L’elemento suggestivo nella cura medica ha una sua incidenza significativa.

Sia l’omeopatia che la medicina allopatica affermano che in ogni individuo c’è un’innata capacità di auto-guarigione che deriva dalla forza vitale, secondo l’omeopatia, o per la medicina tradizionale dalle caratteristiche intrinseche di tutti i processi biologici che danno origine alla vita interpretati per lo più in termini causalistici.

Secondo l’omeopatia sono rilevanti per la diagnosi e la cura gli elementi soggettivi e individuali del malato, la sua storia biografica: vista dal punto di vista omeopatico, cioè la psiche e la morale (l’etica). Meno rilevanti gli aspetti oggettivi, ovvero quelli percepibili dal sistema sensoriale dell’omeopata o riferibili dal malato pur essendoci un inquadramento “miasmatico-omeopatico” sui sintomi fisici-oggettivi.

Per la medicina allopatica sarebbero prioritari gli aspetti oggettivi, percepibili con i sensi o misurabili tramite analisi biochimiche e strumentali, e secondari quelli più soggettivi del malato. 

In questo caso mancherebbe l’obiettività teorico-interpretativa, in quanto i valori rilevati con analisi e strumentazione vengono assolutizzati, mentre con tutta probabilità il valore misurato in un dato istante va incontro a cambiamenti più o meno adattivi, che la medicina tradizionale sottostima, poggiando il suo intervento su un dato assunto come certo e fisso, quando, obiettivamente, certo non è (fenomeno dell’identificazione con l’attribuzione empirica). 

Il recente tentativo goffo della medicina allopatica, per ovviare a questa evidenza,  è stato quello di modificare in probabilistico il dato, rinunciando al costrutto teorico causalistico, esponendo di fatto a una sostituzione con IA, il ruolo del medico.

Qui è la principale critica omeopatica, alla medicina allopatica, ovvero di “ingegnerizzare” lo stato biologico, trattandolo come “dato statico” o “probabilistico” e “iper-analizzandolo” al fine di trovare l’elemento causale su cui intervenire con la cura, trascurando l’approccio sistemico dinamico oggettivo e soggettivo. 

Per la medicina omeopatica, si trovano una serie di approcci incongruenti fra loro, riferibili alla filosofia del “maestro di omeopatia” di turno, pur essendoci tentativi di rendere il costrutto teorico meno debole, riconducendolo al suo presunto inventore Hahnemann, costrutto teorico hahnemaniano a orientamento filosofico, in opposizione a quello a nascita ottocentesca, empirico riduttivo imposto tramite istituzioni ordinistiche e leggi, approccio ad oggi ancora esistente e  imposto.  Aggiungiamo che la medicina oggi è diventata molto commerciale, e con l’eliminazione del principio di precauzione nel 2020 (covid) il mercato, ha una libertà d’azione preoccupante.

 In realtà Hahnemann ha trasmesso nei suoi scritti, la tradizione medica più di derivazione anglosassone-botanica presente nel suo tempo, con proprie considerazioni che non sempre vengono conservate dai successori, quindi nemmeno di tradizione scientifica medica medioevale-contemporanea si può parlare.

Tale orientamento diagnostico multiforme onnicomprensivo, che va dal mentale morale soggettivo al corporeo, trova interpretazioni varie e deboli nei suoi autori, che producono tentativi goffi di mantenere immagini di credibilità dell’omeopatia, creano a livello delle scuole omeopatiche italiane, delle rigidità insostenibili, più simili a dogmi religiosi che a “ricerca scientifica sull’omeopatia”.

Si professano e si fanno esami di passaggio, su pratiche diagnostico-omeopatiche opposte, in cui “il similium” non coincide ovvero manca il principio di non contraddizione, sullo stesso caso uno o l’altro approccio dovrebbero dare lo stesso risultato pertanto se ciò non avviene, il metodo scientifico salta, la scienza non può basarsi solo sul proving, deve accertarne anche la congruenza, e qui il punto più debole manca nell’omeopatia una teoria complessa che la spieghi, teoria che solo con psicologi può essere definita.

In questo clima di scarsa onestà intellettuale, ad oggi si sono insinuate delle dinamiche commerciali come da tempo si vedono nella medicina allopatica, che rendono l’omeopatia poco credibile sia per la debolezza dei propri costrutti teorici, sia per la commercializzazione dell’omeopatia, che la rende intellettualmente non sostenibile dal punto di vista scientifico.

A dimostrazione della debolezza scientifica dell’omeopatia, come approcciata oggi, non sarà casuale quello che si riferisce circa i meravigliosi risultati ottenuti con rimedi omeopatici, in nazioni dove il livello culturale medio nella popolazione è basso e la pressione autoritativa della figura medica è alta, per esempio India, Brasile, da cui semmai si evince che la variabile “suggestionabilità-illusione-effetto aspettativa” è alta, la dove i risultati riferiti sono molteplici in quanto originati, in contesti di soglia critica bassa, per ignoranza, e autoritarismo di ruolo alto, con maggiore predisposizione a suggestione e bassa possibilità di verifica scientifica. E’ dai tempi di Galileo Galilei che questo nei paesi occidentali non è più accettabile.

A mio parere l’omeopatia merita di essere difesa dalle pseudo scienze e compresa dal punto di vista scientifico, ma in modo scientifico, estromettendo le forme commerciali manipolative a esclusivo fine di profitto, pur facendosi aiutare da finanziatori corretti, ed escludendo approcci pseudoscientifici o ipnotici.

L’omeopatia ad oggi va approcciata in modo multidisciplinare, e gli psicologi, che invece vengono sistematicamente estromessi, spetta un ruolo importante, in quanto le loro competenze sulla salute derivata dall’intangibile “mente” sono di gran lunga più scientifiche di quelle intuitive che possono avere i medici o altri professionisti sanitari, che a onor del vero sembra si vogliano appropriare della psicologia pur non conoscendola, forse perchè oggi ha un’alta richiesta sul mercato, e quale modo migliore di farlo se non tramite un corso triennale di omeopatia privato gestito da ogni tipo di professionista sanitario, tranne insegnanti psicologi?

L’omeopatia ruota attorno alla percezione della soggettività individuale più di quanto si voglia immaginare, e gli psicologi per gli studi fatti hanno maggiore plasticità cognitiva e competenze, sulla “scientificità dell’intangibile individuale” cioè su questi aspetti, a differenza di medici, veterinari, odontoiatri, che hanno formato il proprio stile cognitivo più a evidenze empiriche che soggettive. 

Il rischio, se si continua a dare l’esclusiva dell’omeopatia, a medici, veterinari, odontoiatri, in contesti non controllati dal punto di vista accademico, è che si faccia come si è fatto con le improvvisazioni dei counselor, che nel mercato hanno avuto notevole successo a danno degli psicologi, e, generando “entusiasticamente” non pochi problemi psichici nella popolazione. 

La sostanziale differenza sta nel fatto che lo psicologo sa come evitare che il paziente si identifichi nelle attribuzioni fatte in contesto up-down, mentre il professionista sanitario che si è formato su modelli culturali di tipo empirico-organizzativo non lo sa fare, anche se capisce che c’è questo rischio, e improvvisa un “rapport” che non sa deontologicamente sostenere, il risultato nel tempo è deludente.

E’ necessario che l’omeopatia che ha in se molti aspetti di indubbio interesse scientifico, possa essere verificata e promossa, in modo accademicamente controllato, in contesti in cui è riconosciuta la necessità di mantenere livelli culturali alti: per esempio accesso a lauree magistrali, in cui è garantito l’approccio multidisciplinare che gli è dovuto: con l’accesso incondizionato di tutte le professioni sanitarie, e con iscrizione all’ordine di appartenenza, al fine di garantire l’aspetto deontologico che è dovuto all’omeopatia in termini di onestà intellettuale.