teoria della PSICOTERAPIA ABITATIVA OMEOPATICA naturocentrica, PAOn
Habit Teory Psychohomeopathy
Il tempo non esiste, lo creiamo noi per esempio tramite è la memoria procedurale di una serie di movimenti di cui facciamo esperienza, è il movimento che crea il tempo, cioè l’esperienza dell’UEEI nel campo (insieme di UEEI che fanno esperienza nei vari campi FPT e sottocampi) l’esperienza delle nostre UEEI, corrispondono all’esperienza del movimento. Per esempio prima di attraversare la strada guardo l’orologio, poi attraverso la strada e riguardo l’orologio che segna per esempio 10 secondi, quello che “memorizzo” (ciò di cui faccio esperienza) è il movimento del mio corpo e l’aver visto l’orologio prima e dopo, questa nozione di tempo viene accumulata nelle varie esperienze quotidiane di vita, e l’idea del tempo (deriva dall’esperienza della percezione visiva della posizione del sole o delle lancette dell’orologio, o dal numero sullo smart phone) è associata all’esperienza motoria. In questo senso il tempo e lo spazio non esistono ma sono costruzioni condivise, che facciamo noi, in base all’esperienza visiva-motoria, la dove anche l’esperienza visiva è data dall’azione motoria degli occhi. Nella fase rem sogniamo di muoverci? e muoviamo gli occhi…
Proviamo ad analizzare i seguenti casi clinici famosi:
Clive Wearing è uno dei casi più gravi e famosi di amnesia nella storia della neurologia. È un musicologo, direttore d’orchestra, tenore e pianista britannico di grande talento, esperto di musica antica.
Nel marzo 1985, all’età di 46 anni, contrasse una rara complicanza del virus herpes simplex (tipo 1, lo stesso che causa l’herpes labiale comune), che provocò una grave encefalite erpetica (herpesviral encephalitis). Il virus attaccò il suo sistema nervoso centrale, distruggendo in modo esteso i lobi temporali mediali bilaterali, in particolare l’ippocampo e le strutture circostanti, aree cruciali per la formazione e il consolidamento dei ricordi a lungo termine.
Conseguenze sulla memoria
- Amnesia anterograda profonda: non riesce a formare nuovi ricordi dichiarativi (episodici o semantici). La sua memoria di lavoro dura solo pochi secondi (da 7 a 30 secondi al massimo). Ogni momento è come un “risveglio” continuo dal coma: si sente sempre appena cosciente per la prima volta.
- Amnesia retrograda grave: ha perso quasi tutti i ricordi del passato, inclusi eventi della sua vita, nomi di familiari (ricorda solo vagamente di avere figli da un matrimonio precedente), ma sa di essere stato un musicista e riconosce istantaneamente sua moglie Deborah (che ha sposato poco prima della malattia e che ama profondamente – ogni volta che la vede la saluta con gioia immensa come se non la vedesse da anni).
La parte sorprendente: la musica resta intatta
Nonostante tutto, la sua abilità musicale è rimasta praticamente perfetta (memoria procedurale e implicita preservata):
- Suona il pianoforte e l’organo in modo magistrale
- Legge a prima vista partiture complesse (sight-reading)
- Dirige un coro
- Improvvisa, traspone, ornamenta e segue indicazioni metronomiche
Non ricorda di aver imparato quei brani, né riconosce i titoli o i compositori quando glieli nominano (ricorda solo pochissimi nomi come Bach, Handel, Beethoven), ma quando suona è completamente immerso nel momento, e la musica lo fa sentire “vivo” per quei brevi istanti.
Le neuroscienze interpretano questo come una memoria procedurale (abilità motorie e skills apprese, come suonare uno strumento) che è conservata in aree cerebrali diverse dall’ippocampo (principalmente corteccia motoria, cervelletto e gangli della base), mentre la memoria dichiarativa (fatti, eventi, chi sono le persone) dipende proprio dalle zone danneggiate.
Questo caso ci dimostra che esistono diversi tipi di memoria, e che non c’è neccessariamente un nesso fra tempo e memoria (so cos’è il tempo ma se me lo chiedono non so dirlo sant’Agostino). In casi di lesione quello che scompare non è tanto “l’ippocampo” ma è “l’espressività” delle unità di espressione energetica identitaria, (sapere chi sono), e restano integre alcune “espressività” delle unità di espressione energetica, se manca l’espressività nel campo fisico (lobi temporali e ippocampo in questo caso) di una delle funzioni cognitive, in altri micro campi le UEEI che erano in F possono essere migrate in P e T o in altri sotto campi di F per esempio nelle “allucinazioni” cognitive, ma questo non compromette la funzione esecutiva di suonare, in quanto è preservata l’espressività delle altre UEEI, quindi Klive suona e legge la musica ma non ricorda di averlo fatto (perchè c’è una lesione o perchè vi è stata una migrazione delle UEEI in altri campi?) Clive mantiene il ritmo musicale, ma non mantiene il ricordo di cosa ha fatto nel tempo di poco precedente, quindi il tempo è una ricostruzione condivisa con le UEEI di altri individui, che facciamo in base all’esperienza di MOVIMENTO, cioè di cui le UEEI fanno esperienza nel campo fisico.
Altro esempio è il caso:
Henry Gustav Molaison nacque il 26 febbraio 1926 nel Connecticut (USA) e morì il 2 dicembre 2008 all’età di 82 anni. Fin da bambino soffriva di epilessia grave e farmacoresistente: aveva avuto un lieve trauma cranico a 7 anni (un incidente in bicicletta), e dagli 10 anni presentava crisi petit mal, che dai 15 anni divennero gravi crisi tonic-cloniche generalizzate. Le crisi erano così frequenti e debilitanti da impedirgli una vita normale: non poteva lavorare stabilmente né stare solo.
Nel 1953, all’età di 27 anni, accettò un intervento chirurgico sperimentale proposto dal neurochirurgo William Beecher Scoville. L’obiettivo era rimuovere la fonte delle crisi epilettiche. Poiché gli esami non individuavano un focus preciso, Scoville optò per una resezione bilaterale dei lobi temporali mediali (bilateral medial temporal lobectomy), rimuovendo circa gli anteriori 2/3 dell’ippocampo su entrambi i lati, insieme a gran parte dell’amigdala, della corteccia entorinale, peririnale e altre strutture adiacenti.
L’operazione ridusse significativamente le crisi (anche se non le eliminò del tutto), ma ebbe un effetto collaterale devastante e imprevisto: amnesia anterograda profonda (incapacità di formare nuovi ricordi a lungo termine).
Le conseguenze sulla memoria
- Amnesia anterograda grave: Non riusciva a formare nuovi ricordi dichiarativi (episodici o semantici). La sua memoria di lavoro durava solo 20-30 secondi: ogni momento era come un “risveglio” continuo. Non ricordava conversazioni appena fatte, volti nuovi, eventi quotidiani. Viveva “intrappolato nel presente”.
- Amnesia retrograda moderata: Perse gran parte dei ricordi degli ultimi 1-11 anni prima dell’operazione (amnesia temporale graduale), ma conservava ricordi d’infanzia, fatti generali pre-1953 e la sua identità di base.
- Memorie preservate:
- Memoria procedurale/implicita (abilità motorie apprese): imparava nuove skills (es. disegno allo specchio, mirror tracing) migliorando nel tempo, pur non ricordando di averle esercitate.
- Intelligenza, linguaggio, percezione, personalità: rimasero intatti (QI sopra la media).
Questo dimostrò per la prima volta che la memoria non è unitaria: esistono sistemi multipli. L’ippocampo è cruciale per la formazione e il consolidamento dei nuovi ricordi dichiarativi (espliciti), ma non per le memorie procedurali (implicite), immagazzinate altrove (cervelletto, gangli della base, corteccia motoria).
L’impatto scientifico
Studiato per oltre 50 anni da Brenda Milner (che lo definì per primo), Suzanne Corkin e decine di ricercatori (oltre 100 collaboratori), H.M. fornì prove decisive che:
- L’ippocampo è essenziale per convertire la memoria a breve termine in quella a lungo termine.
- Esistono memorie esplicite (dichiarative) vs. implicite (non coscienti).
- La memoria episodica/autobiografica dipende dalle strutture mediali temporali.
Ma se si approccia in termini si fisica sub atomica, come nella teoria della psicoterapia omeopatica abitativa, quello che vediamo come assenza dell’ippocampo, è in realtà assenza dell’espressività delle UEEI nel macrocampo fisico, in particolare nei micro campi fisico-neuronale, molecolare, cellulare, elettroconduttivi associativi del cervello, metabolici endocrini, eccetera, cioè tutte le funzioni necessarie per la specifica funzione mnemonica che sono in realtà espresse in una complessità di campi di espressione energetica in cui le UEEI abitano (abitano quantisticamente ) e nella loro espressività si sincronizzano con le altre UEEI definendo ogni individuo nella sua realtà, realtà che è atemporale e non spaziale.
Il linguaggio grafico-fonetico che sto utilizzando ora mi permette di creare il concetto di realtà che voglio esprimere ma non è in sé la realtà, come l’ippocampo non è in sé la realtà ma uno strumento (campo) una rappresentazione visivo-verbale di una presunta realtà, la realtà è data dalle UEEI di tutti gli individui viventi, e dai campi (ambiente di espressività sub atomica) in cui abitano e da cui emigrano o immigrano.
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