Qui è reso visivamente, quello che succede quando gli elettroni cambiano di livello, il campo non è un vuoto, e si creano dei movimenti ondulatori. I movimenti ondulatori concentrici li vediamo spesso in natura, per esempio con l’acqua, negli eventi metereologici, e vediamo anche che ci sono fenomeni che si ripetono su scala macro e microscopiaca (es sezione aurea). “La genetica d’onda” teorizzata da Piotr Pietrowicz Gariaev, a mio parere va rivalutata e approfondita, perchè potrebbe spiegare l’epigenetica, l’adattamento sociopsicocomportamentale, in termini più fisici che chimici. Fin ora il grande errore è stato a mio parere, quello di immaginare il funzionamento della mente, come qualcosa che potesse venir spiegato e curato solo in modo chimico, e con la manipolazione relazionale, ma io penso che in realtà la chimica sia un’interferenza massiva al funzionamento: fisico-intangibile della mente, e la manipolazione relazionale un approccio vago, non stabile e non risolutivo in quanto non rispetta l’identità individuale (UEEI). Con lo stesso approccio il funzionamento del dna viene spiegato in modo chimico (produzione di proteine) ma io penso che sia molto più probabile che funzioni in termini fisici, di campi energetici, perchè gli atomi funzionano in questo modo e non siamo fatti di atomi. Penso che Piotr Pietrowicz Gariaev abbia avuto una importante intuizione, e che il genoma d’onda sia la risposta più appropriata, almeno per quanto riguarda la realtà intangibile (ma lui ne ha dimostrato anche un’applicazione tangibile sulla guarigione di una gangrena) , la scienza occidentale, si basa su un errore grossolano, parte dal sistema percettivo sensoriale dello scienziato (empirismo) che è un sistema di analisi della realtà riduttivo e fallace. Ormai è chiaro che i sistemi percettivi sensoriali fra specie diverse cambiano, ma ancora siamo legati a un concetto di verità-dimostrabilità troppo materialistico (che è ciò che possiamo percepire con i sensi) e sulla strumentazione che serve alla ricerca ancora si naviga nel vago. La strumentazione ci da degli output che i ricercatori elaboriamo cognitivamente come coerenti anche quando non lo sono, Per esempio sul fenomeno dell’illusione: l’alternanza delle luci di natale lo vediamo come movimento in una direzione, ma sappiamo che cosi non è, questa illusione deriva dalla nostra costruzione cognitiva del fenomeno, e tutta la scienza sta imponendo come vere, ma possono essere illusioni, elaborazioni cognitive condivise fra scienziati, e bannando come teorie antiscientifiche e complottiste ciò che non è in linea con la comunità scientifica, questo non è un costrutto epistemico degno di un approccio scientifico, questo è pregiudizio scientifico che ostacola la verità scientifica. Come ricercatori siamo isolati, espulsi, derisi, se non aderiamo alla vulgata scientifico commerciale di oggi, questa non è scienza. In quest’ottica Piotr Pietrowicz Gariaev, va rivalutato e compreso, oltre al fatto che la sua teoria è congruente con la mia schematizzazione su cosa sia la realtà, partendo da elementi identitari, e non impersonali come gli atomi, perchè attorno a noi tutto pulsa di soggettivismo in tutti gli esseri viventi, solo i nostri artefatti (città, costruzioni) sono privi di soggettivismo, quindi è in questa ipotetica stringa “informazionale”, il dna, presente in tutti gli esseri viventi, che al 60% noi condividiamo con il mondo vegetale, e che galleggia in un campo, e non “si muove nel vuoto”, e che a mio parere ne permette la fenomenizzazione specifica e identitaria, che dobbiamo volgere la nostra attenzione di ricercatori, senza pregiudizi ma con grande onestà intellettuale e rifiutando ogni finanziamento dal mercato privato in quanto troppo vincolante e impedente la verità.

Ho appena seguito il convegno sull’IA organizzato dall’Ordine degli Psicologi (CNOP), evento molto serio e articolato, ma poi io voglio ridere con questo modo ingenuo di approcciarsi all’IA, in sè è uno strumento utilissimo, ha un magazzino di memoria molto ampio, che noi non potremmo mai avere, e una velocità di elaborare tutte queste informazioni che ci permette di avere risultati in poco tempo, su tutto ciò che è il nostro linguaggio, strumento principale che usiamo per trasferire il nostro pensiero e la nostra rappresentazione di realtà, tutto questo: la macchina probabilmente lo trasforma da simboli grafici a simboli computazionali, e immagino che il programma chieda solo di associare ciò che in questo immenso magazzino di memoria linguistica e x immagini, è più frequentemente associato, probabilmente i programmatori avranno messo comandi tipo, questo viene prima o dopo, mettere questa frase se questo c’è o non c’è (circa la compiacenza di IA) ma non penso sia più di questo, ora è la nostra mente che rende congruente quello che la macchina produce e questo modo di renderlo congruente è più o meno simile in tutti, siamo noi che costruiamo il significato non la macchina, e il nostro modo di costruirlo è condiviso con la maggior parte di persone, quando noi leggiamo una frase, deduciamo la parola da poche lettere, non la leggiamo lettera per lettera, e anche il significato della frase lo creiamo noi sulla base di pochi elementi della frase. La stessa cosa fa l’IA associando parole in frasi, in base alla frequenza con cui queste parole sono presenti nel suo magazzino di memoria, la costruzione di senso fra frasi prodotte in questo modo dall’IA la facciamo noi, la coerenza di senso la percepiamo noi in base alla fiducia che diamo a questa macchina, se fossimo più diffidenti costruiremo il significato in modo più critico e giudicante. Ora mi aspetto che la volgata scientifica faccia gran uso dell’IA, questo significa che i ricercatori se la suonerebbero e canterebbero come vogliono, nei loro feudi di pubblicazioni scientifiche, creando pseudorealtà che non saranno più quelle percepite con sensi limitati e fallaci, ma praticamente creando una realtà inesistente perchè si scambia la realtà con la modalità linguistica tradotta da fonetica a forma computazionale, e allora si passerà da pregiudizi scientifici (empirismo) a delle vere e proprie illusioni di realtà (linguaggio).