IL SOGNO nella Psicoterapia Abitativa Omeopatica naturocentrica

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Abbiamo sempre immaginato il sogno come un prodotto della mente (campo P). Freud fu più acuto perché immaginò il sogno come l’espressione di un’energia pulsionale che apparteneva alla realtà fisica, del corpo (campo F).

Il sogno è la realtà così come esiste senza il nostro filtro cognitivo; il sogno è una espressione energetica identitaria, di campo energetico (quantistico), cioè il sogno è la realtà mentre la veglia è una interpretazione cognitiva della realtà che viviamo durante il sogno e il sonno.

Durante il sonno il corpo viene sconnesso, in realtà è sconnessa la mente che interpreta il corpo nella realtà fisica; nel sogno, come nella fisica quantistica, non esiste lo spazio, non esiste il tempo; immagini di vissuti durante la veglia si comportano come onde di probabilità che emergono e scompaiono; nel sogno viene rimossa la realtà costruita in modo cognitivo dalla mente; quando la mente (campo P) si perturba per la sua realtà “psico-quantistica” così come appare nel sogno, noi ci svegliamo, perché siamo turbati dal fatto che la realtà “psico-quantistica” ci appare come incontrollabile; penso che non sia l’impatto emotivo legato a un evento rimosso, che durante la veglia, emergendo nel sogno, ci fa svegliare; penso sia il contrario: ci fa svegliare un’espressione energetica probabilistica incontrollabile, di immagini che ci riguardano. 

Quindi in teoria, analizzando i sogni potremmo capire quali sono gli effetti dei rimedi omeopatici; se varia il sogno, il genoma energetico sincronizzato o meno, nella sua realtà di campo, durante il sogno, dovrebbe estrinsecarsi come variato dal rimedio omeopatico (sincronizzato) o non variato.

La psicoterapia abitativa omeopatica, permette, attraverso l’analisi del sogno e delle associazioni libere, di verificare l’effetto profondo di un dato rimedio omeopatico. Diversi omeopati hanno scritto questo, i sogni dei loro pazienti venivano modificati. 

Per esempio può capitare che dopo un rimedio il paziente sogni di aver ritrovato persone che sono morte; questo può essere in quanto il campo T (trascendentale) in effetti potrebbe essere in comunicazione con alcune UEEI di defunti. Oppure dopo un rimedio potrebbe sognare una soluzione matematica a un problema che non riusciva a risolvere; qui ci sarebbe un collegamento con il campo P. Oppure dopo un rimedio potrebbe sognare di sentirsi bene e dopo il risveglio accorgersi che la sua malattia sta scomparendo; qui ci sarebbe l’UEEI nel campo F ad avere una sincronizzazione al rimedio. Il sonno già di suo “riequilibra” l’energia pulsionale, e favorisce la guarigione, si tratta solo di capire se può darci indicazioni sugli effetti dei rimedi omeopatici. Chiaro, questa ipotesi andrebbe dimostrata in uno studio apposito, perché con il solo studio dei casi clinici probabilmente non emergerebbe.

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Il vuoto quantistico

A differenza del vuoto “classico”, che è statico e privo di contenuto, la meccanica quantistica descrive il vuoto come dinamico: i campi quantistici che riempiono lo spazio fluttuano costantemente anche nel loro stato di minima energia. (i sogni quantici fluttuerebbero in questo modo)

Queste fluttuazioni quantistiche generano coppie di particelle e antiparticelle virtuali che appaiono e scompaiono in tempi brevissimi, come previsto dal principio di indeterminazione di Heisenberg. (ΔE Δt ≥ ħ/2) (nella nostra teoria dell’abitabilità le UEEI sarebbero costituite da una parte in ombra e una visibile)

Sebbene invisibili, i loro effetti possono essere misurati sperimentalmente, ad esempio con l’effetto Casimir.

Implicazioni cosmologiche (nella nostra teoria i macrocampi FPT)

L’energia del vuoto è strettamente legata all’energia oscura, responsabile dell’accelerazione dell’espansione dell’universo.

Tuttavia, la densità di energia del vuoto calcolata teoricamente è enormemente superiore a quella osservata, creando una grande discrepanza nota come problema della costante cosmologica — uno dei maggiori enigmi della fisica moderna.

Questa energia esercita inoltre una pressione negativa, che agisce come una forza di repulsione gravitazionale su scala cosmica.

Le prove sperimentali: l’effetto Casimir

L’effetto Casimir dimostra l’esistenza dell’energia di punto zero. (Coppie di particelle virtuali (fotoni, elettroni-positrone, ecc.) nascono e si annichiliscono istantaneamente dal nulla, creando un “mare” di energia di punto zero (zero-point energy, un po’ come nei sogni)

Quando due piastre metalliche parallele sono poste molto vicine, vengono attratte tra loro anche senza alcuna carica o energia esterna.

Questo avviene perché:

All’esterno delle piastre agiscono molte più lunghezze d’onda del campo elettromagnetico di punto zero;

All’interno, solo determinate lunghezze d’onda possono esistere.

La differenza di pressione tra interno ed esterno spinge le piastre una verso l’altra.

L’effetto è osservabile solo a distanze nanometriche, ma costituisce una delle prove più dirette che il vuoto quantistico non è affatto vuoto, bensì un mare di energia fluttuante.

(Quando metti due piastre conduttrici parallele molto vicine:

  • Solo i modi (lunghezze d’onda) che “stanno dentro” lo spazio tra le piastre possono esistere (quelli con λ/2 multipli interi della distanza d tra le piastre, come in una cavità risonante).
  • Tra le piastre → meno modi permessi (soprattutto quelli a lunga lunghezza d’onda sono esclusi).
  • Fuori dalle piastre → tutti i modi sono possibili, densità di fluttuazioni maggiore.

Risultato: maggiore “pressione” di fluttuazioni dall’esterno che spinge le piastre verso l’interno → forza netta attrattiva.

Un’analogia classica (non perfetta ma utile): immagina il vuoto come un “gas” di particelle virtuali che rimbalzano ovunque. Tra le piastre alcune non possono rimbalzare → meno urti interni → le piastre vengono “spinte” insieme dalla pressione esterna.

La forza per unità di area F/A è:

F/A = -\frac{\pi^2 \hbar c}{240 d^4}

dove:

  • ħ = h/2π (costante di Planck ridotta),
  • c = velocità della luce,
  • d = distanza tra le piastre.

la teoria quantistica dei campi (QFT), dove il vuoto è un campo quantistico con energia di punto zero, le fluttuazioni producono particelle virtuali che esistono per tempi brevissimi (grazie al principio di indeterminazione). Se un confine (es. uno specchio) accelera a velocità relativistiche, “strappa” queste coppie virtuali, separandole prima che si annichiliscano. Una particella diventa reale, l’altra viene assorbita dallo specchio, risultando in radiazione Casimir (fotoni emessi).

l’effetto Casimir dinamico è la “versione accelerata” che trasforma fluttuazioni virtuali in radiazione reale (senza alterare il principio di conservazione dell’energia) secondo la nostra ipotesi il rimedio omeopatico potrebbe funzionare attivando dal vuoto quantistico, per noi l’ombra nelle UEEI, la “forza vitale” necessaria a sincronizzare il genoma energetico-quantistico a livello di una lunghezza d’onda che sta dentro e che è “pulita” in quanto molto diluita.)

dr Mario Esposito (divulgatore scientifico) il corsivo è mio.