NATUROCENTRISMO psicoterapeutico nella natura spontanea

Carla Foletto cell 3926255541 (solo sms)

Il campo

Qui è reso visivamente, quello che succede quando gli elettroni cambiano di livello, il campo non è un vuoto, e si creano dei movimenti ondulatori. I movimenti ondulatori concentrici li vediamo spesso in natura, per esempio con l’acqua, negli eventi metereologici, e vediamo anche che ci sono fenomeni che si ripetono su scala macro e microscopiaca (es sezione aurea). “La genetica d’onda” teorizzata da Piotr Pietrowicz Gariaev, a mio parere va rivalutata e approfondita, perchè potrebbe spiegare l’epigenetica, l’adattamento sociopsicocomportamentale, in termini più fisici che chimici. Fin ora il grande errore è stato a mio parere, quello di immaginare il funzionamento della mente, come qualcosa che potesse venir spiegato e curato solo in modo chimico, e con la manipolazione relazionale, ma io penso che in realtà la chimica sia un’interferenza massiva al funzionamento: fisico-intangibile della mente, e la manipolazione relazionale un approccio vago, non stabile e non risolutivo in quanto non rispetta l’identità individuale (UEEI). Con lo stesso approccio il funzionamento del dna viene spiegato in modo chimico (produzione di proteine) ma io penso che sia molto più probabile che funzioni in termini fisici, di campi energetici, perchè gli atomi funzionano in questo modo e non siamo fatti di atomi. Penso che Piotr Pietrowicz Gariaev abbia avuto una importante intuizione, e che il genoma d’onda sia la risposta più appropriata, almeno per quanto riguarda la realtà intangibile (ma lui ne ha dimostrato anche un’applicazione tangibile sulla guarigione di una gangrena) , la scienza occidentale, si basa su un errore grossolano, parte dal sistema percettivo sensoriale dello scienziato (empirismo) che è un sistema di analisi della realtà riduttivo e fallace. Ormai è chiaro che i sistemi percettivi sensoriali fra specie diverse cambiano, ma ancora siamo legati a un concetto di verità-dimostrabilità troppo materialistico (che è ciò che possiamo percepire con i sensi) e sulla strumentazione che serve alla ricerca ancora si naviga nel vago. La strumentazione ci da degli output che i ricercatori elaboriamo cognitivamente come coerenti anche quando non lo sono, Per esempio sul fenomeno dell’illusione: l’alternanza delle luci di natale lo vediamo come movimento in una direzione, ma sappiamo che cosi non è, questa illusione deriva dalla nostra costruzione cognitiva del fenomeno, e tutta la scienza sta imponendo come vere, ma possono essere illusioni, elaborazioni cognitive condivise fra scienziati, e bannando come teorie antiscientifiche e complottiste ciò che non è in linea con la comunità scientifica, questo non è un costrutto epistemico degno di un approccio scientifico, questo è pregiudizio scientifico che ostacola la verità scientifica. Come ricercatori siamo isolati, espulsi, derisi, se non aderiamo alla vulgata scientifico commerciale di oggi, questa non è scienza. In quest’ottica Piotr Pietrowicz Gariaev, va rivalutato e compreso, oltre al fatto che la sua teoria è congruente con la mia schematizzazione su cosa sia la realtà, partendo da elementi identitari, e non impersonali come gli atomi, perchè attorno a noi tutto pulsa di soggettivismo in tutti gli esseri viventi, solo i nostri artefatti (città, costruzioni) sono privi di soggettivismo, quindi è in questa ipotetica stringa “informazionale”, il dna, presente in tutti gli esseri viventi, che al 60% noi condividiamo con il mondo vegetale, e che galleggia in un campo, e non “si muove nel vuoto”, e che a mio parere ne permette la fenomenizzazione specifica e identitaria, che dobbiamo volgere la nostra attenzione di ricercatori, senza pregiudizi ma con grande onestà intellettuale e rifiutando ogni finanziamento dal mercato privato in quanto troppo vincolante e impedente la verità.

Ho appena seguito il convegno sull’IA organizzato dall’Ordine degli Psicologi (CNOP), evento molto serio e articolato, ma poi io voglio ridere con questo modo ingenuo di approcciarsi all’IA, in sè è uno strumento utilissimo, ha un magazzino di memoria molto ampio, che noi non potremmo mai avere, e una velocità di elaborare tutte queste informazioni che ci permette di avere risultati in poco tempo, su tutto ciò che è il nostro linguaggio, strumento principale che usiamo per trasferire il nostro pensiero e la nostra rappresentazione di realtà, tutto questo: la macchina probabilmente lo trasforma da simboli grafici a simboli computazionali, e immagino che il programma chieda solo di associare ciò che in questo immenso magazzino di memoria linguistica e x immagini, è più frequentemente associato, probabilmente i programmatori avranno messo comandi tipo, questo viene prima o dopo, mettere questa frase se questo c’è o non c’è (circa la compiacenza di IA) ma non penso sia più di questo, ora è la nostra mente che rende congruente quello che la macchina produce e questo modo di renderlo congruente è più o meno simile in tutti, siamo noi che costruiamo il significato non la macchina, e il nostro modo di costruirlo è condiviso con la maggior parte di persone, quando noi leggiamo una frase, deduciamo la parola da poche lettere, non la leggiamo lettera per lettera, e anche il significato della frase lo creiamo noi sulla base di pochi elementi della frase. La stessa cosa fa l’IA associando parole in frasi, in base alla frequenza con cui queste parole sono presenti nel suo magazzino di memoria, la costruzione di senso fra frasi prodotte in questo modo dall’IA la facciamo noi, la coerenza di senso la percepiamo noi in base alla fiducia che diamo a questa macchina, se fossimo più diffidenti costruiremo il significato in modo più critico e giudicante. Ora mi aspetto che la volgata scientifica faccia gran uso dell’IA, questo significa che i ricercatori se la suonerebbero e canterebbero come vogliono, nei loro feudi di pubblicazioni scientifiche, creando pseudorealtà che non saranno più quelle percepite con sensi limitati e fallaci, ma praticamente creando una realtà inesistente perchè si scambia la realtà con la modalità linguistica tradotta da fonetica a forma computazionale, e allora si passerà da pregiudizi scientifici (empirismo) a delle vere e proprie illusioni di realtà (linguaggio).

Viscosità energetica esempio s. vestibolare

“E’ il campo che genera il fenomeno che percepiamo come fiore, elefante o pinco pallo, mentre il genoma identitario fluttua fra i diversi campi a DIVERSA VISCOSITA’ ENERGETICA.”

Il sistema vestibolare è un sistema sensoriale che utilizza corpi più rigidi immersi in un liquido viscoso, le onde prodotte da questi corpuscoli in diversa mobilità rispetto il liquido (quindi quando il nostro corpo si sposta) si muovono delle cilia vestibolari che hanno recettori che inviano impulsi neuronali e le diverse direzioni vengono tradotte in rappresentazione del proprio corpo nello spazio, e tramite questi movimenti vengono trasmesse tantissime altre informazioni analitiche che il cervello traduce in diversi input/output , motori, sensoriali, è solo un meccanismo di differente viscosità della materia e modalità gravitazionali-motorie e un neurone che registra e trasmette questo impulso elettro-meccanico.

sistema vestibolare

https://x.com/Rainmaker1973/status/2107842130597081540/video/1


Qui abbiamo una rana che emette dei suoni che propagandosi anche attraverso l’acqua creano delle onde circolari

Se lo stesso meccanismo, tipo di suono avvenisse anche a livello sub atomico?

Pëtr Petrovič Gariaev

ipotizzò che esistesse una genetica d’onda, capace di trasmettere le informazioni che erroneamente si pensava venissero trasmesse in modo biochimico, tramite proteine, ora è possibile che la scienza abbia fatto degli “errori cognitivi” proiettando su quello che vedeva la propria forma mentis materialistica (empirismo), ma oggi iniziamo a condividere tramite il web conoscenze e ipotesi della fisica quantistica, e questo ci da l’idea che il nostro modo di concepire la realtà sia molto riduttivo e troppo sostenuto dalla sola evidenza empirica (sensoriale) Alcuni fisici pensano che il vuoto, nell’universo, in realtà non esista, che tempo e spazio nella dimensione sub atomica non esistano, l’idea in PAOn è che nell’ipotetico genoma energetico esista un funzionamento “d’onda” che si propaga in modo diverso in base alla diversa viscosità “del campo” collegando le UEEI che si esprimono in diversi modi fenomenici a secondo del campo e quindi della viscosità del campo, utilizzando suoni codificati in modo preciso, come sarebbe sostenuto da Gariaev, e questo ne fenomenizzerebbe l’UEEI, a livello sub-atomico (non entro nel merito se sia quantistico o altro ) quindi in assenza di tempo spazio, la determinazione avverrebbe a mio parere su questo piano, mentre a livello macroscopico saremmo indotti a immaginale la realtà in modo probabilistico, e non il contrario, probabilistico a livello sub-atomico e deterministico a livello macroscopico, il determinismo che la nostra mente (UEEI) percepirebbe sarebbe quello sub-atomico, trasformandolo coerentemente secondo i nostri scemi e l’idea che noi abbiamo di realtà macroscopica (realtà peraltro molto approssimativa che noi costruiamo con la mente come se fosse precisissima ma non lo è).

A cosa serve immaginare un genoma d’onda, una realtà quantistica deterministica, e una percezione macroscopica casuale? A mio parere questo quadro concettuale ci farebbe comprendere e integrare tutta quella realtà che rifiutiamo perchè non percepibile con i sensi, i vari fenomeni paranormali, i veggenti, le esperienze post morte, e molte altre cose che in altre culture accettano ma nella nostra vengono liquidate come suggestioni, è vero che esiste la suggestionabilità nell’essere umano ma non per questo tutto ciò che non capiamo o non possiamo capire in modo empirico dev’essere considerato tale.

revisioni scientifiche verde depressione salute mentale/suicidi

Italia In Italia si registrano ogni anno circa 4000 morti per suicidio leggermente in crescita rispetto gli anni precedenti, (sono circa 14% delle morti violente.)

Dati precisi ISTAT 2023

  • Totale decessi per cause esterne: 26.115
    (questo gruppo include incidenti di ogni tipo — stradali, cadute, annegamenti, ecc. — più suicidi e omicidi).
  • Suicidi: 3.741
  • Percentuale: \frac{3.741}{26.115} \approx
    14,3%

https://www.epicentro.iss.it/mentale/giornata-suicidi-2020-fenomeno-suicidario-italia

Rapporto: i suicidi in Italia sono circa 10-11 volte più numerosi degli omicidi (che sono più bassi rispetto la media dei paesi occidentali)

Seconda causa di morte violenta: Incidenti stradali 2023: 3.039 morti

Le morti violente e accidentali costituiscono una quota minoritaria sul totale generale, ma rappresentano la prima causa di morte tra i 15 e i 29 anni

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Oms: 1,6 milioni di morti violente all’anno

Del totale di morti violente, meta’ sono suicidi, circa il 30% omicidi e il 20% conseguenza di conflitti armati

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Ricerche scientifiche:

VERDE URBANO con funzione protettiva a: disturbi psichici (depressione, stress acuto persistente da cui possono derivare disturbi ideativi, reattività emotiva (paura)

1) – Esposizione al verde urbano, alberi e salute psichiatrica

Titolo originale: Two- and three-dimensional indicators of green and grey space exposure and psychiatric conditions and medicine use: A longitudinal study in a large population-based Italian cohort.

Rivista: Environmental International, 2023.

Campione: 593.894 adulti, di almeno 30 anni, appartenenti al Rome Longitudinal Study.

Studio condotto sulla popolazione di Roma.

I ricercatori hanno confrontato la quantità di verde e di alberi vicino alle abitazioni con diversi indicatori di salute mentale, tra cui l’utilizzo di psicofarmaci e i ricoveri per disturbi psichiatrici.

Hanno utilizzato anche misure tridimensionali della vegetazione, il numero degli alberi e il volume degli edifici.

Risultati:

Una maggiore presenza di alberi e vegetazione è risultata associata a un minore ricorso ad alcune categorie di psicofarmaci.

(quindi Jacopa meno prescrizioni antidepressivi e contro ideazioni distorte da stress, paura, ecc, ovvero meno probabilità di azioni auto-lesionistiche mortali come suicidio)

Il numero degli alberi era associato favorevolmente, in particolare, alle prescrizioni di antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore.

Una maggiore presenza di edificato era associata sfavorevolmente ad alcune prescrizioni psichiatriche.

Le associazioni con i ricoveri psichiatrici erano meno consistenti e generalmente non statisticamente significative.

(dall’articolo)

ITALIA associazione protettiva per depressione (causa principale di suicidi) 

Metodi: Il nostro studio ha utilizzato i dati di 593.894 adulti italiani (≥30 anni) provenienti dallo Studio Longitudinale di Roma. Gli esiti relativi alla salute mentale sono stati definiti utilizzando le prescrizioni di farmaci (antidepressivi, antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore, ansiolitici, ipnotici e sedativi) o le cartelle cliniche di ospedalizzazione (per disturbi dello spettro schizofrenico, depressione, ansia, disturbi somatoformi e correlati allo stress o disturbi da uso di sostanze). Abbiamo ottenuto indicatori 2D e 3D dell’esposizione al verde e al grigio, tra cui l’indice di vegetazione a differenza normalizzata (NDVI), il volume verde, il volume grigio, il numero di alberi e l’indice di volume verde-grigio a differenza normalizzata intorno alle abitazioni dei partecipanti. Sono stati sviluppati modelli di regressione a rischi proporzionali di Cox per stimare l’associazione tra l’esposizione allo spazio verde e grigio e le condizioni psichiatriche e l’uso di farmaci, aggiustati per le covariate rilevanti.

Risultati: Abbiamo riscontrato associazioni benefiche tra NDVI e numero di alberi con farmaci antipsicotici, litio e altri stabilizzatori dell’umore. Abbiamo anche osservato associazioni dannose tra volume grigio e litio e altri stabilizzatori dell’umore, nonché farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi. Infine, abbiamo riscontrato un’associazione protettiva tra NDGG e litio e altri stabilizzatori dell’umore (HR: 0,977; IC 95%: 0,965-0,990) e farmaci ansiolitici, ipnotici e sedativi (HR: 0,851; IC 95%: 0,762-0,950). Le associazioni per l’ospedalizzazione per condizioni psichiatriche sono risultate meno consistenti e generalmente non statisticamente significative.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37976839/

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2) – Regno Unito: vivere in quartieri più verdi è associato a meno disagio mentale

White et al., 2013 — Psychological Science

Titolo: Would You Be Happier Living in a Greener Urban Area? A Fixed-Effects Analysis of Panel Data.

Campione: oltre 10.000 persone.

I ricercatori hanno esaminato nel tempo le condizioni di salute psicologica degli stessi individui, mettendole in relazione con la quantità di verde urbano dei quartieri.

I risultati indicano che vivere in zone più verdi era mediamente associato a: minore disagio psicologico; maggiore soddisfazione per la propria vita; maggiore benessere soggettivo.

L’effetto individuale era relativamente piccolo, ma potenzialmente importante a livello di popolazione. 

DOI: 10.1177/0956797612464659

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3) – Regno Unito: cosa succede quando una persona si trasferisce in un quartiere più verde?

Alcock et al., 2014 — Environmental Science & Technology

Titolo: Longitudinal Effects on Mental Health of Moving to Greener and Less Green Urban Areas.

Campione: 1.064 persone che si erano trasferite, osservate per cinque anni.

Questo lavoro è interessante perché osserva il cambiamento dell’ambiente residenziale, anziché limitarsi a confrontare persone che abitano in quartieri differenti.

Dei partecipanti:

594 si erano trasferiti in aree più verdi;

470 si erano trasferiti in aree meno verdi.

Chi si era trasferito in zone più verdi mostrava un miglioramento della salute mentale che persisteva nei tre anni successivi al trasferimento.

Per chi si era trasferito in aree meno verdi, il peggioramento rilevato nell’anno precedente al trasloco non persisteva stabilmente dopo il trasferimento. Lo studio, quindi, non dimostra un deterioramento duraturo per tutti coloro che si spostano in quartieri meno verdi. 

DOI: 10.1021/es403688w

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4) -. Stati Uniti: un esperimento di rinverdimento urbano

South et al., 2018 — JAMA Network Open

Titolo: Effect of Greening Vacant Land on Mental Health of Community-Dwelling Adults: A Cluster Randomized Trial.

A Filadelfia, i ricercatori hanno condotto uno studio sperimentale su 110 gruppi di lotti urbani inutilizzati, assegnati casualmente a differenti condizioni di intervento.

L’analisi della salute mentale comprendeva 342 residenti.

Nei residenti vicini ai lotti rinverditi, rispetto ai controlli, sono state osservate:

Variazioni relative nei sintomi autoriferiti

-41,5%

Sensazione di sentirsi depressi.

-62,8%

Salute mentale autoriferita scadente.

Risultati dell’esperimento rispetto ai residenti nelle aree di controllo.

Lo studio è rilevante perché sperimentale, ma l’intervento comprendeva la riqualificazione e il rinverdimento di terreni, non esclusivamente la piantumazione di alberi. 

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5) – Australia: studio su 260.061 adulti

Astell-Burt, Feng e Kolt, 2013 — Preventive Medicine

Titolo: Mental health benefits of neighbourhood green space are stronger among physically active adults in middle-to-older age: Evidence from 260,061 Australians.

I ricercatori hanno studiato oltre 260.000 persone di almeno 45 anni residenti nel Nuovo Galles del Sud.

Hanno confrontato la presenza di verde entro un chilometro dall’abitazione con gli indicatori di disagio psicologico.

Risultato: gli abitanti dei quartieri più verdi mostravano una minore probabilità di disagio psicologico rispetto a quelli dei quartieri meno verdi.

L’odds ratio era 0,83, equivalente a odds inferiori del 17%. Non significa che il verde abbia dimostrato di ridurre del 17% il rischio individuale.

L’associazione risultava particolarmente evidente tra le persone fisicamente attive. 

DOI: 10.1016/j.ypmed.2013.08.017

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6) – Germania: più alberi sotto casa, meno prescrizioni di antidepressivi

Urban street tree biodiversity and antidepressant prescriptions

Autori: Marselle e colleghi.

Rivista: Scientific Reports, Nature Portfolio, 2020.

Campione: 9.751 abitanti di Lipsia, Germania.

I ricercatori hanno analizzato la densità degli alberi stradali entro 100, 300, 500 e 1.000 metri dalle abitazioni, confrontandola con le prescrizioni di antidepressivi.

Risultati:

Una maggiore densità di alberi entro 100 metri dall’abitazione era associata a una minore frequenza di prescrizioni di antidepressivi.

L’associazione era particolarmente evidente nelle persone con condizioni socioeconomiche svantaggiate.

Una precisazione metodologica: nell’intero campione l’associazione, dopo gli aggiustamenti statistici, era al limite della significatività convenzionale (p = 0,057), mentre risultava statisticamente significativa nel sottogruppo a basso status socioeconomico. Non sono emerse associazioni significative con la ricchezza di specie arboree. 

DOI: 10.1038/s41598-020-79924-5

Questo studio è direttamente pertinente al tema degli alberi stradali: considera la vegetazione che le persone incontrano nella vita quotidiana, non soltanto quella dei grandi parchi.

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7) – Regno Unito: cosa succede quando una persona si trasferisce in un quartiere più verde?

Alcock et al., 2014 — Environmental Science & Technology

Titolo: Longitudinal Effects on Mental Health of Moving to Greener and Less Green Urban Areas.

Campione: 1.064 persone che si erano trasferite, osservate per cinque anni.

Questo lavoro è interessante perché osserva il cambiamento dell’ambiente residenziale, anziché limitarsi a confrontare persone che abitano in quartieri differenti.

Dei partecipanti:

594 si erano trasferiti in aree più verdi;

470 si erano trasferiti in aree meno verdi.

Chi si era trasferito in zone più verdi mostrava un miglioramento della salute mentale che persisteva nei tre anni successivi al trasferimento.

Per chi si era trasferito in aree meno verdi, il peggioramento rilevato nell’anno precedente al trasloco non persisteva stabilmente dopo il trasferimento. Lo studio, quindi, non dimostra un deterioramento duraturo per tutti coloro che si spostano in quartieri meno verdi. 

DOI: 10.1021/es403688w

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8) – Danimarca: crescere in quartieri poco verdi e rischio di disturbi psichiatrici

Engemann et al., 2019 — Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)

Titolo: Residential green space in childhood is associated with lower risk of psychiatric disorders from adolescence into adulthood.

Lo studio ha coinvolto circa un milione di persone, analizzando la presenza di vegetazione nei luoghi in cui avevano vissuto dalla nascita fino ai 10 anni.

I dati ambientali sono stati collegati ai registri sanitari nazionali danesi.

Risultato principale: le persone cresciute nelle aree con meno vegetazione presentavano un rischio di sviluppare successivamente alcuni disturbi psichiatrici fino al 55% superiore rispetto a quelle cresciute nelle aree più verdi.

L’associazione persisteva anche considerando urbanizzazione, condizioni socioeconomiche, storia psichiatrica familiare ed età dei genitori.

La ricerca riguarda il verde residenziale complessivo, non esclusivamente gli alberi. 

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Verde urbano e salute mentale

Quattro revisioni scientifiche che raccolgono decine di studi | Scheda sintetica per la condivisione

Pubblicazione Ampiezza Risultato principale
Houlden et al. (2018) 50 studi Associazione favorevole fra quantità di verde locale e soddisfazione per la vita; evidenze meno nette per altri aspetti del benessere.
Zhang et al. (2024) 59 studi Maggiore esposizione al verde associata a odds inferiori di depressione (OR 0,89) e ansia (OR 0,94).
Green Space Quality and Health (2021) 59 studi / 68 articoli I benefici sanitari risultavano più consistenti nelle aree con maggiore copertura arborea che nelle aree erbose; tra gli esiti il benessere psicologico.
Greenspace Exposure and Psychopathology (2022) 40 studi La maggioranza degli studi osservava associazioni fra verde e minore gravità o incidenza di sintomi psicopatologici.

La metanalisi del 2024, in breve

Su 59 studi, l’associazione complessiva era OR 0,89 per la depressione e OR 0,94 per l’ansia. Un odds ratio

inferiore a 1 indica odds inferiori nel gruppo più esposto al verde, non una prova che il verde causi da solo

la riduzione del disturbo.

Precisazione importante sugli alberi

Solo alcune ricerche distinguono specificamente le chiome arboree dal verde urbano complessivo. La

revisione del 2021 è particolarmente pertinente agli alberi, ma non dimostra che ogni beneficio psicologico

sia dovuto esclusivamente a essi.

Riferimenti scientifici e link agli articoli

1. Houlden V. et al. (2018), PLOS ONE. DOI: 10.1371/journal.pone.0203000

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30208073/

2. Zhang Y. et al. (2024), SSM – Population Health. DOI: 10.1016/j.ssmph.2024.101630

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38405164/

3. Green Space Quality and Health: A Systematic Review (2021).

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34769549/

4. The Relationship Between Greenspace Exposure and Psychopathology Symptoms (2022). DOI:

10.1016/j.bpsgos.2022.01.004

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36325036/

I campi e la UEEI

schema riassuntivo

L’ipotesi PAON si muove sostanzialmente su tre assi metodologici conoscitivi:

  1. Cognitivismo: conoscere i bias cognitivi per evitare che vengano inseriti inconsapevolmente nella teoria scientifica.
  2. Psicoanalisi: conoscere il simbolismo psichico, collettivo (inconscio collettivo) e individuale, per costruire un’idea di realtà più completa.
  3. Fisica: comprendere in modo dinamico le varie ipotesi teoriche della fisica subatomica, integrandole con la realtà tangibile e intangibile, partendo dall’evidenza che né la nostra percezione né la strumentazione sono in grado di fornire una spiegazione obiettiva della realtà.

Date queste premesse – ed è arbitrario che debbano essere poste in essere solo queste – ne deriva un “metodo scientifico sperimentale” che, ovviamente, si discosta da quello riconosciuto dalla comunità scientifica.Cercando di spiegare in modo semplificato e divulgativo cosa potrebbe essere un campo e in cosa potrebbe consistere la sua interazione con le UEEI, partiamo dalle seguenti considerazioni.

La realtà non è egocentrica, basata sul nostro sistema sensoriale e sui nostri modelli cognitivi; non è precisa come ci appare. La precisione e la collocazione spazio-temporale sono una costruzione cognitiva condivisa con i nostri simili. Non esistono il vuoto, il tempo, lo spazio e la “realtà” materiale così come noi la conosciamo.

La realtà è un complesso sistema energetico con cui le nostre UEEI (unità di espressione energetica identitaria) interagiscono, insieme a quelle di tutti gli altri esseri viventi, al fine di creare un’esperienza identitaria ontologica. Questa non distingue gli esseri viventi in superiori e inferiori, ma dà a tutte le identità viventi esistenti la possibilità di “essere” in relazione a un elemento originario di cui ci sfugge la natura e che, nelle varie culture, è stato connotato come Dio, multi-Dio, spirito, energia generativa…Il modo in cui sogniamo ci permette di fare esperienza del nostro essere quando è sconnesso dal sistema sensoriale e motorio, e questo ci fornisce molte informazioni. Le più generalizzabili, però, sono quelle presenti in modo ricorrente nel simbolismo degli artefatti umani – immagini, arte, suoni, linguaggi – cioè ciò che per Jung appartiene all’inconscio collettivo.

Per la fisica delle particelle vi invito a vedere direttamente quanto divulgato dai fisici teorici: di sicuro lo sanno fare meglio di me.

Come potrebbero funzionare i campi in cui fluttuano le UEEIA mio parere sono importanti i concetti di:

  • viscosità, da cui dipenderebbe il tipo di interazione fra campo energetico e UEEI e, di conseguenza, il tipo di espressione energetica che ne deriva;
  • riflettanza, da cui dipenderebbe la natura della modalità elettromagnetica (suono, luce policromatica, luce monocromatica – laser…).

Viscosità e riflettanza determinerebbero quale parte del genoma energetico dell’UEEI viene espressa nel campo (vedi esperimenti di Garlev). Un fotone che passa attraverso un campo energetico – per esempio un cristallo – per un fenomeno che chiamo viscosità (anche se il termine non è corretto) diventa una luce monocromatica bianca che, riflettendo fra i due filamenti del genoma energetico, emette informazioni che permettono a un tratto specifico del genoma di esistere (fare esperienza ontologica). 

Nel caso di un esperimento di Gariaev, sincronizzati su determinate frequenze, guarirebbero una gangrena ridando vita ai tessuti necrotizzati; oppure, se avviene spontaneamente, danno luogo alla vita dell’individuo tramite le molteplici sue UEEI.

Per esempio, nella Visita dei Magi di P.P. Rubens – opera d’arte altamente simbolica dal punto di vista del cristianesimo – ma niente di più facile che si trovino le stesse analogie in opere d’arte cinesi o nei testi ebraici, ma dal punto di vista fonetico-numerologico. Analizzando questa opera d’arte (pala di una chiesa di Anversa) abbiamo:

  • F-Baldassarre, che porta mirra (simbolo di dolore e morte), vestito con gli stessi colori dell’iconografia cristiana di Raffaele (verde), arcangelo simbolo di guarigione;
  • P-Melchiorre, vestito di rosso, che porta l’oro (simbolo di regalità: Cristo è discendente del re Davide); anche l’arcangelo Michele è vestito di rosso e rappresenta la lotta contro il male, quindi la volontà guidata dalla mente;
  • T- Gaspare, che porta l’incenso (simbolo di divinità, quindi trascendenza), vestito di bianco e giallo come Gabriele, il messaggero di Dio (messaggero di amore, pace…).

Questo, per esempio, è lo schema FPT, di PAON in termini psicoanalitici.

In questo schema sono presenti infiniti campi più o meno sovrapposti, con differenti viscosità e riflettanze, le quali permettono di esprimere, collegandole tutte, le UEEI di un soggetto vivente.