dr Carla Foletto Psicoterapeuta

studio a Mantova in via Solferino e San Martino n° 33 0376360278 cell 3926255541

L’ipotesi specchio non può riguardare l’empatia.

Ultimamente la moda sui neuroni specchio li vede implicati ovunque, confondendo i vari piani psichici e i processi da cui sono attivati, l’ultima vorrebbe che i neuroni specchio siano coinvolti nell’empatia, ma il processo è totalmente differente anche se non è escluso che i neuroni dell’area F5, in cui sarebbero presenti i neuroni specchio, si attivino in quanto neuroni aspecifici e polifunzionali.

A mio parere il primo errore viene fatto dagli sperimentatori in quando sovrappongono l’elemento neuro-attivante oggetto/soggetto.

Riassumendo il fenomeno osservato si ha sia quando il macaco mangia (attivazione F5), sia quando il macaco vede mangiare un altro macaco, ma l’area F5 sarebbe attivata dall’oggetto: nocciolina, o dalla vista del soggetto che mangia la nocciolina? Ovviamente qui trascendiamo l’analisi del setting predisponente: laboratorio sperimentale, totalmente avulso dall’ambiente naturale in cui dovrebbero vivere i macachi.

Nel suo ultimo libro uno degli sperimentatori sostiene che i neuroni specchio sono da considerarsi i “neuroni dell’empatia”, quindi opta per una delle due interpretazioni, l’area F5 sarebbe attivata non dall’oggetto “nocciolina” in mano al macaco, ma dall’osservazione: “soggetto macaco” che mangia la nocciolina, pertanto presunta identificazione.

In altre parole se uno entra in un ristorante è più facile che si identifichi con le persone che stanno mangiando piuttosto che venga attratto dal cibo che le persone stanno mangiando.

Al momento questo non è dimostrabile, non possiamo stabilire se se l’area F5 si attiverebbe dalla nocciolina in mano al macaco o dall’osservazione dell’atto motorio “mangiare la nocciolina”.

1-7Sulla rete web sta circolando un episodio che si è verificato spontaneamente in ambiente urbano, in India, una scimmia rhesus, ha salvato un cucciolo di cane dall’attacco di un branco di cani, per poi prendersene cura e in un certo senso adottarlo: http://blog.pianetadonna.it/amotuttiglianimali/scimmia-impietosita-un-cucciolo-randagio-lo-adotta-avergli-salvato-la-vita/

2-7Non è una caso raro altri comportamenti altruistici di animali verso altre specie di animali si sono verificati con una certa frequenza.

antepirmaUna collega mi ha fatto notare come in questo caso l’empatia non fosse intraspecifica e infatti è più probabile che l’empatia sia collegata allo sviluppo di un proprio codice etico piuttosto che attivata da una identificazione automatica nei confronti dell’altro.

gtPertanto è altamente improbabile che la scimmia possa identificarsi nel cucciolo di cane, specie completamente diversa, è più probabile che sia mossa da una suo “codice etico” che la spinge a salvare il cucciolo nonostante il pericolo di essere sbranata dal branco di cani, che sta correndo.

In psicologia si presume che i due livelli di sviluppo presumibilmente implicati nella presunta “empatia” nella teoria specchio, si svolgano in tempi diversi.

  1. a) Lo sviluppo del senso di fame, quindi stato di tensione e frustrazione, e quello di sazietà, riduzione della tensione, appagamento-piacere, sarebbe la parte preponderante che forma le connessioni neuronali dei primi giorni di vita di un essere vivente.
  2. b) La coscienza etica si svilupperebbe nell’uomo durante l’età della latenza ( dai 5 ai 10 anni) e sarebbe l’elaborazione dei diversi codici etici presenti nell’ambiente (familiare, scolastico, con i pari durante il gioco) con il se del soggetto (individuazione) se in parte presente nel DNA che si slatentizza in presenza di stimoli psico-sociali ambientali.

Per stare in relazione con la teoria specchio l’aspetto a) è attivato dall’oggetto “cibo” , mentre l’aspetto b) dal soggetto che mangia (empatia).

Riportandoci all’esempio del comportamento della scimmietta che salva il cucciolo di cane:

  1. a) il piacere è automatico, ho fame, frustrazione (mi manca qualcosa e provo tensione) mangio la banana e la tensione scompare= piacere, quindi memorizzo la banana=piacere. Alla vista della banana si attiva un circuito neuronale veloce e automatico.
  2. b) affetto, (nell’uomo) dai 5 ai 10 anni mi costruisco un codice etico, vedo il cagnolino e provo dispiacere SECONDO IL MIO CODICE ETICO perché è in pericolo, intervengo anche se capisco il pericolo di essere aggredito, quindi INTERVENGO IN PRESENZA DI TENSIONE (pericolo) per salvare il cucciolo (codice etico). Il primo è attivato dalla presenza di nutrienti in circolo e dalla memoria dell’oggetto che produce questa risposta neuro bio chimica, il secondo da una struttura ideica più complessa, che si sviluppa dopo i primi mesi di vita (nutrizione, quando si sviluppa il processo banana – piacere) a seguito di una elaborazione soggettiva integrata fra la cultura circostante e il proprio se, che va a formare il “codice etico”. L’empatia in qualche modo sostiene il codice etico, ma assolutamente non quello alimentare perché se così fosse non mangeremmo nulla!

Pertanto è impossibile che dal punto di vista psicologico la: “fame-tensione frustrazione-sazietà-piacere” possa essere simultanea alla dinamica psichica “empatia-tensione dispiacere- comportamento etico”, è ovvio che il primo produce un comportamento che va verso la diminuzione di tensione: sazietà-piacere, mentre il secondo produce un comportamento che aumenta la tensione: la paura di essere aggrediti difendendo il cucciolo.

Quindi possiamo affermare una teoria polifunzionale che riguarda tutti i neuroni, ovvero non è la specificità dei singoli neuroni che caratterizzano la modalità psichica, in altre parole non è la specificità nel neurone specchio che caratterizza sia piacere da sazietà che empatia, secondo una duplice specifica funzione del neurone specchio.

O anche non è l’area F5 delimitata e costituita da specifici neuroni che determinerebbe sia il piacere della visione del cibo, sia il comportamento altruistico di protezione della scimmietta indiana, ma più probabilmente questo è determinato dal percorso che lo stimolo elettrico fa nel momento in cui si verifica l’attività psichica.

In questo senso i neuroni specchio possono essere considerati come degli “incroci” di diverse attività cognitive ma non dei neuroni specifici per una o l’altra attività psichica.

Concludendo i piani

a) soddisfazione di bisogno fisico (alimentazione) piano pulsionale.

b) identificazione con un altro individuo, piano affettivo.

c) comportamento di protezione materna, piano etico su base empatica.

difficilmente possono essere attivati contemporaneamente, o piacere alimentare, o identificazione proiettiva, o comportamento volitivo su base empatico-etica.

Pertanto non è sostenibile l’idea che della specificità di un singolo neurone specchio e tanto meno che abbia nella propria specificità tutte queste funzioni contemporaneamente, al massimo si può presumere che i neuroni siano polifunzionali e pertanto che possano essere parte di circuiti diversi, ma questo esclude un specificità neuronale come l’ipotesi specchio vuole far credere.

Misurare la lunghezza dell’acqua.

acquaOra per riuscire a spiegare, brevemente, concetti complessi in campo psicologico, come: attribuzione, effetto aspettativa, proiezione, epistemologia, deformazione concettuale, e via dicendo, conviene utilizzare il linguaggio metaforico.

Quindi riguardo i test psicologici o in senso più ampio la misurazione in campo psico-sperimentale, utilizzo la metafora della bacinella d’acqua.

Ora sarà a tutti chiaro che la psiche è per sua natura intangibile, non può essere percepita dai sensi: vista, udito, tatto, olfatto, gusto, e non può essere percepita nemmeno dalle attuali strumentazioni che rilevano: spostamento di elettroni, attività metabolica, densità della materia, le dinamiche psichiche possono solo essere inferite, con migliore o peggiore approssimazione, a secondo della persona che le inferisce.

Premesso questo chiediamoci cosa fa un test psicologico?

imagesNel tentativo di misurare la lunghezza dell’acqua (la psiche) , costruisce una bacinella (il test).

Nella bacinella si mette l’acqua (reattività agli item del test) poi si misura la lunghezza dell’acqua (numero di item), la larghezza dell’acqua (possibilità di risposta per ogni item) moltiplicato per la profondità dell’acqua (punteggio totale). Una volta ottenuto il volume totale si fa diagnosi (per esempio: demenza gravissima, grave, lieve, ancora no demenza, o quoziente intellettivo: deficitario, nella norma, superiore alla norma).

In altre parole, fare diagnosi con un test, è come pensare di misurare la lunghezza dell’acqua, che di per s’è non ha forma, misurando la bacinella, ma credendo di misurare le dimensioni dell’acqua.

Poi invece dell’acqua mettiamo il sale, e misuriamo il volume del sale, alla fine abbiamo lo stesso risultato del volume dell’acqua.

Dal punto di vista epistemico significa che non abbiamo misurato l’acqua (la psiche) ma il volume del contenitore (quanto può contenere la bacinella), ma subito dopo arriva la pubblicazione degli amici dell’ideatore del test, di solito per motivi economici, che dicono di aver misurato la lunghezza dell’acqua, per tantissime volte e di averla trovata sempre della stessa lunghezza (validità del costrutto) quindi smentiscono il tentativo di falsificazione popperiana.

In altre parole dal punto di vista epistemico il falsificazionismo popperiano ci chiede di dimostrare l’assurdità del costrutto con dati reali senza porci delle domande sulla sensatezza del costrutto, ma che senso ha tutto questo? Non ha senso ma queste sono le regole della ricerca cosi detta scientifica.

Dopo che il signor x ha ricevuto il suo punteggio al test che tutti dicono essere sicuro e scientifico (attribuzione) inizia a credere di essere come il test afferma: che lui è (identificazione) e al test successivo riporta un risultato uguale o peggiore (si adegua all’aspettativa del contesto in cui fa il test).

Ma ora chiediamoci come nasce un test? Di solito nasce per caso, una persona, convinta di capire la psicologia, sceglie arbitrariamente delle domande, che in realtà dicono più di lui, cioè dell’ideatore del test (proiezione) piuttosto che della cosa che egli afferma di voler misurare (la psiche di un soggetto). Nel tempo per motivi contingenti questo test ha un suo successo e nel tempo diventa popolare, sia per ragioni di marketing (viene venduto), sia per ragioni inerenti una costruzione di autorevolezza attorno a specifiche professionalità, in altre parole il test diviene di moda.

In realtà non è nella natura dell’acqua (psiche) avere una forma, ma è nella natura dell’acqua fermarsi quando trova del materiale più denso, la parete della bacinella dell’acqua, e adattarsi alla forma di quel materiale (cioè nella relazione con l’altro o con gli altri) .

Scambiare la forma della bacinella con la forma dell’acqua è un errore epistemico grezzo e grossolano, e determinare una qualche identificazione sulla base di questo non è professionalmente etico.

Ma quello che succede dopo è surreale, dopo aver misurato “l’adattabilità dell’acqua alla bacinella” (dopo aver fatto centinaia di test) con sofisticati sistemi statistici si fanno inferenze sull’andamento nella popolazione, di quella “determinata forma dell’acqua” , in altre parole si fanno inferenze sulla forma di qualcosa che non ha forma, con previsioni varie di spesa pubblica calcolati al millesimo.

Tutto questo, per quello che ho potuto costatare, avviene in presenza di bene pochi psicologi, ma di molti psico-qualcosa (psico-medici, psico-filosofi, psico-biologi…) all’interno di istituzioni pubbliche: ospedali, università, servizi sociali, e per quanto riguardano i Tribunali diciamo che: si, sono psicologi ma psicologi compiacenti con la linea peritale-psichiatrica.