L’Habit Theory parte da un assunto fondamentale: la realtà è un insieme fenomenico in parte generalizzabile ed empirico – ciò che oggi si intende con “oggettivizzabile”, ovvero indipendente dall’osservazione umana – e in parte “identitario”, ovvero dipendente dall’osservatore (l’individuo con la sua identità e le sue molteplici UEEI) e dall’abitabilità dell’osservatore stesso. In altre parole, quella che Heisenberg definisce come “probabilità” è in realtà determinata dalla natura intrinseca delle UEEI di tutti gli esseri viventi che abitano il campo osservato. (o di UEE non identitarie).Questo avviene attraverso una “risonanza quantistica” caratteristica delle UEEI.
Oltre al macro-fenomeno definito dalla scienza empirica come “oggettivo e generalizzabile”, ne esiste un altro: “soggettivo e non generalizzabile”, altrettanto reale, ma molto più micro e “interno” all’energia costitutiva della realtà.
I macro-fenomeni appaiono “più oggettivi” perché possono essere inseriti in grandi insiemi, grazie al elevato numero di variabili “micro” che condividono. Per esempio, un fenomeno che condivide migliaia di micro-variabili con un altro fenomeno simile diventa “oggettivizzabile”: l’enorme numero di micro-variabili (che danno luogo alla stessa condivisione di esperienza energetica) viene rappresentato cognitivamente con un unico fenomeno macro (quello che oggi è scambiato per l’unica realtà esistente, in quanto riproducibile e verificabile). Questa entità è rappresentata nello stesso modo da tutti, pertanto è condivisibile e generalizzabile. Tuttavia, questo è solo un lato della realtà.
L’altro lato è che individui con differenti UEEI sperimentano (e costruiscono) realtà diverse, che appaiono soggettive ma sono reali, anche se non condivisibili.
Esiste poi un ulteriore livello in cui l’esperienza di diverse UEEI funziona come un “raggruppamento” (risonanza specifica fenomenica di un gruppo di UEEI), che genera la stessa esperienza in individui simili tra loro (per esempio, la visione umana, diversa da quella dei felini).
In sintesi:
- Abbiamo una realtà grezza “macro-insieme fenomenico” che appare con regolarità (leggi della fisica) ed è sperimentabile da una “classe” molto ampia di esseri viventi.
- Una realtà più diversificata “micro-insieme” che appare in modo non causalistico, ma casualistico: la probabilità (modo diverso di essere sperimentata) è in realtà una diversa ma causalistica espressione individuale di energia, ma meno condivisa.
- E delle vie di mezzo, in cui gruppi di esseri viventi sperimentano la stessa realtà e, nel loro “abitare l’energia”, questa appare come una “realtà empirica” (riproducibile e verificabile, ma solo da loro; per esempio, gli esseri viventi dei fondali marini).
In conclusione ciò che è sperimentato come probabilistico, o casuale, molto spesso deriva da una fenomeno di “risonanza o meno” a livello sub atomico, con altre UEEI (e o UEE) che ne accettano o meno “la condivisione dell’esperienza” in altre parole l’ipotesi dell’Habit Theory è che spesso anche ciò che viene vissuto come casuale è in realtà determinato a un livello sub atomico, da altre UEEI nel campo. Probabilmente più si entra in un ambito ristretto di variabili subatomiche, più scarseggia la consapevolezza di aver determinato il determinato fenomeno, il fatto che non ci sia consapevolezza non significa che non sia reale.
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