fenomenizzazione segue una sequenza deterministica secondo l’ipotesi:

  1. Un fotone policromatico entra in un microcampo di determinata viscosità.
  2. L’interazione con il campo induce una rottura di simmetria atomica: il fotone perde il proprio equilibrio energetico e viene convertito in un’onda meccanica monocromatica (ultrasuono) a frequenza e profilo ondulatorio specifici.
  3. L’onda monocromatica viene filtrata dal sistema self-non self dell’UEEI. Solo l’onda in simmetria con un punto preciso del DNA quantistico-energetico dell’UEEI è ammessa.
  4. L’UEEI ristabilisce la simmetria atomica mediante interfaccia con il proprio DNA energetico, generando un’espressione energetica selettiva.
  5. L’espressione si propaga, tramite entanglement, alle altre UEEI dell’individuo, producendo una fenomenizzazione macroscopica coerente.

4. Proprietà emergenziali e stabilitàI campi non sono statici. La loro viscosità può variare localmente in funzione di:

  • densità di UEEI presenti;
  • stato di armonia o disarmonia energetica dell’insieme;
  • presenza o assenza relativa di fotoni (anche non percepibili dal sistema visivo umano).

Alcune fenomenizzazioni risultano stabili e possono persistere in condizioni di scarsità fotonica (funzioni basali), mentre altre richiedono un continuo flusso energetico per mantenere la coerenza. In condizioni di disarmonia (cacofonia ultrasonora), la viscosità del campo si altera, riducendo l’efficienza del filtro self-non self e generando fenomenizzazioni patologiche.5. Implicazioni ontologicheSecondo l’ipotesi PAON, lo spazio e il tempo non costituiscono dimensioni primarie, ma emergono come costruzioni mentali secondarie, generate dalla dinamica collettiva dei campi di fenomenizzazione. L’interruzione della capacità di costruire tali coordinate (ad esempio negli stati di morte clinica transitoria) comporta la sospensione della fenomenizzazione nitida e il passaggio delle UEEI tra macrocampi di diversa natura.In questa prospettiva, la realtà si configura come una rete dinamica di campi di fenomenizzazione a viscosità variabile, in cui l’unico principio attivo è il movimento energetico. Le UEEI agiscono come oscillatori risonanti all’interno di tali campi, producendo, in condizioni di coerenza, una “sinfonia” ultrasonora e, in condizioni di incoerenza, una “cacofonia” energeticamente disfunzionale.Il concetto di campo di fenomenizzazione, pertanto, non descrive uno spazio vuoto o un mezzo passivo, ma un substrato attivo, selettivo e generativo, responsabile sia delle funzioni biologiche sia delle dimensioni psichiche e trascendentali dell’essere.

(redatto con grok in base agli appunti precedenti del blog)Approfondimento del concetto di Unità Energetiche Elementari Individuali (UEEI) nell’ambito dell’ipotesi teorica PAONNell’ipotesi teorica PAON, le Unità Energetiche Elementari Individuali (UEEI) costituiscono le unità ontologiche primarie della realtà. Esse non sono riducibili a particelle materiali né a quanti di energia convenzionali, ma rappresentano entità energetiche discrete, individuali e interconnesse, responsabili di ogni processo di fenomenizzazione.1. Definizione operativa Un’UEEI è definita come un’unità energetica elementare dotata delle seguenti proprietà fondamentali:

  • Individualità: ciascuna UEEI possiede un’identità energetica propria, legata a un individuo specifico (organismo vivente capace di riproduzione, dal regno vegetale a quello umano).
  • Elementarità: rappresenta il livello più basilare di organizzazione energetica, al di sotto del quale non è possibile identificare ulteriori sotto-unità autonome.
  • Capacità di fenomenizzazione: è in grado di generare espressioni energetiche selettive in funzione del campo di fenomenizzazione in cui risiede.
  • Sistema discriminatorio self-non self: filtra selettivamente le onde energetiche in ingresso, ammettendo esclusivamente quelle in simmetria con un punto determinato del proprio DNA quantistico-energetico.

2. Struttura internaSecondo l’ipotesi, ogni UEEI contiene un DNA quantistico-energetico.che costituisce una matrice energetica di informazione, organizzata in punti o loci specifici. Ciascun locus è potenzialmente attivabile da un’onda meccanica monocromatica (ultrasuono) di frequenza e profilo ondulatorio determinati. L’attivazione di un singolo locus genera un’espressione energetica selettiva. Tale espressione non rimane isolata: mediante processi di entanglement subatomico, si propaga e si integra con le espressioni delle altre UEEI appartenenti allo stesso individuo, dando origine a fenomenizzazioni coerenti di livello superiore (funzioni biologiche, stati psichici o processi trascendentali).

3. Localizzazione e interazione con i campi Le UEEI non esistono in uno spazio vuoto, ma abitano esclusivamente i microcampi di fenomenizzazione energetica. All’interno di un singolo microcampo possono coesistere UEEI appartenenti a un numero potenzialmente infinito di individui diversi. La viscosità (densità energetica) del campo determina:

  • le modalità di espressione possibili per ciascuna UEEI;
  • l’efficienza del filtro self-non self;
  • la probabilità di instaurare entanglement con altre UEEI.

Quando un fotone policromatico attraversa il microcampo, subisce una conversione in onda meccanica monocromatica. L’UEEI riconosce l’onda come compatibile (o incompatibile) in base alla propria natura individuale e allo stato del campo. Solo in caso di riconoscimento si verifica l’interfaccia con il DNA quantistico-energetico, con ristabilimento della simmetria atomica e generazione del fenomeno specifico.

4. Dinamica collettiva e funzione emergente

Le UEEI non operano in isolamento. La loro interconnessione tramite entanglement subatomico produce effetti emergenti:

  • A livello individuale: l’insieme delle UEEI di un organismo genera le funzioni integrate (es. contrazione cardiaca, processi cognitivi, stati emotivi).
  • A livello interindividuale: l’entanglement tra UEEI di individui diversi contribuisce alla costruzione collettiva di ciò che la mente umana colloca in coordinate di spazio e tempo.
  • In condizioni di armonia: le espressioni energetiche producono una “sinfonia” ultrasonora coerente.
  • In condizioni di disarmonia: si generano “cacofonie” energetiche, interpretate come stati patologici o disfunzionali.

Alcune configurazioni di UEEI risultano stabili e possono mantenere la fenomenizzazione anche in condizioni di scarsità fotonica relativa; altre richiedono un continuo afflusso energetico per preservare la coerenza.

5. Implicazioni ontologiche e di confine

Le UEEI sono presenti in tutti i domini di fenomenizzazione (fisico, psichico, trascendentale). Il passaggio da un macrocampo all’altro (ad esempio nel processo di morte clinica) non implica la loro dissoluzione, ma una riorganizzazione della modalità di espressione. In sintesi, le UEEI rappresentano, secondo l’ipotesi PAON, i “mattoncini” energetici fondamentali della realtà. Esse non sono né materia né pura energia nel senso classico, ma unità informative-energetiche dotate di selettività, individualità e capacità di entanglement. La loro dinamica collettiva, mediata dai campi di fenomenizzazione, genera l’intero spettro dei fenomeni osservabili e non osservabili, dalla funzione biologica più elementare fino alle costruzioni mentali di spazio, tempo e coscienza.

Il campo

Qui è reso visivamente, quello che succede quando gli elettroni cambiano di livello, il campo non è un vuoto, e si creano dei movimenti ondulatori. I movimenti ondulatori concentrici li vediamo spesso in natura, per esempio con l’acqua, negli eventi metereologici, e vediamo anche che ci sono fenomeni che si ripetono su scala macro e microscopiaca (es sezione aurea). “La genetica d’onda” teorizzata da Piotr Pietrowicz Gariaev, a mio parere va rivalutata e approfondita, perchè potrebbe spiegare l’epigenetica, l’adattamento sociopsicocomportamentale, in termini più fisici che chimici. Fin ora il grande errore è stato a mio parere, quello di immaginare il funzionamento della mente, come qualcosa che potesse venir spiegato e curato solo in modo chimico, e con la manipolazione relazionale, ma io penso che in realtà la chimica sia un’interferenza massiva al funzionamento: fisico-intangibile della mente, e la manipolazione relazionale un approccio vago, non stabile e non risolutivo in quanto non rispetta l’identità individuale (UEEI). Con lo stesso approccio il funzionamento del dna viene spiegato in modo chimico (produzione di proteine) ma io penso che sia molto più probabile che funzioni in termini fisici, di campi energetici, perchè gli atomi funzionano in questo modo e non siamo fatti di atomi. Penso che Piotr Pietrowicz Gariaev abbia avuto una importante intuizione, e che il genoma d’onda sia la risposta più appropriata, almeno per quanto riguarda la realtà intangibile (ma lui ne ha dimostrato anche un’applicazione tangibile sulla guarigione di una gangrena) , la scienza occidentale, si basa su un errore grossolano, parte dal sistema percettivo sensoriale dello scienziato (empirismo) che è un sistema di analisi della realtà riduttivo e fallace. Ormai è chiaro che i sistemi percettivi sensoriali fra specie diverse cambiano, ma ancora siamo legati a un concetto di verità-dimostrabilità troppo materialistico (che è ciò che possiamo percepire con i sensi) e sulla strumentazione che serve alla ricerca ancora si naviga nel vago. La strumentazione ci da degli output che i ricercatori elaboriamo cognitivamente come coerenti anche quando non lo sono, Per esempio sul fenomeno dell’illusione: l’alternanza delle luci di natale lo vediamo come movimento in una direzione, ma sappiamo che cosi non è, questa illusione deriva dalla nostra costruzione cognitiva del fenomeno, e tutta la scienza sta imponendo come vere, ma possono essere illusioni, elaborazioni cognitive condivise fra scienziati, e bannando come teorie antiscientifiche e complottiste ciò che non è in linea con la comunità scientifica, questo non è un costrutto epistemico degno di un approccio scientifico, questo è pregiudizio scientifico che ostacola la verità scientifica. Come ricercatori siamo isolati, espulsi, derisi, se non aderiamo alla vulgata scientifico commerciale di oggi, questa non è scienza. In quest’ottica Piotr Pietrowicz Gariaev, va rivalutato e compreso, oltre al fatto che la sua teoria è congruente con la mia schematizzazione su cosa sia la realtà, partendo da elementi identitari, e non impersonali come gli atomi, perchè attorno a noi tutto pulsa di soggettivismo in tutti gli esseri viventi, solo i nostri artefatti (città, costruzioni) sono privi di soggettivismo, quindi è in questa ipotetica stringa “informazionale”, il dna, presente in tutti gli esseri viventi, che al 60% noi condividiamo con il mondo vegetale, e che galleggia in un campo, e non “si muove nel vuoto”, e che a mio parere ne permette la fenomenizzazione specifica e identitaria, che dobbiamo volgere la nostra attenzione di ricercatori, senza pregiudizi ma con grande onestà intellettuale e rifiutando ogni finanziamento dal mercato privato in quanto troppo vincolante e impedente la verità.

Ho appena seguito il convegno sull’IA organizzato dall’Ordine degli Psicologi (CNOP), evento molto serio e articolato, ma poi io voglio ridere con questo modo ingenuo di approcciarsi all’IA, in sè è uno strumento utilissimo, ha un magazzino di memoria molto ampio, che noi non potremmo mai avere, e una velocità di elaborare tutte queste informazioni che ci permette di avere risultati in poco tempo, su tutto ciò che è il nostro linguaggio, strumento principale che usiamo per trasferire il nostro pensiero e la nostra rappresentazione di realtà, tutto questo: la macchina probabilmente lo trasforma da simboli grafici a simboli computazionali, e immagino che il programma chieda solo di associare ciò che in questo immenso magazzino di memoria linguistica e x immagini, è più frequentemente associato, probabilmente i programmatori avranno messo comandi tipo, questo viene prima o dopo, mettere questa frase se questo c’è o non c’è (circa la compiacenza di IA) ma non penso sia più di questo, ora è la nostra mente che rende congruente quello che la macchina produce e questo modo di renderlo congruente è più o meno simile in tutti, siamo noi che costruiamo il significato non la macchina, e il nostro modo di costruirlo è condiviso con la maggior parte di persone, quando noi leggiamo una frase, deduciamo la parola da poche lettere, non la leggiamo lettera per lettera, e anche il significato della frase lo creiamo noi sulla base di pochi elementi della frase. La stessa cosa fa l’IA associando parole in frasi, in base alla frequenza con cui queste parole sono presenti nel suo magazzino di memoria, la costruzione di senso fra frasi prodotte in questo modo dall’IA la facciamo noi, la coerenza di senso la percepiamo noi in base alla fiducia che diamo a questa macchina, se fossimo più diffidenti costruiremo il significato in modo più critico e giudicante. Ora mi aspetto che la volgata scientifica faccia gran uso dell’IA, questo significa che i ricercatori se la suonerebbero e canterebbero come vogliono, nei loro feudi di pubblicazioni scientifiche, creando pseudorealtà che non saranno più quelle percepite con sensi limitati e fallaci, ma praticamente creando una realtà inesistente perchè si scambia la realtà con la modalità linguistica tradotta da fonetica a forma computazionale, e allora si passerà da pregiudizi scientifici (empirismo) a delle vere e proprie illusioni di realtà (linguaggio).

Viscosità energetica esempio s. vestibolare

“E’ il campo che genera il fenomeno che percepiamo come fiore, elefante o pinco pallo, mentre il genoma identitario fluttua fra i diversi campi a DIVERSA VISCOSITA’ ENERGETICA.”

Il sistema vestibolare è un sistema sensoriale che utilizza corpi più rigidi immersi in un liquido viscoso, le onde prodotte da questi corpuscoli in diversa mobilità rispetto il liquido (quindi quando il nostro corpo si sposta) si muovono delle cilia vestibolari che hanno recettori che inviano impulsi neuronali e le diverse direzioni vengono tradotte in rappresentazione del proprio corpo nello spazio, e tramite questi movimenti vengono trasmesse tantissime altre informazioni analitiche che il cervello traduce in diversi input/output , motori, sensoriali, è solo un meccanismo di differente viscosità della materia e modalità gravitazionali-motorie e un neurone che registra e trasmette questo impulso elettro-meccanico.

sistema vestibolare

https://x.com/Rainmaker1973/status/2107842130597081540/video/1


Qui abbiamo una rana che emette dei suoni che propagandosi anche attraverso l’acqua creano delle onde circolari

Se lo stesso meccanismo, tipo di suono avvenisse anche a livello sub atomico?

Pëtr Petrovič Gariaev

ipotizzò che esistesse una genetica d’onda, capace di trasmettere le informazioni che erroneamente si pensava venissero trasmesse in modo biochimico, tramite proteine, ora è possibile che la scienza abbia fatto degli “errori cognitivi” proiettando su quello che vedeva la propria forma mentis materialistica (empirismo), ma oggi iniziamo a condividere tramite il web conoscenze e ipotesi della fisica quantistica, e questo ci da l’idea che il nostro modo di concepire la realtà sia molto riduttivo e troppo sostenuto dalla sola evidenza empirica (sensoriale) Alcuni fisici pensano che il vuoto, nell’universo, in realtà non esista, che tempo e spazio nella dimensione sub atomica non esistano, l’idea in PAOn è che nell’ipotetico genoma energetico esista un funzionamento “d’onda” che si propaga in modo diverso in base alla diversa viscosità “del campo” collegando le UEEI che si esprimono in diversi modi fenomenici a secondo del campo e quindi della viscosità del campo, utilizzando suoni codificati in modo preciso, come sarebbe sostenuto da Gariaev, e questo ne fenomenizzerebbe l’UEEI, a livello sub-atomico (non entro nel merito se sia quantistico o altro ) quindi in assenza di tempo spazio, la determinazione avverrebbe a mio parere su questo piano, mentre a livello macroscopico saremmo indotti a immaginale la realtà in modo probabilistico, e non il contrario, probabilistico a livello sub-atomico e deterministico a livello macroscopico, il determinismo che la nostra mente (UEEI) percepirebbe sarebbe quello sub-atomico, trasformandolo coerentemente secondo i nostri scemi e l’idea che noi abbiamo di realtà macroscopica (realtà peraltro molto approssimativa che noi costruiamo con la mente come se fosse precisissima ma non lo è).

A cosa serve immaginare un genoma d’onda, una realtà quantistica deterministica, e una percezione macroscopica casuale? A mio parere questo quadro concettuale ci farebbe comprendere e integrare tutta quella realtà che rifiutiamo perchè non percepibile con i sensi, i vari fenomeni paranormali, i veggenti, le esperienze post morte, e molte altre cose che in altre culture accettano ma nella nostra vengono liquidate come suggestioni, è vero che esiste la suggestionabilità nell’essere umano ma non per questo tutto ciò che non capiamo o non possiamo capire in modo empirico dev’essere considerato tale.

revisioni scientifiche verde depressione salute mentale/suicidi

Italia In Italia si registrano ogni anno circa 4000 morti per suicidio leggermente in crescita rispetto gli anni precedenti, (sono circa 14% delle morti violente.)

Dati precisi ISTAT 2023

  • Totale decessi per cause esterne: 26.115
    (questo gruppo include incidenti di ogni tipo — stradali, cadute, annegamenti, ecc. — più suicidi e omicidi).
  • Suicidi: 3.741
  • Percentuale: \frac{3.741}{26.115} \approx
    14,3%

https://www.epicentro.iss.it/mentale/giornata-suicidi-2020-fenomeno-suicidario-italia

Rapporto: i suicidi in Italia sono circa 10-11 volte più numerosi degli omicidi (che sono più bassi rispetto la media dei paesi occidentali)

Seconda causa di morte violenta: Incidenti stradali 2023: 3.039 morti

Le morti violente e accidentali costituiscono una quota minoritaria sul totale generale, ma rappresentano la prima causa di morte tra i 15 e i 29 anni

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Oms: 1,6 milioni di morti violente all’anno

Del totale di morti violente, meta’ sono suicidi, circa il 30% omicidi e il 20% conseguenza di conflitti armati

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Ricerche scientifiche:

VERDE URBANO con funzione protettiva a: disturbi psichici (depressione, stress acuto persistente da cui possono derivare disturbi ideativi, reattività emotiva (paura)

1) – Esposizione al verde urbano, alberi e salute psichiatrica

Titolo originale: Two- and three-dimensional indicators of green and grey space exposure and psychiatric conditions and medicine use: A longitudinal study in a large population-based Italian cohort.

Rivista: Environmental International, 2023.

Campione: 593.894 adulti, di almeno 30 anni, appartenenti al Rome Longitudinal Study.

Studio condotto sulla popolazione di Roma.

I ricercatori hanno confrontato la quantità di verde e di alberi vicino alle abitazioni con diversi indicatori di salute mentale, tra cui l’utilizzo di psicofarmaci e i ricoveri per disturbi psichiatrici.

Hanno utilizzato anche misure tridimensionali della vegetazione, il numero degli alberi e il volume degli edifici.

Risultati:

Una maggiore presenza di alberi e vegetazione è risultata associata a un minore ricorso ad alcune categorie di psicofarmaci.

(quindi Jacopa meno prescrizioni antidepressivi e contro ideazioni distorte da stress, paura, ecc, ovvero meno probabilità di azioni auto-lesionistiche mortali come suicidio)

Il numero degli alberi era associato favorevolmente, in particolare, alle prescrizioni di antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore.

Una maggiore presenza di edificato era associata sfavorevolmente ad alcune prescrizioni psichiatriche.

Le associazioni con i ricoveri psichiatrici erano meno consistenti e generalmente non statisticamente significative.

(dall’articolo)

ITALIA associazione protettiva per depressione (causa principale di suicidi) 

Metodi: Il nostro studio ha utilizzato i dati di 593.894 adulti italiani (≥30 anni) provenienti dallo Studio Longitudinale di Roma. Gli esiti relativi alla salute mentale sono stati definiti utilizzando le prescrizioni di farmaci (antidepressivi, antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore, ansiolitici, ipnotici e sedativi) o le cartelle cliniche di ospedalizzazione (per disturbi dello spettro schizofrenico, depressione, ansia, disturbi somatoformi e correlati allo stress o disturbi da uso di sostanze). Abbiamo ottenuto indicatori 2D e 3D dell’esposizione al verde e al grigio, tra cui l’indice di vegetazione a differenza normalizzata (NDVI), il volume verde, il volume grigio, il numero di alberi e l’indice di volume verde-grigio a differenza normalizzata intorno alle abitazioni dei partecipanti. Sono stati sviluppati modelli di regressione a rischi proporzionali di Cox per stimare l’associazione tra l’esposizione allo spazio verde e grigio e le condizioni psichiatriche e l’uso di farmaci, aggiustati per le covariate rilevanti.

Risultati: Abbiamo riscontrato associazioni benefiche tra NDVI e numero di alberi con farmaci antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore. Abbiamo anche osservato associazioni dannose tra volume grigio e litio e altri stabilizzatori dell’umore, nonché farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi. Infine, abbiamo riscontrato un’associazione protettiva tra NDGG e litio e altri stabilizzatori dell’umore (HR: 0,977; IC 95%: 0,965-0,990) e farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi (HR: 0,851; IC 95%: 0,762-0,950). Le associazioni per l’ospedalizzazione per condizioni psichiatriche sono risultate meno consistenti e generalmente non statisticamente significative.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37976839/

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2) – Regno Unito: vivere in quartieri più verdi è associato a meno disagio mentale

White et al., 2013 — Psychological Science

Titolo: Would You Be Happier Living in a Greener Urban Area? A Fixed-Effects Analysis of Panel Data.

Campione: oltre 10.000 persone.

I ricercatori hanno esaminato nel tempo le condizioni di salute psicologica degli stessi individui, mettendole in relazione con la quantità di verde urbano dei quartieri.

I risultati indicano che vivere in zone più verdi era mediamente associato a: minore disagio psicologico; maggiore soddisfazione per la propria vita; maggiore benessere soggettivo.

L’effetto individuale era relativamente piccolo, ma potenzialmente importante a livello di popolazione. 

DOI: 10.1177/0956797612464659

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3) – Regno Unito: cosa succede quando una persona si trasferisce in un quartiere più verde?

Alcock et al., 2014 — Environmental Science & Technology

Titolo: Longitudinal Effects on Mental Health of Moving to Greener and Less Green Urban Areas.

Campione: 1.064 persone che si erano trasferite, osservate per cinque anni.

Questo lavoro è interessante perché osserva il cambiamento dell’ambiente residenziale, anziché limitarsi a confrontare persone che abitano in quartieri differenti.

Dei partecipanti:

594 si erano trasferiti in aree più verdi;

470 si erano trasferiti in aree meno verdi.

Chi si era trasferito in zone più verdi mostrava un miglioramento della salute mentale che persisteva nei tre anni successivi al trasferimento.

Per chi si era trasferito in aree meno verdi, il peggioramento rilevato nell’anno precedente al trasloco non persisteva stabilmente dopo il trasferimento. Lo studio, quindi, non dimostra un deterioramento duraturo per tutti coloro che si spostano in quartieri meno verdi. 

DOI: 10.1021/es403688w

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4) -. Stati Uniti: un esperimento di rinverdimento urbano

South et al., 2018 — JAMA Network Open

Titolo: Effect of Greening Vacant Land on Mental Health of Community-Dwelling Adults: A Cluster Randomized Trial.

A Filadelfia, i ricercatori hanno condotto uno studio sperimentale su 110 gruppi di lotti urbani inutilizzati, assegnati casualmente a differenti condizioni di intervento.

L’analisi della salute mentale comprendeva 342 residenti.

Nei residenti vicini ai lotti rinverditi, rispetto ai controlli, sono state osservate:

Variazioni relative nei sintomi autoriferiti

-41,5%

Sensazione di sentirsi depressi.

-62,8%

Salute mentale autoriferita scadente.

Risultati dell’esperimento rispetto ai residenti nelle aree di controllo.

Lo studio è rilevante perché sperimentale, ma l’intervento comprendeva la riqualificazione e il rinverdimento di terreni, non esclusivamente la piantumazione di alberi. 

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5) – Australia: studio su 260.061 adulti

Astell-Burt, Feng e Kolt, 2013 — Preventive Medicine

Titolo: Mental health benefits of neighbourhood green space are stronger among physically active adults in middle-to-older age: Evidence from 260,061 Australians.

I ricercatori hanno studiato oltre 260.000 persone di almeno 45 anni residenti nel Nuovo Galles del Sud.

Hanno confrontato la presenza di verde entro un chilometro dall’abitazione con gli indicatori di disagio psicologico.

Risultato: gli abitanti dei quartieri più verdi mostravano una minore probabilità di disagio psicologico rispetto a quelli dei quartieri meno verdi.

L’odds ratio era 0,83, equivalente a odds inferiori del 17%. Non significa che il verde abbia dimostrato di ridurre del 17% il rischio individuale.

L’associazione risultava particolarmente evidente tra le persone fisicamente attive. 

DOI: 10.1016/j.ypmed.2013.08.017

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6) – Germania: più alberi sotto casa, meno prescrizioni di antidepressivi

Urban street tree biodiversity and antidepressant prescriptions

Autori: Marselle e colleghi.

Rivista: Scientific Reports, Nature Portfolio, 2020.

Campione: 9.751 abitanti di Lipsia, Germania.

I ricercatori hanno analizzato la densità degli alberi stradali entro 100, 300, 500 e 1.000 metri dalle abitazioni, confrontandola con le prescrizioni di antidepressivi.

Risultati:

Una maggiore densità di alberi entro 100 metri dall’abitazione era associata a una minore frequenza di prescrizioni di antidepressivi.

L’associazione era particolarmente evidente nelle persone con condizioni socioeconomiche svantaggiate.

Una precisazione metodologica: nell’intero campione l’associazione, dopo gli aggiustamenti statistici, era al limite della significatività convenzionale (p = 0,057), mentre risultava statisticamente significativa nel sottogruppo a basso status socioeconomico. Non sono emerse associazioni significative con la ricchezza di specie arboree. 

DOI: 10.1038/s41598-020-79924-5

Questo studio è direttamente pertinente al tema degli alberi stradali: considera la vegetazione che le persone incontrano nella vita quotidiana, non soltanto quella dei grandi parchi.

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7) – Regno Unito: cosa succede quando una persona si trasferisce in un quartiere più verde?

Alcock et al., 2014 — Environmental Science & Technology

Titolo: Longitudinal Effects on Mental Health of Moving to Greener and Less Green Urban Areas.

Campione: 1.064 persone che si erano trasferite, osservate per cinque anni.

Questo lavoro è interessante perché osserva il cambiamento dell’ambiente residenziale, anziché limitarsi a confrontare persone che abitano in quartieri differenti.

Dei partecipanti:

594 si erano trasferiti in aree più verdi;

470 si erano trasferiti in aree meno verdi.

Chi si era trasferito in zone più verdi mostrava un miglioramento della salute mentale che persisteva nei tre anni successivi al trasferimento.

Per chi si era trasferito in aree meno verdi, il peggioramento rilevato nell’anno precedente al trasloco non persisteva stabilmente dopo il trasferimento. Lo studio, quindi, non dimostra un deterioramento duraturo per tutti coloro che si spostano in quartieri meno verdi. 

DOI: 10.1021/es403688w

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8) – Danimarca: crescere in quartieri poco verdi e rischio di disturbi psichiatrici

Engemann et al., 2019 — Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)

Titolo: Residential green space in childhood is associated with lower risk of psychiatric disorders from adolescence into adulthood.

Lo studio ha coinvolto circa un milione di persone, analizzando la presenza di vegetazione nei luoghi in cui avevano vissuto dalla nascita fino ai 10 anni.

I dati ambientali sono stati collegati ai registri sanitari nazionali danesi.

Risultato principale: le persone cresciute nelle aree con meno vegetazione presentavano un rischio di sviluppare successivamente alcuni disturbi psichiatrici fino al 55% superiore rispetto a quelle cresciute nelle aree più verdi.

L’associazione persisteva anche considerando urbanizzazione, condizioni socioeconomiche, storia psichiatrica familiare ed età dei genitori.

La ricerca riguarda il verde residenziale complessivo, non esclusivamente gli alberi. 

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Verde urbano e salute mentale

Quattro revisioni scientifiche che raccolgono decine di studi | Scheda sintetica per la condivisione

Pubblicazione Ampiezza Risultato principale
Houlden et al. (2018) 50 studi Associazione favorevole fra quantità di verde locale e soddisfazione per la vita; evidenze meno nette per altri aspetti del benessere.
Zhang et al. (2024) 59 studi Maggiore esposizione al verde associata a odds inferiori di depressione (OR 0,89) e ansia (OR 0,94).
Green Space Quality and Health (2021) 59 studi / 68 articoli I benefici sanitari risultavano più consistenti nelle aree con maggiore copertura arborea che nelle aree erbose; tra gli esiti il benessere psicologico.
Greenspace Exposure and Psychopathology (2022) 40 studi La maggioranza degli studi osservava associazioni fra verde e minore gravità o incidenza di sintomi psicopatologici.

La metanalisi del 2024, in breve

Su 59 studi, l’associazione complessiva era OR 0,89 per la depressione e OR 0,94 per l’ansia. Un odds ratio

inferiore a 1 indica odds inferiori nel gruppo più esposto al verde, non una prova che il verde causi da solo

la riduzione del disturbo.

Precisazione importante sugli alberi

Solo alcune ricerche distinguono specificamente le chiome arboree dal verde urbano complessivo. La

revisione del 2021 è particolarmente pertinente agli alberi, ma non dimostra che ogni beneficio psicologico

sia dovuto esclusivamente a essi.

Riferimenti scientifici e link agli articoli

1. Houlden V. et al. (2018), PLOS ONE. DOI: 10.1371/journal.pone.0203000

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30208073/

2. Zhang Y. et al. (2024), SSM – Population Health. DOI: 10.1016/j.ssmph.2024.101630

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38405164/

3. Green Space Quality and Health: A Systematic Review (2021).

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34769549/

4. The Relationship Between Greenspace Exposure and Psychopathology Symptoms (2022). DOI:

10.1016/j.bpsgos.2022.01.004

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36325036/

I campi e la UEEI

schema riassuntivo

L’ipotesi PAON si muove sostanzialmente su tre assi metodologici conoscitivi:

  1. Cognitivismo: conoscere i bias cognitivi per evitare che vengano inseriti inconsapevolmente nella teoria scientifica.
  2. Psicoanalisi: conoscere il simbolismo psichico, collettivo (inconscio collettivo) e individuale, per costruire un’idea di realtà più completa.
  3. Fisica: comprendere in modo dinamico le varie ipotesi teoriche della fisica subatomica, integrandole con la realtà tangibile e intangibile, partendo dall’evidenza che né la nostra percezione né la strumentazione sono in grado di fornire una spiegazione obiettiva della realtà.

Date queste premesse – ed è arbitrario che debbano essere poste in essere solo queste – ne deriva un “metodo scientifico sperimentale” che, ovviamente, si discosta da quello riconosciuto dalla comunità scientifica.Cercando di spiegare in modo semplificato e divulgativo cosa potrebbe essere un campo e in cosa potrebbe consistere la sua interazione con le UEEI, partiamo dalle seguenti considerazioni.

La realtà non è egocentrica, basata sul nostro sistema sensoriale e sui nostri modelli cognitivi; non è precisa come ci appare. La precisione e la collocazione spazio-temporale sono una costruzione cognitiva condivisa con i nostri simili. Non esistono il vuoto, il tempo, lo spazio e la “realtà” materiale così come noi la conosciamo.

La realtà è un complesso sistema energetico con cui le nostre UEEI (unità di espressione energetica identitaria) interagiscono, insieme a quelle di tutti gli altri esseri viventi, al fine di creare un’esperienza identitaria ontologica. Questa non distingue gli esseri viventi in superiori e inferiori, ma dà a tutte le identità viventi esistenti la possibilità di “essere” in relazione a un elemento originario di cui ci sfugge la natura e che, nelle varie culture, è stato connotato come Dio, multi-Dio, spirito, energia generativa…Il modo in cui sogniamo ci permette di fare esperienza del nostro essere quando è sconnesso dal sistema sensoriale e motorio, e questo ci fornisce molte informazioni. Le più generalizzabili, però, sono quelle presenti in modo ricorrente nel simbolismo degli artefatti umani – immagini, arte, suoni, linguaggi – cioè ciò che per Jung appartiene all’inconscio collettivo.

Per la fisica delle particelle vi invito a vedere direttamente quanto divulgato dai fisici teorici: di sicuro lo sanno fare meglio di me.

Come potrebbero funzionare i campi in cui fluttuano le UEEIA mio parere sono importanti i concetti di:

  • viscosità, da cui dipenderebbe il tipo di interazione fra campo energetico e UEEI e, di conseguenza, il tipo di espressione energetica che ne deriva;
  • riflettanza, da cui dipenderebbe la natura della modalità elettromagnetica (suono, luce policromatica, luce monocromatica – laser…).

Viscosità e riflettanza determinerebbero quale parte del genoma energetico dell’UEEI viene espressa nel campo (vedi esperimenti di Garlev). Un fotone che passa attraverso un campo energetico – per esempio un cristallo – per un fenomeno che chiamo viscosità (anche se il termine non è corretto) diventa una luce monocromatica bianca che, riflettendo fra i due filamenti del genoma energetico, emette informazioni che permettono a un tratto specifico del genoma di esistere (fare esperienza ontologica). 

Nel caso di un esperimento di Gariaev, sincronizzati su determinate frequenze, guarirebbero una gangrena ridando vita ai tessuti necrotizzati; oppure, se avviene spontaneamente, danno luogo alla vita dell’individuo tramite le molteplici sue UEEI.

Per esempio, nella Visita dei Magi di P.P. Rubens – opera d’arte altamente simbolica dal punto di vista del cristianesimo – ma niente di più facile che si trovino le stesse analogie in opere d’arte cinesi o nei testi ebraici, ma dal punto di vista fonetico-numerologico. Analizzando questa opera d’arte (pala di una chiesa di Anversa) abbiamo:

  • F-Baldassarre, che porta mirra (simbolo di dolore e morte), vestito con gli stessi colori dell’iconografia cristiana di Raffaele (verde), arcangelo simbolo di guarigione;
  • P-Melchiorre, vestito di rosso, che porta l’oro (simbolo di regalità: Cristo è discendente del re Davide); anche l’arcangelo Michele è vestito di rosso e rappresenta la lotta contro il male, quindi la volontà guidata dalla mente;
  • T- Gaspare, che porta l’incenso (simbolo di divinità, quindi trascendenza), vestito di bianco e giallo come Gabriele, il messaggero di Dio (messaggero di amore, pace…).

Questo, per esempio, è lo schema FPT, di PAON in termini psicoanalitici.

In questo schema sono presenti infiniti campi più o meno sovrapposti, con differenti viscosità e riflettanze, le quali permettono di esprimere, collegandole tutte, le UEEI di un soggetto vivente. 


Concetto di viscosità energetica fenomenizzante

Il CAMPO DI ESPRESSIONE ENERGETICA

L’ipotesi teorica PAOn, poggia sull’idea che ci sia una parte di energia identitaria, con un insieme di UEEI molto numeroso, corrispondente a un solo individuo irripetibile, infiniti individui vegetali animali umani, corrisponderebbero a infiniti insiemi di UEEI con genoma energetico esprimibile unico.

In sè l’insieme di UEEI “A” (per esempio), non specifica solo un fenomeno vitale: vegetale, animale, umano, questo dipende dai campi in cui si genera il fenomeno apparente di tipo frattalico, in altre parole la personalità/identità, di “A” resta invariata sia che appaia come fiore, o elefante, o pinco pallo. 

E’ il campo che genera il fenomeno che percepiamo come fiore, elefante o pinco pallo, mentre il genoma identitario fluttua fra i diversi campi a DIVERSA VISCOSITA’ ENERGETICA.

Si immagina che in generale non esista il vuoto (concetto che voleva enfatizzare la necessità di un campo neutro non interferente) ma esista un magma energetico a diversa “viscosità energetica” che permetterebbe una fenomizzazione F (materiale-percepibile con i sensi) se è molto alta, P se è media, e T se è più vicino al vuoto energetico. Il campo avrebbe energia non identitaria, ma favorirebbe l’espressione energetica delle unità identitarie dei vari individui, in un complesso di fenomeni intrecciati, che collegando tutte le UEEI di un individuo, lo rendono esistibile, collegato in tutte le sue UEEI, come individuo vivente nelle tre dimensioni FPT, o in 2 PT, con destinazione in T (trascendentale) .

Ogni campo energetico ha la caratteristica qualitativa (permette una sola espressione energetica) e quantitativa (densità energetica o viscosità di energia non identitaria).

Quindi immaginiamo la cellula dell’unghia della punta del pollice, l’unghia ha una certa durezza percepibile quindi alta densità, le cellule vengono rinnovate quindi collegata a un campo di media densità-viscosità, sulla base di un dna biologico, bassa viscosità, determinato da un genoma energetico: bassissima o viscosità nulla. Il genoma energetico ha la possibilità di trasferirsi agevolmente da un microcampo campo all’altro, pur essendo sovrapponibile ai macrocampi FPT.

Nel momento in cui l’UEEI si trasferisce in altri microcampi, il fenomeno cellula ungueale cessa di esistere, per esempio necrotizza. Questa ipotesi teorica va immaginata su scale molto piccole, sub-atomiche, che non possiamo vedere ne misurare con strumenti, i micro campi sarebbero a livello sub-atomico, e funzionerebbero in modo frattalico e nello stesso tempo identitario, cioè i collegamenti vari di UEEI (del soggetto fiore, elefante, pico pallo) darebbero luogo alla coscienza – consapevolezza di essere un individuo unico e irripetibile, che si sta fenomenizzando come essere vivente. 

PAOn confronti con altre teorie: Pëtr Petrovič Gariaev

“Il cervello umano è solo un ricevitore. Nell’universo esiste un nucleo da cui ricaviamo conoscenza, forza e ispirazione.” Nikola Tesla

Vero, ma a mio parere ci appartiene la nostra identità energetica con la quale diamo credito a una cosa o all’altra, ed è questo discernimento che estrinseca il nostro vero se, per quanto sul palcoscenico della vita, di fatto, si reciti molte parti.

Pëtr Petrovič Gariaev, scomparso da 6 anni, non ha potuto ricevere il premio nobel perchè morto poco prima, è anche molto contestato e denigrato sul web, la sua teoria sul genoma d’onda è ritenuta una pseudo scienza, come se esistesse una vera scienza, ovviamente quella già commercializzata che non ammette concorrenti?

Da qualche giorno ho scoperto questo ricercatore, che sembra in sintonia con la teoria PAOn, che poggia su considerazioni logiche di evidenza assiomatica, a seguito di osservazioni dirette di tipo psicologico e naturalistico.

Questo ricercatore è stato oggetto di critiche in quanto non ci sarebbero evidenze sperimentali riproducibili che avvalorino il suo punto di vista. Tuttavia lo propongo nel mio blog, io non ho reputazione di eccellenza nella comunità scientifica, che io stesso critico per il suo riduzionismo e limitatezza teorico-espositiva, quindi direi siamo in buona compagnia se non altro per un atteggiamento non commerciale della scienza.

Tornando a Pëtr Petrovič Gariaev, per me è stata una grande scoperta in quanto per me è di grande importanza che un vero biologo e fisico di indiscutibile buon livello accademico, giustifichi, in un certo senso, la mia ipotesi di: “genoma energetico”, “ombra energetica”, impronta (termine che anche lui utilizza nei suoi articoli scientifici) aggiungendo il concetto: “in modo frattalico”il che lo rende coerente con la fisica astronomica.

Dal punto di vista logico il genoma energetico di cui è costituita, nella mia teoria l’UEEI (unità di espressione energetica identitaria) non può essere modificato (l’identità energetica emigra in altri campo ma permane) , quando si trova in un campo energetico (che ne determina la sua espressione energetica) passa dal lato “ombra” al lato “espressione fenomenica” solo per quelle microparti del genoma energetico che possono fenomenizzarsi in quel determinato capo energetico (abitano il campo energetico dando luogo a un fenomeno reale, materiale nei campi fisici, mentale nei campi psichici, e spirituale, emozioni e affetti, nel campi trascendentali )

Nel momento in cui si fenomenizza il genoma funziona come dice Pëtr Petrovič Gariaev come “genetica ondulatoria”. 

Ma a mio parere qui va distinto dal punto di vista teorico l’onda e il campo. In termini metaforici prendiamo ad esempio una vecchia radio di 50 anni con sincronizzatori di onde radio usurati che danno luogo a un suono ancora comprensibile ma distorto, quindi ipotizzamo che l’onda genetica arrivi sempre in modo “pulito” ma è il campo (il sincronizzatore di onde radio della radio) che  deforma la fenomenizzazione dell’informazione geno-energetica (malattia).

Quindi abbiamo due ipotesi che andrebbero verificate sperimentalmente.

Ipotesi a: (quella sostenuta nella mia teoria PAOn fin ora ) l’espressione energetica fenomenica nel campo ha un onda non ben sincronizzata. Un prodotto omeopatico o altra interferenza (Pëtr Petrovič Gariaev  parla di risonanza, quindi di produzione di onde e non di diluizioni di sostanze) che nel momento in cui si riconosce (identitariamente) con l’onda d’interferenza si rimodula correttamente, passando l’informazione alla parte in ombra che provvede a risincronizzare tutte le UEEI dell’individuo (umano, animale, vegetale) negli altri campi.

Ipotesi b: campo non ben sincronizzato, quando il genoma si fenomizza in un campo, il campo funziona come “un amplificatore di suono” che può dare origine a un rumore (vecchia radio di 50 con sincronizzatore di onde che funziona male) se si invia una microfrequenza al campo (si cambia la radio con amplificatori nuovi) il rumore cessa e la fenomenizzazione diventa suono (onda genetica) pulito, cioè è la fenomenizzazione del genoma energetico e non l’onda che si rimodula.

In altre parole il dubbio che mi è venuto leggendo Pëtr Petrovič Gariaev è: quando usa delle onde elettromagnetiche cosa sta facendo Pëtr Petrovič Gariaev? incide “direttamente sul genoma energetico” o su un “sincronizzatore di campo”, più o meno come quando si cerca una stazione radio?

E’ importante comprendere se è nella natura dell’onda del genoma o nella natura del campo di espressione energetica che avviene qualcosa, o forse entrambi? In questo ultimo caso ci sarebbero fenomeni di intrappolamento/ancoraggio, del genoma che impediscono il fluire delle altre UEEI per esempio nel momento materializzante della nascita o dematerializzante della morte?

Nei primi anni 2000, ipotizzavo che l’unità elementare costitutiva dell’identità (UEEI) avesse ua “radice” che le permetteva di comunicare sia in modo esclusivo solo con le proprie UEEI, e altre radici che permettevano di comunicare con UEEI di altri soggetti.

https://www.studiopsicologiamantova.it/Espressione%20energetica%20dell%20(4).pdf

Nella mia ipotesi l’UEEI ha un genoma energetico

https://www.carlafolettopsicoterapeuta.it/2025/12/19/appunti-12-habit-theory-ht/

la radice vibrazionale emetterebbe un onda comunicativa per comunicare con le altre UEEI, in altre parole sarebbe l’elemento diffusivo (metaforicamente il sincronizzatore dell’onda radio) e non nativo del genoma (l’identità energetica specifica del genoma energetico dell’UEEI) la mia ipotesi non prevede DNA spazzatura, ma tratti di DNA , condivisi con altre specie, nel UEEI c’è l’espressione per esempio del DNA Mario Rossi (quindi il tratto specifico della funzione in F: fotosintesi non è attivo perchè Mario Rossi non è una pianta) ma non è detto che dopo una trasmigrazione nei 2 campi Psichico e Trascendentale, una parte di UEEI non migri in F (campo fisico percepibile) con espressione del genoma energetico “la quercia Mario Rossi” cioè l’identità energetica permane ma l’espressione nel campo F cambia in vegetale, questo potrebbe essere in linea con l’induismo. Come comunica la quercia a differenza di Mario Rossi umano? La radice vibrazionale per comunicare è quello della quercia, quindi comunica come un albero, il genoma energetico invece comunica in modo identitario, cioè è sempre Mario Rossi che “vive nella quercia, ora qui faccio un esempio estremo, ma è solo per dire che nella mia teoria, chi genera l’onda è il genoma energetico, chi la trasferisce nel campo è la radice vibrazionale comunicativa. In altre parole “la danza o la sinfonia delle varie onde olografiche” è coerente nella comunicazione attraverso la radice vibrazionale, ma l’onda comunicativa nativa è fedele all’identità del soggetto.

https://wavegenetics.org/it/wikipedia/svobodnaya-vikipediya/

https://wavegenetics.org/it/garyaev/aspectyi/

https://wavegenetics.org/it/

proprietà frattali

riferimento teorico importante probabilmente collegato: Lev Vygotskij Pensiero e linguaggio (a cura di Mecacci direi la migliore traduzione in italiano, edito Laterza)

Struttura alternativa all’abbattimento dell’albero. Diritto alla sicurezza ma anche diritto alla salute.

La protesta è partita da Roma ma sta accadendo in tutte le città che agronomi comunali dichiarino pericolosi alberi sani, ora la soluzione non è abbatterli (e nemmeno entrare nel loop di dimostrare che le perizie sono corrette o meno nel frattempo se vogliono farci energia con le centrali a biomassa, perchè sta aumentando il suo prezzo, li abbattono tutti con un pretesto o l’altro) perchè pericolosi ma metterli in sicurezza statica con una struttura metallica, magari in stile liberty, che garantisca che ne il tronco ne i rami possano cadere a terra, lasciando che l’albero riprenda il suo equilibrio statico e guarisca da stress antropici. Questo permette di continuare ad avere i benefici di un albero grande, produzione di ossigeno, ombra, climatizzazione ecc, e di poter usare la struttura anche come panchina o come struttura per allenamenti. La logica è che si crea una struttura generale per esempio con 4 torrette, che collegano staticamente strutture-sculture di contenimento arboreo montabili e smontabili a secondo che per esempio nel giardino ci siano altri alberi a rischio o smontabili se gli alberi guaricono.

Qui una esempio con una proposta di progetto inviata al Comune di Mantova su un giardino Virgiliana, dove vogliono abbattere 13 bagolari all’interno di un progetto PNRR di un milione di euro.

ipotesi 4 torrette

Altezza tralicci Campata massima sicura 30 campata m 180 – 220 m (alberi in crescita? 50 m campata 340 – 390 m)

tralicci con base più stretta (esistono modelli più snelli, intorno ai 7-8 m di lato) accettando un’altezza un po’ inferiore (42-45 m invece di 50 m).

fondazioni a piloti o plinti più profondi ma con ingombro a terra minore.

Mettere i tralicci (verso le strade) per sfruttare gli spazi già “hard” (marciapiedi, parcheggi, aiuole di bordo).

Psicomeopatia architettonica Hedera helix

hedera helix omotizzazione edera

In questo caso un meccanismo idro-elettrico, spruzza acqua nebulizzata sull’edera in modo da non creare un ristagno di umidità, quindi in proporzione con la temperatura esterna, in modo che l’acqua omeopatizzata dall’edera possa essere respirata da chi abita la casa, quindi probabilmente a livello sub-atomico, si ottiene che la personalità edera possa beneficiare del contatto dell’acqua nebulizzata, cioè diluita e dinamizzata, azionando un meccanismo apposito, il rimedio costituzionale agirebbe tutte le volte in cui la persona non si sente perfettamente in forma e pertanto lo attiva presso la propria abitazione.

descrizione del rimedio omeopatico:

Hedera helix (Edera comune) – 

Profilo di personalità in omeopatia Hedera helix ha un profilo caratteriale ben definito, soprattutto nei bambini, negli adolescenti e in persone sensibili.

Caratteristiche principali della personalità Hedera

  • Sensibilità emotiva profonda — Persona molto sensibile, empatica, quasi “spugna” delle emozioni altrui. Assorbe facilmente l’umore degli altri.
  • Bisogno di protezione e attaccamento — Tende a cercare sicurezza, appoggio e un “rifugio”. Può essere molto attaccata alla famiglia o a una figura di riferimento.
  • Timidezza e ritrosia — Spesso introversa, riservata, soprattutto in ambienti nuovi o con persone sconosciute. Può apparire chiusa o distante.
  • Sensazione di “aderenza” — Come la pianta d’edera che si attacca ai muri, la persona può avere la tendenza a “aggrapparsi” alle relazioni o alle abitudini per sentirsi sicura.
  • Irrequietezza interna — Nonostante l’apparenza calma, può avere un’agitazione interiore, difficoltà a stare ferma (sia fisicamente che mentalmente).
  • Immaginazione vivida — Spesso ha una fantasia ricca, sogni intensi, a volte paure notturne o paure immaginarie.
  • Difficoltà di concentrazione — Soprattutto nei bambini: mente che vaga, distraibilità, ma anche momenti di grande creatività.

Sintomi tipici associati

  • Problemi respiratori cronici (tosse, catarro, asma).
  • Infiammazioni delle vie respiratorie superiori.
  • Disturbi del sonno, incubi.
  • Comportamento “appiccicoso” o molto dipendente nei bambini.
  • Sensazione di oppressione o costrizione al petto.

Chi risponde bene a Hedera helix?

  • Bambini timidi, sensibili, che si attaccano molto alla mamma o a una figura protettiva.
  • Persone che hanno difficoltà a “staccarsi” da situazioni o relazioni anche quando non sono più positive.
  • Soggetti con forte sensibilità ambientale (freddo umido peggiora i sintomi).

Confronto rapido con rimedi simili:

  • Pulsatilla: più dolce, piagnucolosa, cerca consolazione.
  • Natrum muriaticum: più chiusa, orgogliosa, rimugina.
  • Hedera: più “rampicante”, bisognosa di sostegno esterno, con forte componente respiratoria.

Hedera helix (Edera comune) – Uso nei problemi respiratori in omeopatiaHedera helix è un rimedio particolarmente utile per le affezioni delle vie respiratorie, soprattutto quando sono croniche o ricorrenti.

Indicazioni principali nei problemi respiratori

Condizione Quando è particolarmente indicata
Tosse grassa / catarrale Tosse con molto catarro, difficile da espettorare
Bronchite cronica Bronchite persistente, soprattutto nei bambini e anziani
Asma bronchiale Asma con catarro denso, difficoltà a respirare
Rinite e sinusite cronica Secrezioni nasali abbondanti, post-nasali
Laringite / tracheite Infiammazione con raucedine e tosse stizzosa
Enfisema (supporto) Nei casi cronici con dispnea

Sintomi caratteristici che guidano la scelta di Hedera

  • Tosse umida con catarro giallo-verde o denso.
  • Sensazione di oppressione al petto.
  • Peggioramento con aria fredda umida e di notte.
  • Miglioramento all’aria aperta (ma non sempre).
  • Tosse che peggiora quando ci si sdraia.
  • Spesso associata a secrezioni nasali abbondanti.

Confronto con altri rimedi respiratori

lo stesso tipo di meccanismo idro-elettrico a propulsione, può essere utilizzato con altri rimedi omeopatici di origine vegetale.

  • Hedera helix: Tosse grassa con catarro difficile da espellere + sensazione di aderenza/oppressione.
pulsatilla
  • Pulsatilla: Tosse grassa, catarro giallo, cambiamento umore.
  • Rumex: Tosse secca stizzosa.

Psicomeopatia architettonica in cosa consiste. Campi energetici.

A) il cuore rappresenta l’inizio della pulsione energetica per la creazione di campi energetici
B) bolle d’aria che creano cerchi concentrici sulla superficie di un lago

campi energetici UEEI
C) schema riassuntivo di come potrebbero essere i campi di espressione energetica delle unità identitarie

D) evidenziazione in giallo i cerchi concentrici e la loro intersezione con altri

Per meglio comprendere su quale ipotesi teorica si basa la psicomeopatia architettonica, si potrebbe immaginare che tutta l’energia parta da un fenomeno pulsante: figura A) il cuore, ovvero qualcosa che emetta in modo alternato un flusso energetico.

Immaginiamo che questo effetto pulsante produca delle particelle energetiche, per fare un analogia visiva, video B) le bolle d’aria emesse dai pesci salgono in superficie creando dei cerchi concentrici, immaginiamo che la superficie dell’acqua è ciò che permette la creazione del campo energetico, su questa superficie si intersecano i cerchi dando luogo a sottoinsiemi e intersezione di campi nel disegno indicato con I (teoria matematica insiemistica su cui si poggia l’HT-PAOn) l’estensione dei cerchi da luogo a una scomparsa del campo energetico, azzerando l’energia del campo in senso “potenziale” (scritta in rosso in alto) e riportandola allo stato iniziale di pulsione (scritta in nero in basso) da cui per effetto della caratteristica pulsionale si rigenerano vettori/particelle, da cui si propagano “onde energetiche” che poi si estinguono riportando il tutto allo stato iniziale.

In questo “magma energetico” e non esiste “il vuoto” immaginato dai precedenti fisici (che consideravano vuoto ciò che loro non vedevano, cioè il loro vuoto cognitivo, da cui la necessità di rendere la scienza naturocentrica e non antropocentrica) si susseguono campi energetici in cui le UEEI (da immaginare sulla superficie dell’acqua), danno luogo a quell’espressione energetica identitaria, che ho teorizzato 30 anni fa, UEEI collegandosi in entanglement, permettono il fenomeno della vita per ogni vivente capace di riprodursi, esistente, per il momento ci fermiamo a vegetali, animali di cui anche l’uomo (per gli extraterrestri vedremo quando sarà più chiaro ciò con cui interagiamo quotidianamente) .

La psicomeopatia architettonica, interviene con diagnosi di personalità delle persone che abiteranno gli spazi progettati (rimedio o più rimedi omeopatici costituzionali-similia similibus curantur) inserirà la sostanza omeopaticizzata nel progetto di costruzione dell’abitazione (per il momento mi fermo solo ad abitazioni commissionate per una persona o per un nucleo familiare) al fine di creare nel campo F (fisico materiale) un elemento di risincronicizzazione delle UEEI del proprietario, qualora, “insulti ambientali o relazionali esterni” producano malessere o malattia nel proprietario dell’abitazione. La letteratura sull’omeopatia sostiene spesso, che i rimedi sono inerti nei confronti di chi ha natura energetica differente. Sulla validità del metodo del proving non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino fenomeni diversi dall’effetto aspettativa (placebo). Anche perchè con la pioggia o altri fenomeni naturali per esempio le cascate, per il solo effetto nebulizzante respirato dai visitatori, di molteplici sostanze diluite e dinamizzate, dovrebbero avere una serie di manifestazioni sintomatiche dei vari rimedi disciolti e questo non accade, nessun visitatore si ammala solo perchè va a vedere una cascata.

Al momento non sono previste generalizzazioni che permettano la progettazione di luoghi pubblici come asili, ospedali in quanto l’assunto principale è di tipo identitario (in futuro ci potrebbero essere possibilità con i policresti ma è tutto da ponderare bene). Potrebbero essere possibili interventi mirati nelle abitazioni dei pazienti, su loro commissione, al momento la cosa è in via sperimentale verrà richiesto di firmare un modulo, in cui si dichiara di essere stati messi a conoscenza della sperimentazione, la cosa sarà gratuita ma sarà a discrezione dello sperimentatore accettare o meno la richiesta, sulla base dell’utilità del progetto sperimentale in sè.

Si precisa che su molte cose non si è d’accordo con il metodo omeopatico medico, in quanto ritenuto poco scientifico, tuttavia si ritiene che la cosa vada approfondita in quanto al momento non è possibile escludere che la diluizione di un elemento in natura possa avere effetti terapeutici sulla persona.

la rana emette un suono e come per le bolle d’aria dei pesci l’aqua crea cerchi concentrici, quindi vale sia come “vettore”-particella, che come suono-ondulazione (onda-onda)

la rana emette un suono in crescendo, e come per le bolle d’aria dei pesci l’aqua crea cerchi concentrici, quindi vale sia come “vettore”-particella (cosi la chiamo io) , che come suono-vibrazione-ondulazione (onda-onda) ? L’acqua potrebbe essere la migliore analogia al “magma energetico” di cui è costituita la realtà, non si può misurare la lunghezza dell’acqua (solo il contenitore in cui viene messa) l’acqua cambia stato gasoso, liquido, ghiaccio a secondo della temperatura ma non muore mai e non nasce, quindi l’acqua è senza identità, ma anche veicolo delle identità altrui, noi siamo fatti x il 60% di acqua (92% di atomi di acqua o che provengono dall’acqua). Cosa ci dice questo in architettura? Possiamo dare all’acqua (come faceva Carlo Scarpa) un significato architettonico importante, e in essa diluire i rimedi omeopatici.