definizione di PAOn

Definizione di: Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica (PAOn)

La PAOn (Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica) fa riferimento alla HT (Habit Theory), in cui si ipotizza una realtà energetica subatomica che la nostra mente (campo psichico P) formalizza allo scopo di rendere “identitario” il processo “abitativo” nel campo da parte dell’UEEI (Unità di Espressione Energetica Identitaria), in modo che l’associazione delle UEEI di un individuo sia messa nella condizione di poter agire in modo volitivo (libero arbitrio) secondo una gradualità di consapevolezza-coscienza (conscio-inconscio / genoma energetico doppio: espressività/ombra), così da realizzare un’esistenza identitaria all’interno di un universo energetico in cui abitano tutte le UEEI di tutti gli individui (esseri viventi) esistenti.

Il contesto è un naturale il meno antropizzato possibile, quindi un contesto naturocentrico in cui si tende a un sincronismo spontaneo naturale complesso e completo e non derivato dalla modificazione chimica farmaceutica di un processo fisiologico (farmaco) e o psicologico (psicofarmaco), abitativo volto al rispetto della natura intesa come costituita da entità individuali come nell’essere umano (UEEI).

Il concetto di “abitare” è riferito all’etimologia della parola “architettura”, laddove arché sta per struttura-fondazione e técton per costruzione, delimitazione del campo. Ovvero: l’UEEI abita il campo “natura” (la cui etimologia dal latino habitare è riferita a un verbo frequentativo di habere = “avere”, che significa “avere per sé”, “tenere stabilmente”, “dimorare”, con un’idea di uno stare duraturo e di presenza prolungata in un luogo). Questo indica l’abitabilità dell’UEEI in un campo che ne permette una specifica espressione energetica (di tipo biologico (natura)– campi fisici –, psichico – campi P – e trascendentale – campi T –), rendendo possibile l’associazione con le altre UEEI nei vari campi energetici (vedere appunti precedenti).

Esiste una componente reale (energia subatomica) e una adattata all’UEEI che la abita e la condivide con altre UEEI di altri individui energetici. Da qui deriva il rapporto fra “abitare” (stare, possedere, da cui deriva l’identità del soggetto) e architettura, la cui etimologia deriva da architéktōn, parola composta dai termini ἀρχή (árchē) e τέκτων (téktōn), dove arché significa fondare (abitare stabilmente) e téctōn adattare a sé autentico la relazione fra sé e realtà, cioè costruire un espressività al campo adatto alla propria identità.

Qui ovviamente il riferimento è di tipo junghiano, secondo i principali concetti della teoria junghiana:

  • L’individuazione, che è il processo di diventare una persona unica e completa, differenziandosi dal collettivo e integrando tutte le parti della propria psiche (conscio e inconscio) per realizzare il proprio vero Sé; un concetto centrale nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung. Non è individualismo, ma un percorso di autorealizzazione e integrazione che porta a scoprire e sviluppare le proprie qualità specifiche, unificando l’Io con il Sé in un equilibrio armonico;
  • L’ombra, che è un aspetto inconscio della personalità che l’ego cosciente non riconosce in sé stesso; oppure la totalità dell’inconscio, ossia tutto ciò di cui una persona non è pienamente cosciente. L’ombra è quindi il lato sconosciuto di sé stessi. Ma anche inconscio collettivo.

L’eventuale incontro con l’ombra gioca un ruolo centrale nel processo di individuazione, che è il processo fondamentale per diventare se stessi: un percorso di integrazione di tutte le parti della psiche (conscie e inconscie) per realizzare la propria totalità e autenticità. Pertanto, nella relazione con il paziente è necessario sospendere il ruolo che si esercita nell’istante in cui la persona rende più stabile questo processo. In altre parole, nel caso di un medico, il solo ambulatorio in cui avviene l’incontro è fonte di attribuzione medica e pertanto di “attribuzione di etichetta di malattia”, che non può essere accorpato al processo di individuazione o al processo che favorisce nel soggetto l’incontro consapevole con la propria ombra. Per questo motivo il medico, per il ruolo che esercita, non può favorire il Sé autentico, se non in modo dissonante e pertanto più facilmente vira verso un falso Sé.

L’individuazione junghiana non va confusa con la psicoterapia umanistica empatica (per esempio quella di C. Rogers): la psicoterapia umanistica non entra nel nucleo inconscio della persona (ombra) e pertanto non gioca un ruolo di svelamento.

Il processo di individuazione non può essere un atto medico: può essere solo uno psicoterapeuta (e pertanto che si presenti come tale) che utilizza un approccio psicoterapeutico junghiano, ma non un medico. Quindi non concordo con il dr Bruno Galeazzi, che ne dà un’interpretazione diversa.

[Link originale: https://www.ilmedicoomeopata.it/falso-e-autentico-se-dalla-ferita-dell-adattamento-alla-verita-dell-essere/]

Quindi, nella PAOn, la psicoterapia ha la necessità che non ci sia un ruolo forte e molto definito come nel caso dei medici, ma che ci sia una relazione incisiva ma molto rispettosa con la persona che si intende aiutare a guarire.

In PAOn la terapia è principalmente mirata sul campo P psichico, in quanto l’unico campo libero di definire il modo con cui si traduce la realtà energetica (per sua natura senza forma, ma con probabilità funzionali anch’esse “stabilizzate” – abitate – e “possedute” dalle UEEI che si trovano nei campi P). Motivo per cui la si definisce psicoterapia.

La psicoterapia PAOn, trova una realizzazione nell’individuazione del Sé autentico della persona, in modo che sia possibile fondare e costruire una specifica espressione energetica identitaria congruente al genoma energetico della persona, rispettando la parte ombra del genoma. Per così dire, i mattoncini (tecton) per costruire l’abitabilità energetica si trovano nei rimedi omeopatici, laddove alcuni tratti del genoma energetico si sono desincronizzati. A questo livello l’energia non ha forma ne tempo ne spazio, e fluttua in “movimento energetico” che ne contraddistingue la caratteristica energetica dei campi (FPT). Il rimedio omeopatico contiene, per così dire, quel tratto energetico sincronizzato che l’individuo possiede nelle sue UEEI (in HT ogni individuo possiede tutti i tratti genetici esistenti, come è per il genoma biologico, ma ne attiva solo una minima parte e solo quelli attivati specificano l’UEEI). Questo permette al rimedio omeopatico di “parlare” con l’ombra del genoma dell’individuo che ha lo stesso tratto desincronizzato e, assieme alla relazione terapeutica corretta, permette che questa informazione passi al filamento genetico energetico non in ombra, cioè sul filamento di espressività energetica, portando a una stabile guarigione se il processo terapeutico è corretto. Oppure può capitare che ci sia un dinamismo identificatorio con i desideri del terapeuta e in questo caso si potrebbe avere una “suggestione” di guarigione che però è instabile, cioè non è una vera guarigione.